Usanze e riti nelle sepolture 

In Israele nessun cadavere doveva essere lasciato senza sepoltura. Nemmeno quello del peggior nemico, dice il profeta Ezechiele. Anche i condannati a morte dovevano essere sepolti. Le cerimonie dell'inumazione erano scrupolosamente regolate dalla consuetudine: chiusi gli occhi al morto (a volte ponendo una moneta sulle palpebre), lo si lavava e si ungeva con aromi e profumi, in segno di rispetto. Il nardo era il profumo più usato, insieme con la mirra e l'aloe. Gli aromi erano usati dapprima a scopo di culto: per "accarezzare le narici degli dèi" (sede dell'irritazione, si diceva in Mesopotamia). Lo sforzo per preservare i cadaveri dalla corruzione era comune a tutti i popoli mediterranei; tra gli ebrei l'arte nel trattamento delle mummie praticata in Egitto esercitò un influsso importante: il corpo di Giacobbe e poi quello stesso di Gesù furono trattati con aromi. La mirra offerta dai Magi a Gesù (Mt 2,11) ha probabilmente valore simbolico: con l'oro Gesù è riconosciuto re, con l'incenso è riconosciuto Dio, con la mirra è riconosciuto uomo, destinato alla sepoltura ma non alla corruzione. Anche l'unzione di Betània è vista da Gesù in chiave simbolica, "per il giorno della mia sepoltura" (Gv 12,7). Quando Gesù fu deposto dalla croce si fece solo una unzione sommaria, perché al tramonto iniziava il riposo del sabato. Nicodémo portò circa 30 kg di mirra e aloe per la sepoltura (Gv 19,39): una parte venne sparsa sul corpo, il resto nel sepolcro. Il completamento dell'unzione fu rimandato a dopo il sabato, ma al mattino di Pasqua le donne trovarono il sepolcro vuoto. Lavato e profumato il corpo dei defunti veniva avvolto in un lenzuolo (in greco: sindone); un sudario ricopriva il volto; piedi e mani venivano legati con strisce di lino. Le tombe normalmente si ricavavano in grotte o anfratti, chiusi con una pietra che si poteva rimuovere. Successivamente i resti venivano raccolti in un ossario. 

Anche per i funerali dei poveri si chiamavano almeno due suonatori di flauto e qualche "donna piangente" che univa i suoi lamenti a quelli della famiglia. 

C'era anche l'usanza di strapparsi le vesti in segno di lutto: il Talmud stabiliva la misura adeguata dello strappo secondo il grado di parentela e la personalità del defunto.