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pace del cuore |
Pace del cuore e decisioni della vita L'inquietudine di fronte a decisioni da prendere Esaminiamo ora un'ultima ragione, che ci fa perdere ogni tanto la pace, cioè il turbamento della coscienza che può attanagliarci quando dobbiamo prendere delle decisioni. Abbiamo paura che quanto decidiamo
possa avere delle spiacevoli conseguenze, Tali situazioni possono essere molto penose. L'atteggiamento generale di abbandono e di fiducia di cui abbiamo parlato, quel rimettere tutto nelle mani di Dio che fa sì che non « drammatizziamo » mai nulla (neanche le conseguenze che possono avere i nostri errori!), sarà molto utile in queste situazioni di incertezza. Vorremmo tuttavia fare qualche precisazione che potrà essere di aiuto per chi deve prendere delle decisioni. La prima cosa da dire è che uno degli errori da evitare, di fronte a una decisione importante, è quello della fretta eccessiva e della precipitazione. Una certa lentezza è spesso necessaria al fine di considerare meglio le cose e lasciare il I nostro cuore orientarsi tranquillamente e dolcemente verso ; una buona soluzione. San Vincenzo de' Paoli prendeva le decisioni inerenti ai problemi che gli si presentavano solo dopo ponderate riflessioni (e soprattutto preghiere!), al punto che quanti lo circondavano lo trovavano troppo lento a decidere. Ma l'albero si giudica dai frutti! Prima di prendere una decisione, bisogna fare tutto il possibile per
vedere le cose chiaramente Occorre analizzare la situazione e i suoi differenti aspetti, considerare attentamente le nostre motivazioni, per poter decidere con cuore puro e non in funzione del nostro interesse proprio, pregare per chiedere l'illuminazione dello Spirito santo e la grazia di agire in conformità alla volontà di Dio, e semmai, infine, domandare il consiglio di persone che possano farci vedere le cose sotto la giusta luce. A tale proposito dobbiamo sapere che ogni persona potrà incontrare, soprattutto nella propria vita spirituale, alcune situazioni in cui non sempre sarà in grado di discernere e mantenersi nella pace senza ricorrere ad una guida spirituale. Il Signore non vuole che siamo autosufficienti. Fa parte della sua pedagogia permettere che a volte ci ritroviamo nell'impossibilità di trovare luce e pace da soli, senza la mediazione di un'altra persona con la quale ci confidiamo. Dobbiamo sapere che talvolta non possiamo trovare da soli, senza l'aiuto di qualcuno a cui apriamo l'anima, quella pace interiore tanto preziosa. Sant'Alfonso de' Liguori è stato un direttore di anime senza eguale, ma per quanto concerneva la sua vita spirituale era spesso incapace di orientarsi senza l'aiuto di una persona alla quale aprirsi e ubbidire.Vi è in questa apertura del cuore un atteggiamento di umiltà molto gradito al Signore, che spesso neutralizza le trappole che il nemico ci tende per farci cadere in errore e turbarci. Quando ci sforziamo di ricercare la
volontà di Dio, spesso il Signore ci parla in diversi modi e ci fa comprendere chiaramente
come dobbiamo agire, soprattutto se si tratta di decisioni importanti. In situazioni in cui ci chiediamo (e dobbiamo farlo) qual è la volontà del Signore, non sempre otteniamo una risposta, almeno per cose non fondamentali. Questo è del tutto normale! Dio ci lascia semplicemente liberi e, per ragioni sue, non si manifesta. È bene saperlo, perché spesso succede che alcuni, per paura di sbagliare o di non fare la sua volontà, cercano di avere una risposta a tutti i costi: allora, si moltiplicano le riflessioni, le preghiere, si apre dieci volte la Bibbia per leggere un testo e avere la luce desiderata, ecc. Malgrado questo (che inquieta e turba ancor di più), non si vede più chiaro: si ha un testo, ma non si sa come interpretarlo e così via. Dobbiamo invece accettare tranquillamente che il Signore ci lasci nell'incertezza e non voler « forzare le cose » inutilmente. Ascoltiamo cosa
ci suggerisce allora suor Faustina Kowalska: Spesso ci tormentiamo eccessivamente a proposito delle nostre decisioni. Così come c'è una falsa umiltà e una falsa compassione, esiste a volte ciò che potremmo chiamare una « falsa obbedienza » a Dio: vorremmo essere sempre e assolutamene certi di fare la sua volontà in ogni scelta anche piccola e non sbagliare mai. In questo atteggiamento c'è tuttavia qualcosa che non è proprio giusto, per diversi motivi. Da un lato, questo desiderio di sapere quello che Dio vuole, nasconde talvolta una certa qual difficoltà a sopportare una situazione d'incertezza: vorremmo essere esonerati dal dover decidere noi. Spesso, però, il Signore vuole proprio che sappiamo decidere, anche se non siamo sicuri che quella sia la decisione migliore. In realtà, nella capacità di decidere nell'incertezza, vi è un atteggiamento di fiducia e di abbanidono: «Signore, ho riflettuto e pregato per sapere quale fosse la tua volontà. Non vedo le cose molto chiaramente, ma non mi turbo. Non intendo passare ore ed ore a rompermi la testa: decido per tale cosa perché, tutto considerato, mi sembra la migliore, e abbandono tutto nelle tue mani. So bene che anche se dovessi sbagliare non me ne vorresti, perché ho agito con una retta intenzione, e sarai capace di trarre del bene da questo errore. Sarà per me fonte di umiltà e ne ricaverò qualche insegnamento! ». D'altra parte ci piacerebbe molto essere infallibili, ma questo desiderio nasconde spesso molto orgoglio e anche la paura di essere giudicati dagli altri. Colui che invece accetta di sbagliare di tanto in tanto anche di fronte agli altri, manifesta una vera e propria umiltà e un sincero amore verso Dio. Liberiamoci dalla falsa idea che abbiamo, su ciò che Dio esige da noi: Dio è padre, buono e compassionevole, conosce le infermità dei suoi piccoli e sa che sono limitati nel giudicare. Egli ci chiede buona volontà, intenzione retta, ma in nessun caso esige che siamo infallibili e che tutte le nostre decisioni siano perfette! Di più, se tutte le nostre decisioni fossero perfette, questo ci farebbe più male che bene. Ci prenderemmo subito per superuomini. Dio desidera che camminiamo nella libertà di
spirito senza troppi cavilli. E parimenti importante saper distinguere i casi in cui è necessario prendere del tempo per discernere e decidere (quando ad esempio si tratta di decisioni che investono tutta la nostra vita), e i casi in cui invece sarebbe sciocco e contrario alla volontà di Dio prendere troppo tempo e precauzioni prima di decidere, quando non c'è molta differenza tra una risoluzione e l'altra. Come ci ricorda san Francesco di Sales, se è normale pesare con cura i lingotti d'oro, quando si tratta di moneta spicciola ci contentiamo di fare rapide valutazioni. Il demonio, che cerca sempre d'infastidirci, fa sì che ci domandiamo per ogni minima decisione se quello che andiamo a fare è o meno la volontà del Signore e suscita inquietudini, scrupoli e rimorsi di coscienza. Dobbiamo sì avere un costante e profondo desiderio di obbedire
a Dio, E vero, d'altronde, che il Signore può permettere dei momenti in cui questo desiderio di obbedirgli ci causa dei veri e propri tormenti. Esiste anche il caso di persone scrupolose per temperamento. Ciò costituisce una prova molto dolorosa dalla quale il Signore non libera sempre totalmente in questa vita. Sta di fatto però che dobbiamo cercare il più possibile di camminare nella libertà interiore e nella pace e sapere riconoscere il demonio quando cerca di utilizzare i nostri buoni desideri per renderci inquieti. Non lasciamoci trarre in inganno. Quando qualcuno è lontano da Dio, l'Avversario lo tenta attirandolo verso cose non buone. Quando qualcuno è vicino a Dio e desidera piacergli ed obbedirgli, il demonio lo tenta sia per mezzo del male (questo però si riconosce facilmente) sia, più frequentemente, per mezzo del bene. Ciò significa che egli si serve del nostro desiderio di fare del bene per turbarci. Ci presenta come volontà di Dio certe opere buone, ma al di là delle nostre forze del momento, o un sacrificio che non è quello che Dio domanda e così via. Tutto questo per scoraggiarci e farci perdere la pace! Vuole persuaderci che non facciamo abbastanza o che quello che facciamo non lo facciamo per amore verso Dio, che il Signore non è contento di noi, ecc. Egli suscita ogni sorta di scrupoli e inquietudini che noi dobbiamo semplicemente ignorare, gettandoci tra le braccia di Dio come dei bimbi. Francesco di Sales parla di questo spirito di libertà che deve animarci in tutte le nostre azioni e decisioni: « Vi ho ripetuto molte volte che nella pratica delle virtù non bisogna essere troppo pignoli, ma procedere serenamente, francamente e semplicemente, alla vecchia maniera francese, con libertà, alla buona, grosso modo. Io temo assai lo spirito di costrizione e di malinconia. No, cara figlia, io desidero che abbiate, nella via di nostro Signore, un cuore largo e grande, ma umile, dolce e costante ». (A Madame de Chantal, 1° novembre 1604). La via regale dell'amore Perché in definitiva la via migliore è questa maniera di procedere basata sulla pace, la libertà, l'abbandono fiducioso in Dio, l'accettazione tranquilla delle nostre infermità ed anche delle cadute? Perché la sola vera perfezione è quella dell'amore. In questa via vi è più amore vero per Dio. Suor Faustina diceva: « Quando non so che fare, interrogo l'amore, è lui
che mi consiglia per il meglio ». Il Signore ci chiama alla perfezione: « Siate
perfetti come il vostro Padre del cielo è perfetto! ». Ma
secondo il Vangelo è più perfetto colui che ama di più,
non colui che si comporta in modo esternamente irreprensibile. La condotta più perfetta non è quella che corrisponde all'immagine che a volte ci facciamo della perfezione, come potrebbe essere un comportamento impeccabile e senza sbavature. Essa è quella dove si nutre più amore disinteressato per Dio e meno ricerca orgogliosa di se stessi. Colui
che accetta d'essere debole, di cadere spesso, di non essere nulla ai
propri occhi né a quelli degli altri — senza però preoccuparsene
eccessivamente poiché ha fiducia in Dio Beati i poveri di spirito perché a loro appartiene il regno dei cieli: beati coloro i quali, illuminati dallo Spirito santo, hanno imparato ad accettare gioiosamente la loro povertà mettendo tutte le loro speranze non in se stessi ma in Dio. Lui stesso sarà la loro ricchezza, la loro perfezione, la loro santità, la loro virtù. Beati coloro che sanno amare la propria povertà, perché essa è la meravigliosa occasione donata a Dio di manifestare l'immensità del suo amore e della sua misericordia. Diventeremo santi il giorno in cui la nostra incapacità e il nostro nulla non saranno più per noi causa di tristezza e d'inquietudine bensì di pace e gioia. Questa via di povertà, che è anche la via dell'amore, è la più efficace per farci crescere, per farci acquisire progressivamente tutte le virtù e per purificarci dalle colpe. Solo l'amore è fonte di crescita, solo l'amore è fecondo. Solo l'amore purifica profondamente dal peccato: « Il fuoco dell'amore purifica più del fuoco del purgatorio » (Teresa di Gesù Bambino) . Questo cammino basato sulla gioiosa accettazione della propria povertà non è affatto una rassegnazione dalla mediocrità, un'abdicazione alla perfezione. E il percorso più rapido e sicuro verso di essa, poiché ci predispone ad essere docili all'azione della grazia come bimbi che si lasciano condurre dall'amore misericordioso del Padre, laddove con le proprie forze non arriverebbero mai. « Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori ed i vostri pensieri in Cristo Gesù» (Fil 4,6-7). E questa pace nessuno potrà mai rapirla dal nostro cuore. Nulla ti turbi copyleft © 2006 redazione@corsodireligione.it |
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