GEOGRAFIA DEI VANGELI

La Palestina: quasi un quinto Vangelo Teatro del Vangelo è la Palestina: giustamente si dice che non si può capire bene il Vangelo se non si conosce la terra di Gesù. 

 

PALESTINA (letteralmente terra dei Filistei) è il nome dato dai Romani alla terra d'Israele, anticamente chiamata Cànaan. Si tratta di una lingua di terra stretta tra il Mediterraneo orientale, il Libano e la Siria a nord, il fiume Giordano e il Mar Morto a est, la penisola desertica del Sinai a sud. Come estensione la Palestina (circa 25.000 kmq) è poco meno della Sicilia, ma in uno spazio così limitato offre una varietà incredibile di suolo e di clima che ne fanno una terra di vivacissimi contrasti e un autentico campionario di rarità geografiche. Alture e depressioni profonde, frastagliate catene montuose e altipiani uniformi, pianure verdeggianti e grigi massicci rocciosi, campagne ridenti e aridi deserti, laghi scintillanti e dirupi riarsi si alternano continuamente. 

 

IL CLIMA della Palestina è molto vario: dalla fossa del mar Morto, dove il sole infuoca l'atmosfera dei vapori di quell'acqua incredibilmente salata, all'oasi di Gérico dominata da un caldo tropicale, al mite clima della piana del lago: forte è l'escursione termica tra notte e giorno e tra le stagioni (fino a 40 gradi). Andando dal Mediterraneo verso l'interno si notano:

LA PIANURA COSTIERA, detta anche pianura di Sharon, interrotta dal promontorio roccioso del Carmelo (540 m). E' verde e lussureggiante, con fiori e frutti in abbondanza. 

LA ZONA COLLINARE, detta Shefelàh, popolata di borgate e cittadine circondate di terreni coltivati. 

LA ZONA MONTAGNOSA (700-1000 m), con le città bibliche più famose: Ebron, Betlemme, Gerusalemme, Silo, Sìchem, Samarìa; il desolato deserto della Giudea, e le sue asperità di pietra rosso-grigia squarciata dal sole. 

LA FOSSA DEL GIORDANO, che sprofonda sotto il livello del Mediterraneo, da -200 m del lago di Genésaret fino a quasi -400 m del mar Morto. E' la più profonda depressione della terra. Lungo il Giordano esplode il verde più intenso (Gérico era chiamata la città delle palme); intorno al mar Morto solo sponde bianche incrostate di sale, senza alberi e senza vita. 

L'ALTIPIANO TRANSGIORDANICO che risale rapidamente dalla fossa del Giordano verso l'interno (attuale Giordania), teatro di floride ed evolute civiltà antiche. 

IL GIORDANO è l'unico fiume della Palestina, ricco d'acqua all'inizio dell'estate, quando sciolgono le nevi dell'Ermon (2700 m) da cui nasce. Gli altri corsi d'acqua sono asciutti per la maggior parte dell'anno, e diventano torrenti rovinosi nella stagione delle piogge, da dicembre a febbraio. Nella stagione asciutta è di fondamentale importanza l'abbondante rugiada notturna per mantenere umidi la terra e viva la vegetazione. 

 

Le regioni storiche della Palestina 

GALILEA (dall'ebraico "galìl", cerchio). Regione settentrionale ondulata, fertile, a ovest del Giordano e del lago di Genésaret (detto con un po' di enfasi mare di Galiléa). Al nord-ovest verso la Siria-Fenicia non c'è un confine preciso, tanto che si parla di "Galiléa delle genti" (Mt 4,15) per la convivenza dei diversi gruppi etnici e religiosi. Per questo non era ben vista dai Giudei di rigida osservanza. "Studia e vedrai che non sorge profeta in Galiléa" dicono i fariséi a Nicodémo (Gv 7,52). Gesù sceglie la Galiléa come patria: da ragazzo sta a Nàzaret; nella vita pubblica opta per Cafàrnao, e predica a Cana, Tiberìade, Nàin, Betsàida... I suoi conterranei lo disprezzano per le sue umili origini e non si convertono alla sua predicazione. Al tempo di Gesù la Galiléa era governata da Erode Antìpa per conto dei Romani. SAMARIA. Regione centrale della Palestina, dopo la morte di Salomone (930 aC.) costituì il regno d'Israele, spesso in lotta con Gerusalemme. Prese il nome dalla città di Samarìa, fondata dal re Omri (800 aC.). Quasi tutta un altopiano, fu conquistata dagli Assiri (721 aC.): la sua popolazione, in gran parte deportata, si mescolò ai coloni pagani. I Giudei la disprezzavano perché non aveva mantenuto l'unità di culto con Gerusalemme. I Samaritani infatti avevano eretto un loro tempio sul monte Garizìm (Gv 4,19-26). Già appartenente al regno di Erode il Grande, la Samarìa fu per breve tempo governata da suo figlio Archelào (4 aC.-6 dC.), poi da funzionari romani tramite notabili locali. Gesù l'attraversò più volte salendo dalla Galiléa a Gerusalemme. 

GIUDEA. Regione meridionale della Palestina, tutta montagnosa, si estende dal Mediterraneo fino al Giordano e al mar Morto. Già territorio della tribù di Giuda e di Beniamino, fu chiamata Giudea in epoca ellenistica, e diede il nome alla stessa religione ebraica, il GIUDAISMO, che aveva il suo centro nel tempio di Gerusalemme. Dopo la divisione dal regno d'Israele, il regno di Giuda sopravvisse fino all'invasione babilonese (586 aC.). Dopo l'editto di Ciro (539 aC.) e il ritorno degli esuli da Babilonia il tempio ricostruito divenne l'unico centro religioso ufficiale del giudaismo. Già appartenente al regno di Erode il Grande la Giudea fu per breve tempo governata dal figlio Archelào (4 aC.-6 dC.) e poi direttamente da un procuratore romano, anche se una certa autonomia era concessa al sinédrio. In Giudea Gesù è nato (Betlemme), passò più volte a Gérico, Betània, Bétfage, Efrem... ma è Gerusalemme il punto d'arrivo della sua missione con la Pasqua di morte e risurrezione, l'ascensione e il dono dello Spirito Santo. 

IDUMEA. Regione arida e desertica, già hiamata terra di Edom, rappresenta il confine meridionale della Palestina. Era abitata da popolazioni pagane, Iduméi o Edomìti. Da qui proveniva la famiglia di Erode. PEREA. Regione piuttosto brulla "al di là del Giordano" (Gv 1,28) e del mar Morto: il suo nome significa "dall'altra parte", ed era chiamata anche Transgiordània (Mt 4,25). Era abitata da pagani, ma con numerose comunità di ebrei. Al tempo di Gesù era governata da Erode Antìpa. 

DECAPOLI (confederazione di dieci città). Regione desertica a sud e a est del lago di Genésaret, comprendeva in territorio transgiordanico: Filadélfia oggi Amman, Gérasa, Pella, Gàdara, Dium, Hippos, Canathà, Ràfna o Refonà, Abilà; e a ovest del Giordano: Bet-Séan o Scitòpoli; più tardi si unì anche Damasco). Era abitata prevalentemente da pagani greci, con numerose comunità di ebrei. Godeva di un regime di relativa autonomia. Gesù vi passò e vi operò miracoli (Mc 5,1-20). 

ABILENE, ITUREA, TRACONITIDE. Rappresentavano il confine settentrionale della Palestina, a nord della Decàpoli verso il Libano. Il Vangelo dice che erano rispettivamente governate da Lisània e dal tetràrca Erode Filippo (Lc 3,1-2). A Cesaréa di Filippo, sul confine tra l'Ituréa e la Traconìtide, avvenne la cosiddetta confessione di Pietro con la promessa del primato e delle "chiavi del Regno dei cieli" (Mt 16,13-19). Le principali vie di comunicazione La Palestina costituisce il passaggio obbligato tra le grandi aree delle antiche civiltà: l'Egitto al sud e la Mesopotamia (Assiria, Babilonia, Media, Persia) al nord. Era un necessario punto di passaggio, ed era percorsa da una buona rete viaria. 

Le due strade più famose percorrevano la regione da sud a nord, una sul mare, una nell'interno; tra queste correvano varie trasversali: 

VIA MARIS: costeggiava il Mediterraneo partendo dal delta del Nilo fino a Meghiddo vicino al Carmelo: da qui un ramo proseguiva verso la Fenicia (Tiro, Sidòne, Biblos), un altro attraversava la Galiléa fino a Cafàrnao, e proseguiva verso nord nell'alta valle del Giordano, fino al Libano. 

VIA REGIA: partendo dal golfo di Aqaba sul mar Rosso saliva verso nord traversando tutta la regione transgiordanica fino a Damasco, proseguendo verso la Mesopotamia: era la grande via carovaniera e commerciale. Gerusalemme era un notevole nodo stradale: una strada portava verso sud a Betlemme, Ebron e Bersabea, ove incrociava una trasversale da Rafia verso il mar Morto; una verso est scendeva a Gérico, e seguendo la valle del Giordano raggiungeva il lago di Genésaret; una verso nord seguiva la dorsale verso Samarìa e la Galiléa; una verso ovest raggiungeva il Mediterraneo a Iàmnia. 

 

Betlemme, Nàzaret, Cafàrnao: le patrie di Gesù

 

 BETLEMME (da "beth-lehem", casa del pane, o da "beth-Laham", casa del dio Laham) era chiamata anche Efrata, che significa "ricca di frutti", perché nei suoi dintorni abbondavano fichi, mandorle, olive e specialmente uva per un ottimo vino. Già patria del re Davide e della sua famiglia, il profeta Michea la compiange come "casa della polvere" (beth-leafrah) durante l'occupazione assira (721 aC.), ma preannuncia il suo destino straordinario di patria del Messia, discendente di Davide: "Da te, Betlemme, nascerà il dominatore d'Israele...". Posta a otto chilometri a sud di Gerusalemme, sulla strada carovaniera verso l'Egitto, Betlemme ha avuto per molto tempo una certa importanza strategica, testimoniata dalle mura che la circondavano. Nei suoi dintorni, le colline calcaree presentano numerose grotte naturali, che servono ancora da riparo alle greggi. Dopo i tempi di Gesù, Betlemme ha avuto numerose vicissitudini. Elena, madre dell'imperatore Costantino, fece costruire una chiesa sulla grotta della Natività. Qui si ritirò San Girolamo (dal 384 al 420) per tradurre tutta la Bibbia in latino (la "Vulgata"). La chiesa della Natività fu ristrutturata dall'imperatore Giustiniano e abbellita di mosaici al tempo delle crociate. Passata successivamente sotto il controllo degli Arabi, poi dei Crociati, dei Turchi, dei Giordani, l'attuale Beit-Lahm fa parte dei territori palestinesi occupati dallo Stato d'Israele nella famosa guerra dei sei giorni (1967). I suoi abitanti sono in maggioranza arabi cristiani. 

NAZARET (forse vuol dire risveglio, primavera) è situata sul versante sud-ovest di un anfiteatro collinare, sugli estremi contrafforti dei monti di Galiléa. Al tempo di Gesù era poco importante (Gv 1,46); è nominata solo nel Vangelo. Recenti scoperte archeologiche hanno rivelato le sue origini antichissime e l'esistenza d'una fiorente agricoltura molto tempo prima di Gesù, con vigne, uliveti, datteri, fichi.Sono stati portati alla luce anche alcuni rustici silos scavati nelle colline, cisterne per l'acqua e il vino, torchi per l'uva e frantoi per le olive. Fiorente era anche l'artigianato. Ancor oggi c'è una ricca vegetazione, soprattutto in primavera. A Nàzaret risiedevano Maria e Giuseppe (Lc 1,36). Qui crebbe Gesù che per questo fu chiamato Nazareno (Gv 19,19). Un graffito del II sec. reca l'invocazione greca X(àir)EMARIA (Ave Maria). CAFARNAO (villaggio di Naum o della consolazione), città sulla sponda nord occidentale del lago di Genésaret, al confine tra la Galiléa e la Traconìtide, era centro del traffico carovaniero, con un posto di dogana e una guarnigione di polizia comandata da un centurione (Mt 8,5-13). Gesù ne fece "la sua città" durante il ministero in Galiléa, suscitando il campanilistico risentimento degli abitanti di Nàzaret (Lc 4,14-24). A Cafàrnao Simon Pietro faceva il pescatore: dalla sua barca Gesù predicò alla folla raccolta nel piccolo porto trasformato in rustico auditorio del Vangelo (Lc 5,1-3). Alla città Gesù non risparmiò i suoi richiami perché essa non volle convertirsi (Mt 11,23). A Cafàrnao sono tornati alla luce i resti di una delle più belle sinagòghe della Palestina, edificata nel IV sec. dC., insieme con alcune colonne, macine di pietra per cereali e frantoi per le olive, e anche i resti di una chiesetta ottagonale costruita sul luogo che la tradizione indica come la casa di Pietro. Cafàrnao è ricordata anche dallo storico Flavio Giuseppe che, nel 67 dC., mentre combatteva contro i Romani, qui cadde da cavallo ferendosi seriamente. Il deserto, luogo di forti esperienze religiose Nella Bibbia solo raramente si parla del deserto vero e proprio: più spesso il termine si riferisce alla steppa,brulla e arida, che però nella stagione delle piogge rinverdisce, offrendo pascolo alle greggi e anche qualche possibilità di insediamenti abitativi (Lc 9,12). Comunque il deserto richiama sempre un'esperienza di vita dura, difficile, ridotta all'essenziale. Il deserto è stato il luogo di eventi fondamentali e di incontri decisivi per l'Antico Testamento: Mosè vi incontrò Dio che gli rivelò il suo nome e gli affidò la missione di liberare il suo popolo dalla schiavitù; dopo l'esodo dall'Egitto Israele vi incontrò il suo Dio nella teofania del Sinai e, nel suo peregrinare di 40 anni, imparò che "non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4). L'esperienza del deserto è costellata di mormorazioni contro Dio e contro Mosè, e di rimpianti della vita sia pur dura in Egitto. Il profeta Elia rinnovò il pellegrinaggio al Sinai e ne ritornò pieno di coraggio per la sua missione. Nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista visse nel deserto prima di dare inizio alla sua missione (Mt 3,2); lo stesso fece Gesù prima della vita pubblica (Mt 4,1), scegliendo contro le suggestioni del tentatore l'orientamento decisivo della sua opera messianica in sintonia con il progetto del Padre (Mt 4,1-11).

 

 Idrografia della Palestina. Il Giordano. 

Lago di Genésaret. Mar Morto

 Il GIORDANO ha un corso di 320 km, la metà del corso del Po. Nasce nell'Antilibano dall'unione di tre torrenti che scendono dal monte Ermon, attraversa una zona un tempo paludosa (il lago Hulè oggi è prosciugato), s'infila in una stretta gola fino al lago di Genésaret (208-212 m sotto il livello del Mediterraneo), per finire, dopo molti meandri, nel Mar Morto (quasi -400 m) la più profonda depressione della terra. La valle del Giordano, chiamata Gor, raggiunge i 20 km di larghezza nei dintorni di Gérico. Le terre sulle rive, allagate dagli straripamenti primaverili del fiume, sono coltivate intensamente: oltre queste strisce verdi comincia il deserto. Il Giordano non è mai servito al commercio né alla navigazione: è piuttosto una linea di frontiera, oggi come nei secoli lontani, quando segnava il limite orientale della terra promessa. Sulle rive del Giordano Giovanni Battista predicava la penitenza; nelle sue acque anche Gesù volle essere battezzato per dar inizio alla sua missione di Messia (Mt 3,13-17). 

Il LAGO DI GENESARET. Formato dal Giordano (208-212 metri sotto il livello del Mediterraneo, secondo le stagioni) è lungo 21 km e largo quasi 12; è profondo 50-70 m, raggiungendo i 250 al centro. Nella stagione delle piogge il suo livello sale anche di 10 m, in pochi giorni. Il nome Genésaret deriva da Kinneret (arpa) per la sua forma; lo stesso nome aveva una fortezza sulla costa. Basta mezz'ora per attraversarlo, ma gli evangelisti, tranne Luca, lo chiamano pomposamente MARE DI GALILEA. Si chiamò LAGO DI TIBERIADE quando Erode Antìpa edificò sulla sponda occidentale questa città in onore dell'imperatore Tiberio. Le sue acque azzurro-verdi tendenti al violetto nelle tempeste, acquistano riflessi ruggine e ocra ai piedi delle scogliere orientali. L'eccellente pescosità delle sue acque e la fertilità delle terre circostanti ne fanno il centro economico della Galiléa. Sulle rive di questo lago Gesù chiamò i primi discepoli (Mt 4,18-22); sulle sue acque placò la tempesta (Mt 8,23-27), camminò verso i suoi (Mt 14,22-33), e li fece pescare in modo miracoloso (Lc 5,1-11).

 MAR MORTO. La Bibbia lo chiama mare del deserto, mare Orientale, mare di sale, e lo presenta come l'immagine della maledizione divina: sprofondò infatti, ingoiando quattro città (Sòdoma, Gomòrra, Adma e Zeboìm), in una apocalittica "pioggia di zolfo e fuoco". Probabilmente un immane cataclisma venne interpretato come il giudizio di Dio su quelle città divenute simbolo di malvagità e immoralità. E' uno dei luoghi più strani del mondo: alimentato dal Giordano che vi porta sempre meno acqua, il suo livello e sceso a circa -400 m sotto il livello del Mediterraneo: è la più profonda depressione della terra. E' lungo circa 80 km, e largo 15. Non ha emissario, e a causa della fortissima evaporazione le sue acque diventano sempre più salate e morte: non occorre nuotare per galleggiare su acque tanto dense. Le sue sponde sono popolate da spettrali concrezioni saline che fanno pensare a "statue di sale", come, secondo la Bibbia, divenne la moglie di Lot durante la fuga da Sòdoma. Sulle sue rive sono stati ritrovati, in 11 grotte di difficile accesso, i famosi rotoli di Qumran (1947), i più antichi testi biblici, lì nascosti al tempo della guerra giudaica (70 dC.). Vicino al mar Morto si trova l'oasi di Gérico, chiamata la città delle palme. 

 

Gerusalemme e dintorni. Betània. Bétfage

 GERUSALEMME è città santa per le tre grandi religioni del Libro, ebraismo, cristianesimo, islàm, che riconoscono il Dio di Abramo, pur con notevoli differenze. Per gli ebrei è città sacra perché il re Davide la conquistò (c. 1000 aC.), la fece sua capitale e vi introdusse l'Arca dell'Alleanza, che custodiva le tavole della legge; poi Salomone vi edificò il tempio, dimora di Dio. Nell'esilio di Babilonia (587 aC.) Gerusalemme divenne il simbolo di un passato benedetto e speranza tenace di un futuro di benedizione, col Messia. La tradizione rabbinica insegna che tutte le preghiere, da qualsiasi parte del mondo, passano da Gerusalemme prima di giungere a Dio. Non c'è più il tempio, ma, secondo la tradizione giudaica, solo il Messia potrà ricostruirlo. Per i cristiani Gerusalemme è il luogo privilegiato di avvenimenti assolutamente irripetibili, è città santa di sommo valore affettivo e simbolico. Il cenacolo, dove si riunirono Gesù e gli apostoli, l'orto degli Ulivi, il Calvàrio, il Santo Sepolcro sono punti di riferimento vivissimi, anche se il Signore risorto non è più a Gerusalemme soltanto, ma è vivo e operante ovunque vi siano dei suoi discepoli. Per l'islam Gerusalemme (in arabo: "Al Quds", la sacra), è il punto in cui la terra si avvicina al cielo: da qui Maometto salì verso i cieli, e a Gerusalemme tutti gli uomini appariranno "nella nudità della loro anima", per essere giudicati. La Mecca per i musulmani è il luogo di pellegrinaggio dei corpi; Gerusalemme è il luogo di pellegrinaggio delle anime, ove tutti gli uomini, alla fine della storia, hanno appuntamento con Dio. 

DINTORNI DI GERUSALEMME BETANIA (casa della grazia, o forse casa di Anania) era un villaggio sulla strada Gerusalemme-Gérico, sulle falde orientali del monte degli Ulivi. Vi abitavano le sorelle Marta e Maria e Làzzaro che Gesù richiamò in vita quattro giorni dopo la morte (Gv 11,1). Non va confusa con l'omonima località vicino al Giordano ove Giovanni battezzava (Gv 1,28). 

BETFAGE (casa dei fichi). Villaggio vicino a Betània, ai piedi del monte degli Ulivi: di qui Gesù iniziò l'ingresso trionfale in Gerusalemme (Mt 21,1). 

CEDRON. Valle e torrente tra Gerusalemme e il monte degli Ulivi (Gv 18,1). Era conosciuta anche come la Valle di Giòsafat, ove secondo una tradizione profetica avverrà il giudizio finale.

 GEENNA (valle di Hinnòm). E' un avvallamento che costeggia le mura di Gerusalemme a sud-ovest. Anticamente era luogo sacro di culto pagano, e vi si offrivano persino sacrifici umani. Divenne poi una discarica ove si gettavano e si bruciavano le immondizie. Nel Vangelo è nominata come simbolo di morte, simbolo del giudizio di Dio e del fuoco eterno minacciato ai malvagi.

 

Orografia della Palestina. 

I monti del Vangelo 

 

MONTE DEGLI ULIVI. Cresta montuosa a est di Gerusalemme,oltre il torrente Cedron, ha tre cime che toccano gli 830 m.E' un ammasso calcareo, friabile, crivellato di caverne e di cisterne che fornivano acqua a giardini e piccoli centri abitati come Betània. Le grotte servivano come tombe; sul monte si vedono tuttora imponenti monumenti funebri. Al tempo di Gesù, doveva essere fittamente coperto da ulivi. Prima della costruzione del tempio era stato luogo sacro, e il re Davide vi si era rifugiato per implorare la protezione del Signore, durante la rivolta di Assalonne.Salomone vi eresse santuari idolatrici per le sue concubine pagane. Quando Gesù era a Gerusalemme, il monte degli Ulivi sembra fosse la sua residenza favorita: "Durante il giorno insegnava nel tempio, di notte usciva e se ne stava all'aperto sul monte degli Ulivi" (Lc 21,37). Da qui Gesù partì per l'ingresso in Gerusalemme. Qui, nell'orto del Getsémani, lo tradì Giuda nella notte della passione. Di qui, secondo la tradizione, Gesù salì al cielo: lo ricorda una piccola cappella ottagonale.

TABOR. Monte della Galiléa, vicino a Nàzaret. Alto 588 m, di forma conica, isolato sulla pianura circostante, ha le pendici boscose e una cima ampia e piatta. Nell'antichità era un importante punto strategico fortificato. Non è nominato nel Vangelo, ma, secondo una antica tradizione, potrebbe essere il monte della trasfigurazione di Gesù (Mt 17,1-9). Un'altra tradizione riconosce nel Tàbor il "monte della Galiléa" ove Gesù risorto apparve ai discepoli (Mt 28,16). I crociati vi eressero un monastero. Attualmente c'è la chiesa detta della Trasfigurazione. 

GARIZIM. E' un monte della Samarìa (881 m), vicino a Sìchem. Era simbolo del culto scismatico dei Samaritani,che qui avevano eretto un tempio (sec. IV aC.), per non sottostare alle norme degli ebrei di Gerusalemme circa i matrimoni con donne straniere. Il tempio fu distrutto nel 128 aC. e ne restano solo i ruderi. Vicino al Garizìm c'è il pozzo di Giacobbe, dove Gesù incontrò la Samaritana. Il monte non è nominato nel Vangelo, ma la donna lo indica a Gesù: "I nostri padri hanno adorato su questo monte, e voi dite che è a Gerusalemme che bisogna adorare" (Gv 4,19-21). Gòlgota o Calvàrio "Il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota"(Gv 19,17), fu tradotto in latino Calvàrium (cranio, teschio pelato), e poi Calvàrio. Non è un monte, come spesso si dice: era un piccolo rialzo roccioso tondeggiante che evocava la forma di un teschio. Secondo un'antica leggenda lì era stato sepolto il cranio di Adamo: di qui l'uso di raffigurare ai piedi delle croci dipinte un teschio tra due tibie. Già san Girolamo, nel sec. IV, sorrideva di questa "interpretazione attraente, che blandisce l'orecchio del popolo, ma non è vera". Al tempo di Gesù il Calvàrio si trovava appena fuori delle mura di Gerusalemme: qui si eseguivano le condanne a morte perché tutti, entrando o uscendo dalla città, potessero vedere quel macabro spettacolo. Attualmente la roccia del Calvàrio è venerata in una cappella rialzata della basilica del Santo Sepolcro: un fregio d'argento orna un foro ove forse era piantata la croce. Secondo recenti sondaggi archeologici (1961, 1974) lì c'era una cava di pietre (in uso fino al sec. VI aC.), perciò vi erano anfratti e piccole grotte: in una di queste venne sepolto Gesù. Probabilmente sul Calvàrio erano infissi alcuni pali: Gesù vi giunse portando il "patibulum" (trave orizzontale) legato alle braccia. Qualcuno gli offrì del vino forte aromatizzato con mirra, come narcotico per stordirlo e attutire il dolore (Mc 15,23). Gesù rifiutò il pietoso soccorso per bere in piena coscienza il calice della sofferenza, accettato per la salvezza del mondo (Gv 18,11).

Le regioni storiche della Palestina 

GALILEA (dall'ebraico "galìl", cerchio). Regione settentrionale ondulata, fertile, a ovest del Giordano e del lago di Genésaret (detto con un po' di enfasi mare di Galiléa). Al nord-ovest verso la Siria-Fenicia non c'è un confine preciso, tanto che si parla di "Galiléa delle genti" (Mt 4,15) per la convivenza dei diversi gruppi etnici e religiosi. Per questo non era ben vista dai Giudei di rigida osservanza. "Studia e vedrai che non sorge profeta in Galiléa" dicono i fariséi a Nicodémo (Gv 7,52). Gesù sceglie la Galiléa come patria: da ragazzo sta a Nàzaret; nella vita pubblica opta per Cafàrnao, e predica a Cana, Tiberìade, Nàin, Betsàida... I suoi conterranei lo disprezzano per le sue umili origini e non si convertono alla sua predicazione. Al tempo di Gesù la Galiléa era governata da Erode Antìpa per conto dei Romani. SAMARIA. Regione centrale della Palestina, dopo la morte di Salomone (930 aC.) costituì il regno d'Israele, spesso in lotta con Gerusalemme. Prese il nome dalla città di Samarìa, fondata dal re Omri (800 aC.). Quasi tutta un altopiano, fu conquistata dagli Assiri (721 aC.): la sua popolazione, in gran parte deportata, si mescolò ai coloni pagani. I Giudei la disprezzavano perché non aveva mantenuto l'unità di culto con Gerusalemme. I Samaritani infatti avevano eretto un loro tempio sul monte Garizìm (Gv 4,19-26). Già appartenente al regno di Erode il Grande, la Samarìa fu per breve tempo governata da suo figlio Archelào (4 aC.-6 dC.), poi da funzionari romani tramite notabili locali. Gesù l'attraversò più volte salendo dalla Galiléa a Gerusalemme. 

GIUDEA. Regione meridionale della Palestina, tutta montagnosa, si estende dal Mediterraneo fino al Giordano e al mar Morto. Già territorio della tribù di Giuda e di Beniamino, fu chiamata Giudea in epoca ellenistica, e diede il nome alla stessa religione ebraica, il GIUDAISMO, che aveva il suo centro nel tempio di Gerusalemme. Dopo la divisione dal regno d'Israele, il regno di Giuda sopravvisse fino all'invasione babilonese (586 aC.). Dopo l'editto di Ciro (539 aC.) e il ritorno degli esuli da Babilonia il tempio ricostruito divenne l'unico centro religioso ufficiale del giudaismo. Già appartenente al regno di Erode il Grande la Giudea fu per breve tempo governata dal figlio Archelào (4 aC.-6 dC.) e poi direttamente da un procuratore romano, anche se una certa autonomia era concessa al sinédrio. In Giudea Gesù è nato (Betlemme), passò più volte a Gérico, Betània, Bétfage, Efrem... ma è Gerusalemme il punto d'arrivo della sua missione con la Pasqua di morte e risurrezione, l'ascensione e il dono dello Spirito Santo. 

IDUMEA. Regione arida e desertica, già hiamata terra di Edom, rappresenta il confine meridionale della Palestina. Era abitata da popolazioni pagane, Iduméi o Edomìti. Da qui proveniva la famiglia di Erode. PEREA. Regione piuttosto brulla "al di là del Giordano" (Gv 1,28) e del mar Morto: il suo nome significa "dall'altra parte", ed era chiamata anche Transgiordània (Mt 4,25). Era abitata da pagani, ma con numerose comunità di ebrei. Al tempo di Gesù era governata da Erode Antìpa. 

DECAPOLI (confederazione di dieci città). Regione desertica a sud e a est del lago di Genésaret, comprendeva in territorio transgiordanico: Filadélfia oggi Amman, Gérasa, Pella, Gàdara, Dium, Hippos, Canathà, Ràfna o Refonà, Abilà; e a ovest del Giordano: Bet-Séan o Scitòpoli; più tardi si unì anche Damasco). Era abitata prevalentemente da pagani greci, con numerose comunità di ebrei. Godeva di un regime di relativa autonomia. Gesù vi passò e vi operò miracoli (Mc 5,1-20). 

ABILENE, ITUREA, TRACONITIDE. Rappresentavano il confine settentrionale della Palestina, a nord della Decàpoli verso il Libano. Il Vangelo dice che erano rispettivamente governate da Lisània e dal tetràrca Erode Filippo (Lc 3,1-2). A Cesaréa di Filippo, sul confine tra l'Ituréa e la Traconìtide, avvenne la cosiddetta confessione di Pietro con la promessa del primato e delle "chiavi del Regno dei cieli" (Mt 16,13-19). Le principali vie di comunicazione La Palestina costituisce il passaggio obbligato tra le grandi aree delle antiche civiltà: l'Egitto al sud e la Mesopotamia (Assiria, Babilonia, Media, Persia) al nord. Era un necessario punto di passaggio, ed era percorsa da una buona rete viaria. 

Le due strade più famose percorrevano la regione da sud a nord, una sul mare, una nell'interno; tra queste correvano varie trasversali: 

VIA MARIS: costeggiava il Mediterraneo partendo dal delta del Nilo fino a Meghiddo vicino al Carmelo: da qui un ramo proseguiva verso la Fenicia (Tiro, Sidòne, Biblos), un altro attraversava la Galiléa fino a Cafàrnao, e proseguiva verso nord nell'alta valle del Giordano, fino al Libano. 

VIA REGIA: partendo dal golfo di Aqaba sul mar Rosso saliva verso nord traversando tutta la regione transgiordanica fino a Damasco, proseguendo verso la Mesopotamia: era la grande via carovaniera e commerciale. Gerusalemme era un notevole nodo stradale: una strada portava verso sud a Betlemme, Ebron e Bersabea, ove incrociava una trasversale da Rafia verso il mar Morto; una verso est scendeva a Gérico, e seguendo la valle del Giordano raggiungeva il lago di Genésaret; una verso nord seguiva la dorsale verso Samarìa e la Galiléa; una verso ovest raggiungeva il Mediterraneo a Iàmnia.