Papa Pio XII proposto da un Rabbino come "giusto tra le nazioni"
Recenti
studi di storici ebrei americani smentiscono la«leggenda nera» antisemita
divulgata dai connazionali
Cornwell e Goldhagen e «riabilitano» la figura di Papa
Pacelli.
Il giurista Rychlak parla di mezzo milione di (ebrei) salvati (nell'ultima
guerra mondiale), mentre il rabbino Dalin propone il Pontefice come «Giusto
tra le Nazioni»
Stanno succedendo cose interessantissime nel campo
degli studi storici su Pio XII e la sua relazione
con il mondo ebraico. Dopo anni in cui autori diversi
l'hanno criticato, accusandolo di silenzi e ambiguità
nei confronti della Shoah e addirittura complicità con
il regime nazista, è in atto un riconoscimento dei
meriti di Papa Pacelli da parte di autori ebrei e
studiosi del mondo anglosassone.
A questo proposito negli Stati Uniti sono stati
pubblicati due libri importanti.
Il primo, scritto dal rabbino e professore di scienze
storiche e politiche David Dalin, ha per titolo The
Myth of Hitler's Pope («Il mito del Papa di Hitler»,
Regnery Publishing) e dimostra come falsi i presunti
legami di Pio XII col regime nazista, raccontando come
al contrario Pacelli abbia salvato gli ebrei dal
nazismo.
Per le sue opere in favore degli ebrei, Dalin propone
di fare Pio XII un «Giusto tra le nazioni».
Del suo libro, l'edizione online del Jerusalem Post ha
scritto una recensione molto positiva.
L'altro libro che sta facendo scalpore è stato scritto
da Ronald J. Rychlak, giurista, già consigliere della
delegazione vaticana alle Nazioni Unite.
Il suo lavoro s'intitola Righteous Gentiles. How
Pius XII and the Catholic Church saved half million Jews
from the Nazis («Il Giusto delle nazioni. Come Pio XII
e la Chiesa salvarono mezzo milione di ebrei dai
nazisti»,Spence Publishing).
Anche questo libro, con una prefazione di Michael
Novak, è una puntuale e argomentata risposta a tutte
le obiezioni sollevate dai critici sul comportamento
di Pio XII nei riguardi degli ebrei.
Così - a fronte di autori contemporanei come John
Cornwell e Daniel Jonah Goldhagen, che hanno
cercato di demonizzare la figura di Papa Pacelli - Dalin
riporta gli studi autorevoli di autori ebrei come
Pinchas Lapide (Roma e gli ebrei) e Pio XII e gli
ebrei, scritto nel 1963 dal membro dell' Anti-Defamation
League Joseph Lichten, e poi Jenö Levai,
lo storico ungherese che davanti alle accuse di silenzio rivolte
al Papa scrisse Hungarian Jewry and the papacy. Pope
Pius XII did not remain silent («Gli ebrei ungheresi e
il papato. Pio XII non è stato in silenzio»),
pubblicato nel 1968 con una puntuale introduzione di
Robert M. W. Kempner, sostituto procuratore capo
statunitense a Norimberga.
Tra le opere uscite di recente il rabbino statunitense
Dalin sottolinea in particolare i lavori di sir
Martin Gilbert, tra i più autorevoli storici ebrei
viventi, biografo ufficiale di Winston Churchill e autore di
oltre 70 libri sulla Seconda Guerra mondiale e sulla
Shoah.
Gilbert ha raccontato quanto la Chiesa cattolica ha
fatto in difesa degli ebrei opponendosi al razzismo e
al nazismo, e in particolare ha affermato che «Pio XII
dovrebbe essere elogiato e non biasimato».
Molto interessante anche il capitolo in cui Dalin
analizza il comportamento dei vari Pontefici rispetto
al rapporto con gli ebrei.
La tradizione dei Papi che ebbero grande considerazione
e stima degli ebrei inizia, a giudizio del rabbino
americano, con Gregorio I (meglio conosciuto come
Gregorio Magno, 590-604) che emise lo storico decreto
Sicut Judaeis in difesa degli ebrei.
In seguito papa Callisto II garantì la sua protezione
ai giudei e Gregorio X (1271-1276) ribadì il Sicut
Judaeis.
Nel XIV secolo poi, quando gli ebrei furono biasimati
per l'epidemia di peste detta «la morte nera», papa
Clemente VI (1342-1352) venne in loro soccorso, e fu
l'unico leader europeo a farlo.
Bonifacio IX (1389-1403) allargò la protezione papale
agli ebrei, riconoscendone la cittadinanza romana nel
1402, e fu il primo Papa ad impiegare ebrei in
Vaticano.
I papi Martino V (1417-1431) e Eugenio IV (1431-1437)
ebbero come medico personale l'ebreo Elijah ben
Shabbetai Be'er, il quale grazie all'aiuto dei
pontefici divenne il primo ebreo a insegnare in una
facoltà universitaria europea, quella di Pavia.
Alessandro Borgia, Pontefice con il nome di Sisto IV
(1471-1484), fu il primo ad impiegare copisti ebraici
nella Biblioteca Vaticana e creò la prima cattedra di
Ebraico all'università di Roma; durante il suo
pontificato la popolazione ebraica raddoppiò in numero.
Dalin racconta anche di Nicola V, Giulio II, Leone X,
Clemente VII, Paolo III, Benedetto XIV, Clemente XIII,
Clemente XIV, Leone XIII e Pio IX, tutti intervenuti in
difesa degli ebrei.
Del XX secolo, infine, il rabbino ricorda Benedetto XV
- che pubblicò una condanna dell'antisemitismo
preparata dal giovane Pacelli.
Pio XI, il cui insegnante di ebraico era un rabbino, è
noto anche per aver affermato che «spiritualmente noi
siamo tutti semiti».
Pio XII viene citato per l'opera gigantesca in difesa
degli ebrei perseguitati, mentre Giovanni XXIII e Paolo
VI furono stretti collaboratori di Pacelli nell'opera
di salvataggio degli ebrei durante la seconda guerra
mondiale.
Per concludere con Giovanni Paolo II, che per primo
visitò la Sinagoga di Roma e che pregò di fronte al
Muro del pianto a Gerusalemme, e con Benedetto XVI e
la sua storica visita nella sinagoga di Colonia.
L'ultima parte del libro di Dalin è dedicata in
particolare alla storia e alle vicende del gran
Muftì di Gerusalemme Hajj Amin al Husseini, che
durante la seconda guerra mondiale incontrò Adolf
Hitler in numerose occasioni; amico di Adolf
Heichmann, visitò i lager di Auschwitz, intervenne
alla radio tedesca dichiarandosi d'accordo
sull'eliminazione degli ebrei europei al fine di
evitare la nascita di uno Stato ebraico.
E oggi, di fronte al rinascente antisemitismo, Dalin
propone di ristabilire la verità storica, studiare
le condanne del razzismo della Chiesa cattolica e
fare di Pio XII un «Giusto tra le Nazioni».
Antonio Gaspari
(C) Avvenire, 12-1-2006