Sei a pag. 4  di home > Spirtualità                                  La pace del cuore            -     Vai a pag.  

La Pace del cuore  I

« Senza di me non potete fare nulla »
Jacques Philippe, La Pace del Cuore - Bologna 2000

« Senza di me non potete fare nulla » ha detto Gesù (Gv 15,5). Non ha detto: « Non potete fare grandi cose », ma « Non potete tare nulla ». E per noi essenziale essere persuasi di questa verità. Avremo spesso bisogno di insuccessi, umiliazioni e prove — permesse da Dio — perché detta verità possa non solo essere colta dalla nostra intelligenza, ma divenire esperienza per tutto il nostro essere. Dio, se potesse, ci risparmierebbe tutte queste prove, ma esse sono necessarie per farci scoprire la nostra innata impossibilità a fare del bene da soli. Secondo la testimonianza di tutti i santi, è indispensabile acquisire la conoscenza dei nostri limiti, perché è il terreno adatto nel quale potranno fiorire tutte le grandi cose che il Signore farà in noi con la potenza della sua grazia.È per questo che santa Teresa di Gesù Bambino diceva che la più grande cosa che il Signore aveva fatto nella sua anima era l'averle mostrato la sua piccolezza e la sua impotenza.

Se analizziamo seriamente la parola del Vangelo di Giovanni,« Senza di me non potete fare nulla » , comprendiamo allora che il problema fondamentale della nostra vita spirituale diventa questo:

Come lasciare agire in noi Gesù?
Come permettere alla grazia di Dio di operare liberamente nella nostra vita?

Alla domanda: « Cosa fare per lasciar agire liberamente la grazia di Dio nella nostra vita? », non esiste una risposta univoca, una ricetta che vada bene per tutti. Per rispondere in modo completo, bisognerebbe scrivere un trattato di vita spirituale in cui si parli della preghiera, dei sacramenti, della purificazione del cuore, della docilità allo Spirito santo e di tutti i modi attraverso i quali la grazia di Dio viene a inondarci. Non intendiamo farlo, vogliamo semplicemente trattare un aspetto della vita spirituale, oggi troppo dimenticato. Si tratta di questa verità essenziale:

per permettere alla grazia di Dio di agire e produrre in noi — con la nostra cooperazione —
tutte queste « opere buone che il Signore ha «predisposto perché noi le praticassimo » (Ef 2,10),
è estremamente importante che ci sforziamo di acquisire e conservare la pace interiore,
la pace del cuore.

Per una migliore comprensione, useremo un'immagine (da non prendere troppo alla lettera, come tutti i paragoni).

Consideriamo la superficie di un lago sulla quale brilli il sole: se questa sarà calma e tranquilla il sole vi si potrà riflettere quasi perfettamente e tanto più perfettamente quanto più il lago sarà calmo.
In caso contrario, l'immagine del sole non vi si potrebbe riflettere.

Attento
Vi è in te un meraviglioso specchio,
esso rivela tutto
riposa dentro di te
e riflette Lui.

è l'anima

Ma solo se vi è silenzio.
Vi si posa una zanzara e lo macchia.
Volgi tutta la tua attenzione allo specchio meraviglioso.

alla tua anima

davanti a quello specchio il cielo non si nasconde.
A 82 [Dialogues avec l'ange-Denoel Paris]
88 Siate specchi senza macchia!

L'anima è lo specchio in cui si riflette Dio. Ma solo se non c'è macchia,cioè se c'è silenzio, se il pensiero umano tace. Il Pensiero macchia l'anima e l'uomo non vede più la parola creatrice ma solo la sua parola. E si perde in essa.


Accade un po' la stessa cosa alla nostra anima, nei confronti di Dio: più questa è calma, più Dio vi si riflette, la sua immagine s'imprime in noi, la sua grazia agisce attraverso noi. Se invece la nostra anima è agitata e turbata, l'azione della grazia diventa molto più difficoltosa.

L'uomo che è in se stesso, nell' anima, uno con Dio , l'uomo il cui pensiero è uno con la Parola Creatrice, viene trasformato in Uomo Nuovo. Riceve nuovi occhi con cui vedere oltre le apparenze, nuovi orecchi per udire oltre i suoni, nuovi sensi per percepire oltre il sensibile e nuove mani per agire a tempo insieme a Dio.

Tutto il bene che possiamo fare è un riflesso di questo sommo Bene che è Dio.
Più la nostra anima è nella calma e nell'abbandono, più questo Bene si comunica a noi e, attraverso noi, agli altri.

Così l'uomo crea -se stesso e il mondo - nell'eternità. ( cf Qoelet)

« Il Signore darà forza al suo popolo, il Signore benedirà il suo popolo nella pace », dice la Scrittura (Sai 29,11).
Il nostro Dio è il Dio della pace. Non parla e non opera che nella pace, non nel turbamento, nell'agitazione.
Rammentiamo l'esperienza del profeta Elia sul monte Oreb:
Dio non era nell'uragano, né nel terremòto, né nel fuoco, ma nel mormorio di un vento leggero

[= nel silenzio n.d.r.] (1Re cap. 19).

Uno degli aspetti dominanti della lotta spirituale è la lotta sul piano dei pensieri. I pensieri sono delle energie che sorgono nella nostra interiorità : quando turbano lo specchio dell'anima provengono dalla attività del Nemico e vanno combattuti. Il silenzio in cui si incontra Dio non è l'assenza assoluta di pensieri , ma il silenzio dei pensieri che sorgono dalle nostre preoccupazioni, aspirazioni, desideri.(cf Qoelet)

Spesso ci agitiamo, ci inquiétìamo nel tentativo di voler risolvere tutto da soli, mentre sarebbe molto più efficace restare calmi, sotto lo sguardo di Dio, lasciandolo agire ed operare in noi con la sua saggezza e la sua potenza, infinitamente superiori alle nostre. « Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d'Israele: « Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell'abbandono confidente sta la vostra forza. Ma voi non avete voluto »

Ai pensieri del Nemico è necessario opporre i pensieri di Dio, cioè la sua Parola. Come fece Gesù quando fu tentato.

« Dio è il Dio della pace. Poiché l'amore non dimora che nella pace, vi raccomando di avere sempre cura di conservare per bene la santa tranquillità di cuore. Tutti i pensieri che procurano inquietudine e agitazione di spirito non vengono affatto da Dio poiché egli è il principe della pace. Sono tentazioni del nemico e pertanto bisogna scacciarle e non tenerne conto.

Nella mano del Pescatore Nero l’amo.
L’esca:i Pensieri umani.

« Pesce non inghiottire l’esca o la bocca ti si strapperà

Il pesce muore e il pescatore nero sorride. La sua cesta si riempie, il suo bottino si ammucchia, pigiato.
Il Pensiero è Materia . Pesante, vacillante,cieca,che attira verso il basso.
Pertanto il suo segno è La Ruota.

La ruota che gira intorno a se stessa , senza carro né macchina per dirigerla .
La Ruota gira,l’anima si incupisce,il cuore si stringe . È Serpente che si morde la coda .
Gira sola intorno a se stessa, fumo terrestre che si accumula dove l’anima vacilla, vien meno,erra, gira, gira senza fine.

Il diavolo…nella sua mano la terra, mela avvelenata [i pensieri] suo unico regno.
Dite in silenzio:«Noi non ne vogliamo» …così le tenebre non possono nulla contro di voi.

A 350 [Dialogues avec l'ange-Denoel Paris]

Bisogna vivere tranquillamente in tutto e per tutto. Se ci arriva una sofferenza, interiore o esteriore, la dobbiamo accettare tranquillamente. Se ci arriva una gioia accogliamola con eguale tranquillità, senza trasalire. Dobbiamo fuggire il male? Bisogna che sia fatto tranquillamente, senza preoccupazione, poiché altrimenti nella fuga potremmo cadere e dare occasione al nemico di ucciderci. Dobbiamo fare del bene? Facciamolo serenamente altrimenti potremmo commettere molti errori con l'agitazione. Bisogna fare tranquillamente perfino la penitenza. »
San Francesco di Sales (1567-1622) {Lettera alla Badessa del Puy d'Orbe).

Fili 4,7 e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Il nostro non vuole essere, ben inteso, un invito alla pigrizia e all'inerzia; ma un'esortazione a non agire mossi da uno spirito d'inquietudine e di fretta eccessiva, bensì sotto l'impulso mite e pacifico dello Spirito di Dio. San Vincenzo de' Paoli, la persona meno sospettabile di pigrizia, diceva:

« Il bene che Dio opera si fa da sé, quasi senza che uno se ne accorga.
Bisogna essere più passivi che attivi;
e così Dio solo farà per mezzo di voi
ciò che tutti gli uomini insieme non potrebbero fare senza di lui ».

Se cerchiamo la pace come la dà il mondo, cioè se ci aspettiamo una pace secondo i criteri di vita che fanno dipendere lo stato interiore dal buon andamento delle cose esteriori, dall'assenza di contraddizioni, dalla realizzazione di tutti i nostri desideri ecc., sicuramente non saremo mai in pace, oppure la nostra pace sarà estremamente fragile e di breve durata.
Per noi credenti, il motivo essenziale per il quale possiamo rimanere sempre nella pace non viene dal mondo: « Il mio regno non è di questo mondo », dice Gesù (Gv 18,36); viene dalla fiducia nella promessa del Signore.

Quando Egli afferma di donarci la pace, di lasciarci la pace, questa è parola divina ed ha la stessa forza creatrice di quella che ha fatto che ha calmato la tempesta o di quella che ha guarito i malati e resuscitato i morti. Poiché Gesù dice — per ben due volte! — che ci dà la sua pace, noi crediamo di averla in possesso e che essa non venga mai ritirata: « I doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili » (Rm 11,29). Siamo noi che non sempre li sappiamo accogliere e conservare, perché molto spesso " manchiamo di fede.« Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo! » (Gv 16,33).

In Gesù possiamo sempre dimorare nella pace, perché egli ha vinto il mondo, ha vinto ogni male e peccato, perché è resuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte, ha annullato la sentenza di condanna che gravava su di noi. Ha manifestato la benevolenza di Dio a nostro riguardo. E « se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?... Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? » {Rm 8,31).

« La pace è il cammino alla perfezione, anzi, nella pace si trova la perfezione.»
San Pio da Pietralcina (1887-1968)

« Gli strumenti più validi per stabilire in noi il regno di Gesù sono esattamente lo spirito d'orazione continua e la pace dell'anima... Tenete sempre bene in mente questa verità e fissatela solidamente nello spirito e nel cuore:
il modo più importante, ed anche infallibile, per essere sempre in questo stato di continua orazione è di mantenere la propria anima in pace di fronte a nostro Signore.

La pace del cuore è il regno di Gesù nell'anima
Francesco Maria Libermann (1804-1852) Estratti di lettere di direzione spirituale.

Fate bene attenzione alle parole « mantenere la propria anima in pace »: sono termini usati dal nostro divin Maestro.
Bisogna che la vostra anima sia raccolta in se stessa o, piuttosto, in Gesù che vi dimora, non certo imprigionata e rinchiusa da un chiavistello di ferro ma da un dolce, delicato riposo in Gesù che la tiene tra le braccia.
Lo sforzo e la tensione restringono l'anima ma un dolce riposo, un sereno modo di agire, una pacata azione interiore, misurata e tranquilla, la dilatano.

La pace è la condizione della docilità allo Spirito La nostra anima, scompigliata e scossa dalle proprie forze, girata e rigirata a destra e sinistra, non può più lasciarsi andare allo Spirito di Dio... Se solo volesse abbandonarsi ad esso, e da lui lasciarsi condurre, troverebbe la sua forza, la sua ricchezza e tutta la sua perfezione. Ma poiché se ne allontana, e vuole agire da sola, non trova in sé che il turbamento, la miseria e l'incapacità più assoluta...

Dobbiamo aspirare a questa pace e a questa moderazione interiore,
per non poter più vivere se non in Dio e per Dio.

Questo nella massima dolcezza e nella massima sottomissione, procurando anche di astrarsi continuamente da se stessi. Bisogna dimenticarsi, per volgere incessantemente la propria anima verso Dio e mantenerla dolcemente e tranquillamente alla sua presenza. »

«Per comprendere quanto sia fondamentale, per lo sviluppo della vita cristiana,
sforzarsi di acquisire e conservare la pace del cuore,
la prima cosa di cui dobbiamo essere ben convinti
è che tutto il bene che possiamo fare viene da Dio e da lui solo.


E' necessario soffermarci su un'altra verità, non meno importante: la vita cristiana è una lotta, una guerra senza tregua
San Paolo ci invita, nella lettera degli Efesini, a rivestire l'armatura di Dio per lottare « non contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti » (Ef 6,10-17). Egli descrive dettagliatamente tutti i pezzi di quella armatura che dobbiamo indossare. Ogni cristiano dev'essere ben convinto che la sua vita spirituale non può in alcun caso ridursi a uno scorrere tranquillo dei giorni senza storia, ma deve essere il luogo di una lotta costante contro il male, le tentazioni, lo scoraggiamento, e dolorosa, che terminerà solo alla morte.

Quest'inevitabile lotta è da interpretare come una realtà estremamente positiva. Poiché « non c'è pace senza guerra » (Santa Caterina da Siena), senza lotta non c'è vittoria. Proprio questo conflitto è il luogo della nostra purificazione e della nostra crescita spirituale,
in tal modo impariamo a conoscere noi nella nostra debolezza e Dio nella sua infinita misericordia.
È, in definitiva, il modo scelto da Dio per la nostra trasfigurazione e la nostra glorificazione,

Ma la lotta spirituale del cristiano, pur essendo talvolta dura non è mai la guerra disperata di chi si batte in solitudine cieca, senza nessuna certezza circa l'esito dello scontro, la lotta di chi combatte con l'assoluta certezza che la vittoria è già assicurata, perché il Signore è risorto: « Non piangere più; ecco, ha vinto il Leone della tribù di Giuda » .(Ap 5,1)
Così, non combattiamo da soli con le nostre forze, ma con il Signore che ci dice: « Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza » (2Co 12,9) e la nostra arma principale non è la naturale fermezza del carattere o l'abilità umana, ma la fede, questa totale desione a Cristo che ci permette, anche nei momenti  peggiori, di abbandonarci con fiducia cieca a colui che non ci abbandonerà. « Tutto posso in colui che mi dà la forza » (Fil 4,13). Ed ancora: « Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? » (Sal 27).

Il cristiano dunque lotta con energia, chiamato com'è a resistere « fino al sangue nella lotta contro il peccato » (Eb 12,4). Lo fa però con cuore tranquillo e la sua lotta è tanto più efficace quanto più il suo cuore dimora nella pace. Perché è proprio questa pace interiore che gli permette di lottare non con le proprie forze — che verrebbero meno —, ma con quelle di Dio.

Abbiamo appena detto che il credente in tutte le sue battaglie, qualunque ne sia la violenza, si sforzerà di custodire la pace del cuore per lasciar combattere in lui il Dio delle schiere. Ebbene, bisogna che egli sappia quanto segue:

la pace interiore non è solamente una condizione della lotta spirituale, essa ne è — molto spesso — il fine.
È molto frequente che la lotta spirituale consista esattamente in questo: difendere la pace interiore dal nemico che si sforza di rapircela.

In effetti, una delle abituali strategie messe in atto dal demonio per allontanare un'anima da Dio e ritardarne il progresso spirituale, è tentare di farle perdere la pace interiore. Ecco cosa dice in merito Lorenzo Scupoli, uno dei più grandi maestri spirituali del sedicesimo secolo, molto stimato da san Francesco di Sales: « Il demonio si sforza con tutto se stesso di bandire la pace dal nostro cuore, perché sa che Dio dimora nella pace ed è nella pace che opera grandi cose ». Sarà molto utile rammentarlo perché spesso, nello svolgimento quotidiano della nostra vita cristiana, accade che sbagliamo combattimento — se così si può dire —, che mal orientiamo i nostri sforzi. Combattiamo su un terreno dove il diavolo ci trascina sottilmente e sul quale può vincerci, invece di combattere sul vero campo di battaglia dove, con la grazia di Dio, siamo sempre sicuri di vincere. Questo è uno dei grandi segreti della lotta spirituale: non sbagliare combattimento, saper discernere, malgrado le astuzie dell'avversario, contro cosa dobbiamo realmente lottare e dove dirigere i nostri sforzi.

È errata la convinzione che, per riportare la vittoria nella lotta spirituale, occorra vincere tutti i nostri difetti, non soccombere mai alla tentazione, non avere più debolezze e mancanze. Su questo terreno saremo immancabilmente sconfitti!

Perché, chi di noi può avere la pretesa di non cadere mai? Non è certo questo che Dio esige, « poiché egli sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere » (Sal103). Al contrario, la vera lotta spirituale, più che nel perseguire una invincibilità ed una infallibilità assolutamente fuori dalla nostra portata, consiste principalmente nelTimparare a non turbarci eccessivamente quando ci capita di essere miseri e a saper approfittare delle nostre cadute per rialzarci più in alto. Cosa sempre possibile, a condizione di non perderci d'animo e di conservare la calma.

Si potrebbe dunque a ragione enunciare questo principio: il primo obiettivo della lotta spirituale, verso cui devono tendere i nostri sforzi, non è ottenere sempre la vittoria sulle nostre tentazioni, sulle nostre debolezze, ecc.,è piuttosto imparare a custodire il proprio cuore nella pace in tutte le circostanze, anche in caso di sconfitta. Solo così facendo porremo raggiungere l'altro scopo che è l'eliminazione progressiva delle nostre imperfezioni.

Dobbiamo mirare a questa vittoria completa sui nostri difetti e desiderarla, ma essere ben consapevoli che non bastano le nostre proprie forze, e non pretendere di ottenerla immediatamente. È unicamente la grazia di Dio che ci darà la vittoria e la sua azione sarà tanto più potente e rapida, se sapremo mantenere l'anima nostra in pace ed abbandonarci con fiducia nelle mani del Padre.

La purificazione
San Francesco di Sales (1567-1622)

«Dio non è così terribile con quelli che ama. Egli si contenta di poco poiché sa bene che non abbiamo che poco. Sappiate, figlia cara, che nostro Signore è chiamato principe della pace nelle Scritture e che nonostante sia padrone di tutto, tiene tutto nella pace. Nondimeno è vero che prima di stabilire la pace in un luogo vi procura la guerra,
separando l'anima da ciò che le è più caro e abituale, vale a dire dall'amore smisurato per se stessa, dall'autocompiacimento ed altri simili.

Orbene, quando nostro Signore ci separa da queste passioni così graziose e care, sembra scorticare vivo il nostro cuore. Si provano sentimenti molto amari. Non possiamo evitare di dibatterci con tutta l'anima, perché questa separazione è molto dolorosa. Ma tutto questo dibattersi ci lascerà nella pace se alla fine non smettiamo di tenere la nostra volontà rassegnata a quella di nostro Signore lasciandocela inchiodare a suo buon piacere: così facendo non tralasceremo affatto i nostri incarichi e il loro svolgimento, ma li eseguiremo coraggiosamente»

Quando il vecchio [uomo] sarà bruciato in voi
i vostri occhi vedranno il Fuoco del Cielo;
altrimenti sarete voi a bruciare.

[Dialogues avec l'ange-Denoel Paris] ∆-[40]

L’uomo viene santificato da Gesù attraverso l’opera della sua grazia che è la pace che Egli dona ai cristiani  con  la vita eterna. Il cristiano da parte sua è chiamato ad essere fedele a questa opera divina fino al compimento della perfezione, finchè l’uomo vecchio   è completamente deposto e  bruciato e l’uomo nuovo   ha raggiunto la sua pienezza. Mancare di fede in questa promessa ed opera di Gesù porta a rimanere uomini vecchi e –alla fine- essere bruciati per sempre.

Sei a pag. 4  di home > Spirtualità                                  La pace del cuore            -     Vai a pag.