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Per comprendere il
discorso di BXVI a Ratisbona
di Antonio Socci
“Per la dottrina musulmana Dio è assolutamente
trascendente. La sua volontà” spiega Ratzinger “non è legata
a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza”.
Invece per il Paleologo e per i cristiani è vero quanto annuncia
il Vangelo di S. Giovanni: “in principio era il logos e il logos è Dio”.
Cioè Dio agisce, crea il mondo, con il logos (che significa
ragione e parola). Per questo il cosmo è conoscibile alla mente
umana che ne scopre le leggi razionali. L’affermazione centrale
di Manuele II che Ratzinger ha fatto propria è questa: “non
agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio”.
Se volessimo fare un salto di secoli troveremmo lo stesso identico
concetto del Paleologo formulato da Albert Einstein: “Dio non
gioca ai dadi”. E’ la battuta con cui il grande fisico
si contrapponeva a una certa concezione della fisica quantistica, quella
di Niels Bohr e altri, per i quali la “mirabile struttura della
realtà” svaniva, come i suoi nessi di causa ed effetto,
la sua razionalità e alla lunga gli stessi concetti univoci
di “essere” e di “conoscenza”.
Einstein non accettò mai che il cosmo fosse governato dal caso
e affermò strenuamente due principi senza i quali la scienza
si dissolve. Il primo: “la fede in un mondo esterno indipendente
dal soggetto che lo percepisce è la base di ogni scienza naturale”.
Il secondo: “è certo che alla base di ogni lavoro scientifico
si trova la convinzione, analoga al sentimento religioso, che il mondo è fondato
sulla ragione e può essere compreso”.
Einstein è affascinato da questo mistero: “la comprensibilità del
mondo”. Lo definisce “un miracolo” perché “sicuramente,
a priori, ci si dovrebbe aspettare che il mondo fosse caotico, inafferrabile
in qualsiasi modo dal pensiero”. Invece non è così.
Ed Einstein spiega: “la mia religiosità consiste in una
umile ammirazione dello Spirito infinitamente superiore che si rivela
in quel poco che noi, con la nostra ragione debole ed effimera, possiamo
capire della realtà”. Ratzinger a Ratisbona ha ribadito
lo stesso concetto: “la fede della Chiesa si è sempre
attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spirito
creatore e la nostra ragione creata, esista una vera analogia”.
La convinzione di Einstein derivava dai suoi stessi studi di fisica
teorica. Le sue “scoperte” non sono mai state sperimentali,
ma derivavano da calcoli e deduzioni logiche fondate sulla certezza
che la realtà risponda a leggi razionali. Così le sue
formule (come la più celebre E = mc² ) sono state confermate
da scoperte fatte molti anni dopo. Anzi, la sua “Teoria generale
della relatività” del 1915 conteneva implicitamente una “predizione” di
immensa importanza di cui lo stesso Einstein, al momento della formulazione,
non si rese conto: “la predizione di un universo non statico”.
Se ne accorse invece il russo Fridman che la esplicitò e puntualmente
i fatti s’incaricarono di dimostrarla.
Nel 1929 l’astronomo
Edwin Hubble si rese conto che, in qualsiasi direzione si osservi,
le galassie si allontanano da noi: ciò significa che l’universo
si sta espandendo, che “in passato, gli oggetti che lo compongono
dovevano essere molto più vicini tra loro di quanto non siano
oggi e che” spiega Hawking. “circa dieci o venti miliardi
di anni fa, tutti gli oggetti dovettero trovarsi esattamente nello
stesso luogo in cui, perciò, la densità dell’universo
era infinita”. Questa scoperta, una delle grandi rivoluzioni
intellettuali del XX secolo, pose alla scienza il problema dell’ “inizio
dell’universo” risolto di lì a poco con la teoria
del Big Bang, cioè la grande esplosione iniziale grazie alla
quale da un punto infinitamente piccolo e infinitamente denso ha preso
origine sia il tempo che lo spazio che da allora si sta espandendo. “A
questo punto” scriveva Alan Guth in un celebre articolo su Scientific
American “è forte la tentazione di fare un altro passo
avanti e ipotizzare che tutto l’universo sia nato letteralmente
dal nulla”.
E’ l’idea di creazione, che presuppone un Creatore. E’ la
spiegazione più ragionevole. Perché, come dice l’insospettabile
Stephen Hawking, “è difficile rendersi conto di come condizioni
iniziali tanto caotiche possano aver dato origine a un universo così omogeneo
e regolare, su una scala tanto grande quanto quella del nostro universo
attuale”. Ma torniamo al Big Bang: ha lasciato la sua traccia
verificabile da qualche parte? Sì, è la radiazione cosmica
di fondo (una sorta di rumore di fondo che riempie l’universo)
che fu rilevata, quasi per caso, nel 1965 da Penzias e Wilson. Il Nobel
per la Fisica di quest’anno è andato a Mather e Smoot
perché studiando per venti anni questo fiume di microonde riuscirono
nel 1992 ad elaborare una mappa dell’universo che “fotografava” l’universo
stesso poco dopo la sua nascita. E confermava la teoria del Big Bang.
Ritenete che abbia arbitrariamente chiamato in causa il discorso di
Ratisbona? Rispondo ancora una volta con l’insospettabile Hawking: “L’intera
storia della scienza è stata una graduale presa di coscienza
del fatto che gli eventi non accadono in un modo arbitrario, ma che
riflettono un certo ordine sottostante”.
v E’ un ordine misterioso, spiega Ratzinger, che i filosofi greci
hanno chiamano “logos”. Come pure san Giovanni che aggiunse
però un avvenimento storico accaduto duemila anni fa: “Il
logos si è fatto carne”. La Razionalità che salva
l’universo dall’assurdo, secondo san Giovanni, è diventata
un uomo: Gesù Cristo. Egli è la consistenza di tutto,
dalle stelle agli occhi della persona amata. Il cristianesimo è questo
annuncio.
Hawking, alla fine di un suo famoso libro sul Big Bang, si chiede “perché esiste
l’universo?”. Ora, avendo conosciuto il logos fatto uomo,
sappiamo la risposta: per Amore. Hawking, che non lo sa, nota che fino
a oggi la maggior parte degli scienziati si è occupata di descrivere “che
cosa sia l’universo”, ma che adesso occorre chiedersi “perché?” e
conclude: “se riusciremo a trovare la risposta a questa domanda,
decreteremo il trionfo definitivo della ragione umana: giacché allora
conosceremmo la mente di Dio”.
Ebbene la mente di Dio, la sua Sapienza creatrice, si è fatta
uomo e ha rivelato che l’essenza di Dio è Amore. Per amore
ha creato tutto ciò che è. Così, per conoscere
Dio in questa sua rivelazione definitiva non serve la fisica o la matematica,
ma l’amore. E’ la conclusione di Ratzinger a Ratisbona: “Dio
come logos ha agito ed agisce pieno di amore in nostro favore” e “l’amore
sorpassa la conoscenza”. Per questo possiamo dire che conoscere
e amare Cristo è – citando Hawking – “il
trionfo definitivo della ragione umana”.
© “Libero”, 8 ottobre 2006
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