La pillola del giorno dopo-RU486-effetti collaterali
Otto donne morte in 4 anni, emorragie e infezioni che
in molti casi mettono a rischio la vita, con terapie che
vanno dalla trasfusione all'intervento chirurgico.
E soprattutto, una gravissima sottovalutazione di queste
patologie da parte dell'Ente federale preposto al
controllo.
Sono questi i risultati più clamorosi presenti nella
ricerca di due dottoresse americane riguardo i 607 casi
di effetti collaterali sull'uso della pillola abortiva
Ru 486 presentati alla Food and Drug Administration (Fda),
l'ente americano che autorizza e controlla la commercializzazione
dei prodotti farmaceutici.
E in Congresso aumentano le voci di coloro che vogliono
riaprire la discussione sulla legalizzazione della
Ru486 voluta nel 2000 con procedura d'urgenza
dall'amministrazione Clinton.
Lo studio, firmato da Margaret M. Gary e Donna J.
Harrison, si intitola Analysis of Severe Adverse Events
related to the use of Mifepristone as an abortifacient
(Analisi dei gravi effetti collaterali registrati per
l'uso del mifepristone come abortifaciente) e sarà
pubblicato sul numero di febbraio della rivista The
Annals of Pharmacotherapy ma è già consultabile
sul sito degli Annali all'indirizzo http://www.theannals.com/cgi/content/abstract/aph.1G481v1 .
I risultati si basano sull'esame dei 637 casi di effetti
collaterali (riferiti a 607 pazienti) presentati alla
Fda tra il settembre 2000 (data della commercializzazione
negli Stati Uniti) e il settembre 2004.
Si tratta perciò di una casistica tutt'altro che completa,
inoltre 592 casi sono stati inoltrati alla Fda dallo
stesso distributore del mifepristone e la maggioranza
della documentazione allegata sull'evoluzione dei
disturbi e sull'efficacia delle terapie, risulta molto
lacunosa.
È però abbastanza per comprendere quali siano i rischi
per la salute delle donne – oltre che ovviamente del
bambino –- nell'uso della pillola abortiva.
Gli effetti maggiori registrati sono infatti
l'emorragia (237 casi) e le infezioni (66).
Per quanto riguarda l'emorragia, in un caso è stata
fatale, mentre in 42 casi c'è stata una seria minaccia
alla vita e in altri 168 una situazione grave.
In totale, 68 volte si è dovuti ricorrere alla
trasfusione.
Le infezioni dal canto loro, seppur meno numerose si
sono rivelati più gravi per le conseguenze: ci sono
stati infatti sette casi di choc settico, di cui 3
risoltisi con la morte della donna e 4 con un
salvataggio in extremis.
In tutto 513 volte si è dovuti ricorrere all'intervento
chirurgico, d'emergenza in 235 casi.
La superficialità con cui è stata somministrata la
Ru 486 viene dimostrata dal fatto che in ben 17 casi
si è intervenuti d'urgenza per gravidanze extrauterine
non diagnosticate e per le quali l'uso del mifepristone
risulta fortemente controindicato (anche qui una donna
ha perso la vita).
Un risultato inatteso è anche la rilevanza di forme
allergiche, come dimostrano otto casi di grave
orticaria.
Per quanto riguarda le morti, nei 607 casi all'esame
della Fda ne sono registrate 5: due donne californiane,
per sepsi; una donna del Tennessee, conseguenza di una
gravidanza extrauterina; una donna britannica, ancora
per sepsi, una adolescente svedese per emorragia.
Ma il rapporto cita altre tre morti certe legate alla
Ru 486, e tutte per sepsi: una donna canadese che
partecipava alla sperimentazione; una californiana
di origine asiatica (dicembre 2003), una californiana
bianca (giugno 2005). Solo una di queste è avvenuta
dopo il periodo considerato dall'analisi, il che
rafforza la convinzione che la casistica per le gravi
conseguenze negative dell'uso della Ru 486 sia ancora
in buona parte sconosciuta.
Un altro dato allarmante che emerge da questo studio è l'uso
della pillola abortiva tra le adolescenti: infatti, proprio per le
caratteristiche di maturazione
fisica richieste, nelle sperimentazioni del mifepristone – sia negli Usa sia in Francia – sono
state escluse le
minorenni.
Ciò vuol dire che la Ru486 viene distribuita alle
adolescenti senza neanche una sperimentazione previa,
e che la denuncia di gravi effetti collaterali è la
prima informazione pubblica disponibile sull'uso
clinico del mifepristone tra ragazze di 13-17 anni.
Una questione normalmente non presa in considerazione
riguarda anche le conseguenze del "fallimento" della
Ru 486, ovvero il proseguimento della gravidanza che – secondo
i casi registrati – accade
nell'8% dei casi per l'assunzione del farmaco entro i primi 49 giorni
e sale fino al 23% nei successivi 14 giorni.
Un tasso di fallibilità molto alto che per i feti
sopravvissuti si risolve con un 23% di possibilità di
malformazione.
Dal rapporto infine emergono gravi responsabilità
della Fda e del suo sistema di sorveglianza sui farmaci
già in commercio.
Una questione importante, non solo in sé, ma anche
perché – come sottolinea il rapporto – «la
scelta di
abortire con mifepristone anziché attraverso
l'intervento chirurgico si basa essenzialmente sulle
percezioni della paziente riguardo a sicurezza,
convenienza e privacy, ma queste percezioni non
riflettono esattamente la realtà delle cose».
Questo è un punto chiave perché è evidente dalla
storia della commercializzazione della Ru 486, la
prevalenza degli interessi politico-ideologici ed
economici su quelli più strettamente medici, tanto che
la Fda fu messa sotto pressione a suo tempo anche
dall'amministrazione Clinton che l'ha spinta a usare
una procedura d'urgenza per la commercializzazione del
mifepristone, procedura finora usata soltanto per
farmaci salva-vita.
Anche per andare a fondo su questi aspetti, in dicembre
si è insediata una commissione d'inchiesta nel
Congresso.
Il primo atto è stata una lettera inviata il 21
dicembre alla Fda, per chiedere chiarimenti sui
controlli effettuati riguardo ai problemi medici
derivati dall'uso del mifepristone.
In particolare la Commissione chiede di sapere per
quale motivo solo pochi mesi fa la Danco Laboratories
(distributrice del farmaco) si è degnata di aggiungere
i rischi di infezione batterica (che come abbiamo
visto sono i più letali) tra gli effetti collaterali
descritti nel foglietto delle modalità d'uso.
Una seconda questione importante su cui la Commissione
intende indagare è l'uso della Ru 486 e dell'associato
Misopristol secondo modalità non approvate dalla Fda.È emerso
infatti che i medici di Planned Parenthood (massima organizzazione
abortista a capo di una
capillare rete di cliniche e consultori) prescrivono
l'uso vaginale del Misopristol (il farmaco che va
assunto in combinazione con il Mifepristone per
facilitare l'espulsione del feto) che dovrebbe essere
preso invece per via orale.
Ci sono infatti molti sospetti che le morti per sepsi
siano correlate all'uso non consentito della pillola,
anche se Planned Parenthood nega questa coincidenza.
Riccardo Cascioli
http://www.iltimone.org/
(C) Avvenire, Speciale Ru 486 (05 gennaio 2006)