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WWW.LIBERO.IT "La lotta contro la sharia non è niente di meno che la lotta in difesa dei diritti universali dell'uomo, un concetto nato in Occidente e negato dall'islam". Benvenuti nel mondo delle verità scomode, politicamente scorrette. E' appena uscita oltre oceano, ma è inutile sperare in una traduzione italiana: gli interessati sono pregati di recarsi su www.amazon.com muniti di apposita carta di credito. Da queste parti il salottino buono e progressista dell'editoria a fatica tollera Oriana Fallaci con i suoi milioni di copie, figuriamoci se dà spazio a un neoconservatore americano di nome Robert Spenser. E pazienza se il signore è uno dei "cervelli" del think tank conservatore Free Congress Foundation, islamista, autore di cinque libri, sette monografie e centinaia di articoli sulla jihad. Il libro ha il pregio di smontare con cinismo, uno ad uno, tutti
i miti politicamente corretti dietro ai quali l'Occidente Mito numero uno: Maometto non era un Gesù
in salsa araba, non predicò pace e tolleranza. Il profeta lottò
in battaglia, conquistò, gettò i nemici a pezzi nelle
fosse comuni, stabilì che i prigionieri potessero essere uccisi
o fatti schiavi, condannò a morte per i secoli a venire coloro
che avessero abbandonato la "vera religione". Quanto al
Corano, contiene "oltre un centinaio di versetti" in cui
esorta i fedeli a combattere i miscredenti (una sura da imparare a
memoria: "Uccidete gli idolatri, ovunque li incontriate, catturateli,
assediateli e tendete loro agguati" 9:5). Laddove l'islam invoca
la pace, ricorda Spenser, è la pace della sottomissione ad
Allah per tutte le genti, e le citazioni dei teorici musulmani, anche
Mito numero due: ebrei e cristiani hanno vissuto
bene sotto la dominazione ottomana. E' quello che sostiene pure l'Organizzazione
delle nazioni unite nei suoi seminari, ma è anch'essa una menzogna.
Quando convivenza pacifica si è avuta, ammonisce Spencer, è
perché ebrei e cristiani hanno accettato, loro malgrado, il
ruolo di cittadini di serie B. Pagando la jiza, la
tassa imposta a tutti i non musulmani, e firmando trattati umilianti
in cui acconsentivano, tra le tante cose, a dare un tetto e cibo per
tre giorni agli islamici che si fossero presentati in chiesa "come
ospiti". Oltre, s'intende, Mito numero tre: l'islam rispetta le donne, anzi le onora. Corano alla mano, è vero il contrario: "L'uomo ha autorità sulle donne perché Dio ha fatto l'uno superiore all'altra" (4:34). Lo stesso Corano stabilisce che la testimonianza di una donna vale metà di quella di un uomo, così come mezza è la parte di eredità che le spetta rispetto al figlio maschio. Il (loro ndr) libro sacro stabilisce anche il diritto alla poligamia maschile e la possibilità per gli uomini di fare sesso con le schiave. E fu il profeta a stabilire il principio per cui non esiste stupro senza la testimonianza diretta di quattro uomini. Mito numero quattro: il Corano vieta di uccidere.
Proprio come la Bibbia, vero? Solo che non è così, giacchè
il comandamento ("Il credente non deve uccidere il credente,
se non per errore", 4:92) vale, appunto solo se la vittima è
Ce n'è anche (mito numero cinque) per chi,
ditino alzato, ha "ricordato" a Silvio Berlusconi - il quale
parlava (giustamente ndr) di "civiltà inferiore"
- che l'islam produsse un enorme balzo avanti nelle scienze. Falso.
"Il disegno architetturale delle
moschee, ad esempio, motivo d'orgoglio tra i musulmani, fu copiato
nella forma e nella struttura dalle chiese bizantine". L'elenco dei miti smontati è lungo, basti dire che la seconda
metà del libro è dedicata alle Crociate, definite non
un'aggressione dell'Europa al mondo islamico (o un primo saggio di
imperialismo occidentale, come recita la vulgata Fausto Carioti |