Escatologìa

La fine del mondo il banchetto di nozze di Gesù Sposo Secondo il Vangelo il mondo va ad un tempo verso un fine provvidenziale e verso una fine drammatica. 

E' il grande problema della ESCATOLOGIA (discorso sulle realtà ultime): da una parte cresce il bene seminato nei solchi della storia, dall'altra tutto si consuma, i regni passano, crescono le delusioni e la paura per un futuro che resta incerto. La storia umana però, da quando Dio si è fatto uomo in Cristo, non può essere destinata alla distruzione e alla morte; Gesù ha redento l'umanità dal peccato e le consente di camminare nella speranza verso la casa del Padre. La realizzazione di questo progetto è vista nel Vangelo come l'attesa di una festa, come un banchetto di nozze al quale tutti sono invitati. L'idea della venuta del Messia collegata all'immagine di un banchetto aperto a tutti era comune al tempo di Gesù. Nel Libro dei Proverbi il cammino dell'umanità è visto come una illuminata ricerca della Sapienza che, alla fine, invita tutti al suo banchetto. Gesù richiama ripetutamente questa immagine: "Molti verranno dall'oriente e dall'occidente e sederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei cieli" (Mt 8,11); in alcune parabole parla esplicitamente del Regno di Dio come un convito nuziale (Mt 22,1-14), e del tempo come attesa dello sposo che viene (Mt 25,1-13). Lo sposo delle parabole è Gesù stesso, la sposa è la Chiesa. L'Apocalisse chiama beati "quelli che sono invitati al banchetto di nozze dell'Agnello", con chiaro riferimento a Gesù. Al banchetto messianico sono invitati tutti, ma non tutti di fatto possono accedervi: l'invitato che si presenta senza la veste nuziale (Mt 22,12-14) e le cinque vergini che non alimentano la loro lampada (Mt 25,10-13) restano esclusi perché l'amore verso Gesù-Sposo esige fedeltà e adeguata preparazione. Per chi crede la storia va verso il suo compimento: la comunità dei redenti è invitata alla festa delle nozze eterne, e vive nella vigilante attesa che arrivi lo Sposo. La fine del mondo è anche giudizio di Dio, ma è anzitutto la realizzazione della gioiosa promessa del Vangelo: "Ecco la Vergine concepirà e darà alla luce un Figlio che sarà chiamato Emma-nu-el che significa Dio-con-noi" (Mt 1,23). 

 

Parusìa: il ritorno di Gesù giudice 

PARUSIA è parola greca che significa presenza, arrivare, farsi vedere: nel mondo greco indicava la venuta di un re o di un grande personaggio, con la festa, gli spettacoli, distribuzione gratuita di cibarie che accompagnavano l'evento. Per i cristiani parusìa significa la venuta di Gesù, vero re dell'universo, per giudicare gli uomini e le loro opere alla fine della storia. Lo spiega il discorso cosiddetto escatològico (cioè sulle realtà ultime), che annuncia i segni della parusìa: sconvolgimenti nell'universo e negli astri, terremoti sulla terra, guerre tra i popoli (Mt 24-25). Si tratta di simboli desunti dalla letteratura apocalittica allora molto popolare. Gesù non vuol rispondere alla curiosità sul futuro e sulla fine del mondo: "Quanto al giorno e all'ora nessuno lo sa, neppure gli angeli del cielo, ma solo il Padre" (Mt 24,36). L'indicazione resta misteriosa: QUEL GIORNO arriverà imprevisto "come un ladro nella notte" (Mt 24,42-44). I primi discepoli di Gesù forse pensavano che la fine del mondo e il ritorno glorioso di Gesù giudice fossero imminenti. Dopo la caduta di Gerusalemme (70 dC.), la Chiesa interpretò diversamente tale scadenza: in Gesù Dio ha GIA' dato e detto tutto all'uomo e non c'è più nulla da attendere, ma il Regno di Dio NON E' ANCORA realizzato; resta sempre tutto da fare per portare la verità e la salvezza di Gesù agli uomini che camminano nel tempo.

La Chiesa ha la missione di evangelizzare il ondo fin quando il Signore verrà.