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LA CIRCONCISIONE

di Gianfraco Ravasi-Famiglia Cristiana 19/2007

Il gesto della rimozione chirurgica del prepuzio dal pene di ogni maschio è un atto praticato da molte popolazioni antiche e attuali e, nella maggior parte dei casi, con un valore simbolico, culturale o religioso. È evidente il rimando alla sorgente della vita che ha in quell'organo la sua espressione e che è proprio per questo affidato alla sacralità. La tradizione biblica, pur conoscendo altre forme di circoncisione (Ismaele la riceve a 13 anni, sulla base di una consuetudine proto-araba, mentre il figlio di Mo-sè è circonciso secondo un rito misterioso officiato da sua madre e descritto in Esodo 4,24-26), assegna all'ottavo giorno dalla nascita l'esecuzione dell'atto, così come aveva fatto Abramo al figlio Isacco (Genesi 17,12) e così come si farà per Gesù (Luca 2,21).

Quell'operazione acquista, però, un importante significato teologico che la renderà quasi il "sacramento" dell'iniziazione ebraica: «Vi farete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà il segno dell'alleanza tra me e voi» (Genesi 17,11). In questa luce è evidente che la circoncisione diventa il segno emblematico dell'appartenenza al popolo ebraico fin dalle radici stesse dell'esistenza ed essa costituirà la discriminante rispetto agli altri popoli, bollati come "incirconcisi". Aspra è, tuttavia, la condanna per quegli Ebrei che, in epoca ellenistica, per seguire la moda pagana e uniformarsi alle altre nazioni, si facevano ricomporre il prepuzio con un'operazione di chirurgia plastica (/ Maccabei 1,15). I profeti, però, seguiti dalla tradizione biblica successiva, non esitarono a far capire che decisivo non era tanto il rito in sé quanto l'adesione alla legge, alla morale dell'alleanza, alla fede. È per questo che Geremia invita a «circoncidere il cuore», come fa anche il Deuteronomio: «Circoncidete il vostro cuore ostinato» (10,16), mentre il Levitico condanna «il cuore non circonciso» (26,41).

È su questa scia che si muoverà il cristianesimo, il quale relativizzerà il valore esteriore della circoncisione. Questo risultato verrà raggiunto, però, a prezzo di un aspro dibattito che sfocerà nel "concilio" di Gerusalemme, descritto dal capitolo 15 degli Atti degli Apostoli. Infatti i cristiani di origine ebraica erano fermamente decisi a imporre anche ai credenti di matrice pagana la circoncisione prima del battesimo: «Se non vi fate circoncidere secondo l'uso di Mo-sè, non potete essere salvi» (15,1).

Paolo, invece, si era battuto e si batterà anche in seguito per considerare questo atto come non necessario per l'ammissione alla Chiesa e per la salvezza. Con una certa brutalità arriverà al punto di definire la circoncisione - in greco peri-tome - come una semplice "mutilazione" (katatomé, in Filippesi3,2) e dichiarerà: «La circoncisione non conta nulla e la non circoncisione non conta nulla; conta invece l'osservanza dei comandamenti» ( 1 Corinzi 7,19). In questo l'apostolo si allineava alla tradizione dei profeti e recuperava il vero spirito di quel rito che era il segno di un'adesione vitale all'alleanza col Signore e ai relativi impegni morali. «Infatti giudeo non è chi appare tale all'esterno, e la circoncisione non è quella visibile nella carne, ma giudeo è colui che lo è interiormente e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito e non nella lettera» (Romani 2,28-29).

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