Piccolo Corso Biblico

Apocalittica giudaica.

Apocalittica apocrifa.



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GLI SCRITTI APOCALITTICI GIUDAICI EXTRABIBLICI.
Intorno al libro Daniele troviamo tutta una fioritura di letteratura apocalittica. Il rappresentante più completo è il LIBRO DI ENOCH. Scritto in aramaico, ci è pervenuto intero solo nella versione etiopica (per questo è detto anche il Libro etiopico di Enoch) che, a sua volta, è traduzione di una versione greca.

Il materiale è amplissimo: i 104 capitoli sono divisi in sezioni:
LIBRO DEI VIGILANTI (ce. 1-36),
LIBRO DELLE PARABOLE (ce. 37-71),
LIBRO DELL'ASTRONOMIA (ce. 72-82),
LIBRO DEI SOGNI (ce. 83-90),
EPISTOLA DI ENOCH (ce. 91-104).

La datazione varia anche a seconda delle diverse parti: ad eccezione di alcune aggiunte più tardive si ritiene che il libro si sia formato dal 170 ai 64 a.C.

IL LIBRO DEI GIUBILEI (detto anche APOCALISSE DI MOSÈ o PICCOLA GENESI) si interessa particolarmente della storia: ne presenta lo svolgimento in periodi "giubilari" di 49 anni; ciascun periodo è, a sua volta, diviso in 7 settimane di anni.

Scritto in aramaico, fu tradotto in greco e dal greco in etiopico: è questa la traduzione che abbiamo. La datazione è controversa; per lo più si ritiene che sia stato scritto nel secolo II a.C.

Di importanza minore, ma pure significativo, è IL LIBRO III DEGLI ORACOLI SIBILLINI. Appartiene a una serie di libri detti appunto Oracoli sibillini (quindici in tutto, di cui il IX, il X e il XI andati perduti) che, ricalcando lo stile ermetico delle sibille, si sforzavano di presentare in ambienti pagani il messaggio giudaico o cristiano.

Di natura composita, il libro III è stato scritto parte verso la metà del secolo II e parte nel secolo I a.C; alcuni capitoli sono databili nel secolo 1 d.C. La sibilla che parla è la nuora di Mosè; si riferisce prevalentemente alla legge di Mosè che, una volta attuata, porterà la pace escatologica.

IL TESTAMENTO DEI DODICI PATRIARCHI, scritto in ebraico, ci è rimasto interamente solo nella traduzione greca, li libro si presenta come espressione delle ultime volontà dei dodici figli di Giacobbe e ha carattere prevalentemente parenetico. La parte più propriamente apocalittica è contenuta nel "TESTAMENTO DI LEVI".

I SALMI DI SALOMONE
costituiscono una raccolta di 18 salmi, scritti in ebraico, ma conservatici in greco e in una traduzione siriaca dipendente dal greco, completata verso la seconda metà del secolo I a.C. I salmi di carattere apocalittico sono soprattutto il 17 e il 18.

L'ASSUNZIONE DI MOSÈ, scritta probabilmente in aramaico, ci è rimasta in una versione latina. Più che d'un'assunzione vera e propria (descritta in una parte andata perduta), si tratta di una predizione interpretativa della storia dall'entrata in Canaan fino ai giorni dell'autore (6 a.C. 30 d.C); la prospettiva finale si apre sulla conclusione escatologica.

Nella letteratura di Qumran troviamo vari scritti che sono riconosciuti come apocalittici, come IL LIBRO DELLE DOTTRINE MISTERIOSE (IQ Myst),
la descrizione della NUOVA GERUSALEMME (5Q JN),
LA PREGHIERA DI NABONIDE (4Q Pr N),
LO PSEUDO-DANIELE (4Q Ps Dan)
e IL ROTOLO DI MELCHISEDEK (i I Q Melch).

L'apocalittica giudaica continua a svilupparsi anche nell'era cristiana per alcuni secoli.
Troviamo L'ASCENSIONE DI ISAIA (la prima parte è anche chiamata MARTIRIO DI ISAIA). Il libro ci è pervenuto in etiopico e, parzialmente, in latino. Ad alcuni elementi di chiara tradizione giudaica (come il martirio di Isaia segato in due) sono talmente mescolati altri di impronta cristiana, da rendere impossibile una distinzione netta.

Sempre sulla linea giudaica troviamo LA VITA DI ADAMO ED EVA, scritta in aramaico, ricostruita dalle varie versioni, specialmente latine e greche (queste ultime portano impropriamente il titolo di APOCALISSE DI MOSE'). Scritto probabilmente nella prima metà dei secolo 1 d.C. (prima della bibbia LVII), il libro è un commento midrascico ai dati biblici concementi Adamo ed Eva.

Più rilevanza ha L'APOCALISSE DI ABRAMO: ne possediamo il testo slavo, tradotto dal greco. Il libro sembra scritto alla fine dei secolo 1 d.C. La parte propriamente apocalittica (ce. 9-32) ci presenta una visione di Abramo che, in contatto diretto con Dio, vede il divenire della storia nel suo senso religioso: l'uomo ne è responsabile e sarà punito o premiato nel giudizio che si avvicina; le forze pagane saranno distrutte col fuoco e Dio, al suono della tromba, raccoglierà i suoi eletti.

Il Testamento di Abramo costituisce pure un'apocalisse giudaica il cui testo greco attuale è la traduzione da un originale semitico che fu scritto nel secolo I d.C. Presenta un'accentuazione marcatamente escatologica e individuale: appaiono in visione ad Abramo i tre tipi di giudizio che si attueranno e nei quali si deciderà il destino delle singole anime.

IL LIBRO DEI SEGRETI DI ENOCH (detto anche II ENOCH oppure ENOCH SLAVO) fu scritto in greco nei secoli I e II d.C, ma ne rimane solo una versione slava. Le interpolazioni cristiane, particolarmente numerose ed evidenti, danno al libro un aspetto composito e sincretistico e hanno fatto dubitare perfino della sua origine giudaica.

Enoch descrive i sette cieli che attraversa; poi la sua attenzione si concentra sulla terra:gli viene rivelata la storia fino al diluvio e quindi una panoramica dell'era presente che, dopo sette periodi di mille anni, arriverà alla sua conclusione finale.

Un rilievo particolare acquista il IV LIBRO DI ESDRA (detto anche APOCOLISSE DI ESDRA). La versione latina (Volgata) ha aggiunto a quello che era presumibilmente l'originale aramaico alcuni capitoli (1-2; 15-16) che non si trovano nelle altre traduzioni pervenuteci (siriaca, etiopica, araba, armena) e rappresentano delle interpolazioni cristiane.

Sembra scritto alla fine del secolo 1 d.C. Il libro, sostanzialmente unitario nonostante una certa farraginosità, si divide in sette visioni successive che, con varie immagini, esprimono un rinnovamento radicale della situazione presente di peccaminosità: Dio interverrà e, dopo un regno messianico (400 anni), giudicherà i singoli uomini, distruggerà col fuoco i suoi nemici e sostituirà alla Gerusalemme attuale una Gerusalemme nuova e definitiva.

IL II LIBRO DI BARUC, detto anche APOCALISSE DI BARUC, fu composto verso la fine dei secolo 1 o l'inizio del II d.C. Fu scritto in aramaico, ma ci resta solo una versione greca. Baruc si preoccupa della storia presente e futura:i giusti saranno oppressi, ma risorgeranno e avranno dei corpi celesti; le forze ostili, come quelle dell'Impero romano, saranno superate, alla fine verrà il messia e instaurerà il suo regno.

IL III LIBRO DI BARUC, detto anche APOCALISSE GRECA DI BARUC, fu scritto in greco, nel secolo II d.C; ne rimane un riassunto greco e una traduzione sintetica in slavo, li libro ha la forma letteraria di un viaggio attraverso cinque dei sette cieli: l'autore constata, tra l'altro, la mediazione degli angeli e il ruolo determinante delle preghiere.

IL LIBRO IV DEGLI ORACOLI SIBILLINI, per l'allusione all'eruzione del Vesuvio del 79 d.C, si ritiene scritto alla fine del secolo I. Col LIBRO IV DEGLI ORACOLI SIBILLINI cessa, praticamente, la grande apocalittica giudaica, almeno quella che ci è pervenuta.

Ci si potrebbe chiedere quali siano le tematiche più ricorrenti nell'apocalittica giudaica , e occorrerebbe rispondere che quelle tematiche comunemente ritenute come principali, come ad esempio il giudizio o la risurrezione, non sono sempre presenti, né sempre compaiono come idee dominanti.

Una tematica che sembra invece accompagnare la letteratura apocalittica in tutto parco della sua evoluzione è il problema del male, che è visto non tanto come frutto delle opere dell'uomo, quanto piuttosto come realtà preesistente all'uomo stesso .

Enochismo ed Essenismo.
" ...Nella società giudaica, che non fu mai monolitica, come appare anche dalla lettura dei soli testi canonici, fiorirono a partire dal II secolo a.C. numerosi movimenti in concorrenza reciproca sia sul piano ideologico sìa su quello politico.

Da notizie ricavate da testi antichi possiamo mettere insieme una ventina di nomi indicanti gruppi diversi; ma già Giuseppe Flavio, presentando nelle sue opere la situazione culturale del suo tempo (I secolo d.C), riduce i gruppi a tre soltanto: farisei, esseni e sadducei.

A questi aggiunge, quasi in appendice, il partito degli zeloti. Non ci dice mai, però, nomi di autori o titoli di opere classificate secondo il suo schema.

Ci troviamo pertanto di fronte a questa situazione: da un lato abbiamo la documentazione che il mondo giudaico era diviso in molti gruppi e correnti di pensiero, dei quali ci sono restati molti nomi; dall'altro, abbiamo una vastissima quantità di opere a noi giunte sìa per mezzo di scoperte archeologiche (manoscritti di Qumran o del Mar Morto), sia per mezzo di normale tradizione manoscritta, ma in traduzioni in altre lingue antiche (apocrifi dell'Antico Testamento), senza che riusciamo nella maggior parte dei casi a stabilire a quale gruppo possa appartenere la singola opera.

Fanno eccezione molti scritti scoperti nelle grotte del Mar Morto, dei quali è possibile stabilire con certezza la matrice essenica.

...Poiché la maggior parte delle nostre conoscenze relative al pensiero di questo periodo deriva direttamente dalle opere,...opere concettualmente rilevanti come il libro dei Giubilei o i Testamenti dei Dodici Patriarchi, non possiamo dire da che gruppo provengano.

...Verso il 1820 fu coniato il termine «apocalittica» per indicare un gruppo di scrittori che probabilmente non esistette mai come tale , sotto il cui denominatore raccogliere parecchie opere che sembrano avere caratteri, soprattutto stilistici, simili. Così ci troviamo a parlare del mondo giudaico usando categorie non omogenee.

... L ' affermazione universalmente accettata che il cosiddetto Quarto Libro di Ezra è apocalittico si fonda su un dato certo (la nostra conoscenza dell'opera) e uno puramente ipotetico e derivante da una congettura moderna fondata più sullo stile che sui contenuti. Ma ... Se nel discorso storico si introduce il concetto di apocalittica, l'enochismo diventa una parte di questa. (*)


L' Enochismo
Nel corso del IV secolo a.C. si formò in Giuda una teologia con caratteri nettamente diversi dal resto del pensiero ebraico. Non è chiaro fino a che punto questa teologia restò un puro fenomeno di cultura, una mera corrente di pensiero, e fino a che punto dette vita a un vero e proprio movimento in contrasto col resto del pensiero ebraico.


***

I libri più antichi che testimoniano dell'esistenza di questa teologia sono il Libro dei Vigilanti e il Libro dell'Astronomia). Il Libro dei Vigilanti deriva da un più antico Libro di Noè, non pervenutoci, ma facilmente ricostruibile (VI o V secolo a.C.), che fu rielaborato per esprimere le nuove concezioni.

Poiché il Libro dei Vigilanti, come quello dell'Astronomia e alcuni altri che seguiranno, ha come rivelatore la figura di Enoc, la corrente di pensiero che ne derivò può essere detta «enochica». Secondo un'altra terminologia il Libro dei Vigilanti può essere detto il più antico libro apocalittico ....

Due sono le grandi novità che il Libro dei Vigilanti inserì nella storia del pensiero e della religione giudaica:
-
l'origine preterumana del male
- e
l'immortalità dell'anima , intesa come entità disincarnabile e capace di vivere dopo la morte presso Dio.

...si era affacciata l'idea che il male esistente nel mondo derivasse da una contaminazione della natura, specialmente quella dell'uomo, che derivava da un peccato prodottosi al di sopra della sfera umana.

Si trattava di una colpa commessa da un gruppo di angeli, del capo dei quali si indicava anche il nome, che variava a seconda delle fonti dell'opera, tra Asael (o Azazel) e Semeyaza.


[Ritroviamo questa teologia negli scritti cristiani: 2Pt 2,44Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò in abissi tenebrosi, tenendoli prigionieri per il giudizio. 5Ugualmente non risparmiò il mondo antico, ma con altre sette persone salvò Noè, messaggero di giustizia, inondando con il diluvio un mondo di malvagi. 6Così pure condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, lasciando un segno ammonitore a quelli che sarebbero vissuti senza Dio. 7Liberò invece Lot, uomo giusto, che era angustiato per la condotta immorale di uomini senza legge. N:D:R:]

Ma il peccato era sentito come peccato collettivo.

In ogni caso tutti gli angeli ribelli furono incatenati da Dio sotto terra e l'opera malefica restava affidata sulla terra solo alle anime vaganti dei figli nati dall'unione degli angeli con le donne, i nefilim o giganti: una banda di spiriti perversi, ma assolutamente disorganizzati.

***

Col Libro dei Sogni (160 a.C. ca. , appartenente alla corrente enochica), appare la figura di un primo angelo peccatore che poi seduce altri angeli e infine gli uomini. In questo caso l'angelo senza nome, ma primo peccatore, può bene essere detto il diavolo. Comunque, anche nel Libro dei Sogni si tratta sempre di un essere angelico, che liberamente si ribella a Dio.

Il Libro dei Vigilanti presenta una complessa stratificazione bene individuabile in parte su base puramente formale, in parte su base ideologica. L'autore, rifacendosi al Libro di Noè , racconta che alcuni angeli, presi da amore per le donne (cfr. Gen. 6,1-4), abbandonarono il cielo per sposare le donne. Da questa unione mostruosa, avvenuta in contrasto con l'ordine cosmico voluto da Dio, si produsse una contaminazione generale della natura, che lese la libertà stessa di scelta dell'uomo tra il bene e il male.

Inoltre i figli nati da questa unione, i nefilim , tradotto in greco con gìgantes, termine mantenuto nelle lingue moderne (in italiano «giganti»), erano malvagi e uccidevano gli uomini. Dio intervenne, ascoltando l'invocazione degli angeli fedeli e delle anime degli uccisi; legò sottoterra, nel mitico deserto di Dudael , gli angeli perversi e fece morire i giganti in lotte fratricide, ma niente potè contro le loro anime che continuarono ad aggirarsi sulla terra.

La causa del disordine cosmico e, quindi, la causa prima del male, veniva spiegata secondo una categoria abbastanza complessa, destinata ad avere ampli sviluppi in seguito, formata da un rapporto non chiaro nei limiti, ma sicuro nei fondamenti, tra male e impurità.

Gli angeli caduti si erano resi impuri con le donne alterando l'ordine della natura (si veda I Enoc [LV] 12,4 e soprattutto 15,3-4).

Il fatto poi che le anime dei giganti si aggirassero ancora sulla terra spiegava perfettamente sia l'esistenza degli spiriti maligni, nei quali l'autore certamente credeva, sia le sventure che venivano loro attribuite.

Il male degli uomini derivava dalla contaminazione della natura, alla quale si aggiungeva l'opera devastante delle anime dei giganti ( nefilim), cioè degli spiriti maligni.

Gen 6,4 C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.

Poiché la caduta degli angeli era datata al tempo di due o tre generazioni precedente il diluvio, questo mito, letto come se fosse storia( Cfr. P. Sacchi, Storicizzazione e rivelazione alle origini del giudaismo, in Sacchi, 1990, pp. 259-271.) , non sembrò più capace di spiegare interamente l'origine del male e la peccaminosità dell'uomo, secondo una riflessione che si faceva sempre meno mitologica e sempre più razionale.

Un autore più tardo, ma non di molto, di colui che scrisse il primo mito sulla base del racconto del Libro di Noè, si pose il problema del peccato di Caino, che era avvenuto prima della caduta degli angeli (1Enoc [LV] 22,7).

Creò così un secondo mito del peccato angelico capace di spiegare l'origine del male in maniera globale: bisognava arrivare alle origini del mondo.


Senza respingere il vecchio racconto della caduta degli angeli sulla terra, il nuovo autore aggiunse la narrazione di un peccato angelico che si produsse nel quarto giorno (mercoledì) della creazione, quando furono create le stelle e cominciò il tempo storico.

Gli angeli, che dovevano guidare i sette pianeti che giravano intorno alla terra, li portarono su orbite diverse da quelle che Dio aveva stabilito (I Enoc [LV] 18,12.15; 21,6).

Si cercava di far coincidere le esigenze del pensiero religioso e morale con i dati scientifici del tempo: la trasgressione commessa dagli angeli agli inizi del tempo comportò un'alterazione degli influssi che dalle stelle scendono sulla terra; essi non erano quelli che Dio aveva voluto. In questo modo si spiegavano anche gli influssi maligni degli astri, cosa che era credenza comune. In questo modo il cosmo non era più un ordine, ma diveniva un disordine.



***

Già in alcune pagine della Bibbia si vede che alcuni autori avevano trovato una qualche affinità tra il peccato e l'impurità, ma fu solo con il Libro dei Vigilanti che questa idea si affermò completamente. Sarà ulteriormente approfondita dall'essenismo.

Alle origini l'impurità era concepita come una forza diffusa nella natura, capace di indebolire le forze dell'uomo.

L'uomo doveva essere in stato di purità
(raggiungibile attraverso purificazioni) in particolari momenti di pericolo. È documentata la necessità dello stato di purità per il viaggiatore, per il soldato e per il sacerdote all'altare; quest'ultima situazione era la più pericolosa di tutte, perché era antica credenza che il contatto col sacro uccidesse.

Le impurità nel mondo ebraico riguardavano essenzialmente il culto, cioè contatto con il sacro. Si trattava sempre di purità rituale .

L'impuro non era ammesso al sacro, alla liturgia, alla presenza divina, alle benedizioni divine : doveva purificarsi attraverso riti di purificazione specifici per ogni tipologia di impurità. Si trattava in genere di lavaggi, abluzioni, etc.

Il peccato invece riguardava l'alleanza, quindi l'appartenenza al popolo di Dio , l'eredità delle promesse salvifiche di Dio. Solo Dio poteva perdonare il peccato.

Stabilire una affinità tra peccato e una impurità originaria significava rimandare il problema della purificazione dell'uomo e della natura a Dio solo.


***

.... La credenza nell'immortalità dell'anima portava con sé necessariamente un modo diverso di guardare la vita. Lo sguardo dell'uomo non si fermò più sul tempo futuro qui sulla terra, ma cercò di forare il mistero dell'aldilà. Cominciò così a svilupparsi la speculazione sul destino delle anime dei morti.

Esse sono immaginate riunirsi all'estremo occidente in alcune valli, dove i buoni sono separati dai cattivi secondo un criterio non chiaro. Qui c'è una fonte di vita che è costituita da «acqua di luce» (I Enoc [LV] 22,9).

Ciò che distingue nettamente le larve ( 'oboi) della tradizione biblica dalle anime (dette anche «spiriti») del Libro dei Vigilanti è il fatto che le larve erano destinate tutte allo se'ol, agli inferi, dove tutte scendevano senza essere giudicate. Tutte, buone e malvagie, avrebbero vissuto la medesima vita, tristi per essere senza luce.

Al contrario..

le anime del Libro dei Vigilanti vanno in una sede dove restano separate le une dalle altre, le buone dalle cattive (e quindi già giudicate), con destini opposti.

Il giudizio di Dio su queste anime assume un valore assoluto, che risponde ai problemi posti da Giobbe circa la giustizia di Dio.

Il giudizio che Dio avrebbe portato sul mondo alla fine della storia secondo l'insegnamento profetico si anticipa su ciascun essere vivente al momento della sua morte.

La religione di Israele comincia a diventare, almeno in alcune sue correnti, una religione dell'aldilà.


Il Libro dei Vigilanti marca nel giudaismo l'inizio di una corrente di pensiero che ebbe suoi travagli fin dal suo sorgere, ma che sembra aver messo forti radici. In effetti le idee nuove del Libro dei Vigilanti tenderanno a diffondersi in Israele con accettazioni, rielaborazioni e anche rifiuti.

Per esempio, già i versetti di Gen. 6,1-4 mostrano che il loro autore conosceva il mito degli angeli caduti; ma gli tolse il suo significato, demitizzandolo con un procedimento che oggi possiamo definire evemeristico,
( Evemero (III-IV sec. a.C.), formulò la teoria evemeristica che definisce divinità ed eroi come rappresentazioni di personalità storiche del passato, che erano riusciti ad attribuirsi una natura divina-n.d.r.) perché interpretò i nefilim come eroi dell'antichità.

***

Con l'avvento della repubblica sadocita l'attesa messianica, da un lato, entrò in ombra, come si può dedurre dal fatto che è assente nella grande maggioranza delle opere databili tra il V e il III secolo a.C; dall'altro, come si può dedurre dai rari documenti che ne parlano, subì una forte evoluzione.

L'attesa di una figura che salvasse Israele si spostò gradatamente da quella di un re del futuro, discendente o no di Davide, verso quella di una figura più grande, con caratteristiche che andavano al di là dell'umano.

L'inizio di questo sviluppo del messianismo cominciò sotto il Secondo Sadocitismo e continuò con ritmi sempre più serrati durante l'epoca maccabaica e asmonaica.

Alla fine del libro di Malachia (V secolo a.C.) fu aggiunto un passo in calce dove si può leggere che un giorno Dio manderà sulla terra il profeta Elia con la speciale missione di rappacificare i padri coi figli «prima che venga il giorno di Yahweh, grande e terribile».

Ora, secondo un'antica tradizione, Elia era stato rapito in cielo (IIRe 2,11) ; dunque, era ancora vivo da qualche parte e di là doveva tornare: Dio non lo poteva aver strappato alla morte invano.

[Mt 11,13 La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. 14 E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire. 15 Chi ha orecchi intenda.
Mt17,10 Allora i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?». 11 Ed egli rispose: «Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. 12 Ma io vi dico:
Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto.
Lc 9:19 18 Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda: «Chi sono io secondo la gente?». Essi risposero: «Per alcuni Giovanni il Battista,
per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto»].

Ma anche Enoc, il fondatore pseudepigrafico della corrente che indichiamo col suo nome, fu un uomo particolare, perché anche lui nacque, ma non morì: così sta scritto nella stessa Bibbia canonica (Gen. 5,24). Enoc fu un grande rivelatore di verità nascoste; era in qualche modo una figura di salvezza.

Ancora più grande è la figura di un Melchisedec celeste (questi non ha niente a che fare col re di Salem di Gen. 14,18 sgg.), un arcangelo, del quale abbiamo notizia da frammenti qumranici del I secolo a.C. Questi ha il compito di far pentire gli Ebrei dei loro peccati, di ricondurre in patria gli esiliati, di proclamare la remissione delle colpe passate, di eseguire, se non il Grande Giudizio (il testo non è chiaro), almeno la vendetta di Dio sui malvagi.

Queste funzioni sono tipicamente messianiche, solo che il Messia ormai non è più un uomo, ma un essere angelico.

La quarta ed ultima figura superumana nota è quella del Figlio dell'Uomo, quale appare nel Libro delle Parabole (30 a.C. ca.). «Figlio dell'Uomo» non sembra indicare tanto un personaggio, quanto una funzione, un po' come la parola «Messia». Poiché, però, questa figura non ha nome, la chiameremo con questo titolo.

La figura, in quanto tale, deriva certamente dal cap. 7,13-14 del libro di Daniele (164 a.C.), dove si parla di uno «simile a un figlio di uomo», che fu presentato a Dio, il quale gli dette «potere, forza e dominio, e tutti i popoli, le nazioni e le lingue lo servivano. Il suo potere è un potere eterno che non finirà e il suo dominio un dominio eterno che non sarà mai distrutto». In questo testo la figura del Figlio dell'Uomo è puramente simbolica e indica, come spiega l'autore stesso del libro, «il popolo dei santi dell'Altissimo», cioè Israele (Dan. 7,27).

In seguito però questa figura simbolica divenne una vera e propria creatura autonoma con caratteristiche superumane. Il Figlio dell'Uomo viene dichiarato, nel Libro delle Parabole, Messia ( J Enoc [LP] 52,4) e identificato con Enoc (I Enoc [LP] 71,14) in un passo discutibile sia per il senso sia per la tradizione (potrebbe essere un'aggiunta). Il personaggio è, pertanto, anonimo ed è indicato nel libro con tre appellativi diversi: prima è detto il «Giusto», poi l'«Eletto», infine è detto il «Figlio dell'Uomo», che è l'appellativo con cui è comunemente designato.


[ Col 4:11 Gesù, chiamato Giusto.
At 22:14 Egli soggiunse: Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a
vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca,
At 3:14 voi invece
avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino. n.d.r]

Ecco un passo che illustra bene questa nuova concezione messianica:

In quel luogo
vidi la fonte della giustizia, che era inesauribile con intorno molte fonti di sapienza e, tutti, assetati, bevevano da esse, si riempivano di sapienza. Allora la loro sede fu coi giusti, coi santi, con gli eletti. In quell'ora a questo Figlio dell'Uomo fu dato un nome da parte del Signore degli Spiriti. Il suo nome era al cospetto del «Capo dei Giorni», prima che fossero creati il sole e gli astri, prima che fossero fatte le stelle del cielo; il suo nome fu pronunciato dal Signore degli Spiriti. Egli sarà il bastone dei santi e dei giusti, affinché si appoggino ad esso e non cadano; sarà la luce dei popoli e speranza per coloro che soffrono nel loro animo. Tutti quelli che vivono sulla terra si prostreranno e lo adoreranno e canteranno inni di lode al Signore degli Spiriti. Perciò egli fu scelto e nascosto da Lui prima che fosse creato il mondo e starà innanzi a Lui per l'eternità (cioè farà sempre la Sua volontà) (IEnoc[LP] 48,1-6).

[Gv 7,37 Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù levatosi in piedi esclamò ad alta voce: «Chi ha sete venga a me e beva 38 chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 39 Questo egli disse riferendosi allo Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: ..
Ap 22:17 Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!».
Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l'acqua della vita.]

Il fulcro del mondo che sarà retto dal Figlio dell'Uomo è la Giustizia e la Sapienza stessa deriva da quella in un movimento discendente verso l'uomo. Questo a sua volta potrà raggiungere la Giustizia solo attraverso la sapienza con un movimento avente la stessa direzione, ma senso opposto.

La Giustizia celeste è riservata solo ai giusti o eletti, ma vi sarà un tempo, in cui tutta l'umanità, attraverso l'opera messianica del Figlio dell'Uomo, potrà partecipare alla bevanda della Sapienza. .."

[ P. Sacchi -II giudaismo del Secondo Tempio , in : Ebraismo- a cura di G.Filoramo-Laterza.]

Il Figlio dell'Uomo Esseri umano-celesti si ritrovano nelle visioni dei profeti escatologici

Ez 1, 22 Al di sopra delle teste degli esseri viventi vi era una specie di firmamento, simile ad un cristallo splendente, disteso sopra le loro teste, 23 e sotto il firmamento vi erano le loro ali distese, l'una di contro all'altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. 24 Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell'Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d'un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. 25 Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. 26 Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve come una pietra di zaffiro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane . 27 Da ciò che sembrava essere dai fianchi in su, mi apparve splendido come l'elettro e da ciò che sembrava dai fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore 28 il cui aspetto era simile a quello dell'arcobaleno nelle nubi in un giorno di pioggia. Tale mi apparve l'aspetto della gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra e udii la voce di uno che parlava.

Dn 7, 13 Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui, 14 che gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto. 15 Io, Daniele, mi sentii venir meno le forze, tanto le visioni della mia mente mi avevano turbato;  Gesù , il Figlio dell'uomo...e di Dio.

Mt 8:20 Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
Mt 9:6 Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua». Mt 10:23 Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo.
Mt 11:19 È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere». Mt 12:8 Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
Mt 12:32 A chiunque parlerà male del Figlio dell'uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.
Mt 12:40 Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Mt 13:37 Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell'uomo.
Mt 13:41 Il Figlio dell'uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità Mt 16:13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».
Mt 16:27 Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. Mt 26:24 Il Figlio dell'uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell'uomo se non fosse mai nato!».
Mt 26:45 Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: «Dormite ormai e riposate! Ecco, è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori.
Mt 26:64 «Tu l'hai detto, gli rispose Gesù, anzi io vi dico: d'ora innanzi vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo».
Mc 2:10 Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ...etc

Mc 14,Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: «Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?». 62 Gesù rispose: «Io lo sono! E vedrete il Figlio dell'uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo».


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