Il Papa e l'Islam:
«La guerra santa è contro Dio e l'Islam fondamentalista contraddice il profeta Maometto. » RATISBONA (Germania) sett.2006-Il pontefice in Baviera- dal Discorso all'Università La Jihad Vorrei toccare in questa lezione solo un argomento – piuttosto marginale nella struttura del dialogo – che, nel contesto del tema "fede e ragione", mi ha affascinato e che mi servirà come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema. Nel settimo colloquio (διάλεξις – controversia) edito dal prof. Khoury, [parte edita dal professore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d'inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue. Fu poi probabilmente l'imperatore stesso ad annotare, durante l'assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo. N.d.R.] l'imperatore tocca il tema della jihād
(guerra santa). Sicuramente l'imperatore sapeva che nella sura 2, 256
si legge: "Nessuna costrizione nelle cose di fede". È una
delle sure del periodo iniziale in cui Maometto stesso era ancora senza
potere e minacciato. Ma, naturalmente, l'imperatore conosceva anche
le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa
la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza
di trattamento tra coloro che possiedono il "Libro" e gli "increduli",
egli, in modo sorprendentemente brusco, si rivolge al suo interlocutore
semplicemente con la domanda centrale sul rapporto tra religione e
violenza in genere, dicendo: "Mostrami pure ciò che
Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive
e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada
la fede che egli predicava". L'imperatore spiega poi
minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante
la violenza è cosa
irragionevole. La violenza è in contrasto con la natura
di Dio e la natura dell'anima. "Dio
non si compiace del sangue; non agire secondo ragione (σὺν λόγω) è contrario
alla natura di Dio. La fede è frutto dell'anima, non del corpo.
Chi quindi vuole condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacità di
parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza
e della minaccia… Per convincere un'anima ragionevole non è necessario
disporre né del proprio braccio, né di strumenti per
colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare
una persona di morte…". L'affermazione decisiva
in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza è:
non agire secondo ragione è contrario alla natura di Dio. L'editore,
Theodore Khoury, commenta: per l'imperatore, come bizantino cresciuto
nella filosofia greca, quest'affermazione è evidente. Per
la dottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente.
La sua volontà non è legata a nessuna delle nostre categorie,
fosse anche quella della ragionevolezza. BenedettoXVI
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