SOMMARIO RASSEGNA STAMPA
Legge 40, interviene la Consulta .Bocciato il limite dei tre embrioni . Eugenetica?

di De Bac Margherita Pagina (2 aprile 2009) - Corriere della Sera

La Legge 40

La legge 40 consente il ricorso alla procreazione medica assistita solo «qualora non vi siano altri metodi terapeutici efficaci per rimuovere le cause di sterilità o infertilita». Sono vietate la fecondazione eterologa, cioè con un donatore esterno alla coppia, e la clonazione umana. Vietata inoltre qualsiasi sperimentazione sull' embrione, nonché «qualsiasi forma di selezione a scopo eugenetico degli embrioni e dei gameti»

Che cosa prevedeva la norma dichiarata anticostituzionale ?

Prima del responso della Corte costituzionale, nel capitolo «Misure a tutela dell' embrione» era previsto che la creazione di embrioni fosse finalizzata «ad un unico e contemporaneo impianto, e comunque non superiore a tre». In sostanza, si possono produrre un massimo di tre embrioni, con l' obbligo di impiantarli insieme: questa soluzione potrebbe aver contribuito all' incremento di parti trigemellari in Italia .

Quali sono i punti bocciati dai giudici della Consulta ?

I giudici costituzionali hanno dichiarato l' illegittimità dell' articolo 14, comma 2, nel punto in cui prevede che ci sia un «unico e contemporaneo impianto di embrioni, comunque non superiore a tre». Viola la Costituzione anche il comma 3 dello stesso articolo, nella parte in cui non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna

Quali saranno le conseguenze della decisione?

In teoria ora i medici non sono più sottoposti all' obbligo di far produrre massimo tre embrioni e di impiantarli contemporaneamente. Questo potrebbe significare che a ciascun specialista spetta la scelta discrezionale di decidere volta per volta, secondo età e condizioni di salute della donna che si sottopone alla fecondazione assistita, quanti embrioni impiantare: se il caso lo richiede, anche solo uno

Roccella: ora nuove linee guida.
Bondi: un attacco alla democrazia

ROMA - «Sembra la vittoria di Davide su Golia». E' felicemente incredulo Gianni Baldini, il legale che da anni difende una coppia colpita da una malattia genetica rara, l' esostosi. Ieri la Consulta ha inferto un duro colpo alla legge 40 sulla fecondazione artificiale, al termine di una battaglia giuridica che va avanti dal 2004. Vengono infatti scardinati, in quanto considerati «illegittimi» dal punto di vista della Costituzione, alcuni dei divieti chiave che hanno sospinto centinaia di italiani verso centri stranieri.

Cancellato il limite di produrre più di tre embrioni e l' obbligo di impiantarli contemporaneamente (comma 2, articolo 14). Confine che non piaceva ai medici, costretti a non poter scegliere sui singoli casi e nell' interesse della donna. E che incideva sulle percentuali di successo e il numero delle gravidanze ottenute, specialmente sopra i 40 anni.
Durissimo il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi: «Così si intacca la sovranità del Parlamento e pone un grave problema per la nostra democrazia». E' delusa e non demorde Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, che la scorsa settimana aveva anticipato i dati secondo lei convincenti sugli effetti della legge 40: «Le conseguenze della sentenza sulle pratiche dei centri non sono chiare. Non mi sembra sia cambiato molto. Per eliminare ogni dubbio e contraddizione a questo punto sarà necessario intervenire al più presto con nuove linee guida». La Roccella si riferisce al documento che approfondisce alcuni aspetti della legge 40 (ad esempio il contestato divieto sulla diagnosi preimpianto). Approvato quando al ministero della Salute c' era Girolamo Sirchia, era stato modificato da Livia Turco. Che replica: «Mi auguro sia solo un annuncio a caldo, dettato dall' amarezza per la sconfitta».

Secondo la Corte è contro la Costituzione anche il comma dello stesso articolo 14 nella parte in cui «non prevede che il trasferimento degli embrioni, da realizzare appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna».

Inammissibili invece, per difetti di rilevanza, le questioni di legittimità dell' articolo 6 (irrevocabilità del consenso della donna), e dei punti 1 e 4 dell' articolo 14 sul divieto di crioconservazione (congelamento) degli embrioni e la riduzione embrionaria in caso di gravidanze multiple.

La bocciatura del punto 2 determina il superamento di altri divieti. A cominciare appunto dal congelamento. Perché quando il ginecologo deciderà ad esempio di impiantare nell' utero della paziente due embrioni su quattro disponibili è chiaro che dovrà mettere da parte quelli non immediatamente utilizzati. Ed è superfluo anche il problema del consenso della donna. Se il medico ha la possibilità di scegliere la soluzione migliore non c' è più motivo che lei la debba rifiutare. Il ricorso alla Corte era stato presentato con tre distinte ordinanze da Tar del Lazio e Tribunale di Firenze ai quali si erano rivolti rispettivamente la World association reproductive medicine (Warm) e una coppia di Milano con esostosi.

«Le sentenze della Consulta non si discutono, si eseguono. Occorrerà riaprire una discussione sulla legge», avverte Giuseppe Pisanu, senatore Pdl. Così anche il segretario Pd, Dario Franceschini: «La sentenza va rispettata e recepita». Nella maggioranza Mario Lupi parla di decisione «pilatesca, siamo perplessi», mentre Margherita Boniver festeggia la caduta di un punto della legge «odiosa, reazionaria e conservatrice». Per Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni «i sostenitori del Far West della provetta non cantino vittoria. E' stata accolta solo una parte dei ricorsi». Dorina Bianchi, Pd, salva la legge 40: «Va mantenuta perché contiene un principio fondamentale, la tutela giuridica dell' embrione».

Mons. Sgreccia: «Così si apre all' eugenetica . E le donne sono più a rischio» di Gian Guido Vecchi

Che ne pensa, eccellenza?

«Mah. Così non va, né per il bene degli embrioni né per il bene della donna. È contraddittorio. Ora si toglie il limite di tre embrioni, giusto? In questo caso si rischia di arrivare alla selezione eugenetica, che però la stessa legge, in un articolo rimasto integro, continua a proibire! E poi: la Corte osserva che manca il riferimento alla tutela della salute della donna proprio mentre, con questa sentenza, viene messa in pericolo! Che senso ha?».

Il vescovo Elio Sgreccia, già presidente della pontifica Accademia per la vita e tra i massimi esperti di bioetica, non nasconde le proprie perplessità.

«Guardi, non conosco le motivazioni e sarà anche la ristrettezza del comunicato. Però... ».

Però?

«Francamente, riesco a capire il significato letterale della bocciatura decisa dalla Consulta ma non il senso. Che motivo ha, quale intenzione?».

Tra i sostenitori della legge 40 c' è chi dice: poteva andare peggio.

«Non è una mai una grande consolazione. Comunque, sia chiaro: questa non è una legge cattolica né siamo stati noi a volerla. Il pensiero della Chiesa è contrario alla fecondazione assistita, sconsigliamo alle donne di farla».

E allora?

«E allora questa soluzione evita almeno disastri peggiori e salva le cose più importanti. Perché si metteva un limite di tre embrioni al massimo?».

Già, perché?

«Per limitare il danno agli embrioni, è evidente. Ridurre il sacrificio, il rischio di soppressione indiretta. La legge, tra l' altro, non impediva di impiantarne uno per volta, come stanno facendo in molti: la soluzione più efficace, perché più sono e più s' impicciano tra di loro. Ma non basta: si trattava di proteggere le donne, la loro salute».

Chi ha presentato ricorso vedeva nel limite un vincolo contro le donne che desiderano figli.

«Togliendo quel limite, impiantando 4, 5, 6 embrioni e così via, ci saranno rischi di gravidanze plurime, difficili. E in più aumenteranno le gravidanze "ectopiche", cioè fuori posto, fuori dell' utero, con la necessità di intervenire chirurgicamente. Non riesco davvero a capire la logica: è in contraddizione con quanto prescrive la Corte, quando poi dice che il trasferimento di embrioni va fatto "senza pregiudizio della salute della donna". Appunto! Così, invece, i danni aumentano».

E il rischio eugenetica?

«Senza limite è chiaro che saranno sacrificati molti più embrioni. Il medico può essere tentato di selezionarli. E rispetto all' impianto della legge non ha senso: si espongono gli embrioni allo spreco o alla necessità di congelarli, ma il testo vieta tali pratiche e riconosce i diritti del concepito».

Diceva di non capire lo scopo di tutto questo...

«Aspetto le motivazioni. Qual era l' intenzione della sentenza? Non certo di favorire l' impianto, dato che meno embrioni si mettono e più è facile. Visto così sembra una specie di gioco a peggiorare le cose senza dirlo. Di arrivare a un obiettivo senza dichiararlo, visto che la legge proibisce l' eugenetica»,

Che conseguenze potranno avere queste modifiche?

«Staremo a vedere. Certo, se si vuole buttare all' aria la legge per rifarla allora è tutto chiaro. Ma non può essere questo lo scopo della Consulta. Questione di serietà. Se voleva bocciare tutto allora doveva dirlo, ma un ritocco marginale che lascia in piedi il più della legge...Non so, è tutto un po' strano».


Monsignor Elio Sgreccia (nella foto), 81 anni, è stato presidente della Pontificia Accademia per la Vita dal 2005 al 2008 .Monsignor Sgreccia è tra i massimi esperti di bioetica. Su questo argomento ha scritto moltissime pubblicazioni, circa tremila, che sono state tradotte in numerose lingue. Tra i suoi volumi, il Manuale di bioetica - Fondamenti ed etica biomedica

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