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Bernard d'Espagnat premio "Nobel dello spirito". |
Il Nobel dello spirito.
Tra i premiati nel passato Madre Teresa, il grande fisico Freeman Dyson, Solzhenitsyn, il sacerdote e cosmologo Michael Heller. Il premio Templeton, è il "Nobel della spiritualità". Oggi ammonta a 1,8 milioni di dollari. È il premio più ricco al mondo per volontà del suo fondatore, il filantropo sir John Templeton, che volle un'alternativa alla visione più materialista del premio Nobel. famiglia cristiana n. 13/2009 Fautore di una visione non materialista della natura ed aperta ad una dimensione spirituale, d’Espagnat ha cercato di interpretare la meccanica quantistica all’interno di una prospettiva olistica e non riduzionistica della realtà. Tuttavia, la sua posizione epistemologica non può qualificarsi come realista, ma piuttosto vicina ad una gnoseologia kantiana. Di formazione cattolica, il fisico francese si riconosce come credente, anche se non si considera formalmente legato ad una Chiesa istituzionale. Nel suo libro su Fisica e Filosofia, egli manifesta la convinzione che il mistero “costituisca una dimensione essenziale dell’essere” e sottoscrive una visione che potrebbe qualificarsi genericamente spiritualista: “Credo che noi e tutta la realtà proveniamo da un Essere superiore verso il quale nutriamo sentimenti di meraviglia ed al quale è dovuto rispetto. Ad Esso non possiamo accostarci cercando di concettualizzare troppo: è piuttosto una questione di sentimento…” 2009 Documentazione Interdisciplinare di Scienza e Fede VITA OPERE PENSIERO Rai-Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche D’Espagnat, infaticabile scienziato del mistero Un premio da 820.000 sterline (oltre un milione e mezzo di dollari) non può che essere assegnato a chi si è posto grandi obiettivi e ha conseguito risultati proporzionali a tali obiettivi. Non stupisce perciò che il premio Templeton 2009 sia stato attribuito a una personalità come il fisico francese Bernard d’Espagnat, che ha centrato la sua ricerca attorno alla domanda “cos’è la realtà” e ha indagato, con gli strumenti del pensieri scientifico e filosofico, le condizioni che rendono possibile all’uomo l’accesso al reale. Un compito che lui stesso ha riconosciuto come arduo ma al tempo stesso irrinunciabile, non riuscendo a rassegnarsi alle troppe limitazioni che soprattutto la fisica moderna ha posto a una conoscenza assoluta del mondo e quindi non potendo rinunciare a confrontarsi con le questioni essenziali per non trovarsi di fronte a “un vuoto di comprensione insopportabile”. Essendo d’altra parte ben consapevole della necessità di superare un rigido scientismo e animato dalla volontà di andare oltre ogni visione riduzionista della scienza. Il suo percorso scientifico lo ha ben attrezzato per cimentarsi in questa sfida. Ha avuto modo di approfondire i risultati e i problemi posti dalla fisica quantistica grazie al confronto diretto con alcuni dei massimi fisici e premi Nobel del ’900: ha studiato a Parigi sotto la guida di Louis de Broglie; è stato assistente di Enrico Fermi a Chicago e, nella prima metà degli anni cinquanta, è stato in missione di ricerca presso l'Istituto diretto da Niels Bohr a Copenhagen; per poi passare al neonato Cern di Ginevra, dove ha operato per cinque anni come fisico teorico. Ma la sua formazione e si suoi interessi hanno spaziato ben al di là delle scienze fisiche: il suo itinerario iniziale è stato letterario e filosofico e, dopo aver diretto per diciotto anni il Laboratorio di Fisica teorica e delle particelle elementari nell'Università Paris Sud, è stato responsabile del seminario di filosofia della fisica contemporanea all'Istituto di Storia e filosofia delle scienze dell’Università di Paris I. È questa vastità e profondità di orizzonti che gli ha permesso di arrivare a una personalissima sintesi di pensiero, condensata nella tesi da lui definita come “teoria del reale velato”. Si tratta di una forma particolare di realismo, che forse non può neppure essere considerata tale del tutto, mossa dalla ferma intenzione di “non voler trascurare nulla”; ma dall’altrettanto decisa convinzione dell’insufficienza sia del realismo ingenuo di molti scienziati che «accordano cieca fiducia, nel campo della conoscenza della realtà ultima, al puro metodo scientifico, attribuendo valore assoluto ai suoi risultati». D’Espagnat è insoddisfatto anche di un atteggiamento “alla Wittgenstein” per cui «su ciò di cui non si può parlare si ha l’obbligo di tacere»; insoddisfazione dovuta anche al timore che da questa massima si scivoli facilmente nell’altre ben più deleteria: «Ciò di cui non si può parlare non esiste». La realtà invece esiste, anche se è sottile e remota, appunto “velata”, non afferrabile semplicemente tramite gli oggetti dell’esperienza immediata; e il cammino della fisica del ’900 può offrire interessanti contributi per un nuovo approccio conoscitivo. Riconoscendo che «un’aura di mistero avvolge, e continuerà ad avvolgere, il concetto di essere» e che il mistero «costituisca una dimensione essenziale dell’essere», D’Espagnat ritiene che il miglior modo di porsi nei confronti dell’essere è di «mettere a fuoco simultaneamente due piani»: quello della sostanza che si può soltanto contemplare e quello della realtà empirica che «è prova di raffinata saggezza» considerare nella sua reale importanza, «senza per questo identificarla con l’orizzonte supremo». Alla luce di un lungo e puntuale lavoro di approfondimento e di riflessione ha anche deciso, tre anni fa, di sottoscrivere una lettera al quotidiano Le Monde, insieme ad altri quindici scienziati tra i quali Freeman Dyson e Charles H. Townes, nella quale, dopo aver premesso che «le correnti di pensiero filosofiche e metafisiche non dovrebbero, a priori, interferire nella pratica ordinaria della scienza» si dichiarava che non solo «è legittimo ma bensì necessario riflettere, a posteriori, sulle implicazioni filosofiche, etiche e metafisiche delle scoperte e delle teorie scientifiche». [...] Redazione de Il sussidiario.net [...] D’Espagnat è famoso per il suo concetto di “realtà velata”, una realtà al di là del mondo che possiamo vedere e toccare. Il suo lavoro sulla meccanica quantistica comprende esperimenti che dimostrano che l’essenza della realtà va al di là di quello che può essere spiegato dalle tre dimensioni. Le particelle subatomiche si comportano infatti in un modo molto strano che può essere spiegato solo con l’esistenza di ulteriori dimensioni. Quando il fisico francese Alain Aspect ed i suoi collaboratori in Francia ed in Svizzera hanno condotto esperimenti su fotoni nei primi anni ottanta, hanno scoperto che un cambiamento nella polarizzazione di un fotone poteva essere rilevato quasi istantaneamente — persino oltre la velocità della luce — in un altro fotone a chilometri di distanza. Scoperte come questa non sono nuove. Già agli inizi del XX secolo, Niels Bohr affermò che le particelle subatomiche sono interconnesse, al tempo in cui Einstein sosteneva che nulla poteva viaggiare più velocemente della luce. Questa comunicazione istantanea tra particelle solleva molte domande: com’è possibile che i fotoni possano comunicare così velocemente attraverso grandi distanze? Che cosa li connette? Le leggi della fisica sono assolute? Qual è la natura ultima della realtà? Tramite i suoi esperimenti tra gli anni sessanta ed ottanta sul teorema delle Disuguaglianze di Bell, d’Espagnat studiò le strane proprietà delle particelle subatomiche, scoprendo che il mondo fisico sembra essere una mera apparenza, un velo sopra una realtà molto più grande. La scienza, secondo d’Espagnat, può aiutarci a spiegare la natura dell’universo solo fino ad un certo punto. «La meccanica quantistica ha introdotto un nuovo punto di vista, che consiste essenzialmente nel fatto che lo scopo della scienza non è quello di descrivere la realtà ultima com’è realmente», dice d’Espagnat. «Piuttosto, lo scopo della scienza è quello di spiegare la realtà così come ci appare, tenendo in considerazione i limiti della nostra mente e dei nostri sensi». Gli esseri umani sono intuitivamente consapevoli di questa realtà spirituale, sostiene d’Espagnat, il quale crede che arte, musica e spiritualità sono tutti modi che aiutano a connetterci a questa “realtà velata”. Nidhal Guessoum, direttore del dipartimento di fisica presso l’American University di Sharjah negli Emirati Arabi, ha scritto che d’Espagnat «ha messo insieme un’opera coerente che mostra il perché sia credibile che la mente umana è in grado di percepire realtà nascoste». I naturalisti metafisici della comunità scientifica potranno anche rifiutare l’idea della dimensione spirituale ma, nel campo della fisica quantistica, tale dimensione può quasi essere vista nella luce sprigionata dalla collisione atomica. [...] scinico.org |
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