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Riti ebraici di passaggio La vita religiosa al tempo di Gesù era fissata da norme e cadenze prescritte dalla Bibbia e dalla tradizione antica. Il culto si celebrava nelle case a livello familiare, nella sinagòga a livello di comunità locale, e nel tempio in forma ufficiale per tutto Israele. Otto giorni dopo la nascita per i maschi c'era la CIRCONCISIONE con l'imposizione del nome che inseriva ufficialmente il neonato nel popolo d'Israele. I profeti insistevano sul significato spirituale di quel segno: solo la "circoncisione del cuore", nel senso di disponibilità interiore, può introdurre veramente nell'alleanza con Dio. A dodici anni il ragazzo diveniva "bar-mitzwah" (figlio del comandamento, FIGLIO DELLA LEGGE): una cerimonia particolare segnava l'ingresso nell'età adulta, in cui iniziava l'obbligo di osservare la legge con responsabilità propria. Gesù a dodici anni, sottraendosi alla vista di Maria e Giuseppe, si ferma nel tempio a discutere con i dottori della legge (Lc 2,41-47). Tre volte al giorno, rivolgendosi verso Gerusalemme, gli ebrei recitavano lo SHEMA' ISRAEL (Ascolta Israele), la preghiera per eccellenza che era insieme professione di fede in Dio che conduce la storia del popolo eletto. Gesù pone l'inizio di questa solenne preghiera alla base del grande comandamento (Mc 12,29). |
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