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ALDILA' L'idea di una sopravvivenza dell'uomo alla morte è sempre presente nella Bibbia; ma nei tempi più antichi questa sopravvivenza era immaginata come quella delle ombre che confluiscono tutte indistintamente in un unico luogo sottoterra , inferi (dal latino "Inférius", più in basso). In questo luogo, detto in ebraico Sheòl,
non vi è alcuna comunicazione col mondo umano, ove si svolge
la storia e Dio compie le sue meraviglie. Molto lentamente si fa strada l'idea di una vera vita anche dopo la morte, e le prime affermazioni esplicite si trovano nei libri di Daniele e dei Maccabéi: qui si riconosce che quanti, resistendo alla persecuzione, non avevano temuto di sacrificare anche la vita per Dio e la sua alleanza, avrebbero riavuto da Dio stesso una nuova vita più felice e senza fine. La mentalità ebraica concepiva l'uomo come essere unitario
che poteva vivere solo nella totale integrità di anima e corpo;
perciò si parla di risurrezione dei corpi per parlare della
vita futura. Gesù parla di un destino eterno differenziato in base alle opere e alle scelte compiute lungo la vita terrena: per i giusti la vita eterna, per gli empi il castigo eterno (Mt 25,46). Coloro che giacciono nei sepolcri "ascolteranno la voce del Figlio dell'uomo, e coloro che hanno fatto il bene ne usciranno per la risurrezione della vita; coloro che hanno praticato il male per la risurrezione del giudizio" (Gv 5,28-29). Nel Vangelo si paragona il giudizio di Dio alla mietitura, alla rete piena di pesci, al gregge, in cui si dividono il grano dalla zizzania, i pesci buoni dai cattivi, le pecore dai capri. PARADISO (Lc 23,43) e INFERNO (Lc
16,23) non vanno immaginati come luoghi, in cielo o sottoterra, ma
come lo stato definitivo di vita con Dio ("nel
seno di Abramo" Lc 16,22), o lo stato di morte
lontano da Dio. |
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