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pace del cuore |
Pace del cuore e peccati Pazienza verso i nostri errori e le nostre imperfezioni
Quand'anche una persona avesse fatto un certo cammino nella vita spirituale,
desiderasse veramente amare il Signore con tutto il cuore, avesse imparato
ad avere fiducia in lui
e ad abbandonarsi nelle sue mani in mezzo alle
difficoltà,
le resterebbe, tuttavia, ancora una circostanza in
cui potrebbe spesso rischiare di perdere la pace, Anche in quel caso è importante rendersi conto che la tristezza, lo scoraggiamento e l'inquietudine che proviamo, dopo aver commesso una colpa, non sono buoni sentimenti e che dobbiamo invece fare di tutto per dimorare nella pace. Ecco il principio fondamentale che deve guidarci nell'esperienza quotidiana delle nostre miserie e delle nostre cadute: non si tratta tanto di compiere
sforzi sovrumani per eliminare totalmente le nostre imperfezioni ed i
nostri peccati (la qual cosa è comunque fuori dalla nostra portata!),
quanto di saper ritrovare al più presto la pace quando ci capita
di macchiarci di una colpa
o quando siamo turbati dall'esperienza delle
nostre imperfezioni, Non si tratta di lassismo, né di rassegnazione alla mediocrità, al contrario di un modo per santificarci più rapidamente e questo per diverse ragioni. La prima è che, come abbiamo già sottolineato, Dio agisce nella pace dell'anima. Non è grazie alle nostre forze che riusciremo
a liberarci dal peccato, La seconda ragione è che un tale atteggiamento fa più piacere al Signore. Cosa rende contento Dio? Quando dopo una caduta ci si scoraggia e ci si tormenta? O quando si reagisce dicendo: « Signore, ti chiedo
perdono, ho peccato ancora: ecco cosa sono capace di fare, lasciato a
me stesso! La risposta è chiara. La terza ragione è che il turbamento, la tristezza, lo scoraggiamento che proviamo in seguito a insuccessi o colpe, raramente sono sentimenti puri che scaturiscono da un sincero dolore di aver offeso Dio. Essi si mescolano a una buona parte di orgoglio. Siamo tristi, scoraggiati, non
tanto perché Dio è stato offeso, Ascoltiamo i consigli di Lorenzo Scupoli: E se molta sarà la tristezza e la disperazione, vorrà dire che avrai confidato molto in te e poco in Dio; essendoché colui eh 'è in gran parte sconfidato di se stesso e confidato in Dio, quando cade non si meraviglia né s'attrista né si rammarica, riconoscendo che ciò gli occorre per sua debolezza e poca confidenza in Dio: anzi più è sconfidato di sé, più umilmente confida in Dio: e avendo in odio il difetto sopra ogni cosa e le disordinate passioni, causa della caduta, provando un grande dolore — comunque sempre quieto e pacifico — per l'offesa recata a Dio, prosegue poi nelle sue occupazioni e perseguita i suoi nemici insino alla morte con maggior animo e risoluzione » (Il combattimento spirituale, cap. IV). «Molti in questo ancora s'ingannano. Attribuiscono la pusillanimità e l'inquietudine che seguono dopo il peccato (perché è sempre accompagnato da qualche dispiacere) a virtù, non sapendo che nascono da occulta superbia e presunzione fondate nella fiducia in loro stessi e nelle proprie forze, nelle quali {stimandosi da qualche cosa) avevano soverchiamente confidato; scorgono invece dalla prova della caduta che loro mancano, si turbano e meravigliano come di cosa nuova e s'impusillanimìscono, vedendo an-dato a terra quel sostegno in cui vanamente avevano riposto la confidenza loro. Non accade questo all'umile, il quale, confidando solo nel suo Dio e di sé niente presumendo, quando incorre in qualsivoglia colpa, ancorché ne senta dolore, non se ne inquieta o ne prenda meraviglia, sapendo che tutto ciò che gli avviene è per sua miseria e propria debolezza, da lui con lume di verità molto conosciuta » (Id. cap. V). Dio può trarre il bene anche dalle nostre colpe La nostra fiducia in Dio deve arrivare
fino a questo: Certo dobbiamo lottare energicamente contro il peccato e correggerci dalle nostre imperfezioni. Dio vomita i tiepidi, e nulla raffredda tanto l'amore quanto la rassegnazione ad una certa mediocrità (d'altronde questa rassegnazione non è che una mancanza di fiducia in Dio e nella sua capacità di renderci santi!). Inoltre quando siamo stati causa di qualche male dobbiamo cercare di riparare, nella misura del possibile. Ma non dobbiamo cedere allo sconforto poiché Dio, una volta che ci siamo rivolti a lui con cuore pentito, sarà capace di fare scaturire un bene dalle nostre colpe. Almeno questo: cresceremo nell'umiltà ed apprenderemo a riporre sempre meno fiducia nelle nostre forze e sempre più in lui. La misericordia del Signore è tanto grande da utilizzare
gli errori a nostro vantaggio! Aggiungiamo anche che possono in egual misura diventare fonte di dolcezza e misericordia verso il prossimo. Proprio io che cado tanto facilmente, come posso permettermi di giudicare il mio fratello, come posso non essere misericordioso nei suoi confronti, così come il Signore è stato con me? Dunque, dopo una colpa qualsiasi, invece di restare indefinitamente ripiegati su noi stessi rimuginandone il ricordo, volgiamoci subito a Dio con fiducia, anzi ringraziamolo del bene che la sua misericordia trarrà da questo peccato! Dobbiamo sapere che una delle armi, che più spesso il demonio utilizza per impedire il cammino delle anime verso Dio, è proprio il cercare di scoraggiarle alla vista dei loro peccati. Dobbiamo saper distinguere il vero pentimento, il vero desiderio di correggersi (che è sempre dolce, tranquillo, fiducioso) da quello falso che turba, scoraggia e paralizza. Non tutti i rimproveri che ci vengono mossi
dalla nostra coscienza sono ispirati dallo Spirito santo! Ascoltiamo ancora Scupoli: Comprendiamo questo: per la persona di buona volontà quello che
rende grave il peccato Che fare quando abbiamo peccato? Tutto questo però senza rattristarci, né scoraggiarci, bensì cercando di ritrovare al più presto la nostra pace (grazie alle considerazioni di cui sopra) e riprendendo normalmente la nostra vita spirituale come se nulla fosse successo. Prima ritroveremo la pace e meglio sarà! Progrediremo tanto di più in questo modo, che non innervosendoci contro noi stessi! Quando cadiamo in una mancanza qualunque e siamo attanagliati dal turbamento, siamo spesso tentati di rallentarci nella vita di preghiera, di non prendere più, ad esempio, il nostro tempo abituale di adorazione silenziosa. Troviamo, a quel momento, delle buone giustificazioni: « Come posso presentarmi a lui in questo stato, proprio io che l'ho appena offeso, io che sono caduto nel peccato? ». Potranno anche passare diversi giorni prima di riprendere le nostre abitudini di preghiera. Questo è un errore grave, non è che falsa umiltà ispirata dal demonio. Occorre invece non cambiare assolutamente nulla della nostra abituale pratica di preghiera. Dove potremo trovare la guarigione se non vicino a Gesù? I nostri peccati sono un pessimo pretesto per allontanarci da lui, perché più siamo peccatori più abbiamo il diritto di approssimarci a colui che ha detto: « Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati... Infatti, non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori » (Mt 9,12-13). Se aspettiamo d'essere giusti per avere una vita regolare d'orazione, potremmo anche aspettare a lungo. Al contrario, accettando di comparire davanti al Signore nel nostro stato di peccatori, riceveremo la guarigione e, poco a poco, saremo trasformati in santi. Bisogna smascherare un'importante illusione: noi vorremmo presentarci al Signore che puliti, ben pettinati e contenti di noi stessi! Ma c'è molta presunzione in questo atteggiamento! Tutto considerato, vorremmo volentieri poter fare a meno della misericordia. Pertanto, qual è la natura
di questa pseudo-santità alla quale aspiriamo, a volte incoscientemente,
e che farebbe sì che non avessimo più bisogno di Dio?
La
vera santità, al contrario, consiste nel riconoscere sempre più In verità, segnati dal peccato originale, abbiamo una tendenza tanto radicata all'orgoglio, che è molto difficile, anzi impossibile, fare del bene senza appropriarcene un poco, senza attribuirne almeno una parte alle nostre capacità e alla nostra santità! Se il Signore non ci permettesse di fare, di tanto in tanto, qualche sbaglio e di ricadere in qualche imperfezione, saremmo in grave pericolo. Cadremmo ben presto nella presunzione, nel disprezzo per gli altri, e dimenticheremmo che tutto ci viene da Dio gratuitamente. Nulla, come un tale orgoglio, impedisce il vero amore. Per preservarci da un male così grande il Signore permette, a volte, un male minore. Dobbiamo ringraziarlo per questo perché senza un simile « parapetto » saremmo gravemente in pericolo di perderci. |
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