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Peccato. 

Trasgressione e mancanza di amore 

PECCATO letteralmente significa mancare il bersaglio,sbagliare valutazione, credere bene ciò che è male. Nella Bibbia l'idea di peccato è legata prima alla disobbedienza, poi alla ribellione e all'idolatria, alla trasgressione della legge di Dio, all'ingiustizia e a tutto ciò che rende indegni, allontana da Dio e contamina l'uomo. 

Gesù supera la logica della trasgressione e dell'impurità legale, porta il senso del peccato verso l'interiorità della coscienza ed estende anche ai comportamenti interni (pensieri, desideri) la stessa responsabilità morale degli atti esterni (Mt 5,28). 

Pur confermando che i comandamenti sono la norma fondamentale della vita morale (Mt 19,17-19), e che la loro trasgressione infrange l'alleanza e impedisce l'ingresso alla vita, Gesù smaschera i cavilli che aggiravano la sostanza dei comandamenti, col pretesto della tradizione o della falsa pietà religiosa (Mc 7,8-13). Nel Vangelo il peccato più grave è l'incredulità, il non voler riconoscere che Gesù è il Messia: "Se non credete che Io-sono morirete nei vostri peccati" (Gv 8,24). "Chi non crede nel nome del Figlio Unigenito di Dio è già condannato..." (Gv 3,18-19). 

Presentando Dio come Padre Gesù evidenzia un nuovo particolare senso del peccato: non è più solo il sovvertimento dell'ordine ma è tradimento dell'amore. Non si trasgredisce solo la legge di Dio scritta su tavole di pietra, si va contro la legge dell'amore infusa dal Padre nel cuore dei figli, come segno di predilezione e di beatitudine. In questo senso diventa peccato anche il non scegliere generosamente la volontà di Dio preferendo i propri comodi; è peccato anche il compromesso: "Non potete servire a due padroni" (Mt 6,24).

Un aspetto caro al Vangelo è anche quello dell'umiltà: la presunzione d'essere giusto, tipica del fariséo, è vista come peccato, mentre l'atteggiamento del pubblicàno che riconosce umilmente il proprio peccato è l'inizio del perdono: "Vi dico che questi tornò a casa sua giustificato, l'altro invece no, perché chi si esalta sarà umiliato" (Lc 18,14). 

C'è un peccato che il Vangelo chiama BESTEMMIA CONTRO LO SPIRITO: è l'incredulità caparbia e ostinata di chi rifiuta di riconoscere Gesù come salvatore e stravolge il senso dei suoi segni prodigiosi, vedendovi l'opera del demonio, per coprire interessi, prestigio, posizione sociale (Mc 3,28-30). Gesù dice che questo peccato non sarà perdonato, non perché è più grave di altri, ma perché chi si ostina in tale atteggiamento rifiuta positivamente la logica del perdono. 

Perdono e misericordia. Remissione dei peccati 

Dio è un Padre sempre pronto a perdonare, e fa festa per chi si pente e torna a lui (Lc 15,11-32). Caratteristica propria di Dio è la MISERICORDIA verso i peccatori: "Misericordia cerco e non sacrificio" (Mt 9,13). "Siate misericordiosi come Dio, vostro Padre, è misericordioso" (Lc 6,36).

Gesù è venuto come "l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo" (Gv 1,29); il suo nome significa "il Signore salva" e, come dice l'angelo a Giuseppe, "egli salverà il popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21). Nella Cena Gesù lo conferma: "Questo è il mio sangue dell'alleanza, che sarà versato per la remissione dei peccati" (Mt 26,28). 

Peccato è offesa di Dio: solo Dio può perdonarlo. 

Gesù ha il potere di RIMETTERE I PECCATI, e lo dimostra con i miracoli (Mc 2,1-12); e promette il paradiso al ladrone pentito crocifisso con lui (Lc 23,34-43).

Gesù ha affidato a Pietro (Mt 16,19) e agli apostoli il potere di "legare e di sciogliere" (Mt 18,18), concedendo alla Chiesa, con il dono dello Spirito, il potere di rimettere i peccati (Gv 20,21-23). 

Due sono le condizioni per ottenere il perdono dei peccati: riconoscere umilmente le proprie colpe, come il pubblicàno della parabola (Lc 18,9-14), e perdonare i fratelli. 

Gesù lo ha detto spiegando il Padre nostro: "Se non rimetterete agli uomini le loro mancanze, neppure il Padre rimetterà le vostre mancanze" (Mt 6,14), e, con parole uguali, nella parabola del debitore spietato (Mt 18,23-35).

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