|
«L'alternativa al fondamentalismo non è l'islam progressista ma quello conservatore» Intervista a Massimo Introvigne, autore di "Fondamentalismi" ROMA - Il fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni
(CESNUR), Massimo Introvigne, ha ricostruito il complesso fenomeno
del fondamentalismo in un libro intitolato “Fondamentalismi.
I diversi volti dell’intransigenza religiosa”, pubblicato
dalla Casa editrice Piemme (pp.239, Euro 12,90). Un mondo incerto e vulnerabile, accende i fondamentalismi religiosi? Massimo Introvigne: Tutto dipende dalla definizione di "fondamentalista", che non è univoca. Nel mio libro distinguo la domanda religiosa in cinque nicchie: ultra-progressista, progressista, conservatrice, fondamentalista e ultra-fondamentalista. I criteri per distinguere queste cinque nicchie sono diversi, alcuni piuttosto tecnici. Me ne indichi uno. Massimo Introvigne: L’atteggiamento rispetto alla separazione
post-illuminista fra religione e cultura, dunque anche fra religione
e politica. Cosa vuole un fondamentalista religioso: certezze, ritornare al passato, morire per rinascere? Massimo Introvigne: Anche qui è cruciale la differenza fra
conservatori, fondamentalisti e ultra-fondamentalisti. Direi che nessuno
dei tre vuole ritornare al passato. L'economia ha a che vedere, con i fondamentalismi, o siamo di fronte ad un tema "spirituale"? Massimo Introvigne: Quando la scuola sociologica cui mi ispiro parla di "mercato religioso" o "economia religiosa" sta usando strumenti e modelli economici per studiare la religione. Ma questo è un atteggiamento metodologico, che non significa affatto ridurre la religione o anche il fondamentalismo a un fenomeno che ha motivazioni prevalentemente economiche. L’ Occidente ha delle responsabilità nell'emergere del fondamentalismo islamico? Massimo Introvigne: Sì, perché ha favorito regimi nazionalisti e laicisti - si pensi alle dittature militari nel Mahgreb e allo stesso Saddam Hussein, a lungo appoggiato dall'Occidente - che hanno represso con uguale zelo conservatori, fondamentalisti e ultra-fondamentalisti. Se tutti sono repressi, gli unici in grado di funzionare nella clandestinità sono gli ultra-fondamentalisti. La repressione che dovrebbe stroncare il fondamentalismo in realtà ne favorisce le forme più estreme. Lei cosa ne pensa? Massimo Introvigne: Più in generale l'Occidente soffre di una sorta di "sindrome di Voltaire" per cui va alla ricerca (spasmodica specie in Francia) di musulmani progressisti e ultra-progressisti che o non esistono, o sono generali in grado di governare solo sulla punta delle baionette, o ancora sono intellettuali che vanno benissimo per partecipare a congressi in Europa ma non contano nulla nei loro paesi e neanche nell'emigrazione. L'alternativa al fondamentalismo non è l'islam progressista ma quello conservatore. Lei come esperto: come prevede il futuro immediato, per quanto riguarda il fondamentalismo di matrice islamica? Crescerà? Massimo Introvigne: Direi di no. Se i mercati religiosi si aprono, e la democrazia ne permette un funzionamento normale, l'islam conservatore batte quello fondamentalista, come dimostrano i casi della Turchia, della Malesia, dell'Indonesia. Cosa ne pensa dei fondamentalismi laici? Si tratta di un fenomeno nuovo? Massimo Introvigne: L'anticlericalismo è un fenomeno antico. Tuttavia i fondamentalismi laici che vediamo esprimersi in Francia nelle leggi contro le cosiddette "sette" e contro i simboli religiosi, o all'Unione Europea nel caso Buttiglione, sono una reazione al fatto che la religione, che secondo i laicisti doveva sparire, ritorna invece in forme nuove e impreviste. |