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Il
Papa: «Il
futuro nel dialogo con l'Islam»
«Stima
per i musulmani. Libertà religiosa, serve reciprocità».
Le
reazioni: «Parole di rispetto»
Il testo integrale
del discorso del Papa al mondo musulmano
«Signor Cardinale, Signore e Signori Ambasciatori,cari
amici musulmani, sono lieto di accogliervi in quest'incontro da me
auspicato per consolidare i legami di amicizia e di solidarietà tra
la Santa Sede e le Comunità musulmane del mondo. Ringrazio il
Signor Cardinale Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio
per il Dialogo Interreligioso, per le parole che mi ha rivolto, come
pure tutti voi per aver risposto al mio invito. Ben note sono le circostanze
che hanno motivato questo nostro appuntamento, e su di esse ho già avuto
occasione di intrattenermi durante la passata settimana. In questo
particolare contesto, vorrei oggi ribadire tutta la stima e il profondo
rispetto che nutro verso i credenti musulmani, ricordando quanto afferma
in proposito il Concilio Vaticano II e che per la Chiesa Cattolica
costituisce la Magna Charta del dialogo islamo - cristiano: «La
Chiesa guarda con stima anche i musulmani che adorano l'unico Dio,
vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo
e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi
con tutto il cuore ai decreti anche nascosti di Dio, come si è sottomesso
Abramo, al quale la fede islamica volentieri si riferisce» (Dichiarazione
Nostra aetate, n. 3).
«PONTI DI AMICIZIA»
Ponendomi
decisamente in questa prospettiva, fin dall'inizio del mio pontificato
ho auspicato che si continuino a consolidare ponti di amicizia con
i fedeli di tutte le religioni, con un particolare apprezzamento per
la crescita del dialogo tra musulmani e cristiani (cfr
Discorso ai Delegati delle altre Chiese e Comunità ecclesiali
e di altre Tradizioni religiose, Oss. Rom. 26 aprile 2005, pag. 4).
«IN
CONTINUITA' CON IL MIO PREDECESSORE»
Come ebbi a sottolineare
a Colonia lo scorso anno, «il dialogo interreligioso e interculturale
fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta del momento.
Si tratta effettivamente di una necessità vitale, da cui dipende
in gran parte il nostro futuro» (Discorso ai Rappresentanti di
alcune comunità musulmane, Oss. Rom. 22 - 23 agosto 2005, pag.
5). In un mondo segnato dal relativismo, e che troppo spesso esclude
la trascendenza dall'universalità della ragione, abbiamo assolutamente
bisogno d'un dialogo autentico tra le religioni e tra le culture, un
dialogo in grado di aiutarci a superare insieme tutte le tensioni in
uno spirito di proficua intesa. In continuità con l'opera intrapresa
dal mio predecessore, il Papa Giovanni Paolo II, auspico dunque vivamente
che i rapporti ispirati a fiducia, che si sono instaurati da diversi
anni fra cristiani e musulmani, non solo proseguano, ma si sviluppino
in uno spirito di dialogo sincero e rispettoso, un dialogo fondato
su una conoscenza reciproca sempre più autentica che, con gioia,
riconosce i valori religiosi comuni e, con lealtà, prende atto
e rispetta le differenze. Il dialogo interreligioso e interculturale
costituisce una necessità per costruire insieme il mondo di
pace e di fraternità ardentemente auspicato da tutti gli uomini
di buona volontà. In questo ambito, i nostri contemporanei attendono
da noi un'eloquente testimonianza in grado di indicare a tutti il valore
della dimensione religiosa dell'esistenza.
«INSIEME CONTRO OGNI
VIOLENZA»
È pertanto necessario che, fedeli agli insegnamenti
delle loro rispettive tradizioni religiose, cristiani e musulmani imparino
a lavorare insieme, come già avviene in diverse comuni esperienze,
per evitare ogni forma di intolleranza ed opporsi ad ogni manifestazione
di violenza; è altresì doveroso che noi, Autorità religiose
e Responsabili politici, li guidiamo ed incoraggiamo ad agire così.
In effetti, ricorda ancora il Concilio, «sebbene, nel corso dei
secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorti tra cristiani e
musulmani, il sacrosanto sinodo esorta tutti a dimenticare il passato
e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonchè a
difendere e promuovere insieme, per tutti gli uomini, la giustizia
sociale, i valori morali, la pace e la libertà» (Dichiarazione
Nostra aetate, n.3).
«RECIPROCITA' IN TUTTI I CAMPI»
Gli
insegnamenti del passato non possono dunque non aiutarci a ricercare
vie di riconciliazione perché, nel rispetto dell'identità e
della libertà di ciascuno, diamo vita a una collaborazione ricca
di frutti al servizio dell'intera umanità. Come il Papa Giovanni
Paolo II affermava nel suo memorabile discorso ai giovani a Casablanca,
in Marocco, « il rispetto e il dialogo richiedono la reciprocità in
tutti i campi, soprattutto per quanto concerne le libertà fondamentali
e più particolarmente la libertà religiosa. Essi favoriscono
la pace e l'intesa tra i popoli» (Insegnamenti di Giovanni Paolo
II, VIII, 2, 1985, pag. 501). Cari amici, sono profondamente convinto
che, nella situazione in cui si trova il mondo oggi, è un imperativo
per i cristiani e i musulmani impegnarsi nell'affrontare insieme le
numerose sfide con le quali si confronta l'umanità, specialmente
per quanto riguarda la difesa e la promozione della dignità dell'essere
umano e i diritti che ne derivano. Mentre crescono le minacce contro
l'uomo e contro la pace, riaffermando la centralità della persona
e lavorando senza stancarsi perché la vita umana sia sempre
rispettata, cristiani e musulmani rendono manifesta la loro obbedienza
al Creatore, la cui volontà è che tutti gli esseri umani
vivano con quella dignità che Egli ha loro dato.
«IL
DIO DELLA PACE»
Cari amici, auspico di vero cuore che Dio misericordioso
guidi i nostri passi sui sentieri d'una reciproca e sempre più vera
comprensione. Nel momento in cui i musulmani iniziano l'itinerario
spirituale del mese di Ramadam, rivolgo a tutti i miei cordiali voti
augurali, auspicando che l'Onnipotente accordi loro un'esistenza serena
e tranquilla. Che il Dio della pace colmi con l'abbondanza delle sue
benedizioni voi e le comunità che rappresentate».
25 settembre
2006
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