|
Maschi o femmine? – La guerra del genere
Dale O’Leary – Maschi o femmine? – La guerra del genere – Rubbettino Editore – Soveria Mannelli (Cz) – 2006 - pp. 208 - €.14
Il libro della O’Leary (attivista cattolica statunitense pro-life), uscito di recente in traduzione italiana, si inserisce egregiamente in quel filone di opere che denunziano il modo sconcertante con cui l’O.N.U. e la Comunità europea stanno gestendo i problemi legati ai c.d. temi etici: contraccezione, aborto, matrimoni tra omosessuali ecc.
Prima di esso, in Italia, erano infatti già usciti il testo di Mons. M. Shooyans ‘Il volto nascosto dell’ONU - Verso il governo mondiale’ (ed. Il Minotauro, 2004) ed il, forse, più noto ‘Contro il cristianesimo –L’ONU e l’Unione europea come nuova ideologia’ di Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia (ed. Piemme 2005). Merito non ultimo di questi libri è l’introdurre il lettore nell’universo, assai poco conosciuto, delle attività di questi organismi internazionali che in genere non assurgono all’onore della cronache perché fatte di lavoro di commissioni, di convegni di esperti, di documenti preparatori che spesso si svolgono in sottotono in concomitanza con altri eventi durante i quali i riflettori sono invece puntati sul questo o quel capo di governo di passaggio o su altri fatti più mediatici.
Il libro della O’Leary si segnala perché descrive l’ideologia del cosiddetto femminismo radicale e la sua attività diretta condizionare l’opera dell’ONU.
Premessa fondamentale di tale descrizione è la spiegazione del termine prospettiva di genere che, correttamente, l’autrice pone all’inizio del libro. Con tale espressione (apparentemente neutra), i movimenti femministi ed omosessuali indicano infatti la pura e semplice sostituzione del naturale riconoscimento della dualità dei sessi e della loro complementarità con la concezione secondo cui maschio o femmina sarebbero solo un portato del costume ed, inoltre, che nella realtà esisterebbero ben più di due sessi o, meglio, generi. Ai due ben noti si aggiungerebbe infatti quello omosessuale maschile, l’omologo femminile e l’androginia con tutte le loro possibili varianti. E’ su tale teoria, nata decenni orsono -prima che gli studi sul Dna tagliassero corto sul punto e ciononostante diffusasi per spinte politiche più che meriti scientifici- che si fonda l’ideologia secondo cui ciascuno deve essere libero di scegliersi autonomamente il genere di appartenenza. Come logica conseguenza, gli ordinamenti pubblici dovrebbero favorire la libera determinazione di ognuno valutando in modo identico ogni sua possibile scelta. Ne derivano ulteriormente l’assoluta uguaglianza dell’unione tra omosessuali con ogni altra, la loro possibilità di adottare bambini, l’incentivazione ad un uso del sesso libero da parte di chiunque fin dalla più tenera età perché egli possa così esplicare liberamente la sua reale identità sessuale ecc.
Quanta strada tali idee abbiano percorso, lo dimostra, ad esempio, il fatto che la Regione Toscana, prima in assoluto in Italia, si è già dotata di una legge (n.63 del 15.11.2004) che fa propria l’ideologia indicata. L’art. 1 di essa infatti così testualmente dispone: “1. La Regione Toscana adotta… politiche finalizzate a consentire a ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, e promuove il superamento delle situazioni di discriminazione. 2. La Regione Toscana garantisce il diritto all'autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere”.
Così messo a fuoco l’argomento, ci sono poi almeno altri tre punti del libro della O’Leary veramente interessanti. Il primo di essi è dato dal giusto risalto che esso da alla totale sparizione nel movimento femminista di ogni sia pur minimo accenno alla primaria funzione della donna in campo sessuale: la maternità. Alle molte femministe ben inserite dentro l’ONU ed i suoi organismi paralleli, non importa infatti che le donne dei paesi poveri possano diventare madri con adeguate tutele sanitarie ed economiche: interessa invece che usino contraccettivi, che abortiscano che siano sterilizzate quando non addirittura che si convertano all’omosessualità. Ed è proprio al rispetto di tali fini deviati che spesso esse riescono a subordinare l’erogazione degli ingenti finanziamenti di cui le Nazioni Unite dispongono.
Un altro aspetto di rilievo del libro risiede nell’individuazione del nucleo fondamentale dell’ideologia femminista nel marxismo-leninismo; con la sola variante per cui la lotta di classe è spostata dai temi economico-politici a quelli relativi alla liberazione sessuale intesa nel senso anche dell’abolizione di ogni precisa identità sessuale. Rimangono costanti invece tutti gli altri punti di forza di tale ideologia: materialismo, critica della società occidentale o borghese, lotta fino l’eliminazione dell’avversario, non esclusione dell’uso di ogni mezzo possibile di lotta comprea la violenza a cominciare dal linguaggio.
Infine merita di ricordare le avvincenti descrizioni del reale vissuto delle due Conferenze ONU tenutesi rispettivamente a Il Cairo nel 1994 ed a Pechino nel 1995. Con concretezza tipicamente americana, la O’Leary infatti descrive le ampie complicità di cui le associazioni femministe radicali godono all’interno delle burocrazie ONU: una complicità che da loro la possibilità di condizionare i lavori, di programmare tendenziosamente l’ordine degli interventi, di costruire i testi preparatori e le loro traduzioni su cui i delegati sono chiamati a votare. Basti pensare alla difficoltà di cogliere le sfumature linguistiche e la loro soggiacente ideologia; ne deriva che molti, ad esempio, votano senza rendersi conto della diversa portata delle parole ‘sesso’ e ‘genere’.
Ma la O’Leary da anche conto della non meno tenace azione di gruppi, ancorché di minoranza, composti dalle attiviste che, come lei, ripudiano il femminismo radicale e che, con l’aiuto dei pochi politici disposti a dare loro una mano, tentano di arginare il dilagare del linguaggio e dei deliberati femministi.
Concludendo, si tratta di un’opera che, nell’età della globalizzazione, aiuta a spostare l’attenzione dai luoghi della politica nazionale, spesso svuotati di potere effettivo, ai nuovi laboratori politici mondiali. E’ lì, infatti che, a suon di finanziamenti decisi da oscuri burocrati che li condizionano all’attuazione di politiche abortiste o di genere, di deliberati di commissioni composte di pochissimi sedicenti esperti destinati però a diventare trattati internazionali e, dunque, leggi dei singoli stati, si determinano davvero gli orientamenti politici degli anni a venire. Quanto invece, i politici ignorino ciò che avviene in tali consessi e che fisserà invece i confini della loro azione, è constatazione assai facile: ed è dunque anche questo un buon motivo per la lettura di libri di questo genere.
Andrea Gasperini
fonte: http://www.totustuus.net - Inviato: Sab Feb 24, 2007 5:21 pm Oggetto: Maschi o femmine? – La guerra del genere |