SOMMARIO RASSEGNA STAMPA

  DON LUIGI VERZÉ
Presidente della Fondazione San Raffaele
MI ISPIREREI A MASSIMO CACCIARI E DISCUTEREI TUTTO CON I LAICI

 di Giuliano Zincone (Corriere-Magazine n° 48 - 2007)

verzeLa stretta di mano è davvero pretesca. Di , quelle soffici, per nulla robuste. Ma come apre bocca, Don Luigi Verzé, 87 anni, ti fa capire che l'energia la mette altrove: poche cautele e scarsissima voglia di piegare le sue idee a chicchessia, fosse anche il Vaticano. Nessun timore di risultare antipatico. Appollaiato su una poltroncina dorata, nello studio al pian terreno dell'Università Vita-Salute, di cui è rettore, il fondatore dell'Istituto ospedaliero San Raffaele, che prende il nome da Rafael (in ebraico "Dio guarisce"), spara bordate sui baroni universitari e incita la Chiesa a non farsi lasciare indietro dalla società. Al suo portavoce, che fa capolino, chiede: «Non avevamo detto basta con le interviste?».

Nato nel '20, sacerdote dal '48, amico di Fidel Castro (che di Verzé ha previsto la canonizzazione) e di Bettino Craxi (che Verzé cercò di riportare in Italia per dargli cure adeguate), Don Luigi, ha costruito ospedali e centri di ricerca in tutto il mondo (Brasile, India, Cile, Uganda). E uno che ha fatto l'esame di maturità con la medaglietta della Madonna Miracolosa in bocca, che ha avuto come padri spirituali un santo (Don Giovanni Calabria) e un beato (il cardinale Ildefonso Schuster), e che quando gli si chiede come facciano i suoi Istituti a reggere i milioni di debiti, sospira dicendo che ci penserà la Provvidenza.

A chi gli rinfaccia gli abusi edilizi, replica che il San Raffaele fa servizio pubblico. Detto ciò Verzé è anche il sacerdote-manager (o Sua Sanità o il prete-padrone, come lo chiamano i maligni) che un anno fa durante " dibattito sull'eutanasia, in pieno caso Welby, raccontò d'aver staccato la spina a un amico. Benedtto XVI rispolvera la Messa in latino, lui nei suoi libri (gli ultimi: Pelle per pelle e Io e Cristo) suggerisce alla Chiesa di discutere di procreazione assistita, sacerdozio femminile e contraccezione.

Don Verzé, la Chiesa si sta arroccando?

«Diciamo che se non consentiamo a tutti di accostarsi a Cristo e di discuterlo, il Cristo non serve».

Addirittura?

«La Chiesa è la consapevolezza di tutti che il logos si è fatto carne...».
Traduciamo: Dio si è fatto uomo.
«... e ha vissuto tra noi. Punto. Le prescrizioni e quelle altre cose non c'entrano».

Si spieghi meglio.

«La Chiesa non può fare di Cristo un tesoro da mettere in cassaforte. Per poi perdersi nelle legislazioni morali: questo sì, questo no...».

La ricetta di Don Verzé?

«La Chiesa salvaguardi i principi. Ma mi piacerebbe che la teologia, la morale, la dogmatica venissero prese in mano anche dai laici per discuterne in libertà. La Chiesa potrebbe e dovrebbe dire la sua».

Il Vaticano sarà entusiasta della proposta.

«Se non si muove, la Chiesa perde l'umanità. La società cammina, va avanti e la Chiesa la rincorre. E un Peccato grande. Ma non voglio fare questa predica... Mica userà queste frasi per l'intervista?».

Direi di sì. Perché c'è così tanto timore di parlare in libertà di questi temi?

«Mi sta dando del codardo? ».

Anzi. I vescovi che non sono d'accordo con Ratzinger sulla Messa in latino lo hanno detto solo a mezza bocca. Lei invece nel suo libro Pelle per pelle ha indicato dieci punti...

«Rosmini indicò le cinque piaghe della Chiesa, ioi dieci punti».

I dieci punti che il successore di Wijtyla avrebbe dovuto affrontare. Al punto 7, scrive: «Il nuovo Papa è atteso a rivedere coraggiosamente le decisioni su celibato del clero, sacerdozio femminile, contraccezione...». «Sono contro il relativismo morale, ma bisogna parlare di questi temi». Parliamone. Il celibato...

«Non è un dogma. Nel sud del mondo la difficoltà a mantenere la cosiddetta castità è immensa. Il sesso...».

II sesso...

«È vero che l'uomo non è solo sesso. Però l'uomo è anche sesso. E il sesso traspira da tutti i pori dell'uomo. Soprattutto dove fa caldo e si suda. Allora non si può imporre il celibato ai sacerdoti. Lo si può solo proporre». E il sacerdozio femminile? «È un discorso di gusto. Perché non concedere alle donne l'amministrazione dei sacramenti? In alcuni casi già succede. Le dirò di più».

Dica.

«Ho fondato un movimento che si chiama "medicina sacerdozio". Sono con chiunque faccia medicina con spirito sacerdotale. Punto a curare l'uomo, non la malattia. E come uomo intendo l'uomo integrale: fatto di corpo, spirito e intelletto.

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Tre libri per l'uomo completo ?

« Quattro : i Vangeli»

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