DIZIONARIETTO



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Forme letterarie nella Bibbia

Le antiche culture orali, fatte di esperienza e concretezza, ricorrono a figure e a simboli per esprimere le realtà spirituali e religiose. 

La Bibbia, ad esempio, presenta Dio come un re, come lo sposo, il pastore, il padrone di una vigna, come una roccia... Anche Gesù usa molte immagini: "Io sono la luce, il pane di vita, il buon pastore, la porta delle pecore, la vite, la via e la verità e la vita, la risurrezione". Il popolo di Dio è presentato - in corrispondenza ai simboli di Dio e di Gesù - come Regno di Dio, suo gregge, sua sposa, sua messe, sua vigna, vite coltivata con cura, come gli invitati alle nozze o amministratori dei beni del padrone... 

Ogni IMMAGINE, nel suo fascino, contiene una parte di verità ma nessuna immagine può esprimere tutta la verità. D'altra parte nessun linguaggio, neppure quello più denso e concettuale, potrebbe esprimere tutta la verità. E' necessario vedere oltre l'immagine per capire le realtà trascendenti che sfuggono alla normale esperienza umana e quindi superano ogni linguaggio.

Gesù parlava in parabole, unendo immagine a immagine, perché a poco a poco fosse compreso il mistero del Regno. Dopo duemila anni quelle parabole continuano ancora a rivelare qualcosa di nuovo. Il Vangelo tradisce la sua evidente origine orale. Ad esempio, il discorso della montagna (Mt 5-7) non è nato scritto: gli ascoltatori di Gesù lo raccolsero dalla sua viva voce, in momenti diversi, lo tramandarono a voce, e solo più tardi fu scritto com'è adesso. Caratteristici della cultura orale sono alcuni accorgimenti tecnici che aiutano a ricordare e garantiscono la fedeltà di trasmissione. 

PARALLELISMO. E' il procedimento più frequente: con una serie di equilibrate variazioni, si esprime la stessa idea con immagini differenti (parallelismo per sinonimia). Esempio: "Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto". Oppure si affianca a una idea l'idea contraria (parallelismo antitetico). Esempi: "Nessuno può servire due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o si affezionerà all'uno e trascurerà l'altro". Ancora: "Non può un albero buono dar frutti cattivi, né un albero cattivo dar frutti buoni". 

RITORNELLI. Scandiscono il ritmo del discorso e aiutano la memoria di chi ascolta. Esempi: "...e il Padre tuo che vede nel segreto te ne darà la ricompensa". Oppure: "E' meglio per te che un tuo membro perisca, anziché tutto il tuo corpo venga gettato nella Geénna".

 EFFETTI DI CARATTERE PSICOLOGICO.
Immagini simbolo, a volte paradossali o provocatorie, sono destinate a colpire la fantasia dell'uditorio: "Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo". E ancora: la pagliuzza e la trave nell'occhio, l'uva dalle spine o i fichi dai rovi... Con questi procedimenti le parole di Gesù si imprimono bene nelle menti anche perché, dietro la forma verbale tanto viva, risplende una dottrina straordinariamente nuova. Come sono "registrati" i discorsi di Gesù?

Nel Vangelo sono riportati numerosi discorsi di Gesù: Matteo e Giovanni ne presentano alcuni lunghissimi; Marco e Luca invece riportano molti degli stessi insegnamenti sparsi in diverso contesto. Evidentemente quei discorsi non furono "registrati" e trascritti dal vivo: gli apostoli hanno ascoltato e poi ripetuto a viva voce gli insegnamenti di Gesù, e solo più tardi si è formata una tradizione scritta dei "detti" di Gesù.

Gli evangelisti hanno valorizzato al meglio questo materiale già scritto, attingendo anche alla memoria viva degli apostoli e dei primi testimoni, e riunendo nei "discorsi" diversi insegnamenti pronunciati da Gesù in diverse circostanze, per far meglio capire i nuclei importanti del messaggio evangelico. I discorsi così ordinati venivano talora anche attualizzati, cioè resi più aderenti al contesto delle comunità per le quali vennero trascritti nei Vangeli.

Il discorso della montagna che in Matteo occupa tre capitoli con 107 versetti (Mt cc. 5-7), è una sintesi dell'insegnamento di Gesù, ordinato come nuova legge del Regno. Luca presenta il discorso molto più breve e in diverso contesto (Lc 6,20-49). Anche le parabole vengono inserite in discorsi diversi: Luca vicino alla parabola del seminatore (Lc 8,4-15) mette solo la sua spiegazione; Marco vi unisce la parabola del seme che cresce da solo e del granello di senapa (Mc 4,1- 34), mentre Matteo allarga la raccolta aggiungendo le parabole della zizzania, del lievito, del tesoro nascosto, della perla e della rete (Mt 13,1-52). I lunghi "discorsi di addio" posti da Giovanni nel contesto dell'ultima cena, e la cosiddetta "preghiera sacerdotale" (Gv 14-17) sono una densissima sintesi di tutto l'insegnamento di Gesù, riletto come suo testamento spirituale alla luce della croce e della risurrezione.

 Le parabole nell'insegnamento di Gesù

 La PARABOLA è una storia simbolica più o meno sviluppata, inventata o ispirata alla realtà, che si racconta per trasmettere un insegnamento in modo che sia meglio compreso e più facilmente ricordato. Appartiene al linguaggio figurato: essa cioè è una immagine, una figura di ciò che si vuol dire. A differenza della allegoria, la parabola ricava il suo insegnamento dall'insieme della storia non dai singoli particolari che possono risultare insignificanti.

La parabola è un elemento tipico della cultura orale, perché immagini e immaginazione sviluppano la memoria in mancanza di appunti scritti: era già in uso nell'Antico Testamento e nelle scuole rabbiniche anche al tempo di Gesù; ma nel Vangelo le parabole rivelano un'immediatezza, una vivacità, una semplicità e un'efficacia assolutamente uniche. Gesù inventa delle storie, o riferisce episodi conosciuti dai suoi ascoltatori, per aiutarli a riflettere e a capire meglio il suo messaggio.

Ma coloro che rimangono chiusi nei loro pregiudizi "pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono né comprendono" (Mt 13,10-15): così i misteri del Regno di Dio, la missione di Gesù Messia, lo stesso comportamento morale, restano "storie" da capire con semplicità, da immaginare con fantasia, da sviluppare con coraggio e speranza. Purtroppo gli ascoltatori possono opporre anche l'incomprensione e il rifiuto.

Le parabole di Gesù perciò restano "aperte", esigono una risposta, impongono una scelta: oltre che mezzo pedagogico, sono anche strumento di dialogo con gli ascoltatori che vengono provocati a prendere posizione, a ripensarci per convincersi, a schierarsi pro o contro il Rabbì di Nàzaret, il suo messaggio e la sua missione. 

COME SONO RACCOLTE LE PARABOLE 

Gesù propose diverse parabole in riferimento a un medesimo tema o per approfondire un medesimo insegnamento. Se si leggono insieme e si confrontano tra loro, possono completarsi a vicenda. Si possono suggerire alcune raccolte tematiche: 

PARABOLE DEL REGNO (Mt 13,1-50): il seminatore; il buon grano e la zizzania; il granello di sénapa; il lievito; il tesoro nascosto, la perla e la rete; il seme che cresce spontaneamente (Mc 4,26-29).

PARABOLE DELLA MISERICORDIA: la pecora smarrita e la dramma perduta e ritrovata (Lc 15,1-10); il padre misericordioso e il figlio prodigo (Lc 15,11-32); il buon samaritano (Lc 10,25-37). Per contrasto: la parabola del debitore spietato (Mt 18,23-35). 

PARABOLE DELL'INVITO E DEL RIFIUTO: i due figli mandati a lavorare (Mt 21,28-32); gli invitati al banchetto (Lc 14,15-24) o alle nozze (Mt 22,1-14); la porta chiusa, i primi e gli ultimi (Lc 13,22-30); i vignaiuoli omicidi (Mt 21,33-41). 

PARABOLE DELL'ATTESA E DEL GIUDIZIO: il servo fedele e vigilante (Mt 24,45-51); i talenti (Mt 25,14-30) o le mine (Lc 19,12-27) da far fruttare; le dieci vergini in attesa dello sposo (Mt 25,1-13); il ladro di notte (Mt 24,42-44); il ricco stolto (Lc 12,16-21); il ritorno del padrone (Lc 12,35-40); l'amministratore disonesto che coglie l'occasione propizia (Lc 16,1-8); il debitore spietato (Mt 18,23-35).

PARABOLE DELLA PREGHIERA: il giudice ingiusto e la vedova insistente (Lc 18,1-8); il fariséo e il pubblicàno (Lc 18,9-14); l'amico mportuno (Lc 11,5-8). I paradossi di Gesù. Non è facile ascoltare Gesù: il suo linguaggio è scomodo, anticonformista come il suo pensiero e i suoi gesti. Spesso scuote la gente con frasi-urto che lasciano sbalorditi (persino scandalizzati), e spingono alla scoperta di verità nuove. E' sconvolgente sentirsi dire: "Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano. Benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi fanno del male" (Lc 6,27). Certe formule lapidarie, specie se isolate dal contesto, sono assolutamente paradossali, vanno cioè contro il comune modo di pensare e urtano contro il tradizionale buon senso. Ecco alcuni esempi: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti" (Mt 8,22). "Chi si esalta sarà umiliato, chi si umilia sarà esaltato" (Mt 23,12). "Perché si operi una discriminazione sono venuto in questo mondo: perché coloro che non vedono vedano, e coloro che vedono diventino ciechi" (Gv 9,39). "In base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato" (Mt 12,37). "A chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha" (Lc 19,26). "Molti dei primi saranno ultimi, e gli ultimi saranno primi" (Mc 10,31). "Chi ama la propria vita la perde, e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna" (Gv 12,25).

Il MAGNIFICAT o canto di Maria (Lc 1,46-55) è una piccola antologia di affermazioni paradossali desunte dall'Antico Testamento; è come un salmo cristiano, in cui la Vergine canta le scelte di Dio che predilige i poveri e gli ultimi; è un grido di forte carica rivoluzionaria tutto aperto alla speranza nella vittoria del bene su ogni male. 

LE BEATITUDINI Sono il vertice del paradosso cristiano e una delle pagine più celebri del Vangelo. E' una composizione in prosa ritmata, ricca di reminiscenze bibliche che promulga la nuova legge del Regno messianico, non appellandosi a prescrizioni o a proibizioni, ma alla promessa di benedizione e di felicità. Nell'Antico Testamento, soprattutto nei Salmi (26 volte), tale schema letterario esprime benedizione e gioia per il giusto: "Beato 'uomo che non segue il consiglio degli empi... ma si compiace della legge del Signore".

Il contesto del discorso della montagna presenta Gesù che non riceve, come Mosè, le tavole di pietra della legge, ma propone un Regno di beatitudine per chi è disposto ad accettare la nuova logica del Vangelo: per entrare nel Regno di Dio non basta osservare alcune prescrizioni: è necessario mettere in crisi radicalmente l'atteggiamento della coscienza e del cuore. Il Vangelo propone le beatitudini in due redazioni: Luca propone uno schema più concreto, con quattro "beati voi" e altrettanti "guai a voi" (Lc 6,20-26); Matteo aggiunge altri insegnamenti di Gesù e propone un progetto più completo e spirituale, con otto "beati" (probabilmente il "Beati i poveri" funge da titolo, perché la promessa del Regno dei cieli è ripetuta per "i perseguitati a causa della giustizia"), e da un "beati voi" che attualizza la proposta per i discepoli (Mt 5,3-12). La beatitudine che più delle altre esprime il senso profondo di questa pagina è quella della "povertà in spirito" o della "purezza del cuore" che indica l'atteggiamento di totale disponibilità per il Regno di Dio che ogni cristiano deve avere. La conclusione di Gesù non ammette dubbi: "Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste" (Mt 5,48). 

Le "sette parole" di Gesù in croce 

Nel Vangelo sono riportate alcune parole che Gesù ha pronunciato mentre era già innalzato sulla croce: 1. "Elì, Elì (Eloì, Eloì), lamà sabactanì", Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? (Mt 27,46; Mc 15,34) 2. "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34) 3. "Oggi sarai con me in paradiso" (Lc 23,43) 4. "Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito" (Lc 23,46) 5. Gesù, vista la madre e presso di lei il discepolo che amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". Quindi disse al discepolo: "Ecco tua madre!" (Gv 19,25-27) 6. Gesù, affinché s'adempisse la Scrittura, disse: "Ho sete!" (Gv 19,28) 7. "Tutto è compiuto" (Gv 19,30)

Le "sette parole" rappresentano come l'estremo magistero, il testamento ultimo di Gesù, e nella Chiesa sono circondate di particolare venerazione. Matteo e Marco raccolgono il desolato lamento di Gesù che sperimenta l'abbandono della morte ripetendo (in ebraico- aramàico) l'inizio del Salmo 22 (il seguito di questo salmo si apre alla fiducia in Dio e alla speranza). Luca riporta due espressioni che rivelano l'amore misericordioso di Gesù, e una invocazione tratta dal Salmo 31, con cui egli affida a Dio la sua vita. Il quarto Vangelo riporta la solenne consegna di Giovanni a Maria e di Maria a Giovanni: la Donna è figura della Chiesa, madre di tutti i discepoli di Gesù rappresentati nel discepolo prediletto. La sete di Gesù esprime il desiderio di attirare tutti a sé per salvare tutti. L'ultima parola di Gesù esprime il compimento non solo della sua vita terrena, ma di tutta la sua missione di redentore, che "avendo amato i suoi, li amò fino all'estremo" (Gv 13,1).

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