SOMMARIO RASSEGNA STAMPA

La missione di Benedetto XVI in Brasile.
Lo sforzo e lo stile.
I Temi e le risposte

Famiglia Cristiana 20/2007

Lo sforzo e lo stile.

San Paolo (Brasile)

Non ci sono altre parole, né un'altra sintassi, né altra grammatica per raccontare la missione di Benedetto XVI in Brasile. È andato per aprire la V Conferenza dell'episcopato latinoamericano. È andato per dire alla Chiesa di stare con i più poveri.... Ai vescovi dice che è uno «sforzo» quello che bisogna mettere in campo, soprattutto per i più poveri, soprattutto nelle «case delle periferie urbane». Ma lo stile deve essere quello delle prime comunità cristiane, cioè lo stile della solidarietà: «La gente povera delle periferie urbane o della campagna ha bisogno di sentire vicina la Chiesa, sia nell'aiuto per le necessità più urgenti, sia nella difesa dei suoi diritti e nella promozione comune di una società fondata sulla giustizia e sulla pace».

Sono le stesse parole usate da molti teologi della liberazione: pane, diritti e Vangelo. ... Lo dice subito, all'aeroporto, davanti al presidente Lula...: «I cattolici in questa area geografica sono la maggioranza e devono contribuire in maniera particolare al servizio del bene comune della nazione».

Le minacce alla dignità umana

Ma è un monito e Ratzinger ci tiene ai simboli e alle parole che scuotono le coscienze. Ne ha infilate tante nei due giorni passati a San Paolo per indicare che non ci debbono essere confini all'impegno. Ha inchiodato davanti ai giovani quelle dell'inno nazionale carioca: «I nostri boschi hanno più vita». Si è come rallegrato per esse, ma ha scongiurato i giovani che non «si spengano sulle loro labbra: la devastazione ambientale dell'Amazzonia e le minacce alla dignità umana delle sue popolazioni esigono un maggior impegno».
Non ammette la paura di fallire, che percorre a volte i giovani. Non ammette che si possa rimanere disconnessi «di fronte alla sconcertante rapidità degli eventi e delle comunicazioni».
Sono segnali di un «enorme deficit di speranza», che il Papa è venuto in Brasile, invece, per rilanciare. E di fronte all'impotenza di molte istituzioni, di fronte alla fatica anche del Governo Lula nella lotta alla corruzione e contro la violenza, Benedetto XVI sceglie i giovani come uomini del futuro. E chiede a loro di distinguersi «per l'onestà dei rapporti sociali e professionali», di ricordare che «la smisurata ambizione di ricchezza e di potere porta alla corruzione», e che non c'è mai alcuna ragione per far prevalere «le proprie aspirazioni umane, sia economiche che politiche mediante la frode e l'inganno». E la stessa cosa vale per il matrimonio, la famiglia, il fidanzamento. Anche qui il Papa chiede ai giovani di distinguersi. Delle «ferite del divorzio e delle libere unioni», accenna ai vescovi brasiliani. Dei tentativi dei media di «ridicolizzare la famiglia», parla nell'omelia della Messa per la canonizzazione di Frei Galvao, un francescano morto nell'Ottocento, che ha passato la vita tra gli emarginati di un Brasile allora liberale e massone. Insomma, ha richiamato tutti alla responsabilità e all'impegno.
Ma soprattutto ha richiamato la Chiesa. C'è il problema del proselitismo aggressivo delle sètte. Il Papa non si limita all'analisi del fenomeno. Chiede impegno, «sollecitudine pastorale», per contrastarlo e per evitare che i cattolici abbandonino «la vita ecclesiale». Invita i vescovi a verificare se anche loro hanno qualche colpa, perché se queste cose accadono è per «mancanza di evangelizzazione», perché non si mette al centro dell'annuncio la persona di Gesù.

Massimizzare il bene comune

C'è un problema di formazione del clero. Ma c'è anche il problema della formazione di «classi politiche e imprenditoriali» oneste, che sappiano dare «un volto umano e solidale all'economia». Spiega che la prospettiva della dottrina sociale sull'economia trascende il «semplice gioco dei fattori economici». Per questo ripete che bisogna «lavorare instancabilmente per la formazione dei politici, e di tutti i brasiliani che hanno un certo potere», secondo il criterio di «massimizzare il bene comune, invece che cercare profitti personali».
Nel Paese delle disuguaglianze più grande del mondo, dove il 2 per cento della popolazione possiede il 64 per cento della ricchezza, dove 42 milioni di persone vivono con due dollari al giorno, dove il 70 per cento della gente vive nelle metropoli, tra quartieri esclusivi e immense favela, la vera indicazione verso il cambiamento l'ha data Benedetto XVI, dopo il fallimento di quasi tutte le campagne di Lula a cominciare da quella chiamata "Fame zero".
La vera questione è il cambiamento di mentalità, che permetta di intaccare i privilegi e operare un processo di redistribuzione della ricchezza, senza il quale nessuno riuscirà a tenere insieme una società che va troppo in fretta verso la disgregazione. In Brasile la questione della legalità e dello Stato di diritto, il contrasto dei gruppi paramilitari legati ai trafficanti di droga e di armi, quella dei privilegi ingiustificati di imprenditori e possidenti sono le emergenze di una democrazia incompiuta...

A.BO.

LA SPERANZA NON È IDEOLOGIA, MA FEDE

Aparecida

...Ratzinger celebra la Messa davanti a una folla immensa. Ricorda che «la fede ha fatto dell'America il continente della speranza». L'espressione è del suo predecessore, Karol Wojtyla. E Benedetto XVI l'ha più volte ripetuta nel corso del viaggio, la scorsa settimana.
Ma la speranza «non è un'ideologia, non un movimento sociale, non un sistema economico: è la fede in Dio Amore». Davanti ai 166 vescovi rappresentanti degli episcopati apre il dibattito circa l'impulso nuovo che occorre dare all'evangelizzazione. Lo fa con il suo stile mite, che non chiude su nessuna questione, ma detta un agenda aperta. Propone una sorta di alfabeto latinoamericano, una filiera di questioni all'attenzione degli episcopati. Ripercorre la storia e intreccia l'analisi sui fallimenti di ideologie e sistemi economici applicati volonterosamente, in passato e oggi, dal Rio Grande alla Terra del Fuoco.

Annuncio.
Non fu imposto in America latina dai conquistadores. Non distrusse le culture precolombiane, non fu «l'imposizione di una cultura straniera». I popoli dell'America latina, secondo il Papa, cercavano «nelle loro ricche tradizioni religiose» il "Dio sconosciuto", lo facevano senza saperlo, in silenzio. Ma «anelavano a Gesù». Il dibattito appassiona storici e teologi e il Papa vi entra sostenendo che separare da Cristo oggi i popoli del continente e riportare in vita le religioni precolombiane «è utopia», non «un progresso, ma un regresso». Ratzinger spiega che fu la «saggezza dei popoli», e non alcuna imposizione, a formare qui una «sintesi tra culture e fede cristiana», secondo quanto veniva proposto dai missionari.
Benedizione.
Il Papa rileva che la Madonna, nelle diverse invocazioni dell'America latina, i santi e tutta la «grande famiglia di Dio» non lasciano mai soli i popoli, che giustamente se ne accorgono. Lo chiama il «grande mosaico della religiosità popolare», un prezioso tesoro della Chiesa da queste parti, che bisogna «proteggere, promuovere e, quando fosse necessario, anche purificare».
Capitalismo.
Ha fallito, perché anch'esso ha «messo Dio tra parentesi», ha fatto aumentare «la distanza tra poveri e ricchi», ha prodotto «un'inquietante degradazione della dignità personale con la droga, l'alcol e gli ingannevoli miraggi di felicità». «L'economia liberale di alcuni Paesi latinoamericani deve tener presente l'equità, perché continuano ad aumentare i settori sociali che si vedono oppressi sempre di più da un'enorme povertà, o perfino depredati dei propri beni naturali».
Famiglia
Soffre a causa dei «flussi migratori, della povertà, dell'instabilità sociale, delle legislazioni civili che favoriscono anticoncezionali e aborto».
La fuga dalla realtà
Ma l'America latina è minacciata anche da una «mentalità maschilista», che ignora la «eguale dignità e responsabilità della donna rispetto all'uomo», proclamata dal cristianesimo.
Globalizzazione.
«Comporta senza dubbio il rischio dei grandi monopoli e di trasformare il lucro in valore supremo». Invece, va costantemente guidata «dall'etica, mettendo tutto al servizio della persona umana».
Individualismo religioso.
È uno dei rischi più gravi che si corrono in America latina, di fronte al «secolarismo, all'edonismo» e al proselitismo delle sètte, ma anche di «religioni animiste e di nuove espressioni pseudoreligiose». In questo modo si dimenticano i problemi sociali e si fugge dalla realtà verso un mondo spirituale.
Marxismo.
Come il capitalismo, ha fallito, ma restano in America latina «motivi di preoccupazione davanti a forme di Governo autoritarie o soggette a certe ideologie che si credevano superate». La realtà non sono solo i «beni materiali, i problemi economici e politici». È il «grande errore», che il Papa definisce «distruttivo», dei sistemi marxisti e capitalisti, perché hanno escluso Dio dall'orizzonte, finendo in «strade sbagliate e con ricette distruttive».
Opzione preferenziale per i poveri. Non è una scelta ideologica, ma sta dentro il Vangelo ed è radicata nella fede di Dio, che si «è fatto povero per noi».
Politica. Il lavoro politico «non è competenza immediata della Chiesa». Se la Chiesa si trasformasse in "soggetto politico" non «farebbe di più per i poveri, ma farebbe di meno, perché perderebbe la sua indipendenza e la sua autorità morale, identificandosi con posizioni opinabili». Ratzinger spiega, anzi, che la Chiesa è «avvocata della
giustizia e dei poveri, precisamente perché non si identifica coi politici e gli interessi di partito», e solo «essendo pienamente indipendente può insegnare i grandi criteri e i valori inderogabili, orientare le mero coscienze e offrire un'opzione di vita che va oltre l'ambito politico».

Alberto Bobbio

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