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Amin Maalouf : perché l' Occidente sta perdendo |
Di Nava Massimo (15 settembre 2009) - Corriere della Sera - www.corriere.it Le riflessioni di Amin Maalouf su crisi di coscienza e assenza di rotta: l' umanità deve darsi nuove regole Usa ed Europa volevano esportare la democrazia, ma hanno esportato solo conflitti, aumentando la diffidenza dei musulmani Nove/undici. Undici/nove. Sono racchiuse in queste cifre le date che hanno più segnato la nostra epoca. Basta invertire il loro ordine, per ricordare la caduta del Muro di Berlino e gli attentati di New York. Il primo evento ha cambiato il mondo, tanto da far pronunciare al politologo americano Francis Fukuyama la frettolosa profezia sulla «fine della storia» che lo rese famoso. Il secondo evento ha sconvolto le nostre società, incoraggiando la nota tesi sullo Nel suo saggio Un mondo senza regole (Bompiani), lo scrittore Amin Maalouf contesta entrambi gli argomenti, considerandoli «semplificazioni mediatiche» e cercando di riportare l' attenzione sull' unica «vera sfida» che l' umanità abbia di fronte: la capacità o meno di costruire un nuovo sistema di relazioni internazionali e un nuovo approccio culturale per la comprensione fra civiltà diverse. La posta in gioco è «la sopravvivenza di tutti e del pianeta». Secondo lo scrittore di origine libanese, da decenni trapiantato in Francia, «l' Occidente ha imposto il suo modello, ma ha perso almeno per ora, la partita dei valori, della democrazia e della prosperità universale. Siamo passati dallo scontro ideologico allo scontro identitario e religioso, aggravato dagli attentati di New York». Obiettiamo: non per questo il mondo ha smesso di progredire. Meno dittature, più diritti umani, a ben vedere meno conflitti e comunque meno vittime. E dopo il disastro iracheno, un nuovo impulso al ruolo dell' Onu. Il G20 delle economie è stato un tentativo di dare risposte globali sul piano economico, con implicazioni politiche e sociali. «Lo riconosco. Infatti il mio non è un libro disperato. Al contrario, coltivo la speranza che le cose possano andare meglio. Il problema è la capacità di gestire il cambiamento, di gettare le fondamenta di una nuova era, anche in conseguenza della globalizzazione economica e tecnologica. Mi pare però che i timonieri non siano d' accordo nemmeno sulla rotta, ammesso che ne abbiano una. Quanto alla democrazia...». Non ci crede? «Al contrario. Sono convinto che soltanto la democrazia possa liberare il mondo arabo-musulmano dalle sue contraddizioni. Ma di quale democrazia parliamo? Quella che rappresenta la volontà popolare dei cittadini o quella in cui i cittadini sono prima di tutto elettori, consumatori, telespettatori, militanti, internauti? La stessa Europa non è un esempio di modello democratico e per questo i cittadini ci credono poco. L' Occidente ha preteso di esportare democrazia, ma ha esportato conflitti e fatto crescere diffidenza nel mondo arabo-musulmano e accentuando la regressione al senso di appartenenza religioso o etnico. Rimprovero al mondo arabo la ristrettezza della sua coscienza morale. Rimprovero all' Occidente la propensione a trasformare la coscienza morale in strumento di dominio. L' Occidente ha la possibilità di ristabilire credibilità e legittimità morale, mostrandosi finalmente fedele ai propri valori nei suoi rapporti con il resto del pianeta e con uomini e donne che hanno deciso di vivere sotto il suo tetto. Gli immigrati sono i naturali intermediari della relazione fra l' Occidente e i Paesi di provenienza, ma all' immigrato occorre dire: lei può diventare pienamente uno di noi, senza rinnegare se stesso!». Quindi lo «scontro di civiltà» non è un' ipotesi fantasiosa? «Non dico questo, ma non è nemmeno la sola chiave d' interpretazione interessante. Soprattutto contesto che lo scontro sia inevitabile e permanente, pur in presenza di eventi e notizie non rassicuranti. Vengo da un Paese che è terra di conflitti, ma anche crocevia di culture e identità diverse che hanno imparato a convivere. È vero che le guerre degli ultimi anni hanno rafforzato stereotipi e pregiudizi nella maggioranza della popolazione. Ma continuo a sperare che le generazioni presenti e future riescano ad assaporare i frutti della modernità e i vantaggi della libertà. Almeno per comprendere la necessità di soluzioni globali inedite per la salvezza del pianeta e dell' umanità». Con quali strumenti? Maalouf si dichiara un appassionato della libertà e un «adepto dei Lumi», ma ammette di non avere ricette, salvo la «consapevolezza ecologica», per la quale «non è necessario ormai essere verdi». Da anni, ha rinunciato a fare il giornalista per dedicarsi alla saggistica e alla scrittura, dividendo il tempo fra Parigi e la casa di campagna in Vandea. «Anche l' informazione - dice - va ripensata. Lo straordinario strumento di Internet, anziché favorire il melting pot e lo scambio armonioso fra culture, è diventato un luogo di adesione e mobilitazione delle nostre tribù globali. È un acceleratore e un amplificatore di messaggi in una fase della storia in cui l' universalismo si sta disgregando. Purtroppo, a qualsiasi latitudine, soltanto esigue minoranze hanno voglia di sapere che cosa dicono e che cosa pensano gli altri. Molti si accontentano di ascoltare la campana che più lusinga le loro orecchie. Ci si accontenta di rafforzare le proprie certezze per giustificare i propri sentimenti». mnava@corriere.it |
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