Mai cedere una chiesa ai musulmani.

Mons.Giuseppe Germano Bernardini arcivescovo di Izmir: Urge un sinodo delle chiese sull'immigrazione islamica.

Vivo da 42 anni in Turchia, Paese musulmano al 99,9%, e sono Arcivescovo di Izmir - Asia Minore - da 16 anni.
L'argomento del mio intervento è quindi scontato: il problema dell'Islam in Europa ora e nel prossimo futuro.
Ringrazio Mons. Pelâtre e chi ha già parlato sull'argomento in questo prestigioso consesso, dispensandomi così da
lunghi esami e dalle relative interpretazioni.

Il mio intervento è fatto soprattutto per rivolgere al Santo Padre un'umile richiesta.
Per essere breve e chiaro prima riferirò tre casi che, data la loro provenienza, reputo realmente accaduti.

1. Durante un incontro ufficiale sul dialogo islamo- cristiano, un autorevole personaggio musulmano, rivolgendosi ai partecipanti cristiani, disse a un certo
punto con calma e sicurezza: "Grazie alle vostre leggi democratiche vi invaderemo; grazie alle nostre leggi religiose vi domineremo".

C'è da crederci perché il "dominio" è già cominciato con i petroldollari, usati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Nord Africa o del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani dell'immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità.
Come non vedere in tutto questo un chiaro programma di espansione e di riconquista?

2. In occasione di un altro incontro islamo-cristiano, organizzato come sempre dai cristiani, un partecipante cristiano chiese pubblicamente ai musulmani presenti perché non organizzassero almeno una volta anche loro incontri del genere.
L'immancabile autorevole musulmano presente rispose testualmente: "Perché dovremmo farlo? Voi non avete nulla da insegnarci e noi non abbiamo nulla da imparare".

Un dialogo tra sordi? È un fatto che termini come "dialogo", "giustizia", "reciprocità", o concetti come "diritti dell'uomo", "democrazia", hanno per i
musulmani un significato completamente diverso dal nostro.
Ma questo credo che sia ormai riconosciuto e ammesso da tutti.

3. In un monastero cattolico di Gerusalemme c'era - e forse c'è ancora - un domestico arabo musulmano.
Persona gentile e onesta, egli era molto stimato dai religiosi che ne erano ricambiati. Un giorno con aria triste egli dice loro: "I nostri capi
si sono riuniti e hanno deciso che tutti gli 'infedeli' debbono essere assassinati, ma voi non abbiate paura, perché vi ucciderò io senza farvi soffrire".

Sappiamo tutti che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni.
Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre a imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose.

Sarebbe ingenuo sottovalutare o, peggio ancora, sorridere sui tre esempi che ho riferito; a me pare che si dovrebbe riflettere seriamente sul loro drammatico insegnamento.

Non è pessimismo il mio, nonostante l'apparenza.
Il cristiano non può essere pessimista perché Cristo è risorto e vivente; Egli è Dio, a differenza di ogni altro profeta o preteso tale.
La vittoria finale sarà di Cristo, ma i tempi di Dio possono essere molto lunghi, e di solito lo sono.
Egli è paziente e aspetta la conversione dei peccatori: nel frattempo invita però la Chiesa a organizzarsi e a lavorare per affrettare l'avvento del suo Regno.

E ora vorrei fare al Santo Padre una proposta seria: organizzare quanto prima, se non un Sinodo, almeno un Simposio di Vescovi e operatori nella pastorale fra gli immigrati, con particolare riferimento agli islamici, allargandolo ai rappresentanti della chiesa riformata e agli ortodossi.
La sua organizzazione potrebbe essere affidata alla CCEE, che ha in materia una lunga e collaudata esperienza, in collaborazione con la KEK.

Il simposio dovrebbe servire per approfondire collegialmente il problema degli islamici nei Paesi cristiani, e trovare così una strategia comune per
affrontarlo e risolverlo in maniera cristiana e obiettiva. È indispensabile trovarsi d'accordo sui principi, anche se poi la loro applicazione varierà secondo i luoghi e le persone. Nulla è dannoso come il disaccordo sui principi!

Termino con un'esortazione che mi è suggerita dall'esperienza: non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia.

+ S.E.R. Mons.Giuseppe Germano Bernardini, O.F.M. Cap.
Arcivescovo di Izmir (Turchia)

Seconda Assemblea Speciale per l'Europa del Sinodo dei Vescovi- Interventi "in scriptis".
(C) L'Osservatore Romano, 15 Ottobre 1999