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PRIMA DI SQUARTARE UN EMBRIONE PERCHE' NON PIACE... "Avvenire" 23.05.2005 -di Roberto Paludetto
Ricordo con tenerezza quella testa sproporzionata, quelle braccia così corte, quelle mani così forti e precise, quelle acrobazie per andare da una parte all'altra degli 88 tasti, che più di una volta hanno tenuto col fiato sospeso (oddio, cade!) gli spettatori dei suoi concerti. Eppure aveva un tocco personalissimo, una perfezione melodica che molti pianisti "sani" gli invidiano tutt'ora, un senso ritmico non comune e un sorriso assolutamente disarmante. Insomma, poteva essere un fenomeno da baraccone, e invece non è mai stato "un handicappato che suona il pianoforte": è stato un uomo vero, uno che ha sgobbato per poter vivere della musica che aveva imparato in casa, uno che ha capito il suo limite e dopo averlo riconosciuto, lo ha superato impegnando oltre misura tutti i talenti che un destino impietoso aveva racchiuso in quel suo corpo deforme. Di sé diceva di essere un uomo realizzato, perché era riuscito a non permettere ad alcunché di impedirgli di fare ciò che voleva fare. Il mio ricordo emozionato lo vede, come se fosse ora, suonare ispirato di fronte alla folla del grande concerto di Bologna, alla presenza del Papa, alla chiusura del Congresso Eucaristico del 1997. Lo vede scendere dal seggiolino con fatica e accogliere l'applauso della gente aggrappato al pianoforte. Lo vede prendere le stampelle per andare a rendere omaggio al Papa, sollevato, sostenuto, quasi trascinato dall'ovazione di quei trecentomila che l'avevano appena ascoltato. Lo vede fermarsi ai piedi di una impietosa scala, troppo ripida e lunga, al di sopra della quale, "upstairs" stava il Papa plaudente. Lo vede rinunciare alla salita, e nello stesso tempo, abbandonate per un attimo le stampelle, indicare il suo cuore che batte e fare l'eloquente gesto di un abbraccio. Lo vede riabbracciato con il medesimo gesto dal Papa, che in cima alla scala lo benedice. Lo dico sinceramente: quei passi claudicanti, quel corpo sfigurato, quell'abbraccio a distanza sono l'immagine che più spesso ricorre alla mia mente quando prego con la frase di Sant'Ireneo: «La gloria di Dio è l'uomo vivente». Oggi, prima di scrivere questo testo, la scoperta su un sito Internet
di quella sua frase: «Talvolta penso
che qualcuno, lassù, mi abbia preservato dall'essere uno qualunque,
una persona ordinaria». Di fronte alla meraviglia di
ciò che riesce a tirare fuori da se stesso, pur in condizioni
che razionalmente sarebbe esatto definire beffarde, all'uomo non importa
di misconoscere i propri meriti accreditandoli al Cielo. Che tristezza, che meschinità, che squallore se penso che in questo momento, prima che un'avventura umana magari simile a questa possa fiorire e dare i suoi meravigliosi frutti, c'è uno scienziato qualunque che in un laboratorio qualunque sta strappando cellule ad un embrione e se la diagnosi preimpianto decreterà che il soggetto sarà nano, gobbo e deforme, non ci penserà su nemmeno un attimo, e butterà via tutto, l'uomo, l'anima, il talento, la fatica, la conquista, l'amore, l'emozione, la dignità, la vita e la gloria di Dio, nel lavandino del sottoscala. In inglese, downstairs. Fonte: © Avvenire - Maggio 2005
I MOTIVI DELLA ASTENSIONE DAL VOTO
Quesito numero 2 Quesito numero 3 Quesito numero 4 Fonte: AntonioSocci.it © Gruppo Legge 40 / 2004 MEDICINA E PERSONA «Nulla può fermare la scienza, la ricerca deve essere spiegata e rispettata.La Chiesa presto dovrà accettare pillola e preservativo. Fecondazione: i cattolici possono anche votare sì al prossimo referendum .» Corriere della Sera 2-2-2005
«Invece sono sorelle gemelle. Oggetto della fede è la verità. Oggetto della scienza è la verità. L' errore sta nel contrapporle». L' impressione è che sia la Chiesa a farlo. «Gli uomini della Chiesa si preoccupano del miglior bene per l' uomo in rapporto a Dio. Spesso questa preoccupazione diventa preconcetto, diffidenza. Mi auguro che molti sacerdoti diventino medici e biologi, e molti medici e biologi diventino anche filosofi, umanisti e teologi: in modo che si capisca che la verità va incontro ai liberi, ai liberi anche da se stessi. Non amo la Chiesa proibizionista. Amo la Chiesa illuminante». Quando al San Raffaele ci si imbatte in una questione etica e di coscienza, lei come si comporta con i suoi ricercatori? Li ferma? «Nulla può fermare la scienza. La libertà, come la ricerca, va spiegata e rispettata; allora scansa il libertinismo distruttivo, perché è accompagnata dalla responsabilità individuale. La regola del buon ricercatore è l' equilibrio, l' intuito, il discernimento prudente. Io i miei ricercatori non li condanno mai. Coltivo in loro questa regola. Li stimo, li amo, e li incoraggio a rischiare, dopo aver ben calcolato, in nome della vita. Il fare può essere immorale; ma il non fare, e subito, lo può essere più spesso». Gli italiani tra pochi mesi saranno chiamati a esprimersi su un tema delicato, gli embrioni. È lecito usare embrioni umani per trovare nuove cure a terribili malattie? «È un tema che non mi fa paura, anzi mi fa piacere che se ne discuta. Credo che qui non valga il paradosso di Aristotele, che distingue tra "essere in realtà" e "poter essere", tra esseri reali e possibili, ipoteticamente infiniti. L' embrione è reale sin da quando è vero, quando avviene la fusione dei due gameti che dà origine a un essere nuovo. E diventa persona quando Dio gli infonde l' anima». Appunto: quando? «Se ne discute da sempre. Quello che mi meraviglia è che se ne discuta come di una cosa estranea dal sé. Si parla sempre degli embrioni altrui. Io vorrei parlare del mio. Sono geloso della mia personale dignità, di quel che mi fa cosciente di me. Non può una legge stabilire cosa io sia, cosa io debba essere. Solo la biologia ha cominciato a spiegarlo. Il mio embrione è il mio essere: corpo, intelletto, spirito, in unum. Guai a chi avesse toccato il mio esistere, fossi anche cieco e talassemico; gli spaccherei la testa. Così farebbe Pannella, se a suo tempo avessero toccato il lui ancora pannellino. Che poi era sempre il lui, il grande Pannella, in nuce». Lei non ha ancora risposto: è lecito usare embrioni umani per trovare nuove cure? «Sì, è lecito. A patto di non uccidere l' embrione, né ferirlo. La ricerca al San Raffaele procede su un doppio binario: l' invocazione della gente; il comandamento di non uccidere. La scienza è lenta, ma arriva. I nostri ricercatori stanno mettendo a punto una tecnica contro la talassemia che interviene sui gameti femminili anziché sull' embrione. Si evita così la selezione discriminatoria degli embrioni, permettendo la fecondazione solo di ovociti sani». Ma per la Chiesa la fecondazione in vitro è moralmente inaccettabile. «La fecondazione omologa va vista come completamento dell' atto coniugale. Non sopporto gli irsuti inquisitori che pretendono di alzare il lenzuolo del letto nuziale; mi pare impudico. Credo che a suo tempo la Chiesa accetterà la fecondazione omologa in vitro, come accetterà, almeno per situazioni limite, la pillola contraccettiva e il preservativo. Per farlo capire a certi proibizionisti basterebbe che uscissero dalle affrescate stanze curiali e si intrattenessero per un po' nelle favelas e nei tuguri africani». Le sue parole le costeranno qualche polemica. Lei non è un teologo del dissenso, è il fondatore di ospedali e centri di ricerca, insomma è in condizione di dare un seguito a quanto dice; ed è pure considerato, mi perdoni la battuta, un prete di destra. «Non sono né di destra né di sinistra. Il San Raffaele non è un' istituzione ecclesiastica, destinata a sfasciarsi se non viene conferita alla curia di Milano o di Roma. È un' istituzione laica, e il mio successore sarà laico, scelto tra un gruppo di votati ai principi evangelici: i sigilli, nati con il San Raffaele, laici consacrati non con voti ma con promesse di coerente e perenne lealtà. La ricerca è per me un obbligo: una ricerca a tutto campo, non solo sul corpo ma sulla psiche e sullo spirito. Per questo ho voluto una facoltà di filosofia il cui preside è Massimo Cacciari, e presto una di teoantropologia: un termine di mio conio che esprime la tensione dell' uomo a indiarsi, a diventare come Dio». Anche a fare di tutto pur di avere un figlio? «La fecondazione assistita deve essere il modo di aiutare i coniugi legittimi a esercitare un diritto. Tutti hanno il diritto di avere figli. Qualcuno può rinunziarvi, come ho fatto io; ma la scelta è individuale. Negare il diritto di avere figli è una stupidaggine contro natura. Anche prima della legge 40, i nostri ginecologi inseminavano un numero limitato di ovociti, sufficienti per un unico e contemporaneo impianto; e solo il 5% di quelle gravidanze è bigemina. Il limite di tre mi pare eccessivo, perché limita la possibilità di avere figli. In casi particolari, l' inseminazione forse può essere portata a un numero leggermente superiore di ovociti, purché tutti impiantati. Anche qui occorre scienza, sapienza e cuore». E la fecondazione eterologa? «Non vorrei essere un figlio "spurio", ma se lo fossi non me ne vanterei. Non mi sentirei quell' autentico io, di Lucilla Bozzi ed Emilio Verzé, che preferisco essere». Come voterà al referendum? «Io farei il referendum quando la scienza mi darà più luce, a me e alla gente che per decidere ha diritto di saperne di più. Insisto: l' importante è non uccidere. Io, se voterò, voterò per essere quello che sono, figlio di mio padre e di mia madre, non un numero ma una persona, questa che loro mi hanno trasmesso». È d' accordo con Ferrara e quei vescovi che vedono dietro l' astensione la mancanza del coraggio di dare battaglia? «Stimo molto Ferrara, la sua intelligenza vola in proporzione diretta alla sua gravità e simpatia. Ma si può dimostrare coraggio, tenere una posizione culturale ed etica, anche astenendosi strumentalmente dal voto, dopo che si è ben riflettuto». Non cambierebbe quindi la legge? «Perché no? Ma non subito». Ma un cattolico potrebbe votare sì? «Se è un cattolico libero, avverte la responsabilità di quel che fa, ha vera consapevolezza di sé e del valore del suo sé, in teoria potrebbe». In che senso lei dice che nulla può fermare la scienza? «Al banco del laboratorio lo scienziato cammina con la sua testa. I ricercatori bisogna accompagnarli, non giudicarli. Detesto quelle persone che, intendendosi molto di dogmatica e di etica, credono di intendersi anche di biologia. Che arrivano al tavolo di una discussione delicata come quella sull' embrione con la faccia arcigna di chi ha già un giudizio sull' interlocutore. In questo modo non danno il clima della libertà ma dell' imposizione entro regole che hanno già stabilito; lasciano il sapore della presunzione e non della verità. E questo vale per i cattolici, ma anche per certi cosiddetti laicisti». Aldo Cazzullo
La legge La legge n. 40 sulla procreazione medicalmente assistita è stata approvata dal Parlamento il 10 febbraio 2004. Il ricorso alla fecondazione assistita è consentito alle coppie formate da maggiorenni di sesso diverso sposati o conviventi, in età potenzialmente fertile e viventi, se non vi sono altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilità. Una volta che l' ovulo è fecondato la coppia non può cambiare idea. È vietata ogni sperimentazione sull' embrione
REFERENDUM I contenuti
«L'EMBRIONE È VITA MA PENSIAMO ALL’USO
DI QUELLI CONGELATI» Corriere della Sera 3-2-2005- di Franca Porciani Angelo Vescovi, 42 anni, biologo, ricercatore dì punta sulle cellule staminali nervose. Condirettore dell'Istituto di ricerca sulle cellule staminali del San Raffaele di Milano e docente all'Università Milano-Bicocca, approva — anzi sottoscrive — le posizioni espresse da Don Luigi Verzè nell'intervista di ieri al Corriere. L'embrione non si tocca, la vita è è tale fin dal concepimento e la ricerca deve accettare questo limite invalicabile. Propone, però, una possibile strada per l'impiego degli embrioni congelati, dimenticati nei centri di fecondazione assistita (circa 30.000 in Italia, 300.000 nel mondo). Dottor Vescovi, il rapporto fra Chiesa Cattolica e scienza è sempre stato diffìcile. Senza scomodare il fantasma di Galileo, basta ricordare l'opposizione alla contraccezione e, ora, quella alla ricerca sull'embrione. Due punti di vista inconciliabili? «Che nel passato ci siano state frizioni pesanti è innegabile. Ma se guardiamo al percorso storico degli ultimi decenni, da parte della Chiesa certe rigidità sono andate scemando. Ricordo, ad esempio, la posizione di apertura del Papa nei confronti degli Ogm. E' ovvio che la frizione diventa muro contro muro quando è in gioco l'embrione. Si minaccia qualcosa dì essenziale, la vita stessa. E, badi, io sono un ricercatore e, soprattutto, un laico». E come ricercatore laico qual è il suo punto di vista rigruardo all'impiego degli embrioni per la ricerca, soprattutto per ricavarne cellule staminali? «Per me l'embrione è vita fin dal momento della fusione dei due gameti, maschile e femminile. E lo è proprio sotto il profilo biologico, indipendentemente da considerazioni religiose o filosofiche. Noi ricercatori dobbiamo essere onesti e rifuggire da ragionamenti semplicistici che riducono l'embrione nei primissimi stadi dì sviluppo ad "un grumo di cellule", sacrificabile all'altare della ricerca. E' un'opinione diffusa nel mondo anglosassone, ma i nostri presupposti culturali e etici sono diversi. Le teorie, in voga oggi, che cercano di portare acqua all'idea che prima di un certo momento — quando si profila l'abbozzo degli organi — l'embrione sia solo una vita potenziale , una non-ancora-vita, sono mistificatorie, soprattutto sotto il profilo identifico». Per lei non è lecito nemmeno sacrificare l'embrione per curare malattie gravi come l'Alzheimer, il Parkinson o la Sclerosi Multipla? «Come ha detto Don Verzè, lo sarebbe se fosse possibile estrarre da lui cellule staminali senza distruggerlo o ferirlo. Ma per ora questo non riusciamo a farlo. Diversi gruppi di ricerca nel mondo stanno tentando di produrre queste cellule senza "scomodare" l'embrione. Jan Wilmut, il padre della prima clonazione, quella della pecora Dolly, sta lavorando sulla partenogenesi (senza il seme maschile, si stimola artificialmente la cellula uovo a dividersi come se fosse stata fecondata, n.d.r) che sicuramente non da luogo ad un embrione capace di sopravvivere, ma può essere una fonte dì cellule staminali. Si tratta di ricerche, comunque, ancora lontane da risultati tangìbili. Possiamo continuare a lavorare sulle staminali adulte, quelle del midollo osseo, ad esempio, o della pelle, con le quali sono stati già raggiunti risultati importanti. O su quelle estratte da feti abortiti spontaneamente». E' contrario anche all'utilizzo degli embrioni che giacciono abbandonati nei centri di fecondazione assistita? «Devo premettere che sono contrario al congelamento degli embrioni e approvo, quindi, l'impostazione della legge 40. Ne abbiano creati a migliala in tutto il mondo: è ora di dire basta. La vita umana, lo ripeto, merita rispetto. Esiste la possibilità di congelare gli ovocitì: dobbiamo lavorare in questa direzìone. Resta il fatto che gli embrioni congelati ormai esistono. Si potrebbe ipotizzare un arco dì tempo "soglia" dal congelamento oltre il quale considerarli morti, donabili alla ricerca. Ma quest'ipotesi può essere presa in considerazione solo dopo aver raggiunto un accordo sul fatto che non si producano più embrioni in sovrannumero». Come voterà al referendum? «Sono per l'astensione». La legge le va bene così com'è? «No. Credo che sia migliorabìle in due punti: il primo, come ho appeno detto, è l'impiego degli embrioni "scartati". Il secondo riguarda la fecondazione etcrologa, che dovrebbe essere ammessa. Ad una condizione, però: che le banche del seme non siano anonime e il figlio possa, se vuole, conoscere l'identità del padre genetico. Mi rendo conto che si aprono problemi giuridici e psicologici complessi, ma la ritengo l'unica strada corretta». L'ipotesi dell'astensione non sembra condivisa dalla maggior parte dei ricercatori in Italia. Una voce fuori dal coro, la sua? «Molti dei miei colleghi voteranno a favore dei referendum
perché la passione per la ricerca è più forte
dì tutto. Per me non è così: la scienza deve
porsi dei limiti». FECONDAZIONE Corriere della Sera 3-2-2005- di Margherita De Bac ROMA — C'è chi ancora non ha deciso, chi si allinea col cardinale Ruini, chi rivendica la necessità di un voto esplicito. E chi non è così sicuro che, recandosi alle urne, porrebbe le crocette su tutte le caselle del «no». Ondeggia il mondo cattolico, e si diversifica, dopo il suggerimento del presidente della Cei [ Conferenza Episcopale Italiana n.d.r.] :«sul referendum bisogna astenersi», e dopo la dichiarazione possibilista del fondatore del San Raffaele, don Luigi Verzè, che in un'intervista al Corriere non ha escluso la liceità di fare ricerca sull'embrione «a patto di non ucciderlo». LA RICERCA - Vittorio Mathieu, ordinario di filosofia morale all'università di Torino, confessa l'imbarazzo con cui si sta preparando all'appuntamento di fine primavera: «Può darsi che non recandosi alle urne si finirebbe per favorire il sì». La sua posizione sulla procreazione medicalmente assistita è molto definita: «A mio parere andrebbe vietata, ma visto che una legge è stata fatta tanto vale lasciarla così com'è». Il professore è per il rispetto assoluto dell'embrione, «è uno dì noi», ma non esclude l'uso scientifico di «quelli che esistono già, conservarli all'infinito sotto zero sarebbe accanimento terapeutico». E come voterà al referendum? «Temo sia necessario dire no ai 4 quesiti anche se può darsi che ne esista uno per cui convenga dire sì». La necessità di tutelare i frutti del concepimento resta prioritaria e indispensabile per tutti i cattolici e «occorrerà impegnarsi di più per difenderli», dice Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica all'Università Cattolica di Milano: «Non andrò a votare e non è una scelta dì disimpegno-1 quesiti rischiano di peggiorare la legge e hanno titoli equivoci», spiega. L'ASTENSIONE - Le Acli devono ancora decidere la linea sul referendum. Il presidente nazionale, Luigi Bobba, fa un ragionamento: «Non ritengo che la scelta dell'astensione sia di serie B, è uno strumento per esprimersi. Credo sìa doveroso da cattolico portare avanti una battaglia culturale per i diritti del concepito e a mio parere non è una scelta di minore rilevanza il non recarsi alle urne. Non tutto si risolve col bipolarismo del sì e del no». Anche sulla risposta ai quesiti l'Acli si esprimerà con un
documento ufficiale. A titolo personale Bobba trova maggiori punti
di contatto con Angelo Vescovi che con don Verzè,
a proposito delle ricerche sull'embrione: «Sono
d'accordo col genetista. Non c'è ragione per non concentrare
gli sforzi sulle staminali dell'adulto, che hanno dato ottimi risultati.
Anche i referendari, quando si riferiscono alla diagnosi preimpianto,
ammettono implicitamente che l'ovulo fecondato contiene tutte le potenzialità
della vita. Ci vuole prudenza». APPROFONDIMENTI : |