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Jihad in Europa : il Daghestan. |
di Enrico Piovesana http://www.peacereporter.it Jihad daghestana condividi
La diffusione in Daghestan dell’Islam radicale e dell’ideologia jihadista anti-russa è iniziata anni fa ad opera di predicatori ceceni e arabi, trovando terreno fertile in una società prostrata dalla miseria e abbandonata dalle istituzioni. Ma è stata la violenta reazione poliziesca e militare delle autorità locali e federali a provocare, per controreazione, proprio quello che volevano scongiurare, ovvero la formazione in Daghestan di una guerriglia armata islamica strettamente collegata a quella cecena. Gli emiri della jihad daghestana. Due sono gli emiri (i comandanti) della jihad daghestana. Rasul Makasharipov, detto Muslim, ex interprete del defunto guerrigliero arabo Khattab e referente locale di Basayev. Lui ha fondato e il movimento armato Jennet(paradiso, in arabo), che da gennaio ha cambiato nome in Shariat, sigla con cui è stata rivendicata l’uccisione (in agguati e attentati) di decine di poliziotti e politici daghestani. L’altro è Rabbani Halilov, emiro del movimento Mujaheddin del Daghestan, il braccio daghestano della struttura militare della guerriglia indipendentista cecena.Lo scorso 15 marzo entrambi hanno ufficialmente dichiarato la loro fedeltà al nuovo leader indipendentista ceceno succeduto a Mashkhadov, Abdul-Halim Sadulayev, da essi riconosciuto come “emiro del Caucaso e di tutti i musulmani di Russia”.Ufficiale di collegamento tra i due gruppi daghestani e il Consiglio militare della resistenza cecena (Majlisul Shura) è il comandante del ‘Fronte Orientale’ della guerriglia cecena, Ahmad Avdorhanov, detto l’emiro di Gudermes, considerato il più importante leader ribelle ceceno dopo il defunto Mashkhadov e il famigerato Basayev. Le spedizioni daghestane di Kadyrov.
Nei giorni successivi Ramzan Kadyrov, comandante dei collaborazionisti ceceni oltre che vice primo ministro del governo ceceno filorusso, ha iniziato a indicare nel Daghestan occidentale la nuova retrovia dei ribelli ceceni, nel distretto di Khasavyurt il loro nuovo rifugio sicuro, quello che una volta erano le Gole del Pankisi in Georgia. Kadyrov (che nel Khasavyurt vende di contrabbando il petrolio ceceno e che per questo non vuole intralci al suo business) è subito passato dalle parole ai fatti iniziando a organizzare spedizioni delle sue milizie in territorio daghestano, a caccia di ‘boeviki’. La più clamorosa lo scorso 20 aprile nel villaggio di Toturbikala, nel distretto di Khasavyurt, dove diceva si nascondesse un emiro ribelle: centinaia di kadyroviti hanno circondato e saccheggiato il villaggio scatenando la violenta reazione degli abitanti che, armati di fucili e forconi, hanno costretto gli assalitori alla ritirata. I giorni successivi in tutti i villaggi del Khasavyurt la gente ha inscenato proteste antigovernative minacciando di scatenare anche in Daghestan una rivolta armata indipendentista contro il locale governo filo-russo di Makhachkala accusato di tradire il popolo daghestano. La autorità daghestane hanno subito accettato la sfida: il 26 aprile hanno stretto un accordo ufficiale con il governo ceceno filorusso al fine di coordinare le azioni antiguerriglia nel Daghestan.Ora il fronte è unito sia dalla parte della guerriglia islamica che da quella governativa filorussa.Una nuova guerra può cominciare. di Enrico Piovesana 30/05/2005 Quando la jihad diventa trendy. A ingrossare le fila della sempre più forte guerriglia islamica daghestana non sono più solo ragazzi poveri, ignoranti e disoccupati. Il ministero dell’Interno della repubblica russa del Daghestan ha infatti denunciato nei giorni scorsi una realtà che nessuno sospettava: si stanno moltiplicando i casi di studenti universitari di buona famiglia, spesso figli di funzionari governativi, che abbandonano gli studi per unirsi ai ribelli sulle montagne. Gioventù bruciata. Nel solo mese di novembre è emerso che almeno nove studenti dell’Università di Makhachkala di cui era stata denunciata la scomparsa si sono uniti alla Jamaat Shariat, il fronte daghestano della guerriglia islamica che dalla Cecenia è dilagata nelle confinanti repubbliche del Caucaso del nord. La jihad starebbe diventando quasi una moda tra gli universitari daghestani, attratti dal romanticismo della vita da ribelli nei boschi e sedotti dall’ideologia rivoluzionaria integralista, conosciuta tramite i ‘reclutatori’ che bazzicano gli atenei Makhachkala. Ragazzi insospettabili di venti, venticinque Violenze e vendette. Ciononostante, la gran parte dei ‘barbuti’ daghestani rimane composta da ragazzi dei miseri villaggi dell’entroterra e delle montagne che scelgono la jihad o per disperazione o per vendetta. La grave arretratezza, la povertà e la disoccupazione che affliggono il Daghestan – governato da una classe politica corrotta e malavitosa – spingono molti ragazzi a scegliere la lotta armata. Molti altri si arruolano invece pervendicare le violenze contro amici e parenti commesse dalla polizia e dai soldati nelle sempre piùfrequenti “operazioni antiterrorismo” del governo: vere e proprie spedizioni punitive contro i villaggi sospettati di ospitare ribelli. La guerriglia alza il tiro.
Enrico Piovesana 19/12/2007 |
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