Sei a pag. 5  di home > Spirtualità                                  La pace del cuore            -     Vai a pag.  

La pace del cuore  II

« La pace nasce dall'umiltà.»
San Francesco di Sales (1567-1622)

«Nulla ci turba tanto quanto l'amor proprio e la stima che abbiamo di noi stessi... Come mai, quando cadiamo nell'imperfezione e nel peccato, siamo sorpresi, turbati e impazienti? Senza dubbio pensavamo di essere validi, risoluti e stabili. Di conseguenza, quando vediamo che non siamo nulla di tutto questo, ci ritroviamo col naso a terra e constatiamo di esserci sbagliati, siamo turbati, offesi e inquieti. Se prendessimo seriamente coscienza di quello che siamo, invece di stupirci perché ci vediamo a terra, ci meraviglieremmo di come possiamo ancora restare in piedi.»

La pace riversa nel cuore la Carità
Juan de Bonilla (XVI sec.

«L'esperienza vi mostrerà che la pace, che riverserà nella vostra anima la carità, l'amore di Dio e del prossimo, è la via più diretta verso la vita eterna. Abbiate cura di non lasciare mai che il vostro cuore si preoccupi, si rattristi, si commuova, né che conviva con quanto potrebbe causargli inquietudine, ma lavorate sempre per mantenerlo tranquillo, poiché il Signore dice: Beati i pacifici.
Fate questo e il Signore edificherà, nella vostra anima, la città della pace e farà di voi la casa delle delizie. Ciò che si aspetta da parte vostra è solo che tutte le volte in cui vi capita di preoccuparvi sappiate riacquistare la calma e la pace da soli, nelle opere, nei pensieri e nei movimenti, senza eccezione.

Così come una città non si edifica in un giorno, non pensate affatto di arrivare in un sol giorno alla pace e all'acquietamento interiore, perché si tratta di edificare una dimora per Dio e che voi diventiate suo tempio. Sarà lo stesso Signore a costruire: senza di lui il vostro lavoro sarà inutile. D'altra parte considerate che questo edificio ha per fondamento l'umiltà.

Che la vostra volontà sia sempre pronta ad ogni evenienza, e che il vostro cuore non sia assoggettato a nulla. Quando formulerete qualche desiderio, che sia fatto in modo di non provare poi alcuna pena in caso di fallimento, di custodire l'animo in pace come se nulla aveste sperato. La vera libertà consiste nel non legarsi a niente. E proprio così, senza vincoli, che il Signore vuole la vostra anima
per potervi operare le sue grandiose meraviglie.»

Vera e falsa umiltà
Francesco Maria Liebermann 1804-1852

«Non cercate altro se non dimenticarvi e camminare davanti a lui nella vostra povertà, senza mai guardare a voi stessi. (...) Dimenticate sempre il passato e non inquietatevi mai per le vostre cadute, per numerose che possano essere. Tutte le volte che vi rialzerete nulla potrà nuocervi, mentre potreste essere in pericolo nel caso vi scoraggiate o affliggiate troppo per quel motivo. Fate tutto nella massima calma e nel modo più riposante che potete e fatelo per il grandissimo, purissimo e santissimo amore di Gesù e di Maria. »

«..figliuole mie, dovete guardarvi da quell'umiltà che getta l'anima nelle più vive inquietudini con la rappresentazione dei nostri più gravi peccati. Il demonio la suggerisce turbando le anime in vari modi... Vedono peccati in quello che fanno, e perfino inutili le loro opere buone. Lo scoramento le invade e, sentendosi impotenti per ogni operi di bene, si lasciano cadere le braccia, immaginandosi persino che quanto in altri è lodevole sia in esse da riprovarsi. »

Vera e falsa umiltà
Santa Teresa d'Avila (1515-1582) [Cammino di perfezione, cap. 39]

«La vista della nostra miseria ci mostra che meritiamo l'inferno, ci riempie l'anima di afflizione, ci toglie il coraggio di domandare misericordia. Ma se c'è vera umiltà, questa pena è temperata da tanta pace e dolcezza, da siderare di non esserne mai privi. Non solo non inquieta e non stringe l'anima, ma la dilata e la rende più abile a servire Iddio, mentre l'umiltà del demonio disturba, scompiglia mette tutto sottosopra ed è molto penosa. Se il maligno vuol far credere che siamo umili, penso che sia per indurci, potendolo, a diffidare di Dio.   »

La santità è vita in Gesù, che opera la santificazione .
Francesco Maria Liebermann 1804-1852

« La visione delle nostre incapacità e della nostra nullità deve produrre in noi un sentimento di pace e convincerci che Dio stesso intende mettere mano alla sua opera per compiere in noi e per noi tutte le grandi cose alle quali siamo destinati. Poiché egli conosce molto meglio di noi la nostra povertà e la nostra miseria. Perché dunque ci avrebbe scelto — pur sapendo che nulla possiamo — se non per mostrare in modo evidente che sarà lui, e non noi, a compiere l'opera?»

Rattristarsi del peccato
San Pio da Pietralcina (1187-1968) (Messaggio del 10 luglio 1915).

«Il demonio, che conosce assai bene tutto questo, fa tutti gli sforzi per farci perdere la pace. Di una sola cosa l'anima deve rattristarsi: dell'offesa di Dio. E anche su questo punto bisogna essere molto cauti. Dobbiamo rammaricarci, sì, dei nostri mancamenti, ma con un dolore pacifico, sempre fidenti nella divina misericordia. Guardiamoci inoltre da certi rimproveri e rimorsi contro noi stessi, i quali rimproveri il più delle volte ci vengono dal nemico al fine di turbare la nostra pace in Dio.
Se tali rimproveri e rimorsi ci abbassano e ci fanno diligenti nel ben agire, senza toglierci la fiducia in Dio, teniamo per fermo che vengono da Dio. Ma se ci confondono e rendono paurosi, diffidenti, pigri, lenti nel bene, teniamo per certo che ci vengono dal demonio e, come tali, scacciamoli rifugiandoci nella fiducia in Dio. »

Vera e falsa umiltà
Francesco Maria Liebermann 1804-1852

«Per profonda che sia, la vera umiltà non inquieta mai, non agita, non disturba, ma inonda l'anima di pace, di soavità e di riposo.Allorché vediamo in noi sempre gli stessi difetti, mostriamoci a lui nella nostra bassezza, apriamogli l'anima affinché possa vedere le nostre piaghe e le nostre cicatrici e gli piaccia guarirci come e quando voglia.

Preoccupiamoci solo di non seguire l'impulso di quei difetti. A tal fine restiamo umilmente prostrati alla sua presenza, alla vista della nostra povertà e della nostra miseria, sopportando gli assalti di questi difetti con calma, pazienza, dolcezza, fiducia e umiltà davanti a lui, ben decisi a essere interamente suoi in mezzo a questi difetti, a non più inseguirli e a sopportarli fino alla fine della nostra vita, se questo è il suo desiderio. Poiché, osservate bene, una volta che la nostra anima non acconsente più a questi difetti non è colpevole e Dio stesso non è più offeso. Al contrario, questa ne trarrà grande vantaggio per il suo progresso.»

La santa umiliazione di sè
San Francesco di Sales (1567-1622)

« Bisogna sì detestare i nostri difetti ma con un'avversione calma e tranquilla, non certo contrariata e turbata. Prenderne atto pazientemente e trarne il profitto di una santa umiliazione di noi stessi. Altrimenti, figlia mia, le imperfezioni che sottilmente vedete in voi vi turbano ancora più sottilmente e così si mantengono, non essendovi nulla che conserva di più le nostre tare che l'inquietudine e la fretta di eliminarle.»

Il santo riposo
Maria dell'Incarnazione (1566-1618)

« Se potessimo con un solo colpo d'occhio interiore vedere quanto vi è di buono e misericordioso nel disegno di Dio su ciascuno di noi — anche nelle cose che chiamiamo disgrazie, dispiaceri, afflizioni — saremmo tanto felici da gettarci tra le braccia della volontà divina con l'abbandono di un piccolo che si getta tra le braccia di sua madre. Agiremmo ogni circostanza, con l'intenzione di piacere a Dio ,poi, ci manterremmo in un santo riposo, ben certi che Dio è nostro Padre e desidera la nostra salvezza più di quanto la desideriamo noi stessi.»

Sal 130,1 Signore, non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo;
non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze.
2 Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è l'anima mia.
3 Speri Israele nel Signore, ora e sempre.

L'abbandono a  Lui
Francesco Maria Liebermann 1804-1852

«Motivo di gioia ancora più grande mi sembra essere che la nostra estrema miseria e la nostra esecrazione ci mettono nella necessità assoluta di dover ricorrere sempre al nostro Dio e di mantenerci a lui uniti in ogni momento e in tutte le circostanze della nostra vita. Noi dipendiamo da lui più che il corpo dall'anima. Orbene, è dunque increscioso per il corpo essere continuamente dipendente dall'anima e riceverne tutta la vitalità e tutti i moti? Al contrario, ciò è molto più decoroso e gradevole poiché così partecipa ad una vita molto più nobile ed elevata di quella che avrebbe in se stesso. Accade lo stesso nel nostro rapporto di dipendenza da Dio ma in modo ancor più elevato.

Più siamo dipendenti da lui, più la nostra anima acquisisce grandezza, bellezza e gloria, in modo tale da poterci audacemente glorificare delle nostre infermità. Più queste sono importanti, più devono essere grandi la nostra gioia e la nostra felicità perché allora la nostra dipendenza da Dio si rende più necessaria.

Così dunque, carissimo, non preoccupatevi se vi accade di sentirvi debole; al contrario gioitene poiché Dio sarà la vostra forza. Abbiate semplicemente cura di tenere la vostra anima sempre rivolta a lui nella pace più profonda, nel più profondo abbandono e nella più grande confusione e umiliazione di voi stesso ».

La buona volontà, condizione necessaria , fondamentale per essere in grado di ricevere la pace promessa da Gesù

La pace interiore, di cui trattiamo, dipende fondamentalmente dall'atteggiamento nei confronti di Dio.
La pace interiore è dono di Dio, l'uomo che gli si oppone, che più o meno coscientemente lo rifugge o rifugge alcuni dei suoi appelli o delle sue esigenze, non potrà godere di una vera pace.
Notiamo però una cosa: quando qualcuno è vicino a Dio, l'ama e desidera servirlo, sarà in grado di ricevere il dono della pace; l'ordinaria strategia, messa in atto dal demonio,consisterà nel cercare di fargli perdere questa pace del cuore, mentre Dio, al contrario, viene in suo aiuto per rendergliela.

I fattori di questa legge si invertono per una persona il cui cuore è lontano da Dio e che vive nel male e nell'indifferenza: il demonio cercherà di tranquillizzarla, di mantenerla in una falsa pace; mentre invece il Signore, che desidera la sua salvezza e la sua conversione, turberà ed agiterà la sua coscienza per cercare di condurla al pentimento.
La pace di un uomo non può essere profonda e duratura, se egli è lontano da Dio, se la sua più profonda volontà non è interamente orientata verso Lui: « Tu ci hai fatti per te, Signore, ed il nostro cuore è inquieto se non riposa in te » (Sant'Agostino)

Condizione necessaria alla pace interiore è dunque quanto potremmo definire la buona volontà.
Si potrebbe parimenti chiamare purezza di cuore

E quella stabile e costante disposizione d'animo dell'uomo deciso ad amare Dio più di ogni jaltra cosa, sinceramente desideroso di anteporre in tutte le Icircostanze la volontà di Dio alla sua. Potrà succedere — accadrà sicuramente — che nella vita di tutti i giorni il suo comportamento non sia in perfetta armonia con questo proponimento. Molte imperfezioni si sommeranno nella realizzazione di questo desiderio, ma egli ne soffrirà, ne domanderà perdono al Signore e cercherà di correggersi. Dopo gli smarrimenti eventuali, si sforzerà di rientrare in questo sì a Dio in tutto, senza eccezione.

Ecco cos'è la buona volontà. Non è la perfezione, in quanto può ben coesistere con delle esitazioni, delle imperfezioni, con degli errori, ma è la via verso di essa, perché è proprio questa disposizione abituale del cuore (fondata su virtù quali fede, speranza, carità), che permette alla grazia di Dio di condurci poco a poco alla perfezione.
Questa buona volontà, questa abituale determinazione di dire sempre di sì a Dio, nelle grandi come nelle piccole cose, è una conditio sine qua non della pace interiore.

Scrive la mistica Celina :...« Eccomi tanto lontana dalla virtù — pensavo — proprio io che desideravo tanto possederla; vorrei tanto essere dolce, paziente, umile, caritatevole... Ah! non ci riuscirò mail. Tuttavia la sera, durante la preghiera, lessi che a santa Geltrude, che aveva espresso lo stesso desiderio, nostro Signore aveva risposto: « In tutte le cose e al di sopra di tutto abbi buona volontà; questa sola disposizione donerà alla tua anima lo splendore e il merito speciale di tutte le virtù. Chiunque abbia buona volontà, desiderio sincero di lavorare per la mia gloria, rendermi grazie, partecipare alle mie sofferenze, amarmi e servirmi tanto quanto le creature insieme, riceverà senza dubbio ricompense degne della mia generosità e  il suo desiderio sarà talvolta più vantaggioso di quanto non lo siano, per altri, le loro buone opere ».

Molto contenta per questa buona parola — continua Celina — tutta a mio vantaggio, ne informai la nostra cara piccola Maestra (Teresa) che rincarò la dose ed aggiunse: « Avete letto quanto è riportato nella vita del padre Surin? Faceva un esorcismo; i demoni gli dissero: "Noi riusciamo a sopraffare tutto; non c'è che questa cagna di buona volontà alla quale non riusciamo mai a resistere!". Ebbene, se non avete virtù, avete almeno una cagnolina che vi salverà da tutti i pericoli; consolatevi, essa vi porterà in paradiso! Ah, qual è l'anima che non desideri possedere la virtù! E la via più comune! Ma quanto poco numerose sono le anime che accettano di cadere e d'essere deboli, che sono contente di vedersi per terra e che gli altri le colgano sul fatto! » (Consigli e ricordi di sr. Geneviève). Come risalta da questo testo, la concezione che Teresa (la più grande santa dei tempi moderni, secondo il giudizio di Papa Pio XI) aveva della perfezione non è affatto quella a cui ci viene spontaneo pensare...

Il credente di buona volontà può, alla luce della fede, superare tutte le circostanze nelle quali è tentato di perdere la pace.

Cosa fare quando abbiamo peccato?
Lorenzo Scupoli (1520-1610)

«Quando tu ti trovi ferita (si riferisce ad un'anima) per essere caduta in qualche difetto per tua debolezza, ovvero anco talora per volontà e malizia, non t'impusillanimire, né t'inquietare per questo, ma rivolgendoti subito a Dio digli così: « Ecco, Signor mio, cosa ho fatto da quello che sono, né da me altro ci si poteva aspettare che cadute ».

E qui con un poco di calma umiliati ai tuoi occhi, rammaricati dell'offesa del Signore e senza confonderti sdegnati contro le tue viziose passioni, principalmente contro quella che ti ha cagionato la caduta. Seguita poi: « Né mi sarei fermata qui, Signore, se tu per tua bontà non mi avessi tenuta ». E qui rendigli grazie ed amalo più che mai, stupendoti per tanta clemenza poiché offeso da te ti porge la mano destra perché tu non cada di nuovo.
In ultimo dirai con gran confidenza nella sua infinita misericordia: « Fa' tu, Signore, da quello che sei: perdonami, né permettere che io viva da te separata, né lontana giammai, né che più ti offenda ».

E fatto questo, non ti dare apensare se Iddio ti abbia perdonato o no perché ciò non è altro che superbia, inquietudine di mente, perdita di tempo ed inganno del demonio sotto colore di diversi buoni pretesti. Però lasciandoti liberamente nelle mani pietose di Dio, seguita il tuo esercizio come se non fossi caduta.


E se molte volte al giorno tornassi a cadere e restare ferita, fa' quello che ti ho detto, con non meno fiducia la seconda, la terza ed ancor l'ultima volta, che la prima; e dispregiando sempre più te stessa e più odiando il peccato, sforzati di vivere più cauta. Questo esercizio spiace molto al demonio, sia perché vede che è graditissimo a Dio sia perché ne viene a rimanere confuso, trovandosi superato da chi prima egli aveva vinto... E se dopo il difetto ti sentissi inquieta, confusa e sconfidata, la prima cosa che tu hai da fare è il recuperare la pace, la tranquillità del cuore e la fiducia insieme. {Il combattimento spirituale, cap. XXVI).
»

Sei a pag. 5  di home > Spirtualità                                  La pace del cuore            -     Vai a pag.