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Preghiera dei cristiani

(Catechismo Universale della Chiesa Cattolica)

1243 La veste bianca significa che il battezzato si è “rivestito di Cristo” ( Gal 3,27 ): egli è risorto con Cristo. La candela, accesa al cero pasquale, significa che Cristo ha illuminato il neofita. In Cristo i battezzati sono“la luce del mondo” ( Mt 5,14 ) [Cf Fil 2,15 ]. Il nuovo battezzato è ora figlio di Dio nel Figlio Unigenito. Può dire la preghiera dei figli di Dio: il Padre nostro.

1244 La prima Comunione eucaristica. Divenuto figlio di Dio, rivestito dell'abito nuziale, il neofita è ammesso “al banchetto delle nozze dell'Agnello” e riceve il nutrimento della vita nuova, il Corpo e il Sangue di Cristo. Le Chiese orientali conservano una viva coscienza dell'unità dell'iniziazione cristiana amministrando la santa Comunione a tutti i neo-battezzati e confermati, anche ai bambini piccoli, ricordando la parola del Signore: “Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite” ( Mc 10,14 ). La Chiesa latina, che permette l'accesso alla santa Comunione solo a coloro che hanno raggiunto l'uso di ragione, mette in luce che il Battesimo introduce all'Eucaristia accostando all'altare il bambino neo-battezzato per la preghiera del Padre nostro.

E' una liturgia

1437 La lettura della Sacra Scrittura, la preghiera della Liturgia delle Ore e del Padre Nostro, ogni atto sincero di culto o di pietà ravviva in noi lo spirito di conversione e di penitenza e contribuisce al perdono dei nostri peccati.

1Re 18,26 Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all'altare che avevano eretto ..
Mt6,7 Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
8Non siate dunque come loro,

[Era questo un mal uso pagano del quale abbiamo un esempio in 1Re 18:26, ed era imitato dai Farisei. Infatti si legge negli scritti rabbinici «chiunque ripete spesso la sua preghiera sarà esaudito» . In questo versetto non è tanto proibito il pregare, poiché il nostro Signore stesso passava le notti intere pregando, né il pregare colle medesime parole, poiché ciò pure egli fece nella intensità dell'agonia dei Getsemani; bensì il fare del numero, della ripetizione e della lunghezza della preghiera un valore assoluto della preghiera e all'immaginarsi che essa sarà esaudita non perché genuina espressione del desiderio della fede, ma perché  è lunga o  ripetuta tante volte. Le ripetizioni del «Pater noster», e dell'«Ave Maria» usate nella Chiesa romana non sono ciò di cui parla Gesù: lì la ripetizione èuna salmodia d'amore.]

Giac 5,16 Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri per essere guariti. Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza.
1Te 5,17 pregate incessantemente,
Col 4,2 Perseverate nella preghiera e vegliate in essa, rendendo grazie.
Lu 18,1 Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:
Mat 7,7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;Mat 7,8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.

NOTE CEI su Mt 6,5: Quando pregate: con l`esempio (Mt 14,23), come con le istruzioni, Gesù ha insegnato ai suoi discepoli il dovere e la maniera di pregare. La preghiera deve essere umile davanti a Dio (Lc 18,10-14) e davanti agli uomini (Mt 6,5-6, Mc 12,40p), fatta con il cuore piuttosto che con le labbra (Mt 6,7), fiduciosa nella bontà del Padre (Mt 6,8, Mt 7,7-11p) e insistente fino all`importunità (Lc 11,5-8, Lc 18,1-8). [(Mt6,7)INCESSANTE, PERSEVERANTE,VIGILE, MA NON FATTA CON VANE RIPETIZIONI , (Gc5,16) MA CON RIPETIZIONI DI INSISTENZA, COME IL ROSARIO MARIANO.] E` esaudita se è fatta con fede (Mt 21,22p), in nome di Gesù (Mt 18,19-20, Gv 14,13-14, Gv 15,7, Gv 15,16, Gv 16,23-27),O DIRETTAMENTE AL PADRE e chiede cose buone (Mt 7,11) come lo Spirito santo (Lc 11,13), il perdono (Mc 11,25), il bene dei persecutori (Mt 5,44p; cf. Lc 23,24), la guarigione (Gc5,16)..soprattutto l`avvento del regno di Dio e la perseveranza al momento della prova escatologica (Mt 24,20p, Mt 26,41p, Lc 21,36; cf. Lc 22,31-32)

perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Ger 29,11Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo - dice il Signore - progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza. 12Voi mi invocherete e ricorrerete a me e io vi esaudirò; 13mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il cuore; 14mi lascerò trovare da voi - dice il Signore.
Ef3,20 colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi ..

Il fatto che il Padre conosca cosa occorre a chi prega, mostra che la preghiera dispone l'uomo a ricevere i doni che Dio gli vuole concedere.

Gv5,14questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. 15e se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto .

Si chiede con fede ferma come si chiede a Dio ,senza esitare, non come si chiede agli uomini che non si sa se sono affidabili e fedeli e se arrivano a tutto. Si chiede senza fare lunghi giri di parole ma con l'immediatezza con cui i figli chiedono al padre, che già sa di cosa hanno bisogno.

Mt 6,9 Voi dunque pregate così:

PADRE NOSTRO

-Ro 9,4 Essi sono Israeliti e possiedono l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse,-Ga 4,3 Così anche noi quando eravamo fanciulli, eravamo come schiavi degli elementi del mondo. 4 Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, 5 per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. 6 E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre!
Ro 8,23 ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo
[= c'è ancora un cammino da fare fino alla morte/resurrezione del corpo]

CHE SEI NEI CIELI

-Ger 23,24 Può forse nascondersi un uomo nei nascondigli senza che io lo veda? Non riempio io il cielo e la terra? Parola del Signore. At 17,27 Dio non è  lontano da ciascuno di noi. 28 In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo.

In questa invocazione entrano in pari tempo le idee della prossimità e della distanza. Padre nostro esprime parentela con Dio non solamente come nostro Creatore, Conservatore, Governatore e Benefattore, ma come nostro Padre, secondo il patto di Cristo. Le parole nei cieli esprimono incommensurabile distanza tra noi e Lui.

«Questa è una protesta-dice S. Agostino -contro le idee panteistiche, e contro tutti i sistemi filosofici sull' identità del nostro spirito con lo spirito di Dio».

L'invocazione di Dio, come Padre, era quasi sconosciuta sotto l'antica alleanza. Si dava di quando in quando, quel nome a Dio, per ricordare ai figli la loro ribellione [Isaia 1:2,4, Malachia 1:6] o per consolare gli orfani e gli afflitti [Isaia 43:6]; ma il significato non era ancora pienamente rivelato, e doveva esserlo soltanto alla venuta di Colui per mezzo del quale «abbiamo ricevuto l'adozione dei figli». I santi dell'Antico Testamento potevano solamente dire «Signore», ma in Cristo, noi possiamo dire «Abba, Padre».

CUCC- I. “Osare avvicinarci in piena confidenza”

2777 Nella Liturgia romana l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il Padre nostro con filiale audacia; le Liturgie orientali utilizzano e sviluppano espressioni analoghe: “Osare con tutta sicurezza”, “Rendici degni di”. Davanti al roveto ardente fu detto a Mosè: “Non avvicinarti! Togliti i sandali dai piedi” ( Es 3,5 ). Solo Gesù poteva superare la soglia della Santità divina: è lui che avendo “compiuto la purificazione dei peccati” ( Eb 1,3 ), ci introduce davanti al Volto del Padre: “Eccoci, io e i figli che Dio mi ha dato” ( Eb 2,13 ): La consapevolezza che abbiamo della nostra condizione di schiavi ci farebbe sprofondare sotto terra, il nostro essere di terra si scioglierebbe in polvere se l'autorità dello stesso nostro Padre e lo Spirito del Figlio suo non ci spingessero a proferire questo grido: “Abbà, Padre!” ( Rm 8,15 )... Quando la debolezza di un mortale oserebbe chiamare Dio suo Padre, se non soltanto allorché l'intimo dell'uomo è animato dalla potenza dall'alto? [San Pietro Crisologo, Sermones, 71: PL 52, 401CD]

2778 Questa potenza dello Spirito che ci introduce alla Preghiera del Signore è indicata nelle Liturgie d'Oriente e di Occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: “parresìa”, vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati [Cf Ef 3,12; Eb 3,6; Eb 4,16; Eb 10,19; 1Gv 2,28; 2778 1Gv 3,21; 1Gv 5,14 ].

II. “Padre!”

2779 Prima di fare nostro questo slancio iniziale della Preghiera del Signore, non è superfluo purificare umilmente il nostro cuore da certe false immagini di “questo mondo”. L' umiltà ci fa riconoscere che “nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare”, cioè “ai piccoli” ( Mt 11,25-27 ). La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono sulla nostra relazione con Dio. Dio, nostro Padre, trascende le categorie del mondo creato. Trasporre su di lui, o contro di lui, le nostre idee in questo campo, equivarrebbe a fabbricare idoli da adorare o da abbattere. Pregare il Padre è entrare nel suo mistero, quale egli è, e quale il Figlio ce lo ha rivelato: L'espressione Dio-Padre non era mai stata rivelata a nessuno. Quando lo stesso Mosè chiese a Dio chi fosse, si sentì rispondere un altro nome. A noi questo nome è stato rivelato nel Figlio: questo nome, infatti, implica il nuovo nome di Padre [Tertulliano, De oratione, 3].

2780 Possiamo invocare Dio come “Padre” perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Ciò che l'uomo non può concepire, né le potenze angeliche intravvedere, cioè la relazione personale del Figlio nei confronti del Padre, [Cf Gv 1,1 ] ecco che lo Spirito del Figlio lo comunica a noi, a noi che crediamo che Gesù è il Cristo e che siamo nati da Dio [Cf 1Gv 5,1 ].

2781 Quando preghiamo il Padre, siamo in comunione con lui e con il Figlio suo Gesù Cristo [Cf 1Gv 1,3 ]. E' allora che lo conosciamo e lo riconosciamo in uno stupore sempre nuovo. La prima parola della Preghiera del Signore è una benedizione di adorazione, prima di essere un'implorazione. Questa è infatti la Gloria di Dio: che noi lo riconosciamo come “Padre”, Dio vero. Gli rendiamo grazie per averci rivelato il suo Nome, di averci fatto il dono di credere in esso e di essere inabitati dalla sua Presenza.

2782 Possiamo adorare il Padre perché egli ci ha fatti rinascere alla sua vita adottandoci come suoi figli nel suo Figlio unigenito: per mezzo del Battesimo, ci incorpora al Corpo del suo Cristo, e, per mezzo dell'Unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei “cristi” (unti): In realtà, Dio che ci ha predestinati all'adozione di figli, ci ha resi conformi al Corpo glorioso di Cristo. Ormai divenuti partecipi di Cristo, siete naturalmente chiamati “cristi” [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses mistagogicae, 3, 1: PG 33, 1088A].L'uomo nuovo, che è rinato e restituito, mediante la grazia, al suo Dio, dice innanzitutto: “Padre”, perché è diventato figlio [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 9: PL 4, 525A].

2783 In tal modo, attraverso la Preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci viene rivelato il Padre [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22]. O uomo, tu non osavi levare il tuo volto verso il cielo, rivolgevi i tuoi occhi verso terra, e, ad un tratto, hai ricevuto la grazia di Cristo: ti sono stati rimessi tutti i tuoi peccati. Da servo malvagio sei diventato un figlio buono. . . Leva, dunque, gli occhi tuoi al Padre. . . che ti ha redento per mezzo del Figlio e di': Padre nostro!. .. Ma non rivendicare per te un rapporto particolare. Del solo Cristo è Padre in modo speciale, per noi tutti è Padre in comune, perché ha generato lui solo, noi, invece, ci ha creati. Di' anche tu per grazia: Padre nostro, per meritare di essere suo figlio [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 19: PL 16, 450C].

2784 Questo dono gratuito dell'adozione esige da parte nostra una conversione continua e una vita nuova. Pregare il Padre nostro deve sviluppare in noi due disposizioni fondamentali: il desiderio e la volontà di somigliargli. Creati a sua immagine, per grazia ci è restituita la somiglianza e noi dobbiamo corrispondervi. Bisogna che, quando chiamiamo Dio “Padre nostro”, ci ricordiamo del dovere di comportarci come figli di Dio [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 11: PL 4, 526B]. Non potete chiamare vostro Padre il Dio di ogni bontà, se conservate un cuore crudele e disumano; in tal caso, infatti, non avete più in voi l'impronta della bontà del Padre celeste [San Giovanni Crisostomo, Homilia in illud “Angusta est porta” et de oratione Domini: PG 51, 44B].E' necessario contemplare incessantemente la bellezza del Padre e impregnarne l'anima [San Gregorio di Nissa, Homiliae in orationem dominicam, 2: PG 44, 1148B].

2785 Un cuore umile e confidente che ci faccia “diventare come bambini” ( Mt 18,3 ): infatti è ai “piccoli” che il Padre si rivela ( Mt 11,25 ).E' uno sguardo su Dio solo, un grande fuoco d'amore. L'anima allora sprofonda e s'innalza nella carità e tratta con Dio come con il proprio Padre, in una tenerezza specialissima di pietà [San Giovanni Cassiano, Collationes, 9, 18: PL 49, 788C].
Padre nostro: questo nome suscita in noi, contemporaneamente, l'amore, il fervore nella preghiera, . . . ed anche la speranza di ottenere ciò che stiamo per chiedere. . . Che cosa infatti può Dio negare alla preghiera dei suoi figli, dal momento che ha loro concesso, prima di tutto, di essere suoi figli? [Sant'Agostino, De sermone Domini in monte, 2, 4, 16: PL 34, 1276]

III. Padre “nostro”

2786 Padre “nostro” è riferito a Dio. L'aggettivo, per quel che ci riguarda, non esprime un possesso, ma una relazione con Dio totalmente nuova.

2787 Quando diciamo Padre “nostro” riconosciamo anzitutto che tutte le sue Promesse d'amore annunziate dai Profeti sono compiute nella nuova ed eterna Alleanza nel suo Cristo: noi siamo diventati il “suo” Popolo ed egli è ormai il “nostro” Dio. Questa nuova relazione è un'appartenenza reciproca donata gratuitamente: è con l'amore e la fedeltà [Cf Os 2,21-22; Os 6,1-6 ] che dobbiamo rispondere alla “grazia” e alla “verità” che ci sono date in GesùCristo (Gv1,17).

2788 Poiché la Preghiera del Signore è quella del suo Popolo negli “ultimi tempi”, questo “nostro” esprime anche la nostra speranza nell'ultima promessa di Dio: nella nuova Gerusalemme egli dirà del vincitore: “Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio” ( Ap 21,7 ).

2789 Pregando il Padre “nostro” ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Non dividiamo la divinità, poiché il Padre ne è “la sorgente e l'origine”, ma confessiamo in tal modo che il Figlio è eternamente generato da lui e che da lui procede lo Spirito Santo. Non confondiamo neppure le Persone, perché confessiamo che la nostra comunione è con il Padre e il Figlio suo, Gesù Cristo, nel loro unico Santo Spirito. La Santissima Trinità è consustanziale e indivisibile. Quando preghiamo il Padre, Lo adoriamo e Lo glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito Santo.

2790 Grammaticalmente, “nostro” qualifica una realtà comune a più persone. Non c'è che un solo Dio ed è riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel suo Figlio unigenito, da lui sono rinati mediante l'acqua e lo Spirito [Cf 1Gv 5,1; Gv 3,5 ]. La Chiesa è questa nuova comunione di Dio e degli uomini: unita al Figlio unico diventato “il primogenito di molti fratelli” ( Rm 8,29 ), essa è in comunione con un solo e medesimo Padre, in un solo e medesimo Spirito Santo [Cf Ef 4,4-6 ]. Pregando il “Padre nostro”, ogni battezzato prega in questa comunione: “La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola” ( At 4,32 ).

2791 Per questo, nonostante le divisioni dei cristiani, la preghiera al Padre “nostro” rimane il bene comune e un appello urgente per tutti i battezzati. In comunione con Cristo mediante la fede e il Battesimo, essi devono partecipare alla preghiera di Gesù per l'unità dei suoi discepoli [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Unitatis redintegratio, 8; 22].

2792 Infine, se preghiamo in verità il “Padre nostro”, usciamo dall'individualismo, perché ne siamo liberati dall'Amore che accogliamo. Il “nostro” dell'inizio della Preghiera del Signore, come il “noi” delle ultime quattro domande, non esclude nessuno. Perché sia detto in verità, [Cf Mt 5,23-24; 2792 Mt 6,14-16 ] le nostre divisioni e i nostri antagonismi devono essere superati.

2793 I battezzati non possono pregare il Padre “nostro” senza portare davanti a lui tutti coloro per i quali egli ha dato il Figlio suo diletto. L'amore di Dio è senza frontiere, anche la nostra preghiera deve esserlo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Nostra aetate, 5]. Pregare il Padre “nostro” ci apre alle dimensioni del suo amore, manifestato in Cristo: pregare con e per tutti gli uomini che ancora non Lo conoscono, affinché siano riuniti in unità [Cf Gv 11,52 ]. Questa sollecitudine divina per tutti gli uomini e per l'intera creazione ha animato tutti i grandi oranti: deve dilatare la nostra preghiera agli spazi immensi dell'amore, quando osiamo dire: Padre “nostro”.

IV. “Che sei nei cieli”

2794 Questa espressione biblica non significa un luogo [ lo spazio”], bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio ma la sua maestà. Il nostro Padre non è “altrove”: egli è “al di là di tutto” ciò che possiamo concepire della sua Santità. Proprio perché è tre volte Santo, egli è vicinissimo al cuore umile e contrito: Ben a ragione queste parole “Padre nostro che sei nei cieli” si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto colui che prega desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 5, 17: PL 34, 1277].I “cieli” potrebbero essere anche coloro che portano l'immagine del cielo tra i quali Dio abita e si muove [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses mistagogicae, 5, 11: PG 33, 1117B].

2795 Il simbolo dei cieli ci rimanda al mistero dell'Alleanza che viviamo quando preghiamo il Padre nostro. Egli è nei cieli: questa è la sua Dimora; la Casa del Padre è dunque la nostra “patria”. Il peccato ci ha esiliati dalla terra dell'Alleanza [Cf Gen 3 ] ed è verso il Padre, verso il cielo, che ci fa tornare la conversione del cuore [Cf Ger 3,19-4,1 a; Lc 15,18; 2795 Lc 15,21 ]. Ora, è in Cristo che il cielo e la terra sono riconciliati, [Cf Is 45,8; Sal 85,12 ] perché il Figlio “è disceso dal cielo”, da solo, e al cielo fa tornare noi insieme con lui, per mezzo della sua croce, della sua Risurrezione e della sua Ascensione [Cf Gv 12,32; Gv 14,2-3; Gv 16,28; 2795 Gv 20,17; Ef 4,9-10; Eb 1,3; Eb 2,13 ].

2796 Quando la Chiesa prega “Padre nostro che sei nei cieli”, professa che siamo il Popolo di Dio, già “fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù” ( Ef 2,6 ), nascosti “con Cristo in Dio” ( Col 3,3 ), mentre, al tempo stesso, “sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste” ( 2Cor 5,2 ) [Cf Fil 3,20; Eb 13,14 ]. I cristiani sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo [Lettera a Diogneto, 5, 8-9].

LE 7 DOMANDE

2803 Dopo averci messo alla presenza di Dio nostro Padre per adorarlo, amarlo, benedirlo, lo Spirito filiale fa salire dai nostri cuori sette domande, sette benedizioni. Le prime tre, più teologali, ci attirano verso la gloria del Padre, le ultime quattro, come altrettante vie verso di lui, offrono alla sua grazia la nostra miseria. “L'abisso chiama l'abisso” ( Sal 42,8 ).

2804 Il primo gruppo di domande ci porta verso di lui, a lui: il tuo Nome, il tuo Regno, la tua volontà. E' proprio dell'amore pensare innanzi tutto a colui che si ama. In ognuna di queste tre petizioni noi non “ci” nominiamo, ma siamo presi dal “desiderio ardente”, dall'“angoscia” stessa del Figlio diletto per la gloria del Padre suo: [Cf Lc 22,14; Lc 12,50 ] “Sia santificato. . . Venga. . . Sia fatta. . . ”: queste tre suppliche sono già esaudite nel Sacrificio di Cristo Salvatore, ma sono ora rivolte, nella speranza, verso il compimento finale, in quanto Dio non è ancora tutto in tutti [Cf 1Cor 15,28 ].

2805 Il secondo gruppo di domande si snoda con il movimento di certe Epiclesi eucaristiche: è offerta delle nostre attese e attira lo sguardo del Padre delle misericordie. Sale da noi e ci riguarda, adesso, in questo mondo: “dacci . . . rimetti a noi . . . non ci indurre. . . libera ci ”. La quarta e la quinta domanda riguardano la nostra vita in quanto tale, sia per sostenerla con il nutrimento, sia per guarirla dal peccato; le ultime due riguardano il nostro combattimento per la vittoria della Vita, lo stesso combattimento della preghiera.

2806 Attraverso le prime tre domande veniamo rafforzati nella fede, colmati di speranza e infiammati di carità. Creature e ancora peccatori, dobbiamo supplicare per noi, questo “noi” a misura del mondo e della storia, che offriamo all'amore senza misura del nostro Dio. Infatti è per mezzo del Nome del suo Cristo e mediante il Regno del suo Santo Spirito che il Padre nostro realizza il suo Disegno di salvezza per noi e per il mondo intero.

SIA SANTIFICATO IL TUO NOME

...da te  

Ez 36,23 Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. ? 25 Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; ? 26 vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi.

...e da noi che ci impegniamo a osservare e mettere in pratica le tue leggi. Ma questo è ancora dono e Gesù invita a chiederlo insieme a Lui per ogni giorno. Ma questo puo' essere solo un dono e Gesù invita a chiederlo insieme a Lui per ogni giorno.

Il nome è semitismo che indica la persona, designabile in base ad un aspetto suo caratteristico, correlato con la sua attività nella storia, la sua fama, nomea, il buon nome, la reputazione. Il nome di Jhwhè Santo perchè è onnipotente e fa gesta meravigliose nella storia umana a favore dei suoi fedeli.

[Eso 6,1 Il Signore disse a Mosè: «Ora vedrai quello che sto per fare al faraone con mano potente, li lascerà andare, anzi con mano potente li caccerà dal suo paese!». 2 Dio parlò a Mosè e gli disse: «Io sono il Signore! 3 Sono apparso ad Abramo, a Isacco, a Giacobbe come Dio onnipotente, ma con il mio nome di Signore non mi son manifestato a loro. 4 Ho anche stabilito la mia alleanza con loro, per dar loro il paese di Canaan, quel paese dov'essi soggiornarono come forestieri. 5 Sono ancora io che ho udito il lamento degli Israeliti asserviti dagli Egiziani e mi sono ricordato della mia alleanza. 6 Per questo dì agli Israeliti: Io sono il Signore! Vi sottrarrò ai gravami degli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi libererò con braccio teso e con grandi castighi. 7 Io vi prenderò come mio popolo e diventerò il vostro Dio. Voi saprete che io sono il Signore, il vostro Dio, che vi sottrarrà ai gravami degli Egiziani. 8 Vi farò entrare nel paese che ho giurato a mano alzata di dare ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, e ve lo darò in possesso: io sono il Signore!».

Il Nome di Jhwh=da quello che faro' saprete chi sono… ..Santo è il suo nome=ha fatto cose potenti.
Santificherò il mio nome grande: farò vedere coi fatti chi sono Io.

Sal77,12Ricordo le gesta del Signore,ricordo le tue meraviglie di un tempo.13Mi vado ripetendo le tue opere,considero tutte le tue gesta.14O Dio, santa è la tua via;quale Dio è grande come il nostro Dio?15Tu sei il Dio che opera meraviglie,manifesti la tua forza fra le genti.
Sal148,13lodino il nome del Signore:perché solo il suo nome è sublime, la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli.14Egli ha sollevato la potenza del suo popolo.E` canto di lode per tutti i suoi fedeli,
1Sam2,Il mio cuore esulta nel Signore,la mia fronte s`innalza grazie al mio Dio.Si apre la mia bocca contro i miei nemici,perché io godo del beneficio che mi hai concesso.2Non c`è santo come il Signore,non c`è rocca come il nostro Dio.

I suoi fedeli manifestano nella loro vita la santità del suo nome-fama, con il rispetto delle regole di purità fisica...

Lv 11,44Poiché io sono il Signore, il Dio vostro. Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo; non contaminate le vostre persone con alcuno di questi animali che strisciano per terra. 45Poiché io sono il Signore, che vi ho fatti uscire dal paese d`Egitto, per essere il vostro Dio; siate dunque santi, perché io sono santo.

....e morale:

Lv19,1Il Signore disse ancora a Mosè: 2«Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo.3Ognuno rispetti sua madre e suo padre e osservi i miei sabati. Io sono il Signore, vostro Dio.
20,8Osservate le mie leggi e mettetele in pratica. Io sono il Signore che vi vuole fare santi...26Sarete santi per me, poiché io, il Signore, sono santo e vi ho separati dagli altri popoli, perché siate miei.
Is12,«Lodate il Signore, invocate il suo nome;manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime.5Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose, ciò sia noto in tutta la terra. 6Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion,perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele».

Ma Dio aveva promesso una manifestazione in loro della sua santità,piena e definitiva:

Ez36,...20Giunsero fra le nazioni dove erano spinti e disonorarono il mio nome santo, perché di loro si diceva: Costoro sono il popolo del Signore e tuttavia sono stati scacciati dal suo paese. 21Ma io ho avuto riguardo del mio nome santo, che gli Israeliti avevano disonorato fra le genti presso le quali sono andati. 22Annunzia alla casa d`Israele: Così dice il Signore Dio: Io agisco non per riguardo a voi, gente d`Israele, ma per amore del mio nome santo, che voi avete disonorato fra le genti presso le quali siete andati. 23Santificherò il mio nome grande, disonorato fra le genti, profanato da voi in mezzo a loro. Allora le genti sapranno che io sono il Signore - parola del Signore Dio - quando mostrerò la mia santità in voi davanti ai loro occhi. 24Vi prenderò dalle genti, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. 25Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; 26vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. 28Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio.
Lc1,49 Grandi cose ha fatto in me l`Onnipotente e // Santo è il suo nome: 50 di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. 51Ha spiegato la potenza del suo braccio, per i figli di Israele, popolo che egli ama.

Ap15,il cantico dell`Agnello:«Grandi e mirabili sono le tue opere,o Signore Dio onnipotente;// giuste e veraci le tue vie,o Re delle genti!4Chi non temerà, o Signore,e non glorificherà il tuo nome? Poiché tu solo sei santo.Tutte le genti verranno e si prostreranno davanti a te, perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati».

CUCC

2858 Chiedendo: “Sia santificato il tuo Nome”, entriamo nel Disegno di Dio: la santificazione del suo Nome - rivelato a Mosè, poi in Gesù da parte nostra e in noi, come in ogni popolo e in ogni uomo.

2807 Il termine “santificare” qui va inteso non già nel suo senso causativo (Dio solo santifica, rende santo), ma piuttosto nel suo senso estimativo: riconoscere come santo, trattare in una maniera santa. Per questo, nell'adorazione, tale invocazione talvolta è sentita come una lode e un'azione di grazie [Cf Sal 111,9; Lc 1,49 ]. Ma questa petizione ci è insegnata da Gesù come un ottativo: una domanda, un desiderio e un'attesa in cui sono impegnati Dio e l'uomo. Fin dalla prima domanda al Padre nostro, siamo immersi nell'intimo mistero della sua Divinità e nel dramma della salvezza della nostra umanità. Chiedergli che il suo Nome sia santificato ci coinvolge nel Disegno che [egli] “nella sua benevolenza aveva. . . prestabilito”, “per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità” [Cf Ef 1,9; Ef 1,4 ].

2808 Nei momenti decisivi della sua Economia, Dio rivela il suo Nome, ma lo rivela compiendo la sua opera. Questa però si realizza per noi e in noi solo se il suo Nome da noi e in noi è santificato.

2809 La Santità di Dio è il centro inaccessibile del suo mistero eterno. Ciò che di esso è manifestato nella creazione e nella storia, dalla Scrittura viene chiamato la Gloria, l'irradiazione della sua maestà [Cf Sal 8; Is 6,3 ]. Creando l'uomo “a sua immagine e somiglianza” ( Gen 1,26 ), Dio lo corona “di gloria” ( Sal 8,6 ), ma l'uomo, peccando, viene privato “della Gloria di Dio” ( Rm 3,23 ). Da allora, Dio manifesta la propria Santità rivelando e donando il proprio Nome per restaurare l'uomo “a immagine del suo Creatore” ( Col 3,10 ).

2810 Nella promessa fatta ad Abramo e nel giuramento che l'accompagna, [Cf Eb 6,13 ] Dio si impegna personalmente ma senza svelare il proprio Nome. Incomincia a rivelarlo a Mosè [Cf Es 3,14 ] e lo manifesta agli occhi di tutto il popolo salvandolo dagli Egiziani: si è coperto di Gloria [Cf Es 15,1 ]. Dopo l'Alleanza del Sinai, questo popolo è il “suo” e deve essere una “nazione santa”, [O consacrata; nella lingua ebraica la parola è la medesima: cf Es 19,5-6 ] perché il Nome di Dio abita in mezzo ad essa.

2811 Ma, nonostante la Legge santa che il Dio Santo gli dà e torna a dargli: (Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo”: Lv 19,2 ) e benché il Signore, “per riguardo al suo Nome”, usi pazienza, il popolo si allontana dal Santo d'Israele e profana il suo Nome in mezzo alle nazioni [Cf Ez 20; Ez 36 ]. Per questo i giusti dell'Antica Alleanza, i poveri tornati dall'esilio e i profeti sono stati infiammati dalla passione per il Nome.

2812 Infine, è in Gesù che il Nome del Dio Santo ci viene rivelato e donato, nella carne, come Salvatore: [Cf Mt 1,21; Lc 1,31 ] rivelato da ciò che egli E', dalla sua Parola e dal suo Sacrificio [Cf Gv 8,28; Gv 17,8; Gv 17,17-19 ]. E' il cuore della sua preghiera sacerdotale: “Padre santo. . . per loro io consacro me stesso; perché siano anch'essi consacrati nella verità” ( Gv 17,19 ). E' perché egli stesso “santifica” il suo Nome [Cf Ez 20,39; Ez 36,20-21 ] che Gesù ci fa conoscere il Nome del Padre [Cf Gv 17,6 ]. Compiuta la sua Pasqua, il Padre gli dà “il Nome che è al di sopra di ogni altro nome”: Gesù “è il Signore a gloria di Dio Padre” ( Fil 2,9-11 ).

2813 Nell'acqua del Battesimo siamo stati “lavati. . . santificati. . . giustificati nel Nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio” ( 1Cor 6,11 ). Lungo tutta la nostra vita il Padre nostro ci chiama “alla santificazione” ( 1Ts 4,7 ), e, poiché è per lui che noi siamo “in Cristo Gesù, il quale. . . è diventato per noi santificazione” ( 1Cor 1,30 ), ne va della sua Gloria e della nostra vita che il suo Nome sia santificato in noi e da noi. Sta qui l'urgenza della nostra prima domanda. Chi potrebbe santificare Dio, giacché è lui che santifica? Ma traendo ispirazione da queste parole: “Sarete santi. . . poiché io, il Signore, sono santo” ( Lv 20,26 ), noi chiediamo che, santificati dal Battesimo, possiamo perseverare in ciò che abbiamo incominciato ad essere. E lo chiediamo ogni giorno, perché ogni giorno ci lasciamo sedurre dal male, e perciò dobbiamo purificarci dai nostri peccati con una purificazione incessantemente ricominciata. . . Ricorriamo, dunque, alla preghiera perché la santità dimori in noi [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 12: PL 4, 526A-527A].

2814 Dipende inseparabilmente dalla nostra vita e dalla nostra preghiera che il suo Nome sia santificato tra le nazioni: Chiediamo a Dio di santificare il suo Nome, perché è mediante la santità che egli salva e santifica tutta la creazione. Si tratta del Nome che dà la salvezza al mondo perduto, ma domandiamo che il Nome di Dio sia santificato in noi dalla nostra vita. Infatti, se viviamo con rettitudine, il Nome divino è benedetto; ma se viviamo nella disonestà, il Nome divino è bestemmiato, secondo quanto dice l'Apostolo: “Il Nome di Dio è bestemmiato per causa vostra tra i pagani” ( Rm 2,24 ) [Cf Ez 36,20-22 ]. Noi, dunque, preghiamo per meritare di essere santi come è santo il Nome del nostro Dio [San Pietro Crisologo, Sermones 71: PL 52, 402A].
Quando diciamo “Sia santificato il tuo Nome”, chiediamo che venga santificato in noi, che siamo in lui, ma anche negli altri che non si sono ancora lasciati raggiungere dalla grazia di Dio; ciò per conformarci al precetto che ci obbliga a pregare per tutti, perfino per i nostri nemici. Ecco perché non diciamo espressamente: Il tuo Nome sia santificato “in noi”; non lo diciamo perché chiediamo che sia santificato in tutti gli uomini [Tertulliano De oratione, 3].

2815 Questa domanda, che le compendia tutte, è esaudita attraverso la preghiera di Cristo, come le sei domande successive. La preghiera al Padre nostro è preghiera nostra se è pregata “nel Nome” di Gesù [Cf Gv 14,13; Gv 15,16; Gv 16,23-24; Gv 14,26 ]. Gesù nella sua preghiera sacerdotale chiede: “Padre santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato” ( Gv 17,11 ).

VENGA IL TUO REGNO.

Gesù inizia la sua attività pubblica : nella sinagoga Dice la preghiera del qaddish giudaico  :
«possa egli stabilire la giustizia del suo regno nella vostra vita e lungo i vostri giorni e nella vita di tutta la casa di Israele, presto e velocemente...»

Mt4, 17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Lc 17,20Interrogato dai farisei: «Quando verrà il regno di Dio?», rispose: 21«Il regno di Dio non viene in modo da attirare l`attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!»

L’avvento del regno di Dio è la sconfitta del Regno di Satana:

Lu 11,20 Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
Ap11,17...noi ti rendiamo grazie Signore Dio onnipotente che sei e che eri perchè hai messo mano allatua potenza e // hai instaurato il tuo regno.
Ap12,10Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:«Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo,poiché è stato precipitato l`accusatore dei nostri fratelli,colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. 11Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell`Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio;
Ap 20,6 Beati e santi coloro che prendon parte alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la seconda morte, ma saranno sacerdoti di Dio e del Cristo e regneranno con lui per mille anni
Mat 25,34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Ap 3,21 Il vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono, come io ho vinto e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono.


CUCC

II. Venga il tuo Regno
2816 Nel Nuovo Testamento la parola “Basileia” può essere tradotta con regalità (nome astratto), regno (nome concreto) oppure signoria (nome d'azione). Il Regno di Dio è prima di noi; si è avvicinato nel Verbo incarnato, viene annunciato in tutto il Vangelo, è venuto nella Morte e Risurrezione di Cristo. Il Regno di Dio viene fin dalla santa Cena e nell'Eucaristia, esso è in mezzo a noi. Il Regno verrà nella gloria allorché Cristo lo consegnerà al Padre suo: E' anche possibile che il Regno di Dio significhi Cristo in persona, lui che invochiamo con i nostri desideri tutti i giorni, lui di cui bramiamo affrettare la venuta con la nostra attesa. Come egli è la nostra Risurrezione, perché in lui risuscitiamo, così può essere il Regno di Dio, perché in lui regneremo [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 13: PL 4, 527C-528A].

2817 Questa richiesta è il “Marana tha”, il grido dello Spirito e della Sposa: “Vieni, Signore Gesù”.
Anche se questa preghiera non ci avesse imposto il dovere di chiedere l'avvento del Regno, noi avremmo, con incontenibile spontaneità, lanciato questo grido, bruciati dalla fretta di andare ad abbracciare ciò che forma l'oggetto delle nostre speranze. Le anime dei martiri, sotto l'altare, invocano il Signore gridando a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?” ( Ap 6,10 ). A loro, in realtà, dev'essere fatta giustizia, alla fine dei tempi. Signore, affretta, dunque, la venuta del tuo Regno! [Tertulliano, De oratione, 5]

2818 Nella Preghiera del Signore si tratta principalmente della venuta finale del Regno di Dio con il ritorno di Cristo [Cf Tt 2,13 ]. Questo desiderio non distoglie però la Chiesa dalla sua missione in questo mondo, anzi, la impegna maggiormente. Infatti, dopo la Pentecoste, la venuta del Regno è l'opera dello Spirito del Signore, inviato “a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV].

2819 “Il Regno di Dio. . . è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo” ( Rm 14,17 ). Gli ultimi tempi, nei quali siamo, sono quelli dell'effusione dello Spirito Santo. Pertanto è ingaggiato un combattimento decisivo tra “la carne” e lo Spirito: [Cf Gal 5,16-25 ] Solo un cuore puro può dire senza trepidazione alcuna: “Venga il tuo Regno”. Bisogna essere stati alla scuola di Paolo per dire: “Non regni più dunque il peccato nel nostro corpo mortale” ( Rm 6,12 ). Colui che nelle azioni, nei pensieri, nelle parole si conserva puro, può dire a Dio: “Venga il tuo Regno!” [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses mistagogicae, 5, 13: PG 33, 1120A].

2820 Con un discernimento secondo lo Spirito, i cristiani devono distinguere tra la crescita del Regno di Dio e il progresso della cultura e della società in cui sono inseriti. Tale distinzione non è una separazione. La vocazione dell'uomo alla vita eterna non annulla ma rende più imperioso il dovere di utilizzare le energie e i mezzi ricevuti dal Creatore per servire in questo mondo la giustizia e la pace [Con. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 22; 32; 39; 45; Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 31].

2821 Questa domanda è assunta ed esaudita nella preghiera di Gesù, [Cf Gv 17,17-20 ] presente ed efficace nell'Eucaristia; produce il suo frutto nella vita nuova secondo le Beatitudini [Cf Mt 5,13-16; 2821 Mt 6,24; Mt 7,12-13 ].

Lc 9,57-Mt8, 57Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell`uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». 60Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa».
I ripensamenti sono fatali.
62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all`aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Come possiamo noi dire a Dio  venga il tuo regno quando non siamo disposti a lasciare tutto per esso?
Come possiamo chiedere ed avere da Dio una cosa in cui non crediamo?
E come potremo chiedere a Dio di essere perdonati per ereditare il regno non credendo noi di poter perdonare gli altri , di accoglierli nel regno?...noi ci impegnamo a costruire con Te il Regno facendo la tua volontà.
Ma questo puo' essere solo un dono e Gesù invita a chiederlo insieme a Lui per ogni giorno.

SIA FATTA LA TUA VOLONTA' COME IN CIELO COSI' IN TERRA

... compi la tua volontà, secondo quanto è stato da te concepito in Cielo, secondo gli impegni che hai preso,

1Tim 2,4 Dio, nostro salvatore,... vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.-Giov 4,34 Gesù disse loro: «Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.Giov 5,30 Io non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.Giov 6,38 perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.Giov 6,39 E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno.40 Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno».Lu 22,42 «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà».

noi ci impegniamo a compiere la tua volontà -in terra-secondo le istruzioni che ci hai dato

Ro 12,2 Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Mat 7,21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Mat 12,50 perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».


CUCC-III. Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra

2822 La Volontà del Padre nostro è “che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” ( 1Tm 2,4 ). Egli “usa pazienza. . . non volendo che alcuno perisca” ( 2Pt 3,9 ) [Cf Mt 18,14 ]. Il suo comandamento, che compendia tutti gli altri e ci manifesta la sua Volontà, è che ci amiamo gli uni gli altri, come egli ci ha amato [Cf Gv 13,34; 1Gv 3; 1Gv 4; Lc 10,25-37 ].

2823 “Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua Volontà, secondo quanto nella sua benevolenza aveva. . . prestabilito. . . il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose. . . In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua Volontà” ( Ef 1,9-11 ). Noi chiediamo con insistenza che si realizzi pienamente questo Disegno di benevolenza sulla terra, come già è realizzato in cielo.

2824 E' in Cristo e mediante la sua volontà umana che la Volontà del Padre è stata compiuta perfettamente e una volta per tutte. Gesù, entrando in questo mondo, ha detto: “Ecco, Io vengo, . . . per fare, o Dio, la tua Volontà” ( Eb 10,7; Sal 40,7 ). Solo Gesù può affermare: “Io faccio sempre le cose che Gli sono gradite” ( Gv 8,29 ). Nella preghiera della sua agonia, egli acconsente totalmente alla Volontà del Padre: “Non sia fatta la mia, ma la tua volontà!” ( Lc 22,42 ) [Cf Gv 4,34; Gv 5,30; Gv 6,38 ]. Ecco perché Gesù “ha dato se stesso per i nostri peccati... secondo la Volontà di Dio” ( Gal 1,4 ). “E' appunto per quella Volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del Corpo di Gesù Cristo” ( Eb 10,10 ).

2825 Gesù “pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì” ( Eb 5,8 ); a maggior ragione, noi, creature e peccatori, diventati in lui figli di adozione. Noi chiediamo al Padre nostro di unire la nostra volontà a quella del Figlio suo per compiere la sua Volontà, il suo Disegno di salvezza per la vita del mondo. Noi siamo radicalmente incapaci di ciò, ma, uniti a Gesù e con la potenza del suo Santo Spirito, possiamo consegnare a lui la nostra volontà e decidere di scegliere ciò che sempre ha scelto il Figlio suo: fare ciò che piace al Padre: [Cf Gv 8,29 ] Aderendo a Cristo, possiamo diventare un solo Spirito con lui e così compiere la sua Volontà; in tal modo essa sarà fatta perfettamente in terra come in cielo [Origene, De oratione, 26].

Considerate come Gesù Cristo ci insegni ad essere umili, mostrandoci che la nostra virtù non dipende soltanto dai nostri sforzi, ma anche dalla grazia di Dio. Egli comanda ad ogni fedele che prega, di farlo con respiro universale, cioè per tutta la terra. Egli, infatti, non dice “sia fatta la tua Volontà” in me o in voi, “ma in terra, su tutta la terra”; e ciò perché dalla terra sia eliminato l'errore e sulla terra regni la verità, sia distrutto il vizio, rifiorisca la virtù, e la terra non sia diversa dal cielo [San Giovanni Crisostomo, Homilia in Matthaeum, 19, 5: PG 57, 280B].

2826 E' mediante la preghiera che possiamo “discernere la Volontà di Dio” ( Rm 12,2 ) [Cf Ef 5,17 ] ed ottenere la costanza nel compierla [Cf Eb 10,36 ]. Gesù ci insegna che si entra nel Regno dei cieli non a forza di parole, ma facendo “la Volontà del Padre” suo “che è nei cieli” ( Mt 7,21 ).

2827 Se uno fa la Volontà di Dio, egli lo ascolta [Cf Gv 9,31; 1Gv 5,14 ]. Tale è la potenza della preghiera della Chiesa nel Nome del suo Signore, soprattutto nell'Eucaristia; essa è comunione d'intercessione con la Santissima Madre di Dio [Cf Lc 1,38; Lc 1,49 ] e con tutti i santi che sono stati “graditi” al Signore per non aver voluto che la sua Volontà: Possiamo anche, senza offendere la verità, dare alle parole: “Sia fatta la tua Volontà come in cielo così in terra” questo significato: sia fatta nella Chiesa come nel Signore nostro Gesù Cristo; sia fatta nella Sposa, che a lui è stata fidanzata, come nello Sposo che ha compiuto la Volontà del Padre [Sant'Agostino, De Sermone Domini in monte, 2, 6, 24: PL 34, 1279].

Il Regno di Dio è Gesù e in Lui sono nel Regno i cristiani; come sarà il Regno definitivo non è sto ancora

1Cor13, 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto.

2Cor4, noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d`un momento, quelle invisibili sono eterne.1Sappiamo infatti che quando verrà disfatto questo corpo, nostra abitazione sulla terra, riceveremo un`abitazione da Dio, una dimora eterna, non costruita da mani di uomo, nei cieli. 2Perciò sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste: 3a condizione però di esser trovati già vestiti, non nudi. 4In realtà quanti siamo in questo corpo, sospiriamo come sotto un peso, non volendo venire spogliati ma sopravvestiti, perché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. 5E` Dio che ci ha fatti per questo e ci ha dato la caparra dello Spirito. 6Così, dunque, siamo sempre pieni di fiducia e sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore, 7camminiamo nella fede e non ancora in visione.

La volontà divina di edificare il Regno di Dio passa dalla edificazione del Regno messianico o Regno di Gesù’.
Vedendo ancora in maniera confusa, noi chiediamo che il Regno venga edificato in terra cosi’ come è stato concepito in Cielo=da Dio : come in cielo è concepita, decisa, la tua volontà così in terra sia compiuta.

DACCI IL PANE PER OGNI GIORNO

(pane è semitismo di cibo)

Ef3,14Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, 15dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, 16perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell`uomo interiore. 17Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, 18siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l`ampiezza, la lunghezza, l`altezza e la profondità, 19e conoscere l`amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.

1Pt 4, 8Soprattutto conservate tra voi una grande carità, perché la carità copre una moltitudine di peccati. 9Praticate l`ospitalità gli uni verso gli altri, senza mormorare. 10Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. 11Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l`energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio
Ef4, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è
il capo, Cristo, 16dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l`energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità .

Mt6, 25perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; ... 31non affannatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? che cosa berremo? che cosa indosseremo? 32di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

cercate innanzitutto =sforzatevi di praticare la giustizia del regno di Di e Lui vi dara’ per ogni giorno il pane, la Vita, lo Spirito che agira’ :la carita’. Quando la comunita’ si preoccupa di questo- che e’ la cosa che vale di piu’- tutto il resto-cio’ che vale di meno-viene dato dal Padre, in piu.

34non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini, a ciascun giorno basta la sua pena...e a ciascun giorno basta il suo pane-spirito.

NOTA CEI: [Mt 6,11] quotidiano: versione tradizionale e probabile di una parola difficile. Si è potuto proporre anche: «necessario alla sussistenza» o «di domani». Il pensiero è che si deve domandare a Dio il sostentamento indispensabile della vita eterna. I Padri hanno applicato tale testo al nutrimento della fede, il pane della parola di Dio e il pane eucaristico (cf. Gv 6,22+).
Variante possibile: ...dacci oggi il pane di domani (escatologico). Secondo Origene è un apax (vocabolo unico nel testo) creato per tradurre l'aramaico. Girolamo afferma di aver trovato nel vangelo in aramaico mahar=del domani, futuro. Così traducono la versione egiziana boharica e la liturgia copta e araba.

CUCC-IV. Dacci oggi il nostro pane quotidiano

2828 “ Dacci ”: è bella la fiducia dei figli che attendono tutto dal loro Padre. Egli “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” ( Mt 5,45 ) e dà a tutti i viventi “il cibo in tempo opportuno” ( Sal 104,27 ). Gesù ci insegna questa domanda, che in realtà glorifica il Padre nostro perché è il riconoscimento di quanto egli sia Buono al di là di ogni bontà.

2829 “Dacci” è anche l'espressione dell'Alleanza: noi siamo suoi ed egli è nostro, è per noi. Questo “noi” però lo riconosce anche come il Padre di tutti gli uomini, e noi lo preghiamo per tutti, solidali con le loro necessità e le loro sofferenze.

2830 “ Il nostro pane ”. Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni “convenienti”, materiali e spirituali. Nel Discorso della montagna Gesù insiste su questa confidenza filiale che coopera con la Provvidenza del Padre nostro [Cf Mt 6,25-34 ]. Egli non ci spinge alla passività, [Cf 2Ts 3,6-13 ] ma vuole liberarci da ogni affanno e da ogni preoccupazione. Tale è l'abbandono filiale dei figli di Dio:
A chi cerca il Regno di Dio e la sua giustizia, egli promette di dare tutto in aggiunta. In realtà, tutto appartiene a Dio e nulla manca all'uomo che possiede Dio, se egli stesso non manca a Dio [San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 21: PL 4, 534A].

2831 Il fatto però che ci siano coloro che hanno fame per mancanza di pane, svela un'altra profondità di questa domanda. Il dramma della fame nel mondo chiama i cristiani che pregano in verità ad una responsabilità fattiva nei confronti dei loro fratelli, sia nei loro comportamenti personali sia nella loro solidarietà con la famiglia umana. Questa petizione della Preghiera del Signore non può essere isolata dalle parabole del povero Lazzaro [Cf Lc 16,19-31 ] e del giudizio finale [Cf Mt 25,31-46 ].

2832 Come il lievito nella pasta, così la novità del Regno deve “fermentare” la terra per mezzo dello Spirito di Cristo [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Apostolicam actuositatem, 5]. Deve rendersi evidente attraverso l'instaurarsi della giustizia nelle relazioni personali e sociali, economiche e internazionali; né va mai dimenticato che non ci sono strutture giuste senza uomini che vogliono essere giusti.

2833 Si tratta del “nostro” pane, “uno” per “molti”. La povertà delle Beatitudini è la virtù della condivisione: sollecita a mettere in comune e a condividere i beni materiali e spirituali, non per costrizione, ma per amore, perché l'abbondanza degli uni supplisca alla indigenza degli altri [Cf 2Cor 8,1-15 ].

2834 “Prega e lavora” [Cf San Benedetto, La Regola, 20; 48]. “Dobbiamo pregare come se tutto dipendesse da Dio, e agire come se tutto dipendesse da noi” [Attribuito a Sant'Ignazio di Loyola, citato in E. Bianco, Dizionario di pensieri citabili,Torino 1990, 26]. Dopo aver eseguito il nostro lavoro, il cibo resta un dono del Padre nostro; è giusto chiederglielo e di questo rendergli grazie. Questo è il senso della benedizione della mensa in una famiglia cristiana.

2835 Questa domanda e la responsabilità che comporta, valgono anche per un'altra fame di cui gli uomini soffrono: “L'uomo non vive soltanto di pane, ma. . . di quanto esce dalla bocca del Signore” ( Dt 8,3 ), [Cf Mt 4,4 ] cioè della sua Parola e del suo Soffio. I cristiani devono mobilitare tutto il loro impegno per “annunziare il Vangelo ai poveri”. C'è una fame sulla terra, “non fame di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola di Dio” ( Am 8,11 ). Perciò il senso specificamente cristiano di questa quarta domanda riguarda il Pane di Vita: la Parola di Dio da accogliere nella fede, il Corpo di Cristo ricevuto nell'Eucaristia [Cf Gv 6,26-58 ].

2836 “ Oggi ”. E' anch'essa un'espressione di fiducia. Ce la insegna il Signore; [Cf Mt 6,34; 2836 Es 16,19 ] non poteva inventarla la nostra presunzione. Poiché si tratta soprattutto della sua Parola e del Corpo del Figlio suo, questo “oggi” non è soltanto quello del nostro tempo mortale: è l'Oggi di Dio:
Se ricevi il Pane ogni giorno, per te ogni giorno è oggi. Se oggi Cristo è tuo, egli risorge per te ogni giorno. In che modo? “Tu sei mio Figlio, oggi Io ti ho generato” ( Sal 2,7 ). L'oggi è quando Cristo risorge [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 26: PL 16, 453A].

2837 “ Quotidiano ” (di questo giorno e di ogni giorno). Questa parola, “épiousios”, non è usata in nessun altro passo del Nuovo Testamento. Intesa nel suo significato temporale, è una ripresa pedagogica di “oggi”, [Cf Es 16,19-21 ] per confermarci in una confidenza “senza riserve”. Intesa in senso qualitativo, significa il necessario per la vita e, in senso lato, ogni bene sufficiente per il sostentamento [Cf 1Tm 6,8 ]. Presa alla lettera [piousios: “sovra-sostanziale”] la parola indica direttamente il Pane di Vita, il Corpo di Cristo, “farmaco d'immortalità” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 20, 2: PG 5, 661] senza il quale non abbiamo in noi la Vita [Cf Gv 6,53-56 ]. Infine, legato al precedente, è evidente il senso celeste: “questo Giorno” è quello del Signore, quello del Banchetto del Regno, anticipato nell'Eucaristia, che è già pregustazione del Regno che viene. Per questo è bene che la Liturgia eucaristica sia celebrata “ogni giorno”.
L'Eucaristia è il nostro pane quotidiano. . . La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l'unità, affinché, resi Corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo. . . ma anche le letture che ascoltate ogni giorno in chiesa sono pane quotidiano, e l'ascoltare e recitare inni è pane quotidiano. Questi sono i sostegni necessari al nostro pellegrinaggio terreno [Sant'Agostino, Sermones, 57, 7, 7: PL 38, 389].
Il Padre del cielo ci esorta a chiedere come bambini del cielo il Pane del cielo [Cf Gv 6,51 ]. Cristo “egli stesso è il pane che, seminato nella Vergine, lievitato nella carne, impastato nella Passione, cotto nel forno del sepolcro, conservato nella chiesa, portato sugli altari, somministra ogni giorno ai fedeli un alimento celeste” [San Pietro Crisologo, Sermones, 71: PL 52, 402D].

«Signore, dacci sempre questo pane»

RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI
COME NOI LI ABBIAMO RIMESSI AI NOSTRI DEBITORI.

LUCA: hamartia= peccati.
MATTEO: opseilema= debiti 
Traducono l’aramaico hoba= debito, peccato.
In Luca, nel seguito del testo viene poi sempre usato debito=opseilonti

Mt6,14Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
Mt5,7Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia.
E' un giubileo che la chiesa proclama per ogni giorno della vita e prega che Dio aderisca anche lui. Se i cristiani ristabiliscono continuamente la comunione tra loro attraverso il perdono essi ristabiliscono la comunicazione spirituale anche con Dio. Ma questo è ancora dono e Gesù invita a chiederlo insieme a Lui come dono di ogni giorno.
Dt 15,1 Alla fine di ogni sette anni celebrerete l'anno di remissione. 2 Ecco la norma di questa remissione: ogni creditore che abbia diritto a una prestazione personale in pegno per un prestito fatto al suo prossimo, lascerà cadere il suo diritto: non lo esigerà dal suo prossimo, dal suo fratello, quando si sarà proclamato l'anno di remissione per il Signore
rimettici i debiti …come nell'anno sabbatico
noi li rimettiamo ai nostri debitori, come nell'anno sabbatico.
Col2, 12Con lui infatti siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. 13Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l`incirconcisione della vostra carne,perdonandoci tutti i peccati, 14annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15avendo privato della loro forza i Principati e le Potestà ne ha fatto pubblico spettacolo dietro al corteo trionfale di Cristo.

L’uomo veniva giudicato dalla legge mosaica invece che da Dio e dietro la legge ebraica, Paolo scorge, secondo una vecchia tradizione, le potenze angeliche (cf. Gal 3,19+). Esse avevano usurpato, nello spirito dell`uomo (cf. v 18), l`autorità del creatore. Sopprimendo con la croce del suo Figlio il sistema della legge, Dio ha sottratto a queste potenze lo strumento del loro dominio; esse appaiono ormai sottomesse al Cristo.

Nota CEI_[Col 2,14]Il sistema della legge, proibendo il peccato, non sfociava che in una sentenza di morte, portata contro l`uomo trasgressore (cf. Rm 7,7+). E questa sentenza che Dio ha soppresso, eseguendola sulla persona del suo Figlio: dopo averlo «trattato da peccato» (2Cor 5,21), «sottomesso alla legge» (Gal 4,4) e «maledetto» con essa (Gal 3,13), lo ha consegnato alla morte sulla croce, inchiodandolo al legno e distruggendo nella sua persona il documento che portava il nostro debito e ci condannava.

La colpa è un debito da pagare al Signore
Secondo Abboth III,16- trattato rabbinico, Esiste un Libro della contabilità celeste in cui l’angelo di Dio scrive debiti e crediti dell’israelita.
Is43,25 Io, io cancello i tuoi misfatti, per riguardo a me non ricordo più i tuoi peccati.
… dal “Chirografo”, ovvero “ il certificato di debito”, un “ documento scritto del debito”
Col 2,13 Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l'incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, 14 annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; Lc 11,4- cancella i nostri debiti come noi cancelliamo quelli dei nostri debitori

Rm8,9.. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. 10E se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, ma lo spirito è vita a causa della giustificazione. 11E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. 12Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; 13poiché se vivete secondo la carne, voi morirete;(...ma siamo debitori verso lo Spirito...di vivere secondo lo spirito).

Se non manteniamo i nostri impegni di vivere secondo lo Spirito che ci ha dato, noi siamo debitori verso di Lui.
Lui solo puo’ rimettere ogni giorno questo debito e riaccoglierci nella piena comunione donandoci ancora il suo spirito.

Rm13,8non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole; perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge.
Mt 18,23 A proposito, il regno dei cieli (=quello che chiediamo al Padre) è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. 24Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. 25Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. 26Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. 27Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Le condizioni affinchè cò avvenga sono due:
-che noi supplichiamo ogni giorno la remissione
-che noi perdoniamo ogni giorno

28Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! 29Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. 30Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.31Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l`accaduto. 32Allora il padrone fece chiamare quell`uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. 33Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? 34E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
Sir 27,30Anche il rancore e l`ira sono un abominio,il peccatore li possiede. 28,1Chi si vendica avrà la vendetta dal Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati. 2Perdona l`offesa al tuo prossimo e allora per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.3Se qualcuno conserva la collera verso un altro uomo,come oserà chiedere la guarigione al Signore? 4Egli non ha misericordia per l`uomo suo simile,e osa pregare per i suoi peccati? 5Egli, che è soltanto carne, conserva rancore;chi perdonerà i suoi peccati? 6Ricòrdati della tua fine e smetti di odiare,ricòrdati della corruzione e della morte e resta fedele ai comandamenti. 7Ricòrdati dei comandamenti e non aver rancore verso il prossimo,dell`alleanza con l`Altissimo e non far conto dell`offesa subìta.
Ef4,32Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda
come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Mc11,25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

Chiedere agli altri significa diventare loro debitori: si riceve poi si restituisce e si torna alla pari ,si è di nuovo liberi.Considerare un fratello come debitore e’ guardarlo come una persona non libera, come proprio schiavo.

Filem 1, 10 [Paolo:] ti prego dunque per il mio figlio, che ho generato in catene, 11Onesimo, .... 12te l`ho rimandato...17se dunque tu mi consideri come amico (o Filemone), accoglilo (il tuo schiavo Onesimo) come me stesso. 18e se in qualche cosa ti ha offeso (=danneggiato) o ti è debitore (=ha mancato di rispondere con amore al tuo amore), metti tutto sul mio conto ( daro’ io a te l’amore che ti deve lui) 19 lo scrivo di mio pugno, io, Paolo: pagherò io stesso per non dirti che anche tu mi sei debitore e proprio di te stesso! 20 sì, fratello! che io possa ottenere da te questo favore nel signore; dá questo sollievo al mio cuore in Cristo!

CUCC-V. Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori

2838 Questa domanda è sorprendente. Se consistesse soltanto nel primo membro della frase - “Rimetti a noi i nostri debiti” - potrebbe essere implicitamente inclusa nelle prime tre domande della Preghiera del Signore, dal momento che il sacrificio di Cristo è “per la remissione dei peccati”. Ma, secondo l'altro membro della frase, la nostra domanda verrà esaudita solo a condizione che noi, prima, abbiamo risposto ad un'esigenza. La nostra richiesta è rivolta verso il futuro, la nostra risposta deve averla preceduta; una parola le collega: “come”.
Rimetti a noi i nostri debiti...

2839 Abbiamo iniziato a pregare il Padre nostro con una confidenza audace. Implorando che il suo Nome sia santificato, gli abbiamo chiesto di essere sempre più santificati. Ma, sebbene rivestiti della veste battesimale, noi non cessiamo di peccare, di allontanarci da Dio. Ora, con questa nuova domanda, torniamo a lui, come il figlio prodigo, [Cf Lc 15,11-32 ] e ci riconosciamo peccatori, davanti a lui, come il pubblicano [Cf Lc 18,13 ]. La nostra richiesta inizia con una “confessione”, con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia. La nostra speranza è sicura, perché, nel Figlio suo, “abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati” ( Col 1,14; Ef 1,7 ). Il segno efficace ed indubbio del suo perdono lo troviamo nei sacramenti della sua Chiesa [Cf Mt 26,28; Gv 20,23 ].

2840 Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'Amore, come il Corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo [Cf 1Gv 4,20 ]. Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia.

2841 Questa domanda è tanto importante che è la sola su cui il Signore torna sviluppandola nel Discorso della montagna [Cf Mt 6,14-15; Mt 5,23-24; 2841 Mc 11,25 ]. All'uomo è impossibile soddisfare questa cruciale esigenza del mistero dell'Alleanza. Ma “tutto è possibile a Dio”.

... come noi li rimettiamo ( oppure " li abbiamo rimessi") ai nostri debitori

2842 Questo “come” non è unico nell'insegnamento di Gesù: “Siate perfetti "come" è perfetto il Padre vostro celeste” ( Mt 5,48 ); “Siate misericordiosi "come" è misericordioso il Padre vostro”( Lc 6,36 ); “Vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; "come" io vi ho amati, così amatevi anche voi” ( Gv 13,34 ). E' impossibile osservare il comandamento del Signore, se si tratta di imitare il modello divino dall'esterno. Si tratta invece di una partecipazione vitale, che scaturisce “dalla profondità del cuore”, alla Santità, alla Misericordia, all'Amore del nostro Dio. Soltanto lo Spirito, che è la nostra Vita, [Cf Gal 5,25 ] può fare “nostri” i medesimi sentimenti che furono in Cristo Gesù [Cf Fil 2,1; Fil 2,5 ]. Allora diventa possibile l'unità del perdono, perdonarci “a vicenda "come" Dio ha perdonato” a noi “in Cristo” ( Ef 4,32 ).

2843 Così prendono vita le parole del Signore sul perdono, questo Amore che ama fino alla fine [Cf Gv 13,1 ]. La parabola del servo spietato, che corona l'insegnamento del Signore sulla comunione ecclesiale, [Cf Mt 18,23-35 ] termina con queste parole: “Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello”. E' lì, infatti, “nella profondità del cuore ” che tutto si lega e si scioglie. Non è in nostro potere non sentire più e dimenticare l'offesa; ma il cuore che si offre allo Spirito Santo tramuta la ferita in compassione e purifica la memoria trasformando l'offesa in intercessione.

2844 La preghiera cristiana arriva fino al perdono dei nemici [Cf Mt 5,43-44 ]. Essa trasfigura il discepolo configurandolo al suo Maestro. Il perdono è un culmine della preghiera cristiana; il dono della preghiera non può essere ricevuto che in un cuore in sintonia con la compassione divina. Il perdono sta anche a testimoniare che, nel nostro mondo, l'amore è più forte del peccato. I martiri di ieri e di oggi rinnovano questa testimonianza di Gesù. Il perdono è la condizione fondamentale della Riconciliazione [Cf 2Cor 5,18-21 ] dei figli di Dio con il loro Padre e degli uomini tra loro [Cf Giovanni Paolo II, Lett. enc. Dives in misericordia, 14].

2845 Non c'è né limite né misura a questo perdono essenzialmente divino [Cf Mt 18,21-22; Lc 17,3-4 ]. Se si tratta di offese (di “peccati” secondo Lc 11,4 o di “debiti” secondo Mt 6,12 ), in realtà noi siamo sempre debitori: “Non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole” ( Rm 13,8 ). La comunione della Santissima Trinità è la sorgente e il criterio della verità di ogni relazione [Cf 1Gv 3,19-24 ]. Essa è vissuta nella preghiera, specialmente nell'Eucaristia: [ Mt 5,23-24 ] Dio non accetta il sacrificio di coloro che fomentano la divisione; dice loro di lasciare sull'altare l'offerta e di andare, prima, a riconciliarsi con i loro fratelli. Dio vuole che ce lo riconciliamo con preghiere che salgono da cuori pacificati. Ciò che più fortemente obbliga Dio è la nostra pace, la nostra concordia, l'unità di tutto il popolo dei credenti, nel Padre nel Figlio e nello Spirito Santo [Cf San Cipriano di Cartagine, De oratione dominica, 23: PL 4, 535C-536A].

E NON FARCI CADERE NELLA TENTAZIONE

PEIRASMOS=tentazioni interiori e tribolazioni esteriori che tentano la fede

Giac 1,13 nessuno, quando è tentato, dica: «sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male. 14 ciascuno piuttosto è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce; 15 poi la concupiscenza concepisce e genera il peccato, e il peccato, quand'è consumato, produce la morte.

Nella prima parte di questa domanda si chiede di non essere messi in una posizione in cui si possa essere adescati e attirati in tentazione nè dalla propria volontà nè per opera di Satana, e le parole non introdurci, confortano questa interpretazione . Era precisamente questa la preghiera che Pietro avrebbe dovuto fare, ma che egli trascurò, quando arbitrariamente, e ad onta di molte difficoltà, entrò nel palazzo del sommo sacerdote, e fu tratto nella voragine della tentazione, in modo che rinnegò il suo Signore. La prova della fede fa parte della storia della salvezza:

Mat 4,1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per esser tentato dal diavolo.
Sir 2,1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione.
Sir 33,1 Chi teme il Signore non incorre in alcun male, se subisce tentazioni, ne sarà liberato di nuovo.
Mar 14,38 Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

La carne e' debole  e' tentata dai propri desideri smodati e vorrebbe chiedere a Dio il contrario della sua volonta': e' opera demoniaca. Gesù invita a chiedere insieme a Lui per ogni giorno lo Spirito che salva nella tentazione e [forse] anche dalla tentazione.

CUCC

2846 Questa domanda va alla radice della precedente, perché i nostri peccati sono frutto del consenso alla tentazione. Noi chiediamo al Padre nostro di non “indurci” in essa. Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa “non permettere di entrare in”, [Cf Mt 26,41 ] “non lasciarci soccombere alla tentazione”. “Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male” ( Gc 1,13 ); al contrario, vuole liberarcene. Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta “tra la carne e lo Spirito”. Questa richiesta implora lo Spirito di discernimento e di fortezza.

2847 Lo Spirito Santo ci porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell'uomo interiore [Cf Lc 8,13-15; At 14,22; 2Tm 3,12 ] in vista di una “virtù provata” ( Rm 5,3-5 ) e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte [Cf Gc 1,14-15 ]. Dobbiamo anche distinguere tra “essere tentati” e “consentire” alla tentazione. Infine, il discernimento smaschera la menzogna della tentazione: apparentemente il suo oggetto è “buono, gradito agli occhi e desiderabile” ( Gen 3,6 ), mentre, in realtà, il suo frutto è la morte.Dio non vuole costringere al bene: vuole esseri liberi. . . La tentazione ha una sua utilità. Tutti, all'infuori di Dio, ignorano ciò che l'anima nostra ha ricevuto da Dio; lo ignoriamo perfino noi. Ma la tentazione lo svela, per insegnarci a conoscere noi stessi e, in tal modo, a scoprire ai nostri occhi la nostra miseria e per obbligarci a rendere grazie per i beni che la tentazione ci ha messo in grado di riconoscere [Origene, De oratione, 29].

2848 “Non entrare nella tentazione” implica una decisione del cuore: “Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. . . Nessuno può servire a due padroni” ( Mt 6,21; Mt 6,24 ). “Se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” ( Gal 5,25 ). In questo “consenso” allo Spirito Santo il Padre ci dà la forza. “Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla” ( 1Cor 10,13 ).
2849 Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera. E' per mezzo della sua preghiera che Gesù è vittorioso sul Tentatore, fin dall'inizio [Cf Mt 4,1-11 ] e nell'ultimo combattimento della sua agonia [Cf Mt 26,36-44 ]. Ed è al suo combattimento e alla sua agonia che Cristo ci unisce in questa domanda al Padre nostro. La vigilanza del cuore, in unione alla sua, è richiamata insistentemente [ Cf Mc 13,9; Mc 13,23; Mc 13,33-37; 2849 Mc 14,38; Lc 12,35-40 ]. La vigilanza è “custodia del cuore” e Gesù chiede al Padre di custodirci nel suo Nome [Cf Gv 17,11 ]. Lo Spirito Santo opera per suscitare in noi, senza posa, questa vigilanza [Cf 1Cor 16,13; Col 4,2; 1Ts 5,6; 1Pt 5,8 ]. Questa richiesta acquista tutto il suo significato drammatico in rapporto alla tentazione finale del nostro combattimento quaggiù; implora la perseveranza finale. “Ecco, Io vengo come un ladro. Beato chi è vigilante” ( Ap 16,15 ).


MA LIBERACI DAL MALIGNO.

E' richiesta di esorcismo: la richiesta di liberazione dai nemici, lo sterminio del male e della morte che Gesù invita a chiedere come dono di ogni giorno.

2Co 11,3 Temo però che, come il serpente nella sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo.
Ef 6,11 Rivestitevi dell'armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. 12 La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

CUCC-VII. Ma liberaci dal Male

2850 L'ultima domanda al Padre nostro si trova anche nella preghiera di Gesù: “Non chiedo che Tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno” ( Gv 17,15 ). Riguarda ognuno di noi personalmente; però siamo sempre “noi” a pregare, in comunione con tutta la Chiesa e per la liberazione dell'intera famiglia umana. La Preghiera del Signore ci apre continumente alle dimensioni dell'Economia della salvezza. La nostra interdipendenza nel dramma del peccato e della morte diventa solidarietà nel Corpo di Cristo, nella “comunione dei santi” [Cf Giovanni Paolo II, Esort. ap. Reconciliatio et paenitentia, 16].

2851 In questa richiesta, il Male non è un'astrazione; indica invece una persona: Satana, il Maligno, l'angelo che si oppone a Dio. Il “diavolo” [dia-bolos”, colui che “si getta di traverso”] è colui che “vuole ostacolare” il Disegno di Dio e la sua “opera di salvezza” compiuta in Cristo.

2852 “Omicida fin dal principio”, “menzognero e padre di menzogna” ( Gv 8,44 ), “Satana, che seduce tutta la terra” ( Ap 12,9 ), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata “dalla corruzione del peccato e della morte” [Messale Romano, Preghiera eucaristica IV]. “Sappiamo che chiunque è nato da Dio non pecca: chi è nato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo nati da Dio, mentre tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno” ( 1Gv 5,18-19 ):Il Signore, che ha cancellato il vostro peccato e ha perdonato le vostre colpe, è in grado di proteggervi e di custodirvi contro le insidie del diavolo che è il vostro avversario, perché il nemico, che suole generare la colpa, non vi sorprenda. Ma chi si affida a Dio, non teme il diavolo. “Se infatti Dio è dalla nostra parte, chi sarà contro di noi?” ( Rm 8,31 ) [Sant'Ambrogio, De sacramentis, 5, 30: PL 16, 454AB].

2853 La vittoria sul “principe del mondo” ( Gv 14,30 ) è conseguita, una volta per tutte, nell'Ora in cui Gesù si consegna liberamente alla morte per darci la sua Vita. Avviene allora il giudizio di questo mondo e il principe di questo mondo è “gettato fuori” ( Gv 12,31 ) [Cf Ap 12,10 ]. Si avventa “contro la Donna”, [Cf Ap 12,13-16 ] ma non la può ghermire: la nuova Eva, “piena di grazia” dello Spirito Santo, è preservata dal peccato e dalla corruzione della morte (Concezione immacolata e Assunzione della Santissima Madre di Dio, Maria, sempre vergine). Allora si infuria “contro la Donna” e se ne va “a far guerra contro il resto della sua discendenza” ( Ap 12,17 ). E' per questo che lo Spirito e la Chiesa pregano: “Vieni, Signore Gesù” ( Ap 22,17; Ap 22,20 ): la sua venuta, infatti, ci libererà dal Maligno.

2854 Chiedendo di essere liberati dal Maligno, noi preghiamo nel contempo per essere liberati da tutti i mali, presenti, passati e futuri, di cui egli è l'artefice o l'istigatore. In quest'ultima domanda la Chiesa porta davanti al Padre tutta la miseria del mondo. Insieme con la liberazione dai mali che schiacciano l'umanità, la Chiesa implora il dono prezioso della pace e la grazia dell'attesa perseverante del ritorno di Cristo. Pregando così, anticipa nell'umiltà della fede la ricapitolazione di tutti e di tutto in colui che ha “potere sopra la Morte e sopra gli Inferi” ( Ap 1,18 ), “colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!” ( Ap 1,8 ): [Cf Ap 1,4 ]Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni e con l'aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo [Messale Romano, Embolismo].

COSI' SIA :NOI LO VOGLIAMO E LO CHIEDIAMO !
Un`aggiunta legge: «perché a te appartengono il regno e la gloria nei secoli. Amen» (influenza liturgica)

CUCC

2855 La dossologia finale “perché tuo è il regno, la gloria e il potere” riprende, per inclusione, le prime tre domande al Padre nostro: la glorificazione del suo Nome, la venuta del suo Regno e il potere della sua Volontà salvifica. Ma questa ripresa ha la forma dell'adorazione e dell'azione di grazie, come nella liturgia celeste [Cf Ap 1,6; Ap 4,11; Ap 5,13 ]. Il principe di questo mondo si era attribuito in modo menzognero questi tre titoli di regalità, di potere e di gloria; [Cf Lc 4,5-6 ] Cristo, il Signore, li restituisce al Padre suo e Padre nostro, finché gli consegnerà il Regno, quando il Mistero della salvezza sarà definitivamente compiuto e Dio sarà tustto in tutti [ Cf 1Cor 15,24-28 ].

2856 “Al termine della preghiera, tu dici: Amen, sottolineando con l'Amen, che significa "Così sia", [Cf Lc 1,38 ] ciò che è nella preghiera da Dio insegnata” [San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses mistagogicae, 5, 18: PG 33, 1124A].

Chiedere secondo la volontà salvifica divina

Perchè spesso chiediamo e non otteniamo? Perchè preghiamo per volgere Dio verso i nostri desideri invece di volgere i nostri desideri a Dio.

Gc 4,1Da che cosa derivano le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che combattono nelle vostre membra? 2Bramate e non riuscite a possedere e uccidete; invidiate e non riuscite ad ottenere, combattete e fate guerra! non avete perché non chiedete; 3chiedete e non ottenete perché chiedete male, per spendere per i vostri piaceri.  

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