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Rapporto 2005 sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo Nel rapporto di Aiuto
alla Chiesa che soffre, l’inquietante documentazione delle
discriminazioni contro i cristiani. Il rapporto di Acs cerca di offrire un'istantanea di quanto è avvenuto nel 2005 nei vari continenti, con la doverosa premessa che quanto viene riportato «rappresenta solo la punta dell'iceberg, probabilmente solo l'1% o ancora meno del totale delle violenze fisiche, o di quelle intangibili ma non per questo meno insidiose contro i cristiani», sottolinea Thomas Grimaux, il curatore francese del volume. Ma già solo la punta dell'iceberg appare terrificante, tanto le persecuzioni sono diffuse e diverse nelle loro forme: dagli assassini di religiosi soprattutto in Paesi come la Colombia, il Brasile, il Kenya, la Repubblica democratica del Congo o l'India, fino alle profanazioni di luoghi sacri che si moltiplicano oggi nel cuore dell'Europa e dell'Occidente.
Fra gli Stati dove professarsi cristiani rappresenta un rischio mortale - tanto la libertà di culto è di fatto inesistente - compaiono la Cina comunista, il «buco nero» Corea del Nord e quel Vietnam dove i numerosi cattolici (7% della popolazione) sono «molto sorvegliati» e «minacce ed attacchi provenienti da una parte del clero buddista sono regolarmente denunciati». Analogo discorso per Paesi o aree dove i cristiani vivono costantemente sotto la spada di Damocle del fondamentalismo islamico, soprattutto fuori dal tessuto urbano: dall'Afghanistan a quel piccolo angolo teoricamente dell'Unione europea che è il Nord di Cipro occupato di fatto dalle truppe turche; dalla Penisola arabica fino alle vaste aree settentrionali della Nigeria da anni costantemente nel sangue - fino alle spaventose violenze in corso anche in queste ore - dove i governatori locali cercano di imporre la legge coranica anche ai non musulmani, in flagrante violazione della Costituzione federale. Islamismo, comunismo, fanatismo indù e buddista in Asia ma anche le nuove metamorfosi del nichilismo nelle società «avanzate» rappresentano secondo il rapporto i quattro grandi poli da cui giungono le principal i minacce verso la Chiesa. In zone dove le croci erette spesso in tempi anche remoti di armonia e tolleranza interreligiosa, vengono oggi brutalmente strappate e abbattute. E si ritrovano da sole a terra come quella, fotografata in un cimitero profanato del Kosovo, che fa da copertina al rapporto. Nel 2005, la barbara uccisione di 25 religiosi - fra cui tre italiani, monsignor Luigi Locati, l'abate Giuseppe Bessone e padre Angelo Redaelli - ha drammaticamente allungato lo stesso martirologio a cui è appena venuto ad aggiungersi il nome di don Andrea. La Mongolia, Taiwan o il Mali rappresentano alcuni degli esempi positivi citati nel rapporto che mostrano come l'intolleranza verso le minoranze cristiane anche più esigue possa essere sempre evitata, se esiste la volontà di farlo. Ma l'Acs, fondata alla fine della Seconda guerra mondiale dal monaco tedesco Werenfried van Straaten, risponde ogni anno a circa 7 mila richieste di aiuto di cristiani in pericolo in tutto il mondo. Anche più vicino di quanto spesso si creda, «gli atti di persecuzione sanguinosi o subdoli sono in aumento e rischiano di crescere ancora, se non saremo vigilanti», ha sostenuto ieri Grimaux con le sue tristi cifre in mano. Avvenire, 23-2-2006 -Da Parigi Daniele Zappalà In allegato: Cartina sulla persecuzione ai cristiani nel mondo da affiggere in parrocchia, gentilmente messa a disposizione dell'ACS Italia: http://www.acs-italia.org/
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