Piccolo Corso Biblico




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L'apocalittica AT Per quanto concerne l'origine dell'apocalittica nel giudaismo, s'impone un fatto : essa succede cronologicamente alla grande profezia, anche se la presenza vicendevole di elementi caratteristici di una corrente nell'altra impedisce di pensare a uno stacco storico violento.

genesi Molti testi profetici sono stati reinterpretati e ri-redatti nel linguaggio apocalittico.

esdra1Una serie di fatti rivelano la scomparsa della profezia come
- il lamento :

«non ci sono più profeti e tra di noi nessuno sa fino a quando ... » (sal 74,9) 
- la minaccia di morte per chi osa ancora fare il ( falso) profeta :

« Zc 13,3 Se qualcuno oserà ancora fare il profeta, il padre e la madre che l'hanno generato, gli diranno: «Tu morirai, perché proferisci menzogne nel nome del Signore», e il padre e la madre che l'hanno generato lo trafiggeranno perché fa il profeta. 4 In quel giorno ogni profeta si vergognerà della visione che avrà annunziata, né indosserà più il mantello di pelo per raccontare bugie. 5 Ma ognuno dirà: «Non sono un profeta: sono un lavoratore della terra, ad essa mi sono dedicato fin dalla mia giovinezza».

- e, più tardi, la collocazione delle pietre dell'altare profanato
«in luogo conveniente finché fosse comparso un profeta a decidere di esse» (1 Mac 4,46)
- il conferimento del sommo sacerdozio a Simone Maccabeo , un laico, «finché sorgesse un profeta degno di fede» (macc 14,41)

Tutti questi eventi provano a sufficienza il superamento della profezia. La voce dei profeti è scomparsa , perché è subentrata la voce dello scriba, del dottore della legge. Costui è lui l’unico autorizzato a insegnare cosa dice Dio e cosa vuole dal popolo. In una situazione in cui la storia era da tempo una storia di oppressione nemica , ci si chiedeva che fine avessero fatto le promesse divine. Come accettare la voce ufficiale degli scribi?

Si cominciano a scrivere testi per contestare l' ufficialità di una religione che lasciava in sospeso tante cose, tanti punti senza una soluzione.


Continuazione della profezia? Vari studiosi ritengono che l'apocalittica sia, sotto altre forme, una continuazione della profezia: rappresenterebbe l'antitesi di tipo profetico alla tendenza legalistica che trova nel movimento farisaico la sua espressione più chiara (Charles, Rowley, Frost, Russel, Eissfeldt).

Il tema costante della storia : è la religione , l'istituzione religiosa con le sue dottrine, leggi, riti e liturgie che ci garantisce la salvezza ( corrente sacerdotale poi rabbinica e farisaica ) oppure essa è solo un conforto che soddisfa il bisogno religioso della natura umana, una osservanza che non porta a nulla ?

E' la vita in un popolo di comunione con Dio , un popolo che ha fede nelle promesse divine, nella fedeltà del Signore , che spera nella venuta definitiva della salvezza aldilà delle vicende storiche contingenti e che vive ogni contingenza ispirato dall'amore fraterno
( corrente profetica) che porta la salvezza?.

Riflessione sapienziale ?La grande apocalittica, specialmente nel libro di Daniele, presenta tratti indubbiamente sapienziali: il primo e più rilevante è l'esistenza di un'interpretazione, di una decifrazione di enigmi, espressi in sogni, visioni o comunque in immagini.

Nel libro, Daniele è detto esplicitamente un sapiente (cf. Dn 2,48). Perché, allora, non vedere l'apocalittica come uno sviluppo della letteratura sapienziale (G. von Rad) ? Tanto più che lo stile profetico nel suo senso più pieno sembra ripreso, dal V secolo in poi, solo da Giovanni Battista e da Gesù (J. Weiihausen, G. Duhm), mentre l'apocalittica si occupa dei piano generale di Dio sulla storia (0. Plóger, D. Róssier).

L'apocalittica è teologia della storia Uno sguardo alla situazione storica giudaica suggerisce una terza soluzione. Dopo l'esilio nel popolo ebraico non esiste la libertà politica. C'è però una notevole libertà per la vita religiosa che si sviluppa e si approfondisce unidirezionalmente, in modo autoreferenziale, senza il confronto obbligato con la situazione politica e sociale.

Una riprova di questo approfondimento silenzioso, che è avvenuto, si ha quando i dominatori politici tentano di entrare nel campo religioso (Antioco IV Epifane): la reazione è talmente forte da diventare rivolta politica.

A questo punto che nasce l'apocalittica vera e propria. Essa è frutto
1-  da una parte dell'approfondimento religioso   maturato sull'AT
2- e dall'altra dell'urgenza improvvisa di interpretare religiosamente fatti nuovi e sconvolgenti, come le persecuzioni di antioco IV Epifane.

Tra il V° ed il IV° sec. a.C. la profezia escatologica nel nuovo ambiente postesilico diventa profezia apocalittica. La lettura profetica della storia viene attuata in una forma nella quale ha una parte preponderante l'interprete sapiente. Il personaggio sapiente dei testi apocalittici è qualcuno che ha acquisito la sapienza divina per rivelazione ( apocalisse ) ed è in grado di interpretare la storia -che è tutta preordinata da Dio- e di cui si conosce il compimento. La storia è saldamente nelle mani di Dio egli assicura.

Una forma dell'apocalittica che ricorre anche negli scritti sapienziali, è la pseudonimia. L'autore si esprime in prima persona, ma non dice il suo vero nome: si presenta come un personaggio noto del passato, remoto o recente, coi quale si sente affine e che ritiene particolarmente adatto a esprimere il suo messaggio.

Ascoltiamo, così, parlare Enoch, Mosè, Elia, Isaia, Baruc, Esdra,ecc.Questa rievocazione di personaggi del passato nasce dall'esigenza dell'apocalittica di riferire con i verbi al presente . Non si tratta di un falso letterario- non sarebbe stato credibile- ma si tratta di un espediente letterario particolarmente efficace.

Il sapiente che è in grado di interpretare la storia in ogni suo presente poichè ne conosce il senso complessivo è l'autore del libro , colui che si è immerso nello studio delle scritture , colui che ha acquisito la sapienza divina che conduce la storia come storia di salvezza.

Per dire che il suo messaggio è fondato, veritiero, dentro la tradizione profetica e dentro quella sapienziale di Israele, lo mette in bocca ad un personaggio credibile, un Hasidim ( persona pia, religiosa ) del passato cui Dio avrebbe rivelato la sua sapienza .

Questo personaggio ( Enoch, Daniele, Mosè,Salomone, un patriarca , etc. ) ha scritto un libro ma lo ha sigillato affinchè fosse letto al popolo nei periodi difficili, di persecuzione o di rischio di apostasia generale. L'autore ha tolto i sigilli a questo scritto e lo legge al popolo.

Nella letteratura biblica detta apocalittica , sapienza e profezia rinascono in una sintesi nuova e originale.

L'apocalittica tenta di applicare alla storia concreta la visione religiosa dell'AT che la sapienza di Israele ha maturato .
Il sapiente, il saggio è colui che da una parte sa comprendere il piano di Dio sulla storia nelle sue dimensioni di fondo e lo sa spiegare; e dall'altra sa identificare e indicare le implicazioni concrete che riguardano il comportamento dei personaggi contemporanei.

Contemplando le opere di Dio nelle scritture il pio israelita ha respirato la sapienza divina. Questo Spirito-Sapienza è entrato nel suo cuore e lo ha reso sapiente, cioè ispirato dallo spirito del progetto salvifico .

Lo spirito-sapienza che vive nei sapienti di Israele è divenuto Parola . Chi ascolta , non semplicemente ode, ma mangia/ assimila la parola Biblica, respira la sapienza salvifica divina.

Bar 3,37 Egli ha scrutato tutta la via della sapienza e ne ha fatto dono a Giacobbe suo servo, a Israele suo diletto.
Sal 118,129 Meravigliosa è la tua alleanza, per questo le sono fedele. 130 La tua parola nel rivelarsi illumina, dona saggezza ai semplici.
Sir 1,1 Molti e profondi insegnamenti ci sono stati dati nella Legge, nei Profeti e negli altri Scritti successivi ( = la bibbia ebraica ) e per essi si deve lodare Israele come popolo istruito e sapiente.
Sir 39,1 il caso di chi si applica e medita la legge dell'Altissimo : egli indaga la sapienza di tutti gli antichi, si dedica allo studio delle profezie.
2 Conserva i detti degli uomini famosi, penetra le sottigliezze delle parabole, 3 indaga il senso recondito dei proverbi e s'occupa degli enigmi delle parabole. 4 Svolge il suo compito fra i grandi, è presente alle riunioni dei capi, viaggia fra genti straniere, investigando il bene e il male in mezzo agli uomini. 5 Di buon mattino rivolge il cuore al Signore, che lo ha creato, prega davanti all'Altissimo, apre la bocca alla preghiera, implora per i suoi peccati. 6 Se questa è la volontà del Signore grande, egli sarà ricolmato di spirito di intelligenza, come pioggia effonderà parole di sapienza, nella preghiera renderà lode al Signore. 7 Egli dirigerà il suo consiglio e la sua scienza, mediterà sui misteri di Dio. 8 Farà brillare la dottrina del suo insegnamento, si vanterà della legge dell'alleanza del Signore. 9 Molti loderanno la sua intelligenza, egli non sarà mai dimenticato, non scomparirà il suo ricordo, il suo nome vivrà di generazione in generazione. 10 I popoli parleranno della sua sapienza, l'assemblea proclamerà le sue lodi. 11 Finché vive, lascerà un nome più noto di mille, quando muore, avrà già fatto abbastanza per sé.

Attraverso la Bibbia  tutti possono contemplare le opere di Dio e respirare la sapienza che sta alla base di esse, la sapienza divina che le ha ispirate. Questa sapienza si manifesta nel fedele che ne diventa discepolo ed amante , come uno Spirito . Uno spirito che vive e trabocca fino a diventare Parola.

Sap 7,24 La sapienza ... 25 È un'emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell'Onnipotente, per questo nulla di contaminato in essa s'infiltra. 26 È un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell'attività di Dio e un'immagine della sua bontà. 27 Sebbene unica, essa può tutto; pur rimanendo in se stessa, tutto rinnova e attraverso le età entrando nelle anime sante, forma amici di Dio e profeti.

La sapienza che ha ispirato Dio nella stroia , per mezzo dei sapienti di Israele che l'hanno assorbita e inculturata , ispira il popolo e puo' ispirare tutti i popoli.

Sal 48, 2 Ascoltate, popoli tutti, porgete orecchio abitanti del mondo, 3 voi nobili e gente del popolo, ricchi e poveri insieme. 4 La mia bocca esprime sapienza, il mio cuore medita saggezza; 5 porgerò l'orecchio a un proverbio, spiegherò il mio enigma sulla cetra.

Lo stesso canone AT riflette il percorso sapienziale di Israele :

tanak
Dn 5,11 C'è nel tuo regno un uomo, in cui è lo spirito degli dèi santi. Al tempo di tuo padre si trovò in lui luce, intelligenza e sapienza pari alla sapienza degli dèi.
le visioni e i simboli Uno scritto di genere apocalittico si compone innanzitutto di grandi cicli di discorsi che prendono il nome di visioni. Esse svelano ( apocalisse ) un mistero che riguarda il destino dell'umanità, mistero che fino a quel punto era stato tenuto nascosto.

La finalità di questo disvelamento ( apocalisse ) è offrire al lettori le motivazioni profonde della speranza, insieme ad una esortazione a perseverare nella fedeltà pur in mezzo a molte prove.

II punto di partenza dei simbolismo apocalittico è il sogno: esso costituiva nella mentalità antica, anche biblica, un modo di contatto tra Dio e l'uomo, una forma di rivelazione (cf. Gen 37,5.10; Sap 18,17; Gb 4,12-2 1; Dn 7,1, Gì 3,1, ecc.), che però ha poi bisogno in concreto dell' interpretazione di un sapiente illuminato e aiutato da Dio (cf. Gen 41,8.38; Du 4,Ss.l5; 5,11.14).

Evolvendosi, il sogno diventa visione: un quadro simbolico, a volte limpido e preciso, più spesso sovraccarico di immagini. E' la forma usuale con cui si esprime l'apocalittica. Il visionario spesso si sente scosso ed annichilito dalle sue stesse visioni.

La funzione del saggio che interpreta la visione viene svolta in parte da un angelo, denominato appunto angelo interprete, che è una figura costante nell'apocalittica e in parte da chi legge e ascolta il messaggio ,la comunità, i discepoli che sono esortati all'ascolto che significa comprensione, conversione, perseveranza .

Il contenuto delle visioni è espresso in varie cifre simboliche che, ricorrendo con una certa costanza, costituiscono una delle caratteristiche letterarie più i tipiche dell'apocalittica.

Per l'apocalittica, il simbolismo è un'esigenza endogena. L'apocalittica doveva ricorrere al simbolo. Un'esposizione sapienziale senza simboli si sarebbe risolta facilmente in una esposizione di fatti storici con un'interpretazione religiosa inevitabilmente circoscritta.

Il linguaggio simbolico dell'apocalittica è la ripetizione del messaggio teologico già maturato ma senza l'aggancio alle realtà storiche concrete : è una storia raccontata con concetti teogici , paradigmi astorici che sono chiavi per interpretare qualsiasi momento storico.

L'uso di tale simbologia rende molto più difficile l'intelligibilità del messaggio stesso fino a che non si scopra la loro chiave di lettura.

Attraverso l' artificio letterario della visione e dei simboli atemporali l'uditore o lettore apprende come giudicare il suo presente non attraverso le categorie della cultura dominante, ma attraverso quelle -universali e valide sempre- della sapienza divina.

II simbolo più appariscente è costituito dagli sconvolgimento cosmici: il sole, la luna, le stelle cambiano natura; la terra trema e su di essa si verificano fenomeni particolari, del tutto al di fuori del corso ordinario delle cose.

Sotto l'impulso di Dio il mondo attuale dovrà cambiare fino a che ci siano le condizioni per una comunità umana universale definitivamente felice.

Viene così espressa una presenza di Dio tutta particolare nello svolgimento della storia : presente allo svolgimento dei fatti, li orienta a una conclusione positiva che superi il male e potenzi all'infinito il bene.

TeriomorfismoL'apocalittica è la letteratura di un tempo di crisi e di persecuzione, un tempo in cui il nascondimento, l'ermetismo o un linguaggio cifrato possono anche essere sinonimi di sopravvivenza.

E' tipico dell'apocalittica il simbolismo teriomorfo.

Dn 7,2- nell'arte figurativa babilonese gli animali alati rappresentano esseri angelici. Il vegliardo dai capelli bianchi e dalla veste bianca ( Mc 9,2) è un essere della dimensione celeste. Il trono indica che c'è un giudizio nel tribunale celeste.

Intervengono spesso esseri fuori della normalità o addirittura mostruosi, che svolgono anche ruoli di protagonisti. Ci si riferisce a una sfera di realtà e di azioni che sta al di sopra del semplice livello umano e al di sotto del livello proprio di Dio.

Le figure teriomorfe del libro di Daniele corrispondono a quelle dei bassorilievi babilonesi che rappresentano le " potenze dell'aria" in greco chiamati angeli, dèmoni e demòni .

Indicano anche i poteri politici, militari, economici, religiosi, che nella storia opprimono gli uomini contrastando la volontà salvifica di Dio.Sono le bestie della storia che caratterizzano il mondo ( il mondo antico , precristiano) e che - secondo Daniele- impediscono a Dio di stabilire il suo Regno per mezzo di Israele.

Poichè la promessa divina di stabilirlo si compirà senza ombra di dubbio ( Dio è sempre stato fedele) , questo compimento non avverrà in questo mondo ma in un mondo nuovo ( sempre terrestre) che Dio farà. L'apocalittica non vede nessun aldilà , ma questo stesso mondo che Dio ricrea nuovo , libero definitivamente dalla bestie oppressive .

Numerologia Il simbolismo aritmetico, forse di origine persiana, attribuisce in genere ai numeri un valore qualitativo, al di là del valore quantitativo che hanno nel linguaggio normale.

Tale valore a volte rimane generico, a volte si determina e diventa specifico :
- il numero 7 e i suoi multipli indicano la totalità;
- la metà di 7 e le frazioni indicano la parzialità;
- 1000 è il numero di Dio,
- 4 indica i 4 angoli della terra, il mondo ,
ecc.

Dipendente dall'AT, l'apocalittica ne riprende e rielabora molti elementi simbolici,
- il cielo è la zona propria di Dio e indica la trascendenza;
- la terra è la zona propria degli uomini, dove si svolgono i fatti della loro storia;
- l'abisso (il mare) è il serbatoio dei male,
- l'atmosfera è la zona delle potenze angeliche
- etc.

teologiaL'apocalittica si propone una meta ardita che non sempre raggiunge pienamente: la lettura della storia concreta alla luce di un messaggio religioso antecedente. E' possibile tracciare un quadro a grandi linee degli elementi che sono implicati in questa funzione.
L'apocalittica ha come materia specifica i fatti della storia, ma i fatti non sono visti né previsti nei dettagli della loro cronaca.

Essi hanno una logica superiore, un filo che li lega al di sopra della vicenda singola.

Esiste un piano che li contiene e li ingloba tutti e il piano è di Dio creatore e artefice trascendente della storia.
La concezione della storia umana si fonda su un procedere periodico dei tempi. Prima della fine ci sono dei periodi storici prestabiliti secondo un numero simbolico che può essere il quattro, il sette o il dodici.

I fatti "devono accadere": sono collegati tra loro in un progetto di Dio, progetto che non è rivelato all'uomo nella sua totalità, ma solo in quei punti di riferimento orientativi che gli permettono di cogliere il senso della sua situazione.

La dialettica della storia. La storia si sviluppa linearmente verso una conclusione, ma il suo sviluppo è di tipo dialettico: si realizza tramite uno scontro tra bene e male, in concreto tra i giusti ei malvagi, identificati, questi ultimi, normalmente coi pagani.

Tale scontro si sposta dal piano individuale a quello collettivo e coinvolge gruppi sociali di diversa estensione: categorie, centri di potere, stati, ecc.
E' tipica di tutta l'apocalittica una presenza accentuata di angeli e demoni. Sono sempre visti, gli uni e gli altri, al di sotto di Dio e al di sopra del puro livello umano.

Non si fanno normalmente elucubrazioni sulla loro identità, ma se ne accentua la funzione dialettica : partecipano allo scontro tra bene e male che si svolge nella storia, fino a diventarne i protagonisti principali. Ma lo scontro, per lo più, non è diretto: sia gli uni che gli altri tendono a insinuarsi nel mondo degli uomini e ad agire con gli uomini e per mezzo di loro.

Il dualismo storico apocalittico non è di tipo manicheo: non c'è un dio buono e un equivalente dio cattivo , al di sopra della vicenda umana e, in certo senso, coinvolto con essa, c'è un solo Dio che è bontà infinita ed è padrone assoluto della storia e del suo svolgimento. L'escatologia Il contrasto finale cosmico-storico si svolge lungo una serie di vicende drammatiche. C'è la possibilità di una vittoria delle forze ostili a Dio: ciò significherà, per l'altra parte, persecuzione, sofferenza, tribolazione, morte. Ci saranno anche dei periodi di vittoria delle forze positive: ma ciò non dovrà illudere, perché le potenze del male saranno sempre attive.
Si avrà alla fine la conclusione: le forze positive vinceranno definitivamente; quelle negative non solo saranno sconfitte, ma scompariranno del tutto, annientate da un intervento di Dio che si esprime con immagini molteplici e diverse (giudizio, sconfitta campale,fuoco che discende dal cielo, ecc.). La situazione conclusiva che, così, si costituisce, comporterà la risurrezione, un rinnovamento radicale dell'ambiente in cui si svolgerà la vita, che non sarà più insidiata dalle difficoltà e limitazioni di adesso (morte, malattia, fatica).

Un'importanza rilevante viene attribuita in questo quadro alla situazione dei giusti, scomparsi dalla scena di questo mondo. Attendono la conclusione finale, sono al sicuro. I malvagi non possono nuocere più né sfuggire al giudizio di Dio; i buoni sono già parzialmente premiati e collaborano, con le loro preghiere, allo sviluppo positivo della storia
.

Il messianismoL'instaurazione del Regno di Dio avviene per opera di un intermediario che viene chiamato con nomi diversi: Messia, Eletto, Figlio dell'UOMO. Il grande protagonista che spinge verso la sua conclusione positiva lo scontro tra forze positive e negative è il 'messia' . Gli indizi che si trovano nell' AT vengono raccolti e condensati nell'apocalittica giudaica. Emerge nettamente la figura del messia eletto da Dio: figlio di Dio ( nell'AT questa espressione indica un angelo o simile ), riassume in sé tutta la forza che Dio manifesta nella "guerra sacra" dell' AT.
Il messia saprà sconfiggere tutti i nemici del popolo di Dio, realizzando così il regno definitivo, che coincide con la situazione escatologica finale. Il regno realizzato dal messia non sarà una situazione solo sognata, ma avrà la sua concretezza , fino ad affermare l'esistenza di un regno del messia, prima di quello finale, dalla durata limitata.

La concezione di un regno messianico preescatologico serpeggia nell'apocalittica, assumendovi durate, toni e contenuti diversi: situazione di premio, partecipazione funzionale al regno definitivo in divenire, espressione puramente simbolica della presenza attiva del messia nella storia.

IL LIBRO DI DANIELE L' hasidim del passato, il visionario Daniele, avrebbe vissuto la sua vita pubblica a Babilonia da Nabucodonosor ( Dn 1,1) a Ciro il Grande (1,21)

Dn 8, 19 Egli disse: «Ecco io ti rivelo ciò che avverrà al termine dell'ira, perché la visione riguarda il tempo della fine. 20 Il montone con due corna, che tu hai visto, significa il re di Media e di Persia; 21 il capro è il re della Grecia; il gran corno, che era in mezzo ai suoi occhi, è il primo re. 22 Che quello sia stato spezzato e quattro ne siano sorti al posto di uno, significa che quattro regni sorgeranno dalla medesima nazione, ma non con la medesima potenza di lui. 23 Alla fine del loro regno, quando l'empietà avrà raggiunto il colmo, sorgerà un re audace, sfacciato e intrigante. 24 La sua potenza si rafforzerà, ma non per potenza propria; causerà inaudite rovine, avrà successo nelle imprese, distruggerà i potenti e il popolo dei santi. 25 Per la sua astuzia, la frode prospererà nelle sue mani, si insuperbirà in cuor suo e con inganno farà perire molti: insorgerà contro il principe dei prìncipi, ma verrà spezzato senza intervento di mano d'uomo. 26 La visione di sere e mattine, che è stata spiegata, è vera. Ora tu tieni segreta la visione, perché riguarda cose che avverranno fra molti giorni». L'autore esegue la tecnica rabbinica del pesher ed interpreta la profezia di Geremia sull'esilio:

Ger 25 ,11 11 Tutta questa regione sarà abbandonata alla distruzione e alla desolazione e queste genti resteranno schiave del re di Babilonia per settanta anni. 12 Quando saranno compiuti i settanta anni, io punirò il re di Babilonia e quel popolo - dice il Signore - per i loro delitti, punirò il paese dei Caldei e lo ridurrò a una desolazione perenne.

Il libro sapienziale 2Cronache legge settanta anni come settanta settimane ( di anni ) cioè 490 anni. Così il sapiente Daniele si posiziona all'inizio dell'esilio Babilonese (587) e corre fino alla morte di Antioco Epifane( 167).

Questo periodo è inferiore ai 490 anni ovvero 70 settimane di anni ma si conclude con la riconsacrazione del Tempio profanato da Antioco. Jhwh quindi torna nel Tempio. E' finita la punizione incomincia la liberazione.  

La profezia :

Ger 29,10 10 Pertanto dice il Signore: Solamente quando saranno compiuti, riguardo a Babilonia, settanta anni, vi visiterò e realizzerò per voi la mia buona promessa di ricondurvi in questo luogo.e quella di 2 Cr 36,21 attuandosi così la parola del Signore, predetta per bocca di Geremia: «Finché il paese non abbia scontato i suoi sabati, esso riposerà per tutto il tempo nella desolazione fino al compiersi di settanta anni».

 ... viene riletta dall'autore del Libro di Daniele : i 70 anni di oppressione di Israele si sono in realtà prolungati a 7 settimane di anni e il periodo che arriva fino al presente che è di 450 anni di oppressione , bisogna espanderlo fino a 490 anni .

Dn 9,21 mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me: era l'ora dell'offerta della sera. 22 Egli mi rivolse questo discorso: «Daniele, sono venuto per istruirti e farti comprendere. 23 Fin dall'inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per annunziartela, poiché tu sei un uomo prediletto. Ora sta' attento alla parola e comprendi la visione: 24 Settanta settimane sono fissate per il tuo popolo e per la tua santa città per mettere fine all'empietà,

( 70x7= 490 anni )

mettere i sigilli ai peccati, espiare l'iniquità, portare una giustizia eterna, suggellare visione e profezia e ungere il Santo dei santi.( 490 anni )
25 Sappi e intendi bene, da quando uscì la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato, vi saranno sette settimane .

( 7x7=49 anni )

Durante sessantadue settimane


(62x7=434 anni )

saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, e ciò in tempi angosciosi. 26 Dopo sessantadue settimane , un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui; il popolo di un principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà un'inondazione e, fino alla fine, guerra e desolazioni decretate. 27 Egli stringerà una forte alleanza con molti per una settimana e, nello spazio di metà settimana ,


(1/2x7=3,5 anni )

farà cessare il sacrificio e l'offerta; sull'ala del tempio porrà l'abominio della desolazione ( Antioco aveva posto la statua di Giove nel santuario del Tempio ) e ciò sarà sino alla fine, fino al termine segnato sul devastatore ( Antioco Epifane )».



Dalla morte di Antioco Epifane succederanno eventi che i profeti escatologici avevano visto e che Daniele completa : l'anticristo, il giudizio , il Figlio dell'UOMO, il regno dei santi, etc.



Daniele interpreta la storia in senso teologico ( non cronologico !!!) a partire dalla sua conoscenza profonda dell'AT. Ogni evento della storia compie la promessa divina lasciando però uno scarto che tiene la storia aperta fino al suo compimento. Rimane un problema : quando ?
1260,1290,1325 giorni, anni, settimane di anni ?
Dn 12,5 ss : una cosa è certa : ci sarà!
Mentre la società postesilica di Esdra e Neemia era ancorata al presente, contenta di una normale osservanza della legge, quella apocalittica era aperta al futuro, a uno straordinario intervento definitivo di Dio.

Se l'acuto problema del male, da una parte, faceva apparire insufficiente l'attenzione a evitare la trasgressione di un precetto, dall'altra, la difficoltà di una persecuzione che impegnava la fedeltà di Dio alle sue promesse avrebbe condotto all'affermazione di un'esistenza ultraterrena, dell'immortalità dell'uomo e della risurrezione.

I fatti dolorosi sono visti nell'apocalittica come sintomi della fine dell'oppressione e dell'inizio del regno di Dio: la nuova letteratura si caratterizza quasi subito come voce degli oppressi e in favore della libertà.


«Si tratta essenzialmente di una letteratura di oppressi, che non vedono speranza alcuna per il popolo nell'ambito politico, o sul piano della storia umana. La battaglia che si combatte è uno scontro spirituale, non politico, né economico, un combattimento di "potenze spirituali nelle altezze".

I Giudei erano dunque costretti a spingere lo sguardo al di là della storia, per intravedere il drammatico e miracoloso intervento di Dio, che avrebbe punito le ingiustizie compiute contro il suo popolo, Israele, e proprio l'incalzare degli avvenimenti faceva sì che lo ritenesse imminente». (D.S. Russell, L'apocalittica giudaica, 36.
)

Talvolta questa situazione è nota, come al tempo della persecuzione di Antioco IV nel II secolo, altre volte è solo intravista, come alla fine del IV secolo al tempo delle imprese di Alessandro Magno.
L'anticristo (Dn 11,36-39)
Il peirasmos (Dn 11,40 ss)(Ger 30,7)
Morte e giudizio; il Risveglio (Dn12,1.5) Daniele è morto anche lui ma in attesa del risveglio. 12,13)
Le previsioni di Daniele :
-la fine di questo mondo come catastrofe/sparizione
-il risveglio/ resurrezione dei morti (= dei cadaveri)
-il giudizio universale con retribuzione personale

... saranno tutte smentite da Gesù

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