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La Bibbia BIBBIA(dal greco Biblìa) significa LIBRI. Così gli antichi autori cristiani chiamarono la raccolta dei libri sacri, già venerati dagli ebrei,(bibbia ebraica)da Gesù stesso e poi dalla Chiesa.In seguito il termine fu latinizzato (Bìblia Sacra) e divenne titolo del Libro per eccellenza, il libro delle scritture ebraiche e cristiane , la bibbia cristiana. Il termine non ricorre però mai nella Bibbia, dove invece si trovano termini come SACRE SCRITTURE, ANTICO e NUOVO TESTAMENTO. (Oggi si preferisce dire PRIMO TESTAMENTO e SECONDO TESTAMENTO ) altrettanto abituali e correnti per designare il Libro sacro. In I Macc. 12, 9, in Flavio Giuseppe, Ant., inizio, nel Talmud (Sabbath, 16, 1) si parla esplicitamente di "libri santi", "sacri", di "scrittura divina". Nostro Signore e gli Apostoli parlano di "parola di Dio" (= le prescrizioni della Legge: Mc. 7, 13), "i detti di Dio" (s. Paolo chiama così tutto il Vecchio Testamento: Rom. 3, 2); "le sacre scritture" (Rom. 1, 2), "le lettere sacre" (II Tim. 3, 15). Esplicitamente se ne dichiara autore Dio: Mt. 22, 43 per il Salmo 110 (109); Att. 4, 25: «O Signore, tu sei colui che ha fatto il Cielo... e che mediante lo Spirito Santo, per bocca del padre nostro e tuo servo David, hai detto: A che pro cospirano le gentispirazione.. ecc.» Salmo. 2; Ebr. 3, 7 «Perciò dice lo Spirito Santo...» Salmo 95 (94), 18 ss. ecc. E se ne afferma ripetutamente l'autorità indiscussa e divina, sia direttamente (Lc. 18, 31; 24, 44-47: «bisogna si adempia quanto di me sta scritto dice Gesù Risorto nella Legge, nei Profeti, nei Salmi»), sia nelle argomentazioni (Io. 10, 34 dal Ps. 82 [81], 6: «la Scrittura non può essere smentita»; Rom. 1, 16 da Abac. 2, 4; ecc.). La Bibbia è venerata dai credenti come Parola di Dio, il quale "dopo aver parlato molte volte e in molti modi mediante i profeti, alla fine ci ha parlato per bocca del suo stesso Figlio". (Costituzione dogmatica DEI VERBUM - Concilio Vaticano II) . Sebbene scritti ad opera di tanti autori diversi, in un lunghissimo
arco di tempo, tutti i 73 libri che formano la Bibbia hanno Dio per
autore principale, e costituiscono un unico messaggio di salvezza. DV2. Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme i1 mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione. (Costituzione dogmatica DEI VERBUM - Concilio Vaticano II). Essendo parola di Dio, la Bibbia è assoluta verità e non può sbagliare. Ma essa non intende rispondere alle nostre curiosità. Dio non vuol sostituirsi alla scienza e all'intelligenza degli uomini: circa l'astronomia, la fisica, la medicina, ecc.La Bibbia non impegna la verità di Dio: riflette solo la cultura e la mentalità del tempo in cui fu scritta. Per capire bene la verità di Dio, tuttavia,è necessario conoscere il contesto culturale degli scrittori biblici: Dio infatti, per esprimere il suo messaggio ispirato, si è servito seriamente degli autori umani, e ha rispettato i gusti, l'arte poetica, la preparazione scientifica e culturale, e la capacità di esprimersi di ciascuno di loro. I libri della Bibbia sono custoditi e letti con religiosa venerazione dai cristiani sull'esempio dell'antico popolo d'Israele. Gesù stesso partecipava alla lettura biblica nella sinagòga (Lc 4,14-21). Essendo la parola di Dio norma di fede e regola della vita cristiana, è necessario interpretarla in modo autentico, né superficiale né accomodante: come dice la seconda Lettera di Pietro "nella Scrittura ci sono dei punti difficili da capire che persone incompetenti a leggere stravolgono a propria rovina". Solo la Chiesa, con la garanzia dello Spirito Santo e la sua esperienza millenaria, può interpretare la Scrittura in modo infallibile e valido per tutti. La Bibbia più che un libro è una biblioteca: raccoglie infatti 73 scritti di vario contenuto: storico, profetico, sapienziale e didattico, normativo, apocalittico, composti in parte prima di Cristo (ANTICO o PRIMO TESTAMENTO: 46 libri) in parte dopo Cristo (NUOVO o SECONDO TESTAMENTO: 27 libri). Non è solo una distinzione di tempo ma soprattutto di prospettiva: i libri scritti prima di Gesù rappresentano le promesse divine di salvezza e la speranza dell'antico Israele, con l'annuncio e l'attesa del Messia finale; quelli scritti dopo rappresentano la fede del nuovo Israele, la Chiesa, con la attualizzazione della salvezza, realizzata da Gesù per tutti gli uomini. La Bibbia è ben più di un capolavoro letterario: è' il Libro di Dio. In essa anche gli eventi storici acquistano un significato religioso e non sono scritti per farci sapere "che cosa avvenne" ma "perché avvenne così". Non si può pretendere di leggerla come una enciclopedia: la Bibbia è "profezia della storia umana vista con gli occhi di Dio per nostro ammaestramento spirituale". Il Vangelo fa parte del Nuovo Testamento, ed è il centro della Bibbia Cristiana: qualche volta, nel linguaggio corrente,si enfatizza questa centralità e si dice: "La Bibbia e il Vangelo", pur sapendo che l'uno fa parte dell'altra. Secondo gli studi più autorevoli, la Bibbia è stata scritta in circa 1200 anni: i testi più antichi risalgono ai sec. XII-XI a.C., i più recenti alla fine dell'età apostolica (c.100 d.C.). I Vangeli, nella forma attuale, furono redatti probabilmente tra gli anni 60-80 (quello di Giovanni verso il 90-100), sulla base di precedenti raccolte di detti e fatti di Gesù e sulla base di nuove ricerche fatte dagli autori. La rivelazione biblica è iniziata storicamente quando Dio chiamò Abramo, un pastore nomade che viveva in Mesopotamia (c.1800 aC.), e stabilì con lui un'Alleanza. Per secoli la parola di Dio rimase legata alla memoria orale dei "figli di Abramo", finché si impose la scrittura. I grandi eventi delle origini (la creazione, il peccato dei progenitori, il diluvio...) appartengono alla memoria stessa dell'umanità e nella Bibbia rappresentano una meditazione ispirata dalla fede nel "Dio che salva" e che non è mai stato assente dalla vita dell'uomo. Il criterio di raccolta dei libri biblici non risponde alla curiosità umana o alla completezza storica: Dio, autore principale della Bibbia, ha ispirato gli autori umani a scrivere tutto e solo ciò che egli riteneva importante nel piano spirituale della salvezza. Lo dichiara apertamente Giovanni: "Ci sarebbero molte altre cose che Gesù fece: se si scrivessero tutte penso che non basterebbe il mondo intero a contenere i libri che si dovrebbero scrivere... Questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e credendo abbiate la vita nel suo nome" (Gv 20,30; 21,25). I libri sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento sono raccolti nella Bibbia secondo un ordine solo tradizionale che non segue un rigido criterio cronologico, né implica una valutazione d'importanza: tutti i libri sono ugualmente importanti, e si possono leggere con frutto in qualsiasi ordine. Per facilitare la lettura liturgica nelle chiese, si adottò (nel
1226) la divisione dei testi biblici in capitoli; poi, per facilitare
lo studio e il confronto, si adottò anche la suddivisione in versetti (righe
di testo numerate a margine). Tale numerazione, iniziata a Lucca nel
1528 per il Nuovo Testamento, fu completata per l'intera Bibbia nel
1555. Nelle Bibbie moderne la suddivisione è più articolata: PENTATEUCO (cinque libri: Génesi, Esodo, Levìtico, Numeri, Deuteronòmio) detti Toràh o Legge di Mosè. E' la parte fondamentale, la più celebre della Bibbia: vuole rispondere ai grandi interrogativi su Dio e sull'uomo, sul mistero delle origini del mondo e della storia umana, sul bene e il male, la vita e la morte. Il rapporto di Dio con l'uomo diventa "storia sacra" con Abramo e i Patriarchi, la schiavitù in Egitto e la liberazione o esodo, l'alleanza e il dono della legge. Per alcuni gruppi (come i Sadducéi) i "cinque libri" erano i soli veramente sacri. Al tempo di Gesù dicendo "la Legge di Mosè" s'intendeva anche l'intera Bibbia. LIBRI STORICI (sono 16: Giosuè, Giudici, Samuele, Re, Cronache, fino ai Maccabei). Più che la storia di un popolo essi riportano la "storia sacra" dell'alleanza con Dio e le alterne vicende di fedeltà e infedeltà del popolo d'Israele. Dopo l'ingresso nella "terra promessa" con Giosuè e il difficile insediamento delle 12 tribù con i Giudici, si narra la storia dei Re, la divisione in due regni (quello d'Israele al nord, e quello di Giuda al sud), le invasioni degli Assiri prima e dei Babilonesi poi con la deportazione degli Israeliti, il ritorno degli esuli, la faticosa ricostruzione, fino all'epica resistenza, anche armata contro l'ellenismo che trascinava Israele a rinnegare Dio e l'alleanza. Tra i libri storici sono stati inseriti anche i tre racconti edificanti di Tobia, di Giuditta e di Ester. LIBRI SAPIENZIALI O DIDATTICI (sono 7: Giobbe, Salmi, Proverbi, Qoélet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siràcide). Sono testi di preghiera e di meditazione che riflettono sulla storia e la spiritualità d'Israele, per trarne pratiche lezioni di vita e motivi per una continua revisione della fedeltà a Dio. LIBRI PROFETICI (sono 18: Isaìa, Geremìa con le Lamentazioni e Baruc, Ezechiéle, Daniéle, e i 12 profeti "minori"). Rappresentano un genere letterario particolare, proprio della Bibbia. profeta (dal greco pro-femì) è colui che parla e agisce a nome di Dio; profezia non significa tanto previsione del futuro ma giudizio di Dio e riflessione religiosa sul passato, sul presente, o sul futuro. I profeti - specialmente nei momenti di crisi, come l'esilio di Babilonia e il difficile post-esilio - parlano a nome di Dio, rappresentano la coscienza critica d'Israele, e interpretano la storia con gli occhi di Dio. Particolarmente significativo è il messaggio dei profeti nella purificazione della speranza nel Messia. |
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