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Dialogo Islam-Vaticano. Per il Vaticano re Abdullah pesa più di 138 dotti musulmani |
Lo fa capire "L'Osservatore Romano", che dialoga con il sovrano saudita proprio mentre infuriano le critiche al papa per aver battezzato un celebre convertito dall'islam. La replica di Pietro De Marco ad Aref Ali Nayed In modo diretto la Santa Sede ha espresso il suo punto di vista su "L'Osservatore Romano" del 25-26 marzo con una nota del suo direttore Giovanni Maria Vian. E poi con una dichiarazione alla Radio Vaticana, il 27 marzo, del suo direttore padre Federico Lombardi. Ma ancor più interessanti sono i modi indiretti con cui la Santa Sede, all'incirca negli stessi giorni, ha ribattuto alle critiche. La palestra di queste risposte indirette è stata di nuovo "L'Osservatore Romano". Giovedì 27 marzo il giornale del papa ha dedicato un ampio servizio alla figura di Ramon Lull – noto in Italia come Raimondo Lullo – vissuto tra i secoli XIII e XIV, francescano, grande conoscitore della lingua e della letteratura araba, ardente promotore di una predicazione missionaria mirata a convertire e battezzare le popolazioni musulmane nei paesi mediterranei dominati dall'islam. Il titolo dell'articolo – firmato da una specialista del tema, Sara Muzzi – era di per sé eloquente: "Raimondo Lullo e il dialogo tra le religioni. Se ti mostro la verità finirai con l'abbracciarla". In effetti, come risulta anche dai suoi libri, Lullo si battè per promuovere una predicazione missionaria pacifica, tutta fondata sulla conoscenza delle due fedi, sulla forza del convincimento e sull'argomentazione razionale della verità. Due giorni dopo, sabato 29 marzo, "L'Osservatore Romano" ha dedicato due servizi a due momenti di dialogo tra la Chiesa cattolica e l'islam, mostrando come tale dialogo registri promettenti sviluppi proprio nei giorni delle polemiche contro il battesimo di Allam amministrato dal papa. Il primo segno promettente evidenziato riguarda l'Indonesia, il più popoloso paese musulmano del mondo. L'8 e il 9 marzo si è tenuto a Yogyakarta un incontro tra rappresentanti cristiani e musulmani, con la presenza di buddisti e induisti, su come le religioni possono collaborare nel rispondere alle sfide portate dalla globalizzazione. Inoltre, nei giorni di Pasqua, nella capitale Jakarta trentacinque autorevoli ulema di altrettante scuole islamiche hanno lanciato un appello perché l'istruzione data ai giovani musulmani sia svolta in forma corretta e rispettosa, libera da qualsiasi giustificazione della violenza. Titolo del servizio: "In Indonesia prove di dialogo tra cristiani e musulmani" Ma con ancor più evidenza "L'Osservatore Romano" ha dato notizia, nella stessa pagina, di alcuni fatti recenti dell'Arabia Saudita, sotto il titolo: "Il re saudita per un incontro 'con i fratelli di fede'. Abdullah, davanti alla crisi dei valori etici, apre al diaìogo con cristiani ed ebrei". In apertura del servizio il giornale vaticano ha riportato queste parole di Abdullah: "C'è un pensiero che mi ossessiona da due anni. Il mondo soffre e questa crisi ha causato uno squilibrio della religione, dell'etica e dell'umanità intera. [...] Abbiamo perso la fede nella religione e il rispetto per l'umanità. La disintegrazione della famiglia e l'ateismo diffuso nel mondo sono fenomeni spaventosi con cui tutte le religioni devono fare i conti e che devono sconfiggere. [...] Per questo ho pensato di invitare le autorità religiose a esprimere un parere su ciò che accade nel mondo e, se Dio vuole, cominceremo a organizzare incontri con i fratelli appartenenti alle religioni monoteistiche, tra rappresentanti dei credenti del Corano, del Vangelo e della Bibbia". Il giornale vaticano ha aggiunto che la proposta di re Abdullah ha avuto il consenso dei principali dotti musulmani del regno. Ma i rilievi più interessanti che "L'Osservatore Romano" ha aggiunto sono questi altri due. Il primo riguarda la data della dichiarazione fatta da Abdullah: il 24 marzo, cioè per i cristiani il lunedì di Pasqua. Come dire: proprio mentre esplodevano le accuse contro Benedetto XVI per il battesimo di Allam, il re saudita non solo ha ignorato tali accuse, ma si è pronunciato con accenti diametralmente opposti. Il secondo rilievo fatto dal giornale del papa è testualmente il seguente: "Dialogo interculturale e interreligioso; collaborazione tra cristiani, musulmani ed ebrei per la promozione della pace. Sono gli stessi temi che, il 6 novembre 2007, sono stati al centro del colloquio in Vaticano tra Benedetto XVI e Abdullah, ricevuto in udienza con il seguito. Nel corso dello storico incontro – è stata la prima visita di un sovrano saudita al papa – si è fatto anche riferimento alla positiva presenza nel paese della comunità cristiana (che rappresenta circa il 3 per cento di una popolazione quasi totalmente di religione musulmana). Giorni fa il governo di Riyadh ha deciso di avviare corsi di aggiornamento per quarantamila imam, nel tentativo di favorire un'interpretazione più moderata dell'islam e scoraggiare gli estremisti". Chi ha orecchi per intendere intenda. A giudizio della Chiesa di Roma il dialogo con l'islam non si riduce soltanto al seguito della lettera dei 138 – un cui esponente di punta, Aref Ali Nayed, ha rivolto accuse durissime al papa per aver battezzato Allam – ma si sviluppa su più terreni, alcuni dei quali ritenuti più promettenti. Quanto a Benedetto XVI, è sempre più evidente che sia la sua lezione di Ratisbona, sia la sua decisione di battezzare un convertito dall'islam nella notte di Pasqua in San Pietro, non sono gesti di rottura ma, al contrario, sono proprio ciò che rende intelligibile e inequivoca – ai musulmani come ai cristiani – la sua volontà di dialogo, espressa ad esempio nella preghiera silenziosa nella Moschea Blu di Istanbul e nella calorosa udienza al re d'Arabia Saudita.
Tornando alle critiche al papa per il battesimo di Allam – sia da parte di cattolici, sia da parte del dotto musulmano Aref Ali Nayed – ecco qui di seguito una replica ragionata agli uni e all'altro, scritta per www.chiesa da Pietro De Marco, professore di sociologia della religione all'Università di Firenze e alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale. di Pietro De Marco I. – A leggere certe reazioni al battesimo di Magdi Cristiano Allam amministrato dal papa nella veglia di Pasqua nella basilica di San Pietro – ad esempio quando si sostiene che “il battesimo dovrebbe essere atto privato” – si ha l’impressione che non si sappia più cosa sia conversione e cosa sia battesimo.
II. – Mi rivolgo ora agli ufficiosi commenti – datati Amman, 24 marzo – del professor Aref Ali Nayed, che hanno la paradossale caratteristica di usare in contesto musulmano toni e argomenti “occidentali” e “laici”, assieme a un minaccioso cenno al "proselitismo" delle scuole cattoliche che, purtroppo, sembra fatto per confermare le ragioni di Allam. Mi rivolgo al suo testo e a lui, come a un uomo religioso. Dopo aver ricordato un fondamento dell’islam che per la verità ci accomuna, cristiani ed islamici, cioè la fede come dono di Dio, Nayed ritiene di interpretare il racconto che Magdi Allam ha fatto della sua giovinezza religiosa, fino all’occasionale seguire la messa e, una volta, accostarsi alla comunione, come l’effetto di una deliberata pressione cristianizzante da parte dei suoi insegnanti. Ora, chi conosce un poco i comportamenti religiosi sa che l'attrazione della comunione eucaristica è molto forte, anche nei credenti esterni alla pratica cattolica, ed è facilitata dalla accessibilità di chiunque al rito. Invece, da quelle memorie di adolescenza il professor Nayed prende spunto per un cenno spiacevole a quanto accadrebbe nelle scuole cattoliche a scapito della "dignità umana", includendo tra le questioni da discutere con la Chiesa di Roma la pratica designata col termine deteriore di "proselitismo", pratica evidentemente illegittima e perseguibile. Poiché, d’altronde, sarebbe stato vittima di una educazione scolastica cristianizzante, Magdi Allam non può dirsi formato all’islam. Con ciò il professor Nayed ritiene, ad un tempo, di svalutare la sua conversione dall'islam (in quanto era già cristiano) e di attribuire la responsabilità prevalente della conversione e del battesimo alla Chiesa di Roma e al pontefice. Poiché per Nayed la libertà morale di Allam non conta, vi è stata solo l’iniziativa politica di Roma, che avrebbe queste caratteristiche: 1. Roma ha strumentalizzato una persona per “segnare punti” contro l’islam, e questo è "contro la dignità umana" (singolare questo argomento, che suona ritorsione artificiosa dell’accusa di attentato ai diritti umani che l’Occidente porta al fondamentalismo islamico). 2. Allam è stato scelto per questo atto pubblico perché è un generatore di odio (ma il professor Nayed non ritiene di fare cenno alle minacce di morte di cui Allam è fatto oggetto). In particolare – argomenta Nayed – nel suo articolo-confessione sul "Corriere della Sera" Allam sembra confermare il "famigerato" argomento della lezione di Ratisbona sulla natura violenta dell’islam. Per evitare questa deduzione la Santa Sede deve prendere le distanze dal neobattezzato. 3. Benedetto XVI ha dato una caratterizzazione "quasi manichea" al suo messaggio pasquale, introducendo le categorie di luce e tenebre e attribuendo a sé la luce e all’altro la tenebra. La pace offerta da Roma consiste, quindi, nel sottomettere l’altro a sé, attraverso il battesimo. Nayed si domanda poi chi tra i consiglieri del papa su questioni islamiche abbia la responsabilità dello "spettacolo" pasquale. E termina confermando, comunque, la ricerca di un mondo comune di pace, attraverso "una teologia compassionevole che ripara i collegamenti, i ponti, per favorire l’amore di Dio e del prossimo". A mio avviso il professor Nayed, come spesso gli uomini di dialogo delle diverse tradizioni, si mostra poco sensibile al dato teologico e storico-religioso. Come è possibile, iniziando dal punto 3, evocare il manicheismo per la splendida pagina di Benedetto XVI sulla luce nella liturgia battesimale? Papa Benedetto ci parla di "potenze" (che nel linguaggio del Nuovo Testamento comprendono uomini ed angeli) che vogliono spingerci in un buio che riguarda Dio e noi stessi, ossia nella sostanziale negazione di Dio e nella falsificazione dell’essenza dell’uomo. Questo allarme, così profondamente posto (col simbolismo luce-tenebra che anche la tradizione islamica conosce e usa), non si vede come non debba essere condiviso da ogni uomo religioso di ogni tradizione. E Benedetto prosegue: “Questa Luce è insieme anche fuoco [presente dall’antichità nella liturgia pasquale], forza da parte di Dio, forza che non distrugge ma vuole trasformare i nostri cuori”. Il papa aveva appena parlato in questo contesto del battesimo, come mistero, ovvero come rivelazione e segno efficace dell’attirarci a Sé di Dio (sia benedetto il Suo nome). In questo mistero dell’amore di Dio sono immersi anche coloro che sono stati battezzati nella notte di Pasqua. È davvero così difficile per un islamico, un uomo religioso di tradizione biblica, intendere che nel collocare il battesimo di Allam nel suo orizzonte teologico il papa lo sottrae a ogni piccola politica? Sul punto 2 ribadisco quanto ho già scritto a proposito di Ratisbona. Benedetto XVI apprezza il dialogo tra le religioni senza fingere di ignorare il peso della realtà storico-politica. Si tratta di una dialettica che coglie ciò che spinge alla fraternità tra credenti in Dio, ma cerca di affrontare criticamente anche ciò che, nei comportamenti, si oppone a questa fraternità. È il realismo teologico-politico cristiano contro il moralismo di chi solo parla emotivamente di pace e sottovaluta la forza dei fatti. Come l’imperatore Manuele stendeva il suo pacato dialogo dottrinale mentre l’esercito ottomano assediava Costantinopoli, e non poteva ignorarlo, così papa Benedetto parla con la mente e il cuore all’islam, non potendo ignorare che esso ha, in alcune forze e rappresentanti, un volto aggressivo. Che si esercita contro la vita stessa di Magdi Allam, che è da anni in pericolo. Un uomo religioso dovrebbe cogliere che Magdi Allam, nel denunciare ciò che lo minaccia da parte dell’estremismo islamico e nel chiamare il mondo musulmano a corresponsabilità (il professor Nayed ha forse una sola parola che renda giustizia a Magdi Cristiano?), fa tuttavia una scelta religiosa col suo battesimo. Diversamente da altri che, come Salman Rushdie, ritengono di approdare alla condanna di tutte le fedi, Allam sceglie per la fede in Dio, nel Dio di Gesù. Dal cattolicesimo, che ora egli oppone alla sua tradizione di origine, gli sarà possibile testimoniare all’uomo contemporaneo come uomo di fede. Entro la profondità del dialogo promosso da Roma, prendere la conversione di Magdi Cristiano sotto la propria diretta protezione non è da parte di Benedetto XVI una sfida all’islam, ma l'offerta di un impegnativo promemoria. Gli intellettuali musulmani, gli uomini di fede islamica che hanno accettato di dialogare con Roma potranno, solo che lo vogliano, leggere nell'alta e paterna protezione offerta da Benedetto XVI allo scrittore egiziano (che considera il papa suo maestro) il segno di una possibilità offerta all’uomo islamico contemporaneo. L’islam può cogliere nel confronto col cristianesimo – con la grande Chiesa cattolica, anzitutto – l’opportunità di uscire criticamente da sé, di aprirsi alla dimensione dell’universale e tornare su di sé come islam riflessivamente rinnovato (non dico né moderno né liberale, poiché non sono queste le categorie veramente rilevanti per una tradizione religiosa). A questo punto non è utile discutere il punto 1 di Nayed, che è solo polemico. L’apertura di Magdi Allam alla fede cattolica è stato un atto libero che scaturisce dalla ricchezza spirituale di un uomo musulmano. Nessuno poteva costringerlo. Come nessuno può trasformare in puro strumento di parte tale potenziale ricchezza di incontro. Vorremmo che il professor Nayed riflettesse sull’evidenza che le sue critiche rischiano di assomigliare nel loro oltranzismo a quelle di un occidentale secolarizzato e anticlericale, per il quale i comportamenti di un’istituzione religiosa sono sempre cinicamente strumentali al suo potere sulle coscienze. Questa incomprensione ostile – e perdente – non può essere adottata da un intellettuale e uomo religioso islamico. Negando veracità alla Chiesa cattolica egli nega anche se stesso. E, in effetti, sotto l'attacco della negazione anticlericale, anzi irreligiosa, cattolicesimo romano e islam si trovano spesso accomunati. |
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