| |
La chiesa anglicana fa mea culpa su Darwin. Reazioni in Italia. Il Vaticano : nessuna scusa. |
(15 settembre 2008) - Corriere della Sera La chiesa anglicana fa mea culpa su Darwin. DAL NOSTRO CORRISPONDENTE LONDRA - «Charles Darwin: a 200 anni dalla tua nascita la Chiesa d' Inghilterra ti deve una scusa per non averti capito». L' atto di contrizione rivolto direttamente al padre della teoria dell' evoluzione è firmato dal reverendo dottor Malcolm Brown, responsabile degli Affari Pubblici della Church of England e sarà pubblicato oggi sul sito ufficiale www.cofe.anglican.org. Un drammatico cambiamento di giudizio, se si guarda negli archivi dell' Università di Oxford dove nel 1860, nel corso di un dibattito-processo a seguito della pubblicazione della raccolta On the origin of the species, il vescovo Wilberforce chiese con severità e scherno a uno studioso darwinista «se discendesse dalle scimmie per parte di un nonno o di una nonna». La replica non fu meno tagliente: «Sarei onorato di aver avuto un primate tra i miei avi, ma mi vergognerei di avere relazioni con un uomo che usa il suo intelletto per oscurare la verità». Ora il vertice anglicano fa mea culpa, ammette che «la gente e le istituzioni commettono errori e i cristiani e le Chiese non fanno eccezione... si sentono sotto attacco quando emergono nuove idee che cambiano il modo di vedere il mondo». Il reverendo Brown cita come esempio le scuse di Papa Giovanni Paolo II per il processo a Galileo. Questa revisione non è arrivata senza un esame sottile. Sempre sul sito online si trova un articolo dal titolo On the origin of Darwin, che contiene un ammonimento contro le «cattive applicazioni della teoria dell' evoluzione e selezione naturale, usate per giustificare il razzismo e altri atteggiamenti discriminatori e in questo l' eccesso di reazione da parte della Chiesa nel 1860 forse rappresentò una sorta di premonizione». Le scuse a Charles Darwin, che sviluppò la sua teoria viaggiando dall' Australia all' America del Sud a bordo della nave Beagle tra il 1831 e il 1836 e pubblicò i diari e le sue osservazioni Sull' origine delle specie nel 1859, arrivano curiosamente proprio mentre un' altra istituzione britannica invoca l' insegnamento del creazionismo nei corsi di biologia e scienze naturali. Il direttore della Royal Society, l' istituto scientifico più illustre del Regno Unito, ha appena sostenuto che bisogna discutere sul Libro della Genesi, perché almeno uno studente su dieci viene da famiglie che credono nella Creazione e il silenzio su questo loro convincimento li disorienta. Il mea culpa anglicano, che suona accorato con la formulazione indirizzata in prima persona «Charles Darwin... la Chiesa ti deve le sue scuse», ha creato polemiche. È stato rintracciato un bis-bis nipote dello scienziato, il signor Andrew Darwin, che ha commentato: «È senza senso, secoli dopo. Serve solo a far sentir meglio chi si scusa». Ann Widdecombe, deputata conservatrice, dice che «è ridicolo, è come se la Chiesa chiedesse perdono a nome di Ponzio Pilato». Charles Darwin comunque riposa nell' Abbazia di Westminster e non può sentire. Santevecchi Guido (16 settembre 2008) - Corriere della SeraLe scuse della Chiesa anglicana a Charles Darwin sono «un atto di onestà intellettuale, anche se bisogna evitare di santificare il naturalista inglese e quindi tenere aperto il dibattito sul fenomeno della vita, di cui la sua teoria evoluzionista dà una spiegazione solo parziale». Il teologo Vito Mancuso, autore del bestseller L' anima e il suo destino (Raffaello Cortina), commenta con favore le novità provenienti dalla Gran Bretagna, riferite ieri dal Corriere, e chiede che anche la Chiesa di Roma compia un passo concreto nella stessa direzione. «Scriverò una lettera aperta - annuncia Mancuso - a monsignor Gianfranco Ravasi, che da presidente del Pontificio consiglio della cultura sta preparando un convegno sull' evoluzione, per chiedergli un gesto nei riguardi di Pierre Teilhard de Chardin, scienziato e gesuita francese che cercò di conciliare la teoria dell' evoluzione con il cristianesimo e nel 1962 venne colpito da un monitum, un richiamo del Sant' Uffizio che rilevava nelle sue opere gravi errori. Ritirare il monitum spetta ovviamente alla Congregazione per la dottrina della fede, l' ex Sant' Uffizio, ma Ravasi potrebbe dare un segnale importante affidando una delle relazioni previste nel convegno al teologo Carlo Molari, un sacerdote romagnolo, ormai anziano, che è stato escluso dall' insegnamento proprio in quanto seguace del pensiero di Teilhard de Chardin». Pur senza pronunciarsi sul monitum del Sant' Uffizio, anche monsignor Fiorenzo Facchini, paleontologo autore di vari saggi editi da Jaca Book, promuove Teilhard de Chardin: «Al di là di alcune espressioni ambigue, che si potrebbero interpretare in senso panteista (cioè come se identificassero Dio e il mondo), nel complesso la sua opera non è in contrasto con il magistero, tant' è vero che nel 1981 ci fu un riconoscimento nei suoi riguardi da parte del cardinale Agostino Casaroli». Facchini aggiunge che anche tra Darwin e la Chiesa cattolica non ci sono conti in sospeso: «Sul piano scientifico evoluzione e dottrina cristiana sono compatibili. Però, come ha osservato di recente Benedetto XVI, Darwin vede solo una parte della verità, quella riguardante i meccanismi biologici. Ci sono invece fondamentali domande di significato, circa la natura dell' uomo, cui si può rispondere solo ponendosi su un piano differente, di carattere filosofico e religioso». Tuttavia altri esponenti del mondo cattolico negano al darwinismo la dignità di teoria scientifica. Per esempio lo storico Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto: «L' evoluzione è solo un' ipotesi filosofica, che non ha ancora trovato un serio supporto da parte della ricerca empirica e ha avuto traduzioni catastrofiche sul piano politico con i regimi totalitari. Infatti il comunismo nasce dalla sintesi tra Hegel e Darwin compiuta da Karl Marx, mentre il razzismo hitleriano trae le sue origini da una mescolanza tra lo stesso Darwin e Friedrich Nietzsche». Non a caso, de Mattei rifiuta l' idea di riabilitare Teilhard de Chardin: «Il suo pensiero è una tipica espressione del modernismo novecentesco, che fu condannato da san Pio X nell' enciclica Pascendi del 1907 ed è in contraddizione anche con la Fides et ratio di Giovanni Paolo II, nella quale viene respinta ogni forma di evoluzionismo teologico. A mio avviso Teilhard de Chardin merita di restare ai margini della Chiesa, perché la sua filosofia si risolve in un panteismo cosmico, incompatibile con la visione di un Dio trascendente». La pensa in modo diverso un' altra storica di area cattolica, Lucetta Scaraffia: «Considero molto interessante, anche se forse un po' troppo ottimista, il tentativo compiuto da Teilhard de Chardin per conciliare la teoria scientifica evoluzionista con una visione dell' universo religiosamente ispirata. Come tutti gli studiosi fortemente innovativi, suscitò diffidenze ed ebbe dei problemi con il Sant' Uffizio, ma oggi mi pare ampiamente recuperato. Quanto a Darwin, bisogna distinguere le sue teorie scientifiche dall' uso antireligioso che ne è stato fatto dalla propaganda atea per attaccare il cristianesimo, riproposto ancora oggi dagli scientisti come Piergiorgio Odifreddi. Ma in realtà l' evoluzionismo suscita ostilità soprattutto nei protestanti, molto legati alla lettera del testo biblico, mentre risulta più facilmente accettabile da parte dei cattolici, che hanno sempre ammesso un' interpretazione allegorica delle Scritture». Invece il tradizionalista Maurizio Blondet, pur ostile ai fondamentalisti protestanti sul piano religioso e politico, è d' accordo con loro nella lotta al darwinismo, contro il quale ha scritto il libro L' uccellosauro e altri animali (Effedieffe). «La teoria dell' evoluzione - dichiara - viene tenuta in piedi dalla corporazione dei biologi, ma è smentita di continuo dalle scoperte della paleontologia e della genetica. Il grande merito degli evangelici americani è stato quello di dare coraggio ai numerosi scienziati che non esprimevano i loro dubbi sulla visione dominante per timore di rovinarsi la carriera. Che poi oggi gli anglicani chiedano scusa a Darwin, si deve a quella smania deleteria del politicamente corretto che sta provocando un enorme smarrimento anche all' interno della Chiesa cattolica». Carioti Antonio Ravasi: dai cattolici nessuna scusa a Darwin Nessuna scusa a Charles Darwin, ma nessuna ostilità pregiudiziale verso le sue teorie, purché non si pretenda di esaurire nel loro ambito la questione della natura umana. Si può sintetizzare così la posizione della Chiesa cattolica sull' evoluzionismo o, meglio, in questi termini l' ha esposta ieri monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della cultura, presentando a Roma il convegno sulle teorie darwiniane in programma nella stessa città dal 3 al 7 marzo del prossimo anno, organizzato dall' Università Gregoriana e dall' ateneo americano di Notre Dame. Ravasi ha preso le distanze con pacatezza dalla scelta delle autorità ecclesiastiche anglicane di chiedere scusa a Darwin («il loro stile è diverso dal nostro») e ha sottolineato che le opere del grande naturalista britannico non sono mai state messe all' Indice, perché «le teorie evoluzionistiche delle origini non sono incompatibili a priori con il messaggio della Bibbia e della teologia né con il magistero della Chiesa». Ci sono dunque le condizioni, secondo Ravasi, per un dialogo costruttivo, poiché il mondo scientifico, «a parte alcune frange ideologizzate» in senso antireligioso, «sembra essere pronto ad accettare che non basta l' approccio empirico per dare conto della realtà». Ad ampliare il confronto mira il progetto Stoq (Science, Theology and the Ontological Quest, «La scienza, la teologia e la ricerca ontologica»), promosso dal Pontificio consiglio presieduto da Ravasi. Insomma, nell' imminenza del bicentenario della nascita di Darwin (1809) e dei centocinquant' anni dalla pubblicazione della sua opera fondamentale L' origine delle specie (1859), una voce assai autorevole della cultura cattolica invita a chiudere «l' era degli anatemi e del sopracciglio alzato» e chiarisce che il Vaticano non intende seguire i fondamentalisti protestanti americani nell' aspra contestazione dell' evoluzionismo lanciata in nome del cosiddetto «disegno intelligente» (una teoria che individua nella storia naturale le tracce di un progetto consapevole perseguito da una mente divina). Al tempo stesso però Ravasi ha precisato che la Chiesa di Roma, al contrario di quella anglicana, non sente la necessità di compiere passi concreti per riconoscere la validità dell' opera darwiniana. Non a caso l' alto prelato ha lasciato cadere nel vuoto l' appello rivoltogli ieri, sulle colonne del Corriere, dal teologo Vito Mancuso, che aveva domandato un gesto di riabilitazione nei riguardi dello scienziato gesuita Pierre Teilhard de Chardin, colpito nel 1962 da un pesante monitum (avvertimento) del Sant' Uffizio, in cui gli si rimproveravano «ambiguità» ed «errori gravi» per aver cercato di conciliare la biologia evoluzionista e la fede cristiana. D' altronde all' interno della Chiesa cattolica la questione darwiniana appare tutt' altro che risolta. E forse per questo, dopo il seminario sull' argomento tenuto due anni fa a Castelgandolfo da Benedetto XVI con alcuni specialisti del rapporto tra scienza e fede, ora è la volta del più ampio e formale convegno di Roma. Come ha ricordato ieri Ravasi, Pio XII nell' enciclica Humani Generis del 1950 definì l' evoluzione solo un' ipotesi, ma senza condannarla e più tardi Giovanni Paolo II, in un messaggio del 1996, fece un passo avanti, affermando che tale teoria non andava più considerata «come una mera ipotesi». In seguito però importanti esponenti della gerarchia ecclesiastica hanno assunto posizioni diverse: in particolare il cardinale austriaco Cristoph Schönborn, a partire da un famoso articolo apparso sul New York Times il 7 luglio 2005, si è espresso più volte in termini tali da non apparire molto distante dai sostenitori del «disegno intelligente». E non di rado la stampa di area cattolica pubblica interventi che mettono sotto accusa Darwin, sia per le sue idee scientifiche sia per le conseguenze che si ritiene ne siano derivate sotto il profilo filosofico, politico e sociale. Al tempo stesso sull' Osservatore Romano monsignor Fiorenzo Facchini, paleontologo e sacerdote, ha criticato il «disegno intelligente», negandogli il rango di teoria scientifica. Senza minimamente mettere in discussione l' autorevolezza di Ravasi, è difficile pensare che abbia detto l' ultima parola. Carioti Antonio |
|
|