Conversione

La parola CONVERSIONE ha un duplice significato: in senso più concreto, partendo dalla vita vista come un cammino, significa tornare indietro, riprendere la strada giusta; in senso più interiore, partendo dalla vita come adesione a Dio, significa cambiare mentalità, rettificare il proprio modo di pensare. "Convertitevi perché è vicino il Regno dei cieli" (Mt 3,1-2); "Il tempo è compiuto; ...convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15). Così comincia il Vangelo. Non si trattava di convertirsi da una religione a un'altra, ma di assumere una nuova mentalità sul modo di vivere la religione. Giovanni Battista puntava più sulla conversione morale, da una vita di peccato a una vita secondo la legge di Dio, per prepararsi ad accogliere il Messia. 

Gesù non esclude questa conversione morale ma chiede una profonda revisione interiore per credere alla sua parola e accogliere il Vangelo. Credere in Gesù voleva dire mettere in discussione le idee allora correnti sul Messia, liberarsi dai pregiudizi e dalla presunzione di sentirsi privilegiati, "a posto". A questa conversione, secondo il Vangelo, arrivano più facilmente i piccoli, i semplici. I cosiddetti sapienti invece restano fermi con le loro idee e non riescono a cambiare mentalità. 

SEGNI DI CONVERSIONE 

Tre pratiche erano ritenute fondamentali per un cammino di penitenza e di conversione: ELEMOSINA, PREGHIERA, DIGIUNO. 

Gesù li indica come doveri correnti, da praticare con sincerità e discrezione, senza ostentazione, come segno di vera fedeltà all'alleanza: "Quando fai l'elemosina, non fare come gli ipocriti... Non sappia la tua sinistra quello che fa la tua destra" (Mt 6,2-4); "Quando pregate non siate come gli ipocriti che pregano ritti nelle piazze ... Non sprecate parole come i gentili..." (Mt 6,5-8); "Quando digiunate non prendete un aspetto triste come gli ipocriti ... Non far vedere agli uomini che digiuni, ma solo al Padre che vede nel segreto" (Mt 6,16-18).