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Famiglia. |
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Fidanzamento e matrimonio Gli ebrei si sposavano molto giovani: secondo i rabbini, l'età conveniente per l'uomo era 16-18 anni, per le ragazze 12-13 anni. Normalmente erano i genitori a scegliere lo sposo. La legge vietava di sposare donne straniere "che potrebbero essere idolatre e spingere i figli sulla stessa via". Ugualmente proibita era l'unione fra consanguinei, pena la morte. Durante il fidanzamento la legge riconosceva ai "promessi" gli stessi diritti e doveri degli sposi: la ragazza infedele, ad esempio, veniva punita come adultera; se il fidanzato moriva la ragazza era considerata vedova. Il fidanzato offriva alla futura sposa il "mattan", un dono che restava alla donna anche in caso di vedovanza. La dote data alla sposa era considerata disonorevole per il marito: toccava invece al futuro sposo dare al padre della ragazza il "mohar", un dono in denaro o in natura fissato per contratto, che si firmava con la luna piena, considerata portafortuna. I matrimoni si celebravano solitamente in autunno, dopo i raccolti e la vendemmia: così c'era più tempo libero e anche maggiori disponibilità di provviste e di denaro. Non c'erano cerimonie religiose: solo al primo pellegrinaggio i novelli sposi offrivano un sacrificio. Si accompagnavano lo sposo e la sposa in festoso corteo (Mt 25,1-13): quando lo sposo, salutati gli ospiti, raggiungeva la sposa, le amiche si ritiravano spegnendo le loro lampade. Alle nozze si invitava normalmente l'intero villaggio. Le feste di nozze duravano da 3 giorni per una donna risposata, fino a 14 giorni, durante i quali parenti e amici erano ospiti dei festeggiati. Forse per questo a Cana "venne a mancare il vino" (Gv 2,3). |