SOMMARIO RASSEGNA STAMPA
"Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto"
Gli atei e le religioni.

Famiglia Cristiana -n° 52-2009

Si è chiuso a Roma il convegno "Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto": un successo, non solo per la partecipazione di pubblico, ma soprattutto perché per tre giorni laici e cattolici, credenti e non credenti, scienziati, religiosi, scrittori, filosofi di diverso orientamento si sono confrontati sulla questione delle questioni e sulle sue implicazioni per la vita dell'uomo.

Claudia Mancina-Giancarlo Bosetti-Barbara Spinelli

Ciascuno ha portato la propria esperienza e la propria cultura, tutti hanno ascoltato le ragioni degli "altri". Insomma, un bell'esempio di tolleranza, di ricerca di un senso comune, nel rispetto delle differenti identità. In quegli stessi giorni su La Stampa Gian Enrico Rusconi firmava un articolo dal titolo eloquente: "Dobbiamo giustificarci di essere laici?", seguito da un sommario che suonava così: «In Italia il tempo del dialogo con i cattolici sembra finito. Occorre una pausa di silenzio per rimisurare le distanze».

Noi crediamo che sia l'ora non del silenzio, ma del dialogo. Che sarà possibile se entrambe le parti avranno la forza di mettersi in ascolto e di confrontarsi senza pregiudizi. Come è accaduto al convegno di Roma. E come stanno in verità già facendo alcuni intellettuali laici, ai quali abbiamo voluto dare spazio in queste pagine, affinché il loro gesto non cada nel vuoto.

Paolo Perazzolo

Se il laico non è furioso

Sembra farsi strada, fra i non credenti, un atteggiamento nuovo, che vede nel dialogo con la religione non solo una possibilità, ma una necessità. perché di fronte alle grandi domande della vita, ha molto da offrire. a tutti.

Qualcosa (forse) è cambiato. Nella contesa aperta da arcigni laicisti contro la religione c'è qualcuno che preferisce smarcarsi. Giancarlo Bosetti è uno che non può essere certo accusato di clericalismo. Lo dimostra il suo curriculum: vicedirettore de l'Unità, fondatore e direttore di Reset, collaboratore di la Repubblica. Eppure il suo ultimo pamphlet ha un titolo sin troppo eloquente: Il fallimento dei laici furiosi. Come stanno perdendo la scommessa contro Dio (Rizzoli).

La tesi è chiara: «Noi laici stiamo sbagliando» nel non riconoscere che «le religioni nello Stato liberale non sono solo tollerabili, ma benvenute e forse necessarie». Bosetti ce l'ha soprattutto con gli alfieri di un anticlericalismo anacronistico, i laicisti ossessionati dal ritorno di Dio. Costoro «sono come sindacalisti capitati in un'epoca sbagliata, come politici che continuano a immaginare una società che non c'è più». Ricordano un po' Don Chisciotte contro i mulini a vento, «guerrieri immaginari», li chiama Bosetti, ciechi di fronte a una società che oggi «è egemonizzata non dai religiosi, ma da una cultura di massa per niente religiosa, del tutto secolare, e moralmente miserabile». E quindi l'affondo pungente: «Le incertezze sul futuro dal punto di vista dell'identità, della qualità della vita, dell'ambiente naturale e sociale che ci circonda sono crescenti. La religione ha tra i suoi punti di forza qualche cosa da offrire per far fronte a queste incertezze. Il laico che cosa ha da offrire?».

Sulla necessità di porre fine all'uso della laicità come «bandiera di una fazione» si dichiara convinta anche Claudia Mancina nel saggio La laicità al tempo della bioetica (Il Mulino). Contro una semplicistica sintesi relativista tra le varie culture, la studiosa propone di «attingere alla ricchezza simbolica delle tradizioni religiose, ai loro contenuti, nella misura in cui questi rispettino i criteri della ragionevolezza e della reciprocità e possano poi tradursi pubblicamente». Soprattutto quando ci sono in gioco decisioni che riguardano la vita e la morte dell'individuo.

Certo non si può ignorare che anche le voci di dissenso verso il laicismo "furioso" mantengono posizioni lontane da quelle dei credenti. Se Bosetti non risparmia accuse di dogmatismo alla Chiesa del postconcilio, in nome di una religione del credere senza appartenere, anche Claudia Mancina ha i suoi convincimenti sui temi bioetici. Così come il libro di Barbara Spinelli Una parola ha detto Dio, due ne ho udite (Laterza) ammonisce sì sul rischio di assolutismo e sulla necessità del dialogo, richiamando nel titolo il versetto di un Salmo. Ma alla fine sposa il relativismo, confermato dal sottotitolo del testo "Lo splendore delle verità", una parafrasi critica dell'enciclica di Giovanni Paolo II Veritatis splendor.

Se poi consideriamo la recente sentenza della Corte europea sull'illiceità dei crocifissi nelle aule scolastiche si può ben capire quanti pregiudizi devono ancora cadere. Però sembra farsi strada l'importanza di un dialogo senza steccati, che privilegi le domande esistenziali dell'uomo, quel fremito insopprimibile espresso anche da Platone nell'Apologia di Socrate: «Una vita senza ricerca non merita d'essere vissuta».

Antonio Giuliano

Credenti o no, condividiamo la stessa inquietudine

Trasformiamo le nostre città in scuole di ascetismo, di contemplazione, in cui aedenti e non, si ritrovino a riflettere sul comune mistero dell'esistenza». È l'audace proposta di Duccio Demetrio, filosofo, autore del saggio Ascetismo metropolitano. L'inquieta religiosità dei non credenti (Ponte alle Grazie).

- Perché i non credenti sono inquieti?
«Chi non crede vive comunque l'enigma della vita come una ricerca tormentata, che forse non avrà fine, ma non è disposto a rinunciarvi o ad accontentarsi delle risposte della scienza. L'inquietudine però è presente anche in chi crede. Come dice anche Enzo Bianchi, una fede che non si interroga è come morta».

- Si è interrotto il dialogo tra laici e cattolici?
«Negli ultimi anni c'è stata più indifferenza, una difficoltà di parlarsi. Si sono riproposte manifestazioni grossolane di ateismo ottocentesco che non tengono conto di come la questione religiosa sia ben più profonda, e legata a domande vitali per ogni uomo».

- In che modo la metropoli contemporanea può diventare una palestra di ascetismo per l'uomo?
«Oggi le nostre città sono simbolo dell'effimero, della fretta, del consumismo che ostacolano la ricerca del senso e conducono alla solitudine o alla disperazione. Ma proprio in questi contesti devono nascere momenti di confronto tra uomini di diverse culture. Ci sono già segnali positivi con dibattiti e tavole rotonde proposte da laici e credenti. Da non credente condivido il senso cristiano della pietas e della caritas, il tentativo di aprirsi all'altro, alla ricerca di una risposta e di una speranza più grande».

A.C.

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