SOMMARIO RASSEGNA STAMPA
L'Africa, il Papa e i preservativi.
Il documento pontificio-testo originale.

famiglia cristiana n. 13/2009

LA CATTIVA COSCIENZA DELL'OCCIDENTE SI SCAGLIA CONTRO PAPA RATZINGER
NON SI SALVA COSÌ L'AFRICA DIMENTICATA E RAPINATA

Perché è stata importante la missione africana di Benedetto XVI, nonostante le tante e ingenerose critiche che gli sono piovute addosso da ogni parte?

Perché il Papa ha confermato di essere l'unico autorevole difensore del continente africano presso il resto del mondo. Ma attenzione: non dei Governi africani, per lo più corrotti, ma dei popoli africani. Molti leader, saldamente al potere da anni, come in Camerun e Angola, si arricchiscono a dismisura sulla pelle della gente, senza alcun rispetto per le regole della democrazia. Oligarchi senza pietà all'arrembaggio dei propri popoli. Di fronte ai gravissimi problemi del continente (guerre, sfruttamento, carestie, malattie...), nessun leader occidentale alza mai la voce. Lo fa solo la Chiesa.

A Luanda il Papa ha dato una lezione di democrazia all'inossidabile presidente Dos Santos, al potere da 1979 e con nessuna intenzione di mollare, prima marxista e ora campione del "turbocapitalismo" senza pietà, con l'aiuto di Pechino. Ma i soldi del petrolio e dei diamanti di questa nazione ricchissima di risorse finiscono nelle tasche del presidente e di 120 famiglie sue fedelissime, mentre 15 milioni di angolani sono ridotti alla fame. Nel palazzo del presidente un Papa coraggioso ha dettato le regole: trasparenza, rispetto, onestà, media liberi e magistrati indipendenti.

Preoccupazioni diplomatiche? Nessuna, perché l'unico riferimento è il Vangelo. L'Africa è un continente dimenticato e rapinato.
Il Papa è il solo a esortare gli africani a «non svendere la propria dignità», al contrario di quanto sollecita il ricco Occidente. E la Chiesa, oggi, pubblica un documento coraggiosissimo per il prossimo Sinodo speciale dei vescovi africani. Testo che andrebbe letto per intero, non soltanto in Africa. È una lezione geopolitica, un esame di coscienza, per noi e i governanti africani, mette in crisi l'egoismo dell'Occidente, che spesso scivola nel razzismo. Il viaggio del Papa aveva lo scopo di consegnare quel testo ai vescovi del continente. Forse, dovrebbero leggerlo per primi tutti coloro che, nel nome di una globalizzazione tragica, operano autentiche nefandezze, depredando l'Africa delle sue ricchezze. Sono gli stessi che paracadutano milioni di preservativi, a pioggia, illusi d'aver trovato la scorciatoia per debellare l'Aids. E per mettersi a posto la coscienza.

Intellettuali e politici di tutto il mondo hanno gridato allo scandalo, hanno dato del «leggermente folle» al Papa, perché ha osato mettere in dubbio che il profilattico sia la soluzione di tutti i mali. Davvero non c'è dietro la sollecitazione delle multinazionali del condom? Domanda legittima, anche perché i medici del Camerun e dell'Angola ritengono sia meglio abbassare il prezzo del cibo che quello dei profilattici. Lo stesso vale per le cure, che non ci sono. I successi del progetto "Dream" della Comunità di Sant'Egidio sono lì a dimostrare che con acqua pulita, cibo e una sanità che funziona, la carica del virus può calare. L'investimento solo sul preservativo condanna a morte 22 milioni e mezzo di africani che l'Aids ce l'hanno già. È una soluzione minimale, che nasconde gli interessi di industrie, Governi e grandi Ong.

Distribuire preservativi dicono medici e associazioni africane blocca nella gente una riflessione seria sulla sessualità, la violenza sessuale, la dignità della donna. Evidentemente, a chi ha dimezzato gli aiuti allo sviluppo e alla cooperazione, e nega dignità ai popoli dell'Africa, va bene così.

SINODO DEI VESCOVI
II ASSEMBLEA SPECIALE PER L’AFRICA LA CHIESA IN AFRICA AL SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE, DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE. «Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 13.14)
INSTRUMENTUM LABORIS
Città del Vaticano 2009

Prefazione
Accogliendo la richiesta dell’episcopato africano, il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto in Vaticano la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi che si terrà, con l’aiuto di Dio, dal 4 al 25 ottobre 2009. Dopo una appropriata consultazione, il Vescovo di Roma, Capo del collegio episcopale e Presidente del Sinodo dei Vescovi, ha scelto per tale Assise sinodale il tema La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. «Voi siete il sale della terra ... Voi siete la luce del mondo» (Mt 5, 13.14).

Il Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi ha curato, in un primo tempo, il testo dei Lineamenta sull’argomento sinodale, pubblicato il 27 giugno 2006. In seguito, lo stesso Consiglio ha redatto il presente Instrumentum laboris, documento di lavoro della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Si tratta della sintesi delle risposte sollecitate dai Lineamenta, pervenute dalle 36 Conferenze Episcopali e da 2 Chiese Orientali Cattoliche sui iuris presenti nel continente africano, come pure dai 25 Dicasteri della Curia Romana e dall’Unione dei Superiori Generali, a cui si sono aggiunte riflessioni di varie istituzioni ecclesiali e di fedeli, impegnati nell’evangelizzazione e nella promozione umana nel continente africano.

Il tema dell’Assise sinodale è alquanto significativo. Anzitutto esso fa riferimento alla Prima Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi che ha avuto luogo quindici anni fa, dal 10 aprile all’8 maggio 1994, i cui risultati sono stati raccolti dal Servo di Dio Giovanni Paolo II nell’Esortazione Apostolica Postsinodale Ecclesia in Africa, pubblicata il 14 settembre 1995. Tenendo conto di tale Documento, ancora oggi assai attuale, i Padri sinodali, guidati dal Sommo Pontefice, intendono approfondire i temi della riconciliazione, della giustizia e della pace, affinché la Chiesa nel suo insieme, le sue comunità e istituzioni, come pure i singoli cristiani, comunitariamente e personalmente, possano diventare sempre di più il sale della terra africana e la luce del mondo sociale, culturale e religioso in Africa. «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5, 20). Questo invito pressante ai cristiani di Corinto e di tutto il mondo è rivolto, in mondo particolare, ai fedeli e agli uomini di buona volontà in Africa, sconvolta da tante discordie e divisioni etniche, sociali e religiose, che non poche volte confluiscono in dimostrazioni di odio e di violenza.

Esse sono manifestazioni di peccati personali che hanno connotazioni sociali negative e che rendono urgente l’opera di riconciliazione con Dio e con il prossimo. Nella sua infinita bontà ed eterna misericordia, Dio Padre, per opera dello Spirito Santo, prende l’iniziativa nella riconciliazione. Egli ci ha riconciliato a sé mediante il suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, il quale ha affidato alla sua Chiesa il ministero della riconciliazione (cf. 2 Cor 5, 19). In effetti, il Signore risorto ha dato ai Discepoli lo Spirito Santo per il perdono dei peccati (cf. Gv 20, 22). Il centro della riconciliazione tra Dio e l’uomo è il cuore trafitto del Signore Gesù crocifisso, da cui continuano a scaturire acqua e sangue (cf. Gv 19, 34), sacramenti della nostra salvezza. Per mezzo della croce, Gesù Cristo ha riconciliato i due popoli, gli Ebrei e i Gentili, distruggendo tra loro ogni inimicizia e costituendoli in un solo corpo (cf. Ef 2, 14-16). Riconciliato con Dio, il credente anche africano troverà la forza dello Spirito Santo per riconciliarsi con i fratelli. L’opera della riconciliazione, inoltre, oltrepassa i rapporti tra le persone e i popoli e si estende a tutta la creazione (cf. Rm 8, 19).

Difatti, per mezzo di Gesù Cristo, Dio Padre ha riconciliato tutte le cose, quelle della terra e quelle nei cieli (cf. Col 1, 20). Per svolgere bene il ministero della riconciliazione, affidatole dal Signore Gesù, la Chiesa stessa deve diventare sempre di più una comunità riconciliata, luogo della riconciliazione da annunciare a tutti gli uomini di buona volontà. «Conviene che adempiamo ogni giustizia» (Mt 3, 15). Insistendo con San Giovanni Battista per ricevere il battesimo, Gesù Cristo volle compiere ciò che era giusto davanti a Dio Padre, adempiendo la sua volontà. Tale atteggiamento ebbe l’approvazione dal cielo. Lo Spirito Santo, in forma di colomba, discese su Gesù, mentre il Padre lo riconobbe suo Figlio amato, in cui porre il suo compiacimento (cf. Mt 3, 16-17). Seguendo l’esempio del Maestro, i discepoli devono soprattutto cercare il Regno e la giustizia di Dio (cf. Mt 6, 33). Da tale obbedienza alla volontà di Dio deriva la giustizia nei riguardi del prossimo, com’è indicato, tra l’altro, anche nel Decalogo (cf. Es 20, 2-17). I diritti di Dio precedono e fondano i diritti degli uomini e dei popoli. Lo stesso Gesù Cristo promette che Dio farà prontamente giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui (cf. Lc 18, 6-8). Tra gli eletti si possono raffigurare tanti malati, poveri, schiavi, vedove, forestieri, migranti, persone al margine della società in Africa, i quali sono, però, oggetto dell’amore preferenziale di Dio.

Il Signore Gesù si identifica con loro: «tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 40). In particolare, Gesù Cristo dichiara beati coloro che sono perseguitati per causa della giustizia (cf. Mt 5, 10). Egli stesso offre l’esempio per eccellenza, giusto e mite servo di Dio che ha giustificato molti (cf. Mt 12, 18-21; Is 40, 1-4; 53, 11). La giustizia dei cristiani, con la grazia dello Spirito Santo, deve superare quella dei farisei (cf. Mt 5, 20) e diventare misericordia (cf. Mt 9, 13; 12, 7). Anche i peccatori pentiti, che credono in Dio e compiono la sua volontà, come i pubblicani e le prostitute, fanno parte del Regno di giustizia e di pace (cf. Mt 21, 32). La giustizia retributiva deve essere integrata con quella riparativa, in Africa e ovunque nel mondo. «Pace a voi!» (Gv 20, 19). Il Signore Gesù dà lo Spirito senza misura ed offre ai discepoli la pace (cf. Gv 20, 21; 3, 34). Si tratta di una pace particolare, che il mondo non può dare (cf. Gv 14, 27) perché non conosce né il Signore Gesù né lo Spirito Santo (cf. Gv 14, 17). Infatti, la nostra pace è Gesù Cristo, colui che ha abbattuto ogni inimicizia unendo i popoli divisi (cf. Ef 2, 14). Già con la sua nascita, Gesù ha indirizzato sulla via della pace i passi del popolo avvolto nelle tenebre (cf. Lc 1, 79). Ne ha gioito tutta la creazione, il cielo e la terra e gli uomini di buona volontà. La moltitudine dell’esercito celeste ha cantato gloria a Dio nel più alto dei cieli, auspicando la pace in terra agli uomini che Dio ama (cf. Lc 2, 14). Purtroppo non tutti accettano Gesù e il dono della pace. Nella lotta con le tenebre del peccato e della morte, il Signore Gesù diventa segno di contraddizione (cf. Lc 2, 34).

Egli piange sulla sorte di Gerusalemme perché non ha conosciuto la via della pace (cf. Lc 19, 42). Nonostante la tribolazione, i fedeli hanno ricevuto la promessa della pace del Signore perché Egli ha vinto il mondo (cf. Gv 16, 33). È questa pace del Signore che ci scambiamo durante l’Eucaristia, prima di accedere alla comunione. «Pace a questa casa!» (Lc 10, 5). Nella sequela di Gesù Cristo, i fedeli sono chiamati ad essere operatori di pace. Per tale opera saranno beati, chiamati figli di Dio (cf. Mt 5, 9). La pace è il grande dono che i discepoli devono annunciare a tutti, secondo il mandato ricevuto dal Padre (cf. Gv 20, 21). Tale missione di pace è quanto mai attuale nell’Africa sconvolta da conflitti, guerre e violenze. La ricerca della pace necessita varie iniziative: un’ambasceria per «chiedere pace» (Lc 14, 32), il dialogo, l’accordo onorevole. La pace ha una dimensione personale, familiare e comunitaria. Alla donna peccatrice che si pente, il Signore offre il perdono e la pace (cf. Lc 7, 50). I discepoli portano la pace alle persone che visitano in una casa (cf. Mt 10, 13; Lc 10, 5-6). La pace, ad ogni modo, è destinata a tutti, a partire dai discepoli tra loro: «Siate in pace gli uni con gli altri» (Mc 9, 50). Gesù Cristo«è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini» (Ef 2, 17).

La Chiesa non si stanca mai di annunciare la beatitudine della riconciliazione, della giustizia e della pace attraverso le vie spesso incerte del mondo e le strade tortuose della storia. In tale modo resta fedele al suo Signore Gesù che «percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità» (Mt 9, 35). Pur affermando chiaramente che il suo Regno non è di questo mondo (cf. Gv 18, 36), nel corso della sua vita terrena Gesù Cristo ne moltiplicava i segni, venendo in aiuto alle persone in necessità spirituali e materiali. La piena realizzazione del Regno avverrà solamente in cielo, quando gli eletti, riconciliati con Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, vivranno la pienezza della giustizia e della pace nella comunione di tutti i santi, tra cui un posto particolare occupa la Beata Vergine Maria. Alla materna intercessione di Maria, Nostra Signora dell’Africa e Regina della Pace, affidiamo le fatiche apostoliche dei Vescovi partecipanti alla Seconda Assemblea Speciale per l’Africa sotto la guida saggia e affettuosa del Santo Padre Benedetto XVI, affinché vengano moltiplicati sempre più i segni del Regno per il bene della Chiesa Cattolica, delle altre Chiese e comunità cristiane come pure delle altre denominazioni religiose, di coloro che hanno a cuore la pace nella giustizia e nella riconciliazione, e di tutti gli uomini di buona volontà nel grande continente africano e nelle isole adiacenti.

Mons. Nikola Eterović
Arcivescovo titolare di Sisak
Segretario Generale

Il testo originale del documento di Bendetto XVI :
http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20090319_instrlabor-africa_it.html

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