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L'INTERTESTAMENTO
Il canone della Bibbia Ebraica può essere considerato chiuso
a partire sicuramente dal 200 a. C. La tradizione apostolica ha incluso nella Bibbia cristiana alcuni di questi testi dichiarandoli canonici, cioè testi di rivelazione normativi per la fede cristiana. ( vedi canone ) . Questi libri vengono comunemente chiamati dai cattolici " apocrifi giudaici" ( i protestanti li chiamano "pseudoepigrafi" perchè chiamano "apocrifi" quei libri giudaici che i cattolici includono come canonici nella loro bibbia e che non sono presenti nella Bibbia Ebraica) . I giudei chiamvano questi libri " estranei" e a volte li proibivano. Per questo essi circolavano solo in alcuni gruppi ristretti e venivano chiamati " segreti" , e questo significa il termine " apocrifi". Tutti i libri che avevano questa caratteristica vennero poi chiamati apocrifi. Abbiamo infatti anche libri cristiani " apocrifi" ( vedi vangeli apocrifi ) . Questi libri sono ritenuti importanti perchè permettono di conoscere le concezioni religiose che erano diffuse negli ambienti giudaici più devoti e attivi ai tempi di Gesù. In questi libri i cristiani possono vedere affermate alcune verità che poi ritrovano meglio chiarite e confermate nei testi della Rivelazione Cristiana. Alcuni di questi libri erano apprezzati dai Pdri della Chiesa, da loro spesso citati , trascritti in latino e stampati in calce ai libri canonici della edizione latina della Bibbia, la Vulgata ( vedi Vulgata ) . Alcuni passi di questi libri sono addirittura entrati nelle composizioni liturgiche della Chiesa Romana. Il " requiem aeternam" è desunto dal libro IV di Esdra. Ecco i titoli: -LIBRO DI ENOCH Libro di Enoch o 1Enoch o Enoch Etiopico o Libro degli Angeli Vigilanti o Pentateuco di Enoch Il Libro di Enoch è un testo apocrifo di origine giudaica la cui redazione definitiva risale al I secolo a.C. Ci è pervenuto integralmente in una versione in lingua ge'ez (un dialetto della lingua etiope), donde il nome Enoch etiope. La scoperta del Libro di Enoch avvenne a fine XVIII secolo. Nel 1773, al suo ritorno da un viaggio in Abissinia (attuale Etiopia), il viaggiatore scozzese James Bruce portò con sé in Europa 3 copie di un libro scritto in lingua ge'ez. Una copia fu venduta alla Bodleian Library dell'Università di Oxford, un'altra alla Regale Libreria di Francia (attuale Bibliothèque Nationale), mentre la terza copia fu conservata dallo stesso Bruce. Non ci si rese conto del vero valore del testo fino a che non venne studiato dall'orientalista francese Silvestre de Sacy (maestro tra l'altro di Champollion) che ne pubblicò nel 1800 una parziale (cc. 1;2;5-16;22;32) traduzione in latino.[6] Nel 1821 l'ecclesiastico ebraista inglese Richard Laurence pubblicò una traduzione in inglese completa del manoscritto Bodleian, titolata Il libro di Enoch, il profeta: un'opera apocrifa ritenuta perduta per anni, ma riscoperta alla fine dell'ultimo secolo in Abissinia, ora tradotta per la prima volta da un manoscritto etiopico della Bodleian Library.[7] Ne curò altre riedizioni nel 1833 e 1838. L'orientalista tedesco August Dillmann criticò severamente il lavoro di Laurence, giudicandolo inaffidabile. Nel 1833 l'orientalista tedesco Andreas Gottlieb Hoffmann pubblicò una traduzione in tedesco titolata Il libro di Enoch in traduzione integrale, con commento, introduzione e note.[8] Il lavoro però si basava in parte su quello di Laurence, accogliendone alcuni errori. Altri lavori, considerati anch'essi di scarsa qualità, vennero pubblicati dall'ecclesiastico inglese Edward Murray nel 1836[9] e dallo studioso tedesco August Friedrich Gfrörer nel 1840.[10] La prima edizione affidabile del testo apparve nel 1851 a cura dell'orientalista tedesco August Dillmann, titolata Libro di Enoch, edizione fedele dei cinque codici, con varianti di lettura,[11] alla quale seguì nel 1853 una traduzione tedesca.[12] In ambito anglosassone fondamentale è stata l'edizione del 1912 pubblicata da Richard H. Charles. Questa edizione critica e il resto del lavoro dello studioso sul Libro di Enoch rappresentano una pietra miliare per lo studio del testo. Gli studiosi sono attualmente sostanzialmente concordi nel vedere in esso il frutto di una rielaborazione conclusiva armonizzante a partire da 5 testi precedenti autonomi. Il numero 5 va probabilmente accostato ai componenti della Torah, col proposito del redattore finale di ricreare idealmente un nuovo pentateuco . La lingua originaria dei 5 testi autonomi era l'aramaico. 2. La seconda sezione, il Libro delle Parabole (cc. 37-71), secondo la maggior parte degli studiosi è stata composta nel I secolo a.C. (James Charlesworth si spinge fino al I secolo d.C.). Tuttavia lo studioso cattolico polacco Józef Milik nel 1976 ha ipotizzato che il Libro dei Giganti, testo apocrifo rinvenuto tra i manoscritti di Qumran (1Q23–4; 2Q26; 4Q203; 530–33; 6Q8), facesse in un primo tempo parte del Libro di Enoch appunto come seconda sezione. In seguito l'attuale Libro delle Parabole, che Milik ipotizza composto nel II-III secolo d.C.,[2] avrebbe rimpiazzato il Libro dei Giganti. Il movente principale dell'ipotesi è nei riferimenti al Figlio dell'uomo presenti nel Libro delle Parabole, titolo di origine giudaica (v. in particolare il Libro di Daniele c.7) ma che a partire dal Nuovo Testamento è stato dalla tradizione cristiana attribuito a Gesù. Questo spiegherebbe inoltre l'anomala assenza del Libro delle Parabole tra i manoscritti di Qumran. L'ipotesi però non ha trovato largo consenso tra gli altri studiosi.[3] 3. La terza sezione è il Libro dell'Astronomia o Libro dei Luminari Celesti (cc. 72-82), probabilmente di inizio II secolo a.C. Leonhard Rost posticipa la data della sezione a fine II secolo a.C., mentre J. Milik l'anticipa a fine III-inizio II secolo a.C. 4. La quarta sezione, il Libro dei Sogni (cc. 83-90), è probabilmente coevo alla rivolta maccabaica (metà II secolo a.C.). La sottosezione chiamata Apocalisse degli Animali (cc. 85-90) è da Leonhard Rost datata a fine II-inizio I secolo a.C., mentre James C. VanderKam ipotizza per essa l'inizio del II secolo a.C. 5. La quinta sezione, la Lettera
di Enoch (cc. 91-104), risale probabilmente alla prima metà del
I secolo a.C. La sottosezione chiamata Apocalisse delle Settimane, testimoniata
come integra a Qumran (4Q212) ma spezzata nella redazione definitiva
in 93,1-10; 91,11-17, è datata a inizio II secolo a.C. 6. Le 5 sezioni del Libro di Enoch in aramaico erano presenti in Palestina nella prima metà del I secolo a.C. Attualmente non è possibile stabilire se costituivano già un'opera unitaria come ci è pervenuta. Di questo periodo ci sono pervenuti anche frammenti di traduzioni in greco ed ebraico da ritrovamenti di Qumran (v. dopo). La traduzione greca è anteriore alla Lettera di Giuda che la cita (v. paragrafo canonicità), e dunque va datata attorno alla metà del I secolo d.C. Vi è sostanziale accordo tra gli studiosi occidentali nel ritenere che a partire dalla traduzione greca fu successivamente realizzata la versione ge'ez, nel V-VI secolo. Radicalmente diversa è la posizione degli studiosi ed ecclesiastici copti, che ritengono la versione etiopica quella originale. Inoltre, data l'antichità del personaggio antidiluviano di Enoch, il libro rappresenterebbe il primo e più antico testo scritto da uomini. Il Libro di Enoch è citato esplicitamente nella
canonica Lettera di Giuda: La precisazione "il settimo dopo Adamo" deriva
da Enoch 60,8. È probabile che anche l'espressione "la loro
bocca proferisce parole orgogliose" presente in Gd16 riecheggi espressioni
di Enoch (5,4;27,2;101,3). La citazione esplicita di Enoch
all'interno di un testo biblico ha poi spronato alcuni autori successivi
a citarlo o a rifersi implicitamente ad esso: -------------------- I cattolici chiamano apocrifi tutti i libri dell'Antico
Testamento che non fanno parte del Canone Cattolico.
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