DIZIONARIETTO



-  Sommario

Le lingue dei Vangeli

Nessuno puo' negare che Gesù e i suoi discepoli parlarono aramaico e che, quindi, la tradizione evangelica si formulò nei suoi primi passi in questa lingua. Lo stesso Oscar Wilde, benché non specialista, riconosceva che il vangelo inglese era una traduzione di una traduzione: «Sempre si è detto che Gesù parlò aramaico. Convinto di ciò era lo stesso Renan. Ora sappiamo che i popolani della Galilea, come quelli irlandesi dei nostri giorni, erano bilingui, e che il greco era la lingua di comunicazione in tutta la Palestina, perfino in tutto il mondo orientale. Possediamo solo la «traduzione di una traduzione delle parole originali di Cristo».

Alcuni rifiutano l'ipotesi di un'origine semitica dei vangeli ricorrendo alla tradizione ecclesiale.
Si tratta allora di capire quanto questa lingua originale abbia segnato il greco arrivato fino a noi, e se questa traduzione ebbe luogo solamente in una tappa orale o ci siano anche indizi chiari del fatto che ci furono testi originali scritti in aramaico, poi tradotti in greco.

La risposta si può trovare solo dopo un'accurata ricerca filologica bilingue (greca e aramaica) e non certo ripetendo enunciati di alcune antiche fonti. Tale lavoro filologico è decisivo per sapere se i vangeli furono scritti in aramaico e il suo principale interesse risiede nella luce che apporta per rischiarare i numerosi versetti che risultano inintellegibili nel contesto dei vangeli. Un lettore che con attenzione esamini i testi evangelici greci dovrà fare i conti con difficoltà di senso, frasi che non ottengono un'adeguata traduzione e perfino notizie contraddittorie.

Come esempio basti alludere ad alcune difficoltà ne i racconti pasquali. Secondo Marco, la tomba vuota fu scoperta da Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomè; secondo Matteo, furono soltanto due donne: Maria di Magdala e l'altra Maria; Giovanni parla solo di Maria di Magdala. Marco e Matteo parlano di un angelo al sepolcro, invece Luca e Giovanni dicono che le donne ne videro due. Esistono chiare differenze tra gli evangelisti su quando ebbe luogo la scoperta della tomba vuota, sul motivo della visita delle donne al sepolcro, su come questo fu aperto e sulla presenza di guardie. Ma la più singolare differenza si trova alla fine del racconto di Marco sulla scoperta del sepolcro vuoto, vera tortura non solo per gli studiosi, ma anche per i fedeli, in quanto vi si dice che le donne, dopo aver ricevuto dall'angelo la notizia della resurrezione di Gesù e l'ordine di annunciarla ai discepoli, «non dissero niente a nessuno, perché erano piene di paura», in evidente contraddizione con gli altri evangeli sti e con gli avvenimenti successivi.

Com'è possibile che ci siano simili incongruenze e perfino contraddizioni nella trasmissione di fatti così decisivi per la fede cristiana? Se queste anomalie sono semplicemente "supposte" il lettore può giudicare da sé. Di fronte a esse, il primo compito dell'esegeta è tentare di risolvere le stranezze del testo greco giunto a noi. Vista l'impossibilità di soluzioni a partire dal greco, un gruppo di studiosi sta dimostrando che tutte queste incongruenze trovano una soluzione soddisfacente partendo dalla ricostruzione accurata dell'originale aramaico che, in quanto tradotto erroneamente, generò queste contraddizioni, spesso usate come argomento contro la storicità dei racconti evangelici.

-  Sommario





DIZIONARIETTO