Omosessualità.
Una guida per i genitori.
Joseph Nicolosi e Linda Ames Nicolosi, Omosessualità.
Una guida per i genitori,
con Presentazione di Chiara Atzori,
trad. it., Sugarco, Milano 2002, pp. 240 Il dottor Joseph Nicolosi è uno dei punti di
riferimento della terapia riparativa dell’omosessualità; è cofondatore
e direttore del NARTH, l’Associazione Nazionale per la Ricerca
e la Terapia dell’Omosessualità (www.narth.com),
e membro dell’APA, l’Associazione Psicologica Americana.
Ha pubblicato diversi studi sul tema dell’omosessualità (cfr. Omosessualità maschile:
un nuovo approccio, trad. it., con Presentazione di Chiara Atzori
e Postfazione di Livio Fanzaga S.P., Sugarco, Milano 2002 ); esercita
la professione presso la Thomas Aquinas Clinic di Encino, in California.
Nicolosi ha scritto con la moglie Linda Ames Omosessualità-
Una guida per i genitori per rispondere alle numerose domande
di genitori e di educatori circa il comportamento non conforme al proprio
genere che un numero sempre maggiore di bambini mostrano; dunque, si
tratta di un’opera a quattro mani, nella quale però le
parti propriamente cliniche sono del solo dottor Nicolosi, da cui l’alternanza
del «noi» e dell’«io» per indicare la
paternità delle affermazioni (cfr. p. 18, nota).
L’opera si compone di una Presentazione del medico infettivologo
Chiara Atzori (pp. 5-8), di una pagina di Ringraziamenti (p. 9) e di
nove capitoli, lungo i quali gli autori accompagnano genitori ed educatori
alla comprensione e alla prevenzione dell’omosessualità (pp.
11-220); l’esposizione è corredata da numerosi esempi clinici
e dall’apparato critico (pp. 221-234).
Nell’Introduzione (pp. 11-18) gli autori espongono la loro esperienza
rispetto al sempre maggior bisogno, da parte di genitori e di educatori,
di un’informazione chiara e onesta sull’omosessualità.
Questa necessità nasce non solamente dall’incremento del
numero dei bambini che presentano il GID, il Gender Identity
Disorder, «Disturbo dell’Identità di
Genere», ma anche dagli esiti della propaganda gay che,
in modo sempre più efficace, sta manipolando l’informazione
circa l’omosessualità (cfr. il mio «After the
Ball»: un progetto «gay» dopo il baccanale, in
Cristianità, anno XXXIII, n. 327, gennaio-febbraio 2005, pp. 7-11).
I coniugi Nicolosi affermano che, al di là delle
convinzioni etico-politiche di ognuno, prevenire l’omosessualità è possibile
ed è necessario perché espone le persone a una serie
di rischi psico-fisici molto seri, nei confronti dei quali gli eterosessuali
sono maggiormente tutelati.
Infatti gli omosessuali sono più frequentemente soggetti a depressione
maggiore, a disturbo d’ansia generalizzato, a disturbi del comportamento,
a dipendenza dalla nicotina, e ad abuso o a dipendenza da altre sostanze
(cfr. David M. Fergusson, L. John Horwood e Annette L. Beautrais, Is
sexual orientation related to mental health problems and suicidality
in young people?, in Archives of general psychiatry, vol.
56, n. 10, Chicago 1-10-1999, pp. 876-880); hanno più frequentemente
episodi suicidari (cfr. ibid.; Richard Herrell, Jack Goldberg, William
R. True, Visvanathan Ramakrishnan, Michael Lyons, Seth Eisen e Ming T.
Tsuang, Sexual orientation and suicidality: a co-twin control study
in adult men, in Archives of general psychiatry, vol. 56,
n. 10, cit., pp. 867-874; Gerard van den Aardweg, Una strada per
il domani. Guida all’(auto) terapia dell’omosessualità,
trad. it., Città Nuova, Roma 2004, pp. 62-63; e Marzio Barbagli
e Asher Colombo, Omosessuali moderni. Gay e lesbiche in Italia,
il Mulino, Bologna 2001, pp. 54-58) e hanno un’aspettativa di vita
media decisamente inferiore rispetto a quella degli eterosessuali (cfr.
Paul Cameron, The gay nineties, Franklin, Adroit 1993, cit. in G. van
den Aardweg, «Matrimonio» omosessuale & affidamento
a omosessuali, in Studi Cattolici. Mensile di studi e attualità,
anno XLII, n. 449/50, Milano luglio-agosto 1998, pp. 499- 509, [ p. 501]).
Nell’opera è sottolineato un fatto curioso.
L’attivismo gay è riuscito a espungere dai
manuali diagnostici l’omosessualità come disturbo,
anche se, a dire il vero, nel Diagnostic and Statistic Manual of
Mental Disorders, versione IV-TR, (trad. it. DSM-IV-TR. Criteri
diagnostici, Masson, Milano 2004), il manuale diagnostico dell’APA,
American Psychiatric Association, è presente un Disturbo Sessuale
Non Altrimenti Specificato, che può essere diagnosticato quando è riscontrabile
un «persistente e intenso disagio riguardo all’orientamento
sessuale» (cfr. ibid., disturbo F52.9); si tratta, in altri termini,
dell’«omosessualità egodistonica» (cfr.
DSM-III. Criteri diagnostici, trad. it., Masson, Milano 1983,
disturbo 302. 00), ossia quella degli omosessuali che non si riconoscono
nell’identità gay.
Tuttavia è singolare che nei manuali diagnostici sia tuttora presente
il Disturbo dell’Identità di Genere dei
bambini, altamente predittivo di un futuro sviluppo dell’omosessualità:
«Nei
bambini, l’anomalia si manifesta con uno dei seguenti sintomi:
nei maschi, affermazione che il proprio pene o i testicoli li disgustano,
o che scompariranno, o affermazione che sarebbe stato meglio non avere
il pene, o avversione verso i giochi di baruffa e rifiuto dei tipici
giocattoli, giochi, e attività maschili; nelle femmine, rifiuto
di urinare in posizione seduta, affermazione di avere o che crescerà loro
il pene, o affermazione di non volere che crescano le mammelle o che
vengano le mestruazioni, o marcata avversione verso l’abbigliamento
femminile tradizionale»
(DSM-IV-TR. Criteri diagnostici,
cit., disturbo F64.2).
Secondo i Nicolosi
«[...] la professione psichiatrica ha creato un’incongruenza
di fondo, considerando i disordini dell’identità sessuale una
patologia psichiatrica [nel bambino], e il loro esito conclusivo
nell’adulto (l’omosessualità)
una condizione normale» (p. 186).
Nel capitolo 1, La mascolinità è una
conquista (pp. 19-32), gli autori espongono brevemente le
cause relazionali dello sviluppo dell’omosessualità riprendendo
e approfondendo le tesi dalla teologa ortodossa e psicologa inglese
Elizabeth Moberly sull’origine familiare dell’omosessualità,
proposte nell’opera Homosexuality: A New Christian Ethic (James
Clarke & Co, Cambridge 1983). Secondo i Nicolosi,
le persone omosessuali, anziché sviluppare un soddisfacente
attaccamento emotivo nei confronti dei genitori del proprio sesso, sentendosi
rifiutate sviluppano invece un «distacco difensivo» (ibid.,
p. 6) che li protegge da ulteriori frustrazioni.
Le cause di questo mancato attaccamento possono essere le più svariate
e coinvolgono tutti gli elementi del sistema familiare; l’esito
sarà «un problema di grave mancanza di autostima e di
senso di inadeguatezza sessuale» (p. 31). Il mondo maschile
rappresenterà sempre un fortissimo richiamo e una minaccia; crescendo,
il desiderio affettivo assumerà una connotazione sessuale. Secondo
gli autori
«il cuore della condizione omosessuale è l’autoinganno.
[...]
È una rivolta contro la realtà, una ribellione contro i limiti
insiti nella natura umana» (p. 22).
In questo capitolo gli autori colgono l’occasione per ribadire la
differenza fra gay e omosessuali: «[...] il termine
gay ha un’accezione politica che implica un enorme bagaglio di
questioni ideologiche e [...] il termine scientifico più adatto
[per indicare una persona attratta da altri dello stesso sesso] è omosessuale» (p.
20).
Nel capitolo 2, Il bambino preomosessuale (pp.
33-55), i coniugi Nicolosi espongono in modo sintetico ma efficace il
delicato tema dell’identità e della natura della persona;
cioè mostrano come
la questione relativa alla maggiore o minore naturalità dell’omosessualità non è di
competenza della scienza: «Contrariamente a quanto spesso si sente
dire, la scienza ha dei limiti intrinseci: essa descrive la realtà,
può dirci “ciò che è”, ma non “ciò che
dovrebbe essere”» (p. 35).
Gli autori utilizzano un esempio per chiarire il concetto:
«Possiamo
affermare che l’obesità è la sua [di Jack, il ragazzo
dell’esempio] vera natura? Non è più giusto dire
che la sua condizione è il frutto di una combinazione di fattori
biologici, influenza familiare, influenza sociale esercitata dai suoi
coetanei e una personale scelta comportamentale (esattamente come per
l’omosessualità)? (p. 36). L’essere
umano non è destinato all’obesità; abbiamo il dovere
di rispettare le persone affette da questo problema e sostenere la
loro battaglia, ma non possiamo affermare che l’obesità è parte
integrante della loro identità.» «Questo è lo
stesso comportamento da tenere nei confronti degli adolescenti confusi
sulla loro identità sessuale» (ibidem).
Secondo l’esperienza del dottor Nicolosi,
i bambini confusi nella loro identità sessuale possono
evitare una futura omosessualità se le relazioni nel sistema familiare
si modificano in modo da fornire loro un modello maschile positivo al
quale essi possano ispirarsi nelle sfide della vita.
Nel capitolo 3, Omosessuali si nasce? (pp.
56-66), gli autori s’impegnano nella confutazione delle teorie
secondo le quali l’omosessualità sarebbe una condizione
innata. Queste teorie sono propalate dagli attivisti gay nell’intento
di convincere l’opinione pubblica che l’omosessualità sarebbe «normale»,
seguendo un ragionamento di questo genere: se una persona nasce omosessuale
nessuno ne ha la responsabilità, e non vi si può fare nulla,
anzi! Ogni tentativo di cambiamento sarebbe una violenza alla «vera
natura» della persona. Tuttavia questo ragionamento sarebbe
fallace anche se l’omosessualità avesse una causa genetica:
per esempio, la sindrome di Down è innata, ma nessuno la considera
normale.
Le teorie innatiste dell’omosessualità si
basano principalmente su due esperimenti.
Il primo è quello condotto nel 1991 dal biologo statunitense Simon
Le Vay — omosessuale e attivista gay —, il quale sezionò alcuni
cadaveri fra i quali quelli di uomini presumibilmente omosessuali. Le
Vay scoprì che il terzo nucleo interstiziale dell’ipotalamo — chiamato
INAH-3 — aveva dimensioni simili nelle donne e negli omosessuali,
mentre mostrava dimensioni maggiori nel caso degli uomini dei quali non
era disponibile alcuna informazione sull’orientamento sessuale.
Sostanzialmente, questo ricercatore ha confrontato l’ipotalamo
di omosessuali con quello di uomini dall’orientamento sessuale
sconosciuto. Oltre a ciò va considerata la plasticità del
cervello; non è possibile cioè escludere che un comportamento
omosessuale abbia un’influenza sulle parti dell’encefalo.
Oltre a tutto questo, fu lo stesso Le Vay a dichiarare:
«Bisogna
considerare ciò che non sono riuscito a dimostrare. Non ho provato
che l’omosessualità è genetica, né ho trovato
una causa genetica dell’omosessualità. Non ho dimostrato
che omosessuali si nasce» (p. 57).
Il secondo esperimento è quello pubblicato nello stesso anno
da J. Michael Bailey e Richard Pillard (cfr. A genetic study of male
sexual orientation, in Archives of general psychiatry,
vol. 48, n. 12, Chicago 1-12-1991, pp. 1089-1096). Questo studio, che
secondo gli attivisti gay avrebbe dimostrato l’origine genetica
dell’omosessualità, in realtà dimostra l’esatto
contrario. I due scienziati presero in esame coppie di fratelli nelle
quali almeno uno dei due aveva un orientamento omosessuale.
I gemelli
omozigoti — che condividono l’identico patrimonio genetico — erano
entrambi omosessuali nel 52% dei casi; è una percentuale tutt’altro
che trascurabile, ma se l’omosessualità avesse un’origine
genetica la percentuale avrebbe dovuto essere il 100%. Ma le sorprese
non sono finite: i gemelli non identici erano entrambi omosessuali nel
22% dei casi, mentre i fratelli non gemelli lo erano nel 9.2% dei casi.
Curiosamente, nel caso dei fratelli adottivi — che non condividono
nulla del patrimonio genetico — la percentuale era del 10.5%, cioè superiore
a quella dei gemelli biologici.
Nel capitolo 4, Il ruolo della famiglia (pp.
67-97), gli autori indagano sui ruoli e sulle dinamiche familiari connesse
con lo sviluppo dell’omosessualità. Emerge con evidenza
come
il fattore scatenante l’omosessualità non sia
solamente un padre di un certo tipo, ma la relazione fra il padre e il
figlio; e quale influenza abbia la madre su questa relazione, e quale
relazione quest’ultima intrattenga con il marito e il figlio.
Pare quindi importante considerare la famiglia come un «sistema»,
e non solamente come la somma d’individui; è questo una
conferma e un superamento della «relazione triadica classica» (p.
74) individuata dallo psichiatra e psicoanalista statunitense Irving
Bieber (1908-1991, basata su caratteristiche individuali dei membri della
famiglia: «Siamo portati a pensare che
la triade caratterizzata da un’intimità vischiosa materna
e dal distacco-ostilità paterno sia il modello “classico” più favorevole
alla promozione dell’omosessualità o di gravi problemi omosessuali
nel figlio» (I. Bieber e Collaboratori, Omosessualità, «Il
Pensiero Scientifico» Editore, Roma 1977, p. 153). In questo
capitolo, i coniugi Nicolosi forniscono alcune utili indicazioni per
i genitori alle prese con questo problema.
Nel capitolo 5, Amici e sentimenti (pp.
98-118), gli autori affrontano il delicato tema dei rapporti dei bambini
affetti da GID (= Gender Indentity Disturb
, Disturbo dell’Identità di Genere n.d.r.)
con i coetanei dello stesso sesso. I bambini affetti da GID, infatti,
tendono a isolarsi e a mantenere comportamenti solitari; eventualmente
giocano e frequentano preferibilmente amici del sesso opposto, ma difficilmente
hanno amici dello stesso sesso. Questo atteggiamento, secondo i coniugi
Nicolosi, è la conseguenza dell’opinione — formatasi
in famiglia — che questi bambini hanno di sé: «[...]
il bambino prova un profondo disagio in compagnia di altri uomini e non
si sente all’altezza del mondo maschile» (p. 31);
secondo lo psicoterapeuta olandese Gerard van den Aardweg, inoltre, i
rapporti con i coetanei dello stesso sesso sarebbero ancora più determinanti
delle relazioni familiari nel produrre un senso d’inferiorità in
riferimento al proprio genere (cfr. G. van den Aardweg, Omosessualità e
speranza, trad. it., Ares, Milano 1995; e Idem, Una strada per
il domani, cit.). Inoltre, nello stesso capitolo,
gli autori mettono in guardia i genitori da associazioni
che propagandano lo stile di vita gay sfruttando il momento di difficoltà dei
genitori, e sottolineano l’importanza dell’attività sportiva
per il superamento delle difficoltà di genere elencando gli sport
che a loro parere possono aiutare a sviluppare un sano potenziale eterosessuale.
Nel capitolo 6, Verso l’adolescenza (pp.
119-155), i coniugi Nicolosi affrontano una fase importante dello sviluppo
della persona, in particolare di quella che ha difficoltà con
la propria identità di genere. Questo periodo è particolarmente
delicato perché le pulsioni affettive cominciano a erotizzarsi — e
quindi comincia per il ragazzo o per la ragazza il rischio di intraprendere
comportamenti pericolosi — e perché gli adolescenti sono
particolarmente sensibili al bombardamento mediatico, e
la strategia gay prevede un massiccio uso dei mass media
per «[...] diffondere la convinzione che l’omosessualità debba
essere considerata una condizione normale» (p. 179).
I coniugi Nicolosi, infatti, sottolineano come nel caso di diversi adolescenti
da loro incontratil’essere omosessuale o meno sia una questione
di moda, e il parteggiare per il movimento omosessualista sia vissuto
come una lotta per i diritti civili. Gli autori, ricorrendo a ricerche
e alla letteratura scientifica, dimostrano come gli adolescenti con problemi
di omosessualità siano particolarmente esposti a problemi psichiatrici
o a comportamenti antisociali e autodistruttivi, come tentativi di suicidio,
fughe da casa, tossicodipendenza, alcolismo e prostituzione; infatti,
per molti omosessuali, l’adolescenza è il momento dei primi
contatti con il mondo gay. Vista la criticità dell’età adolescenziale,
per i ragazzi che hanno problemi d’identità di genere,
gli autori mettono in guardia i genitori nei confronti di
programmi educativi scolastici miranti a presentare l’omosessualità come «normale» e
la critica nei confronti dell’omosessualità e del mondo
gay come «omofobia». Questi programmi esistono anche in Italia:
sono condotti dall’AGEDO, l’Associazione di Genitori, Parenti
e Amici di Omosessuali ( www.agedo.org/index_i.html) e sono finanziati
con fondi pubblici.
Questo capitolo è anche l’occasione per ricordare i legami
fra lo sviluppo dell’omosessualità e abusi subiti in età infantile
o adolescenziale.
I coniugi Nicolosi dedicano il capitolo 7, Da
maschiaccio a lesbica (pp. 156-175), a un tema spesso dimenticato
nei dibattiti e sui mass media, ossia quello dell’omosessualità femminile,
cioè del lesbismo. Il dottor Nicolosi afferma:
«Credo che alle origini del lesbismo vi sia il rifiuto
inconscio della propria identità femminile. Solitamente, le donne
che diventano lesbiche decidono a livello inconscio che essere femmine è rischioso
o indesiderabile. A volte perché hanno subito le molestie sessuali
di un uomo, oppure (e questo è il caso più frequente) perché si
confrontano con una figura materna ai loro occhi debole o negativa» (p.
157).
Anche in questo caso vengono analizzate le dinamiche familiari, ma non
vengono taciute le responsabilità del femminismo, responsabile
di diffondere un rifiuto della «ricettività» (p. 160)
definita «l’anima della femminilità» (p. 160).
Nel capitolo 8, La politica della cura (pp.
176-191), gli autori affrontano il tema delle politiche culturali dell’omosessualità e
il loro ruolo nella confusione sessuale dei giovani. Questo tema riguarda
forse l’ostacolo maggiore che i genitori incontrano nel loro cammino
di comprensione e di riparazione delle ferite dell’identità sessuale
dei propri figli. Lo strumento più potente di queste politiche
culturali è la scienza; Nicolosi ribadisce che la scienza non
può stabilire cosa è normale e cosa non lo è,
ma deve limitarsi a descrivere il fenomeno: «I dati scientifici
forniscono una descrizione del mondo e mettono a disposizione di tutti
dei fatti utili alla comprensione della realtà in cui viviamo,
ma l’essenza umana, l’identità più profonda
dell’uomo, è una questione che compete alla filosofia
e alla religione.
La scienza può svolgere solo una funzione descrittiva, la filosofia
e la teologia forniscono una prospettiva più ampia al di là del
mondo materiale, ossia un’immagine della pienezza umana» (p.
178). Purtroppo — sostiene Nicolosi —, il mondo della scienza è dominato
da correnti ideologiche assolutamente favorevoli all’omosessualismo
(cfr. R. Marchesini [a cura di], La terapia riparativa dell’omosessualità.
Colloquio con Gerard J. M. van den Aardweg, in Studi Cattolici.
Mensile di studi e attualità, anno XLIX, n. 535, Milano settembre
2005, pp. 616-622). Un esempio chiarissimo di questa contaminazione,
che talvolta si trasforma in una vera manipolazione, è data dal
celebre «10%», che corrisponderebbe alla percentuale di omosessuali
presenti nella società secondo gli studi dell’entomologo
statunitense Alfred Kinsey (1894-1956); questo dato, propalato dagli
attivisti gay, non è mai stato confermato da nessun’altra
ricerca, ed è frutto di una pesante manipolazione (cfr. Judith
A. Reisman ed Edward W. Eichel, Kinsey, sex and fraud. The indoctrination
of a people, Lafayette, Huntington 1990).
Nel capitolo 9, Il processo terapeutico (pp.
192-220), gli autori descrivono e trascrivono alcune sedute terapeutiche
con i genitori di bambini sessualmente confusi, ma anche quelli di adolescenti
alle prese con nuovi impulsi omosessuali, e contiene consigli educativi
per i genitori per accompagnare i loro figli alla scoperta del loro potenziale
eterosessuale. Merita la trascrizione di un brano presente nell’ultima
pagina di questo capitolo:
«È nostra
convinzione che l’umanità debba vivere in conformità con
l’ordine naturale, al fine di realizzarsi pienamente. Noi crediamo
che la complementarietà sessuale e l’eterosessualità siano
il fondamento di quest’ordine naturale. Tutte le volte che neghiamo
l’importanza delle differenze sessuali, non rispettiamo l’integrità della
condizione umana» (p. 220).
Per quanto riguarda l’omosessualità, l’opera dei
coniugi Nicolosi appare decisamente apprezzabile perché risponde
all’invocazione sempre più pressante di genitori e di educatori
preoccupati per i comportamenti dei bambini loro affidati; oltre a questo, è ricco
di osservazioni e d’informazioni in maniera tale da poter essere
lo strumento per un primo approccio al tema dell’omosessualità per
chiunque.
Eppure il testo si rivela, a una lettura approfondita, collocato sullo
sfondo del più grande tema della lotta spirituale che la nostra
natura decaduta deve affrontare ogni giorno per reagire alle ferite che
ognuno di noi si porta dentro e liberare così il nostro pieno
potenziale umano:
«È sempre un grave errore credere che in un
dato momento della vita le nostre lotte interiori siano “concluse”;
in realtà, come esseri umani siamo estremamente vulnerabili, sia
che la nostra lotta riguardi l’omosessualità che l’alcolismo,
la tossicodipendenza, la golosità o persino l’orgoglio» (p.
152).
Roberto Marchesini
Cristianità, 330-331 (2005)
LETTERA Al VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA
SULLA CURA PASTORALE DELLE
PERSONE OMOSESSUALI
Congregazione per la dottrina della fede-
(10 ottobre 1986)
Lettera De pastorali personarum homosexualium cura,
Sulla Cura pastorale delle persone omossessuali.
Il problema dell'omosessualità e del giudizio etico sugli atti omosessuali è divenuto
sempre più oggetto di pubblico dibattito, anche in ambienti cattolici.
In questa discussione vengono spesso proposte argomentazioni ed espresse posizioni
non conformi con l'insegnamento della Chiesa Cattolica, destando una giusta preoccupazione
in tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale. Di conseguenza questa
Congregazione ha ritenuto il problema così grave e diffuso da giustificare
la presente Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, indirizzata
a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica...
1. Il problema dell'omosessualità e del giudizio etico sugli
atti omosessuali è divenuto sempre più oggetto di pubblico
dibattito, anche in ambienti cattolici. In questa discussione vengono
spesso proposte argomentazioni ed espresse posizioni non conformi con
l'insegnamento della Chiesa Cattolica, destando una giusta preoccupazione
in tutti coloro che sono impegnati nel ministero pastorale. Di conseguenza
questa Congregazione ha ritenuto il problema così grave e diffuso
da giustificare la presente Lettera sulla cura pastorale delle persone
omosessuali, indirizzata a tutti i Vescovi della Chiesa Cattolica.
2. Naturalmente in questa sede non può essere affrontata una
trattazione esaustiva di tale complesso problema; si concentrerà piuttosto
l'attenzione sul contesto specifico della prospettiva morale cattolica.
Essa trova conforto anche in sicuri risultati delle scienze umane, le
quali pure hanno un oggetto e un metodo loro proprio, che godono di legittima
autonomia.
La posizione della morale cattolica è fondata sulla ragione umana
illuminata dalla fede e guidata consapevolmente dall'intento di fare
la volontà di Dio, nostro Padre. In tal modo la Chiesa è in
grado non solo di poter imparare dalle scoperte scientifiche, ma anche
di trascenderne l'orizzonte; essa è certa che la sua visione più completa
rispetta la complessa realtà della persona umana che, nelle sue
dimensioni spirituale e corporea, è stata creata da Dio e, per
sua grazia, chiamata a essere erede della vita eterna.
Solo all'interno di questo contesto, si può dunque comprendere
con chiarezza in che senso il fenomeno dell'omosessualità, con
le sue molteplici dimensioni e con i suoi effetti sulla società e
sulla vita ecclesiale, sia un problema che riguarda propriamente la preoccupazione
pastorale della Chiesa. Pertanto dai suoi ministri si richiede studio
attento, impegno concreto e riflessione onesta, teologicamente equilibrata.
3. Già nella Dichiarazione su alcune questioni di etica sessuale,
del 29 dicembre 1975, la Congregazione per la Dottrina della Fede aveva
esplicitamente trattato questo problema. In quella Dichiarazione si sottolineava
il dovere di cercare di comprendere la condizione omosessuale, e si osservava
come la colpevolezza degli atti omosessuali dovesse essere giudicata
con prudenza. Nello stesso tempo la Congregazione teneva conto della
distinzione comunemente operata fra condizione e tendenza omosessuale
e atti omosessuali. Questi ultimi venivano descritti come atti che vengono
privati della loro finalità essenziale e indispensabile, come "intrinsecamente
disordinati" e tali che non possono essere approvati in nessun caso
(cf n. 8, par, 4).
Tuttavia nella discussione che seguì la pubblicazione della Dichiarazione,
furono proposte delle interpretazioni eccessivamente benevole della condizione
omosessuale stessa, tanto che qualcuno si spinse fino a definirla indifferente
o addirittura buona. Occorre invece precisare che la particolare inclinazione
della persona omosessuale, benché non sia in sé peccato,
costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un
comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale. Per
questo motivo l'inclinazione stessa dev'essere considerata come oggettivamente
disordinata.
Pertanto coloro che si trovano in questa condizione dovrebbero essere
oggetto di una particolare sollecitudine pastorale perché non
siano portati a credere che l'attuazione di tale tendenza nelle relazioni
omosessuali sia un'opzione moralmente accettabile.
4. Una delle dimensioni essenziali di un'autentica cura pastorale è l'identificazione
delle cause che hanno portato confusione nei confronti dell'insegnamento
della Chiesa. Tra esse va segnalata una nuova esegesi della Sacra Scrittura,
secondo cui la Bibbia o non avrebbe niente da dire sul problema dell'omosessualità,
o addirittura ne darebbe in qualche modo una tacita approvazione, oppure
infine offrirebbe prescrizioni morali così culturalmente e storicamente
condizionate che non potrebbero più essere applicate alla vita
contemporanea. Tali opinioni, gravemente erronee e fuorvianti, richiedono
dunque speciale vigilanza.
5. E vero che la letteratura biblica è debitrice verso le varie
epoche, nelle quali fu scritta, di gran parte dei suoi modelli di pensiero
e di espressione (cf Dei Verbum, n. 12). Certamente, la Chiesa di oggi
proclama il Vangelo a un mondo che è assai diverso da quello antico.
D'altra parte il mondo nel quale il Nuovo Testamento fu scritto era già notevolmente
mutato, per esempio- rispetto alla situazione nella quale furono scritte
o redatte le Sacre Scritture del popolo ebraico. Dev'essere tuttavia
rilevato che, pur nel contesto di tale notevole diversità, esiste
un'evidente coerenza all'interno delle Scritture stesse sul comportamento
omosessuale. Perciò la dottrina della Chiesa su questo punto non è basata
solo su frasi isolate, da cui si possono trarre discutibili argomentazioni
teologiche, ma piuttosto sul solido fondamento di una costante testimonianza
biblica. L'odierna comunità di fede, in ininterrotta continuità con
le comunità giudaiche e cristiane all'interno delle quali le antiche
Scritture furono redatte, continua a essere nutrita da quelle stesse
Scritture e dallo Spirito di verità di cui esse sono Parola. E'
egualmente essenziale riconoscere che i testi sacri non sono realmente
compresi quando vengono interpretati in un modo che contraddice la Tradizione
vivente della Chiesa. Per essere corretta, l'interpretazione della Scrittura
dev'essere in effettivo accordo con questa Tradizione.
Il Concilio Vaticano II così si esprime al riguardo: "E'
chiaro dunque che la Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero
della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente
connessi e congiunti da non poter indipendentemente sussistere, e tutti
insieme, secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo,
contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime"(Dei Verbum,
n. 10). Alla luce di queste affermazioni viene ora brevemente delineato
l'insegnamento della Bibbia in materia.
6. La teologia della creazione, presente nel libro della Genesi, fornisce
il punto di vista fondamentale per la comprensione adeguata dei problemi
posti dall'omosessualità. Dio, nella sua infinita sapienza e nel
suo amore onnipotente, chiama all'esistenza tutta la realtà, quale,
riflesso della sua bontà. Egli crea a sua immagine e somiglianza
l'uomo, come maschio e femmina. Gli esseri umani perciò sono creature
di Dio, chiamate a rispecchiare, nella complementarietà dei sessi,
l'interiore unità del Creatore. Essi realizzano questo compito
in modo singolare, quando cooperano con lui nella trasmissione della
vita, mediante la reciproca donazione sponsale.
Il cap. 3 della Genesi mostra come questa verità sulla persona
umana quale immagine di Dio sia stata oscurata dal peccato originale.
Ne segue inevitabilmente una perdita della consapevolezza del carattere
di alleanza, proprio dell'unione che le persone umane avevano con Dio
e fra di loro. Benché il corpo umano conservi ancora il suo "significato
sponsale", ora questo è oscurato dal peccato. E' il deterioramento
dovuto al peccato continua a svilupparsi nella storia degli uomini di
Sodoma (cf Gen. 19, 1-11). Non vi può essere dubbio sul giudizio
morale ivi espresso contro le relazioni omosessuali. In Levitico 18,
22 e 20, 13, quando vengono indicate le condizioni necessarie per appartenere
al popolo eletto, l'autore esclude dal popolo di Dio coloro che hanno
un comportamento omosessuale.
Sullo sfondo di questa legislazione teocratica, san Paolo sviluppa una
prospettiva escatologica, all'interno della quale egli ripropone la stessa
dottrina, elencando tra coloro che non entreranno nel regno di Dio anche
chi agisce da omosessuale (cf 1 Cor 6, 9). In un altro passaggio del
suo epistolario egli, fondandosi sulle tradizioni morali dei suoi antenati,
ma collocandosi nel nuovo contesto del confronto tra il cristianesimo
e la società pagana dei suoi tempi, presenta il comportamento
omosessuale come un esempio della cecità nella quale è caduta
l'umanità. Sostituendosi all'armonia originaria fra il Creatore
e le creature, la grave deviazione dell'idolatria ha condotto a ogni
sorta di eccessi nel campo morale. San Paolo trova l'esempio più chiaro
di questa disarmonia proprio nelle relazioni omosessuali (cf Rom 1, 18-32).
Infine, in perfetta continuità con l'insegnamento biblico, nell'elenco
di coloro che agiscono contrariamente alla sana dottrina, vengono esplicitamente
menzionati come peccatori coloro che compiono atti omosessuali (cf 1
Tim 1, 10).
7. La Chiesa, obbediente al Signore che l'ha fondata e le ha fatto dono
della vita sacramentale, celebra nel sacramento del matrimonio il disegno
divino dell'unione amorosa e donatrice di vita dell'uomo e della donna.
E' solo nella relazione coniugale che l'uso della facoltà sessuale
può essere moralmente retto. Pertanto una persona che si comporta
in modo omosessuale agisce immoralmente.
Scegliere un'attività sessuale con una persona dello stesso sesso
equivale ad annullare il ricco simbolismo e il significato, per non parlare
dei fini, del disegno del Creatore a riguardo della realtà sessuale.
L'attività omosessuale non esprime un'unione complementare, capace
di trasmettere la vita, e pertanto contraddice la vocazione a un'esistenza
vissuta in quella forma di auto-donazione che, secondo il Vangelo, è l'essenza
stessa della vita cristiana. Ciò non significa che le persone
omosessuali non siano spesso generose e non facciano dono di se stesse,
ma quando si impegnano in un'attività omosessuale esse rafforzano
al loro interno una inclinazione sessuale disordinata, per se stessa
caratterizzata dall'autocompiacimento.
Come accade per ogni altro disordine morale, l'attività omosessuale
impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria
alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti
l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la
libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico
e autentico.
8. L'insegnamento della Chiesa di oggi è quindi in continuità organica
con la visione della S. Scrittura e con la costante Tradizione. Anche
se il mondo di oggi è da molti punti di vista veramente cambiato,
la comunità cristiana è consapevole del legame profondo
e duraturo che la unisce alle generazioni che l'hanno preceduta "nel
segno della fede".
Tuttavia oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all'interno
della Chiesa, esercitano una fortissima Pressione per portarla ad accettare
la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare
gli atti omosessuali. Quelli che, all'interno della comunità di
fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con
coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono
mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana,
che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo. Essi
manifestano, anche se non in modo del tutto cosciente, un'ideologia materialistica,
che nega la natura trascendente della persona umana, così come
la vocazione soprannaturale di ogni individuo.
I ministri della Chiesa devono far in modo che le persone omosessuali
affidate alle loro cure non siano fuorviate da queste opinioni, così profondamente
opposte all'insegnamento della Chiesa. Tuttavia il rischio è grande
e ci sono molti che cercano di creare confusione nei riguardi della posizione
della Chiesa e di sfruttare questa confusione per i loro scopi.
9. Anche all'interno della Chiesa si è formata una tendenza,
costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza,
che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali
che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone
che o ignorano l'insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo
di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l'egida del cattolicesimo
persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il
loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella
di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei
confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del
loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.
E' pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di
manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede,
dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione
civile. Il fine di tale azione è conformare questa legislazione
alla concezione propria di questi gruppi di pressione, secondo cui l'omosessualità è almeno
una realtà perfettamente innocua, se non totalmente buona. Benché la
pratica dell'omosessualità stia minacciando seriamente la vita
e il benessere di un gran numero di persone, i fautori di questa tendenza
non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione
le proporzioni del rischio, che vi è implicato.
La Chiesa non può non preoccuparsi di tutto questo e pertanto
mantiene ferma la sua chiara posizione al riguardo, che non può essere
modificata sotto la pressione della legislazione civile o della moda
del momento. Essa si preoccupa sinceramente anche dei molti che non si
sentono rappresentati dai movimenti pro-omosessuali, e di quelli che
potrebbero essere tentati di credere alla loro ingannevole propaganda.
Essa è consapevole che l'opinione, secondo la quale l'attività omosessuale
sarebbe equivalente, o almeno altrettanto accettabile, quanto l'espressione
sessuale dell'amore coniugale, ha un'incidenza diretta sulla concezione
che la società ha della natura e dei diritti della famiglia, e
li mette seriamente in pericolo.
10. Va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state
e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente.
Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della Chiesa, ovunque
si verifichino. Essi rivelano una mancanza di rispetto per gli altri,
lesiva dei principi elementari su cui si basa una sana convivenza civile.
La dignità propria di ogni persona dev'essere sempre rispettata
nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni.
Tuttavia, la doverosa reazione alle ingiustizie commesse contro le persone
omosessuali non può portare in nessun modo all'affermazione che
la condizione omosessuale non sia disordinata. Quando tale affermazione
viene accolta e di conseguenza l'attività omosessuale è accettata
come buona, oppure quando viene introdotta una legislazione civile per
proteggere un comportamento al quale nessuno può rivendicare un
qualsiasi diritto, né la Chiesa né la società nel
suo complesso dovrebbero poi sorprendersi se anche altre opinioni e pratiche
distorte guadagnano terreno e se i comportamenti irrazionali e violenti
aumentano.
11. Alcuni sostengono che la tendenza omosessuale, in certi casi, non è il
risultato di una scelta deliberata e che la persona omosessuale non ha
alternative, ma è costretta a comportarsi in modo omosessuale.
Di conseguenza si afferma che essa agirebbe in questi casi senza colpa,
non essendo veramente libera.
A questo proposito è necessario rifarsi alla saggia tradizione
morale della Chiesa, la quale mette in guardia dalle generalizzazioni
nel giudizio dei casi singoli. Di fatto in un caso determinato possono
essere esistite nel passato e possono tuttora sussistere circostanze
tali da ridurre o addirittura da togliere la colpevolezza del singolo;
altre circostanze al contrario possono accrescerla. Dev'essere comunque
evitata la presunzione infondata e umiliante che il comportamento omosessuale
delle persone omosessuali sia sempre e totalmente soggetto a coazione
e pertanto senza colpa. In realtà anche nelle persone con tendenza
omosessuale dev'essere riconosciuta quella libertà fondamentale
che caratterizza la persona umana e le conferisce la sua particolare
dignità. Come in ogni conversione dal male grazie a questa libertà,
lo sforzo umano, illuminato e sostenuto dalla grazia di Dio, potrà consentire
ad esse di evitare l'attività omosessuale.
12. Che cosa deve fare dunque una persona omosessuale, che cerca di
seguire il Signore? Sostanzialmente, queste persone sono chiamate a realizzare
la volontà di Dio nella loro vita, unendo ogni sofferenza e difficoltà che
possano sperimentare a motivo della loro condizione, al sacrificio della
croce del Signore. Per il credente, la croce è un sacrificio fruttuoso,
poiché da quella morte provengono la vita e la redenzione. Anche
se ogni invito a portare la croce o intendere in tal modo la sofferenza
dei cristiano sarà prevedibilmente deriso da qualcuno, si dovrebbe
ricordare che questa è la via della salvezza per tutti coloro
che sono seguaci di Cristo.
In realtà questo non è altro che l'insegnamento rivolto
dall'apostolo Paolo ai Galati, quando egli dice che lo Spirito produce
nella vita del fedele: "amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza,
bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé" e
più oltre: "Non potete appartenere a Cristo senza crocifiggere
la carne con le sue passioni e i suoi desideri" (Gal 5, 22.24).
Tuttavia facilmente questo invito viene male interpretato, se è considerato
solo come un inutile sforzo di autorinnegamento. La croce è sì un
rinnegamento di sé, ma nell'abbandono alla volontà di quel
Dio che dalla morte trae fuori la vita e abilita coloro, che pongono
in lui la loro fiducia, a praticare la virtù invece del vizio.
Si celebra veramente il mistero pasquale solo se si lascia che esso
permei il tessuto della vita quotidiana. Rifiutare il sacrificio della
propria volontà nell'obbedienza alla volontà del Signore è di
fatto porre ostacolo alla salvezza. Proprio come la croce è il
centro della manifestazione dell'amore redentivo di Dio per noi in Gesù,
così la conformità dell'autorinnegamento di uomini e donne
omosessuali con il sacrificio del Signore costituirà per loro
una fonte di autodonazione che li salverà da una forma di vita
che minaccia continuamente di distruggerli.
Le persone omosessuali sono chiamate come gli altri cristiani a vivere
la castità. Se si dedicano con assiduità a comprendere
la natura della chiamata personale di Dio nei loro confronti, esse saranno
in grado di celebrare più fedelmente il sacramento della Penitenza,
e di ricevere a grazia del Signore, in esso cosi generosamente offerta,
per potersi convertire più pienamente alla sua sequela.
13. E' evidente, d'altra parte, che una chiara ed efficace trasmissione
della dottrina della Chiesa a tutti i fedeli e alla società nel
suo complesso dipende in larga misura dal corretto insegnamento e dalla
fedeltà di chi esercita il ministero pastorale. I Vescovi hanno
la responsabilità particolarmente grave di preoccuparsi che i
loro collaboratori nel ministero, e soprattutto i sacerdoti, siano rettamente
informati e personalmente ben disposti a comunicare a ognuno la dottrina
della Chiesa nella sua integrità.
La particolare sollecitudine e la buona volontà dimostrata da
molti sacerdoti e religiosi nella cura pastorale per le persone omosessuali è ammirevole,
e questa Congregazione spera che essa non diminuirà. Tali ministri
zelanti devono nutrire la certezza che stanno seguendo fedelmente la
volontà del Signore, allorché incoraggiano la persona omosessuale
a condurre una vita casta, e ricordano la dignità incomparabile
che Dio ha donato anche ad essa.
14. Considerando quanto sopra, questa Congregazione desidera chiedere
ai Vescovi di essere particolarmente vigilanti nei confronti di quei
programmi che di fatto tentano di esercitare una pressione sulla Chiesa
perché essa cambi la sua dottrina, anche se a parole talvolta
si nega che sia così. Un attento studio delle dichiarazioni pubbliche
in essi contenute e delle attività che promuovono rivela una calcolata
ambiguità, attraverso cui cercano di fuorviare i pastori e i fedeli.
Per esempio, essi presentano talvolta l'insegnamento del Magistero, ma
solo come una fonte facoltativa in ordine alla formazione della coscienza.
La sua autorità peculiare non è riconosciuta. Alcuni gruppi
usano perfino qualificare come "cattoliche" le loro organizzazioni
o le persone a cui intendono rivolgersi, ma in realtà essi non
difendono e non promuovono l'insegnamento dei Magistero, anzi talvolta
lo attaccano apertamente. Per quanto i loro membri rivendichino di voler
conformare la loro vita all'insegnamento di Gesù, di fatto essi
abbandonano l'insegnamento della sua Chiesa. Questo comportamento contraddittorio
non può avere in nessun modo l'appoggio dei Vescovi.
15. Questa Congregazione incoraggia pertanto i Vescovi a promuovere,
nella loro diocesi, una pastorale verso le persone omosessuali in pieno
accordo con l'insegnamento della Chiesa. Nessun programma pastorale autentico
potrà includere organizzazioni, nelle quali persone omosessuali
si associno tra loro, senza che sia chiaramente stabilito che l'attività omosessuale è immorale.
Un atteggiamento veramente pastorale comprenderà la necessità di
evitare alle persone omosessuali le occasioni prossime di peccato.Vanno
incoraggiati quei programmi in cui questi pericoli sono evitati. Ma occorre
chiarire bene che ogni allontanamento dall'insegnamento della Chiesa,
o il silenzio su di esso, nella preoccupazione di offrire una cura pastorale,
non è forma né di autentica attenzione né di valida
pastorale. Solo ciò che è vero può ultimamente essere
anche pastorale. Quando non si tiene presente la posizione della Chiesa
si impedisce che uomini e donne omosessuali ricevano quella cura, di
cui hanno bisogno e diritto.
Un programma pastorale autentico aiuterà le persone omosessuali
a tutti i livelli della loro vita spirituale, mediante i sacramenti e
in particolare la frequente e sincera confessione sacramentale, mediante
la preghiera, la testimonianza, il consiglio e l'aiuto individuale. In
tal modo, l'intera comunità cristiana può giungere a riconoscere
la sua vocazione ad assistere questi suoi fratelli e queste sue sorelle,
evitando loro sia la delusione sia l'isolamento.
16. Da questo approccio diversificato possono derivare molti vantaggi,
non ultimo la constatazione che una persona omosessuale, come del resto
ogni essere umano, ha una profonda esigenza di essere aiutato contemporaneamente
a vari livelli.
La persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio, non può essere
definita in modo adeguato con un riduttivo riferimento solo al suo orientamento
sessuale. Qualsiasi persona che vive sulla faccia della terra ha problemi
e difficoltà personali, ma anche opportunità di crescita,
risorse, talenti e doni propri. La Chiesa offre quel contesto dei quale
oggi si sente una estrema esigenza per la cura della persona umana, proprio
quando rifiuta di considerare la persona puramente come un "eterosessuale" o
un "omosessuale" e sottolinea che ognuno ha la stessa identità fondamentale:
essere creatura e, per grazia, figlio di Dio, erede della vita eterna.
17. Offrendo all'attenzione dei Vescovi tali chiarificazioni e orientamenti
pastorali, questa Congregazione desidera aiutare i loro sforzi volti
ad assicurare che l'insegnamento del Signore e della sua Chiesa su questo
importante tema sia trasmesso a tutti i fedeli in modo integro.
Alla luce di quanto ora esposto, gli Ordinari del luogo sono invitati
a valutare, nell'ambito della loro competenza, la necessità di
particolari interventi. Inoltre, se ritenuto utile, si potrà ricorrere
ad una ulteriore azione coordinata a livello delle conferenze episcopali
nazionali.
In particolare i Vescovi si premureranno di sostenere con i mezzi a
loro disposizione lo sviluppo di forme specializzate di cura pastorale
per persone omosessuali. Ciò potrebbe includere la collaborazione
delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche, sempre mantenendosi
in piena fedeltà alla dottrina della Chiesa.
Soprattutto i Vescovi non mancheranno di sollecitare la collaborazione
di tutti i teologi cattolici, i quali, insegnando ciò che la Chiesa
insegna e approfondendo con le loro riflessioni il significato autentico
della sessualità umana e del matrimonio cristiano nel piano divino,
nonché delle virtù che esso comporta, potranno così offrire
un valido aiuto in questo campo specifico dell'attività pastorale.
Particolare attenzione dovranno quindi avere i Vescovi nella scelta
dei ministri incaricati di questo delicato compito, in modo che essi,
per la loro fedeltà al Magistero e per il loro elevato grado di
maturità spirituale e psicologica, possano essere di reale aiuto
alle persone omosessuali, per il conseguimento del loro bene integrale.
Tali ministri respingeranno le opinioni teologiche che sono contrarie
all'insegnamento della Chiesa e che quindi non possono servire da direttive
in campo pastorale.
Inoltre sarà conveniente promuovere appropriati programmi di
catechesi, fondati sulla verità riguardante la sessualità umana,
nella sua relazione con la vita della famiglia, così come è insegnata
dalla Chiesa. Tali programmi forniscono infatti un ottimo contesto, all'interno
del quale può essere trattata anche la questione dell'omosessualità.
Questa catechesi potrà aiutare anche quelle famiglie, in cui
si trovano persone omosessuali, nell'affrontare un problema che le tocca
così profondamente.
Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione
che cerchi di sovvertire l'insegnamento della Chiesa, che sia ambigua
nei suoi confronti, o che lo trascuri completamente. Un tale appoggio,
o anche l'apparenza di esso può dare origine a gravi fraintendimenti.
Speciale attenzione dovrebbe essere rivolta alla pratica della programmazione
di celebrazioni religiose e all'uso di edifici appartenenti alla Chiesa
da parte di questi gruppi, compresa la possibilità di disporre
delle scuole e degli istituti cattolici di studi superiori. A qualcuno
tale permesso di far uso di una proprietà della Chiesa può sembrare
solo un gesto di giustizia e di carità, ma in realtà esso è in
contraddizione con gli scopi stessi per i quali queste istituzioni sono
state fondate, e può essere fonte di malintesi e di scandalo.
Nel valutare eventuali progetti legislativi, si dovrà porre in
primo piano l'impegno a difendere e promuovere la vita della famiglia.
18. Il Signore Gesù ha detto: "Voi conoscerete la verità e
la verità vi farà liberi" (Gv 8, 32). La Scrittura
ci comanda di fare la verità nella carità (cf Ef 4, 15).
Dio che è insieme verità e amore chiama la Chiesa a mettersi
al servizio di ogni uomo, donna e bambino con la sollecitudine pastorale
del nostro Signore misericordioso. In questo spirito la Congregazione
per la Dottrina della Fede ha rivolto questa Lettera a voi, Vescovi della
Chiesa, con la speranza che vi sia di aiuto nella cura pastorale di persone,
le cui sofferenze possono solo essere aggravate da dottrine errate e
alleviate invece dalla parola della verità.
Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'Udienza accordata
al sottoscritto Prefetto, ha approvato la presente Lettera, decisa nella
riunione ordinaria di questa Congregazione e ne ha ordinato la pubblicazione.
Roma, dalla Sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, 10
ottobre 1986.
JOSEPH Card. RATZINGER -Prefetto
+ ALBERTO BOVONE -Arc. tit. di Cesarea di Numidia-Segretario |