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ALDILA'

L'idea di una sopravvivenza dell'uomo alla morte è sempre presente nella Bibbia; ma nei tempi più antichi questa sopravvivenza era immaginata come quella delle ombre che confluiscono tutte indistintamente in un unico luogo sottoterra , inferi (dal latino "Inférius", più in basso).

In questo luogo, detto in ebraico Sheòl, non vi è alcuna comunicazione col mondo umano, ove si svolge la storia e Dio compie le sue meraviglie.
"Gli inferi non ti rendono lode... coloro che scendono nella fossa non proclamano più la tua fedeltà"
dicono i salmi. Quando raggiungeva felicemente la vecchiaia il buon israelita non chiedeva altro a Dio se non di ricongiungersi serenamente ai suoi padri .

Molto lentamente si fa strada l'idea di una vera vita anche dopo la morte, e le prime affermazioni esplicite si trovano nei libri di Daniele e dei Maccabéi: qui si riconosce che quanti, resistendo alla persecuzione, non avevano temuto di sacrificare anche la vita per Dio e la sua alleanza, avrebbero riavuto da Dio stesso una nuova vita più felice e senza fine.

La mentalità ebraica concepiva l'uomo come essere unitario che poteva vivere solo nella totale integrità di anima e corpo; perciò si parla di risurrezione dei corpi per parlare della vita futura. 
L'idea di immortalità dell'anima appartiene alla cultura greca per la quale il corpo materiale è quasi estraneo all'anima spirituale, è la sua prigione. Solo il libro della Sapienza, scritto in greco nel I sec. aC. accenna all'immortalità dell'anima e alla ricompensa di Dio alle anime dei giusti.  Al tempo di Gesù solo i sadducéi non accettavano questa dottrina, perché non è scritta nel Pentatéuco.

Gesù parla di un destino eterno differenziato in base alle opere e alle scelte compiute lungo la vita terrena: per i giusti la vita eterna, per gli empi il castigo eterno (Mt 25,46). Coloro che giacciono nei sepolcri "ascolteranno la voce del Figlio dell'uomo, e coloro che hanno fatto il bene ne usciranno per la risurrezione della vita; coloro che hanno praticato il male per la risurrezione del giudizio" (Gv 5,28-29). Nel Vangelo si paragona il giudizio di Dio alla mietitura, alla rete piena di pesci, al gregge, in cui si dividono il grano dalla zizzania, i pesci buoni dai cattivi, le pecore dai capri.

PARADISO (Lc 23,43) e INFERNO (Lc 16,23) non vanno immaginati come luoghi, in cielo o sottoterra, ma come lo stato definitivo di vita con Dio ("nel seno di Abramo" Lc 16,22), o lo stato di morte lontano da Dio.
L'immagine usata spesso dal Vangelo per indicare il castigo eterno degli empi è il fuoco inestinguibile della Geénna, l'avvallamento presso Gerusalemme ove bruciavano continuamente immondizie e rifiuti.

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