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L'archivio dell'"homo religiosus" |
http://www.vatican.va/news_services/or/or_quo/index.html I miti del cielo
La conoscenza dei miti cosmogonici ci viene dai testi antichi e dalle tradizioni orali dei popoli chiamati senza scrittura. Per ritrovare i miti cosmogonici della preistoria, occorre raggiungere la memoria arcaica dei popoli. Le scoperte preistoriche hanno portato alla luce una parte importante di questa memoria conservata negli archivi della terra: arte parietale, grotte dipinte del Paleolitico superiore, iscrizioni e incisioni rupestri neolitiche. Recuperiamo più di trenta millenni anteriori alla scrittura. Grazie all'inventario dell'arte rupestre in tutto il mondo, realizzato sotto l'impulso di Emmanuel Anati, questo vasto campo si apre agli studiosi.
Gettiamo ora uno sguardo su alcuni testi cosmogonici del Vicino Oriente Antico. L'Egitto ha fatto dell'emersione di un'isola il primo atto della genesi; il Nun primordiale, l'oceano, è anteriore a tale emersione; la terra si solleva al di sopra di esso. Il tema arcaico della collinetta iniziale segna il mondo immaginario dell'egiziano che, da tempo immemorabile, assiste ogni anno alla piena e al ritiro del Nilo. Tutte le cosmogonie egizie, inoltre, attribuiscono al Sole un ruolo divino di creazione: nei miti cosmogonici si manifesta la trascendenza del demiurgo creatore. Le cosmogonie sumero-accadiche presentano un fatto essenziale: il cielo è stato separato dalla terra. Un blocco compatto è stato diviso in tre: cielo, terra, inferi. A Sumer appaiono tre dèi: Enlil, Enki e An, una Triade suprema, ma il Dio-Cielo è il dio supremo. L'uomo è creato per liberare gli dèi dalle loro fatiche; essi lo hanno modellato dall'argilla. Talvolta, il mondo alle origini viene rappresentato come una montagna che collega la terra al cielo prima della loro separazione. Nei testi trovati a Ras Shamra, l'antica Ugarit, la creazione del mondo è opera del dio El, "il creatore delle cose create". La cosmogonia biblica, invece, pur partecipando della stessa area, è già teologica: un Dio creatore continua a governare il mondo. È la rottura con il pensiero mitico. Le regioni del Vicino e del Medio Oriente antico dove si sono scoperti i più antichi testi scritti che riferiscono miti cosmogonici sono anche le aree della sedentarizzazione iniziale, dei primi villaggi, delle prime città e delle prime rappresentazioni della divinità. Più di due millenni prima della comparsa della scrittura, vi troviamo una coppia di simboli, la Donna e il Toro, due vere e proprie divinità che dominano l'arte anatolica (Çatal Hüyük, Halaf) e che influenzeranno tutto il Vicino Oriente mediterraneo. A Çatal Hüyük, queste divinità s'impongono al mondo degli uomini e degli animali, vera e propria manifestazione, attraverso l'arte, della loro trascendenza. Non abbiamo già qui, nel VII millennio prima dell'era cristiana, ciò che troveremo verso il 2600 su alcuni sigilli di Mohendjo-Daro: la Grande Dea che regna sul mondo degli uomini e degli animali? L'arte neolitica anatolica riflette una ferma posizione dell'homo religiosus: la credenza in una o più divinità alle quali gli esseri sono sottomessi. Tale fermento elaborativo impiegherà alcuni millenni a perfezionarsi e a raggiungere le popolazioni dell'area mediterranea orientale. Appena compaiono i primi testi scritti, essi illuminano i documenti archeologici e si scopre tutto un universo di simboli e significati. |
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