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COMUNITA' EBRAICA DI MILANO
Rabbi Soued: più lezioni di storia delle religioni
di Sandro Magister- www.chiesa.espressonline.it
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COMUNITA' EBRAICA
Soued: più lezioni di storia delle religioni
«Sempre più multietnica e multireligiosa, Milano deve diventare un
laboratorio dell' integrazione, cominciando dalle scuole». Leone Soued, 55
anni, commerciante e imprenditore tessile, da un anno presidente della
Comunità ebraica milanese, spiega che il modo più semplice e diretto «per
far conoscere le genti fra loro è proprio la religione». Sta preparando la
celebrazione del Giorno della Memoria, in calendario a fine gennaio. E
aggiunge: «Al sindaco Letizia Moratti ho già lanciato una proposta».
Quale proposta?
«Far conoscere nelle scuole pubbliche le religioni, accanto a quella
islamica anche quella ebraica. È importante che i bambini, i futuri
cittadini, abbiano una preparazione ad ampio raggio, conoscano chi non è
come loro».
Storia delle religioni?
«Senza assolutamente intaccare l' ora di religione cattolica, perché è
giusto, di più è fondamentale, custodire le radici e l' identità di un
popolo. Ma l' idea è che si faccia dell' ora di educazione civica, che quasi
non c' è più, un' occasione di conoscenza della provenienza delle diverse
razze e delle diverse religioni. Ritengo che sia un passaggio necessario,
perché l' Italia, e Milano è al primo posto, si sta trasformando molto
velocemente in una società multietnica e multireligiosa».
Cosa può fare la comunità ebraica?
«Molto. Preparare docenti e anche testi per sostenere questo progetto, per
esempio. È uno dei sogni che avevo nel cassetto quando ho assunto il mandato
e che ho già tirato fuori».
Ne ha già parlato con il sindaco Moratti?
«Prima di Natale».
Cosa ne pensa?
«Si aprirà un tavolo. Condivide l' idea di fare di Milano un laboratorio. Ma
occorrerà tempo».
Perché?
«Sicuramente ci saranno resistenze da qualche parte. Ma insisto, è giusto
che un cittadino conosca chi vive accanto a lui, per non avere paura di chiè "diverso"».
La sua elezione, con la vittoria della Lista per Israele, ha impresso una
forte svolta nella comunità milanese.
«Verissimo. In senso diciamo pure tradizionalista. Abbiamo raccolto le
istanze di una nuova generazione di ebrei che è fortemente impegnata e vuole
essere visibile. Essere piccoli è molto difficile e la nostra è una piccola
comunità, 10 mila persone in tutto, che però è vicina alle sue istituzioni e
al tempo stesso aperta alla città».
D' Amico Paola (pdamico@corriere.it)
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