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Il Tempo
Il
tempo greco si pensa come tempo ciclico:
un eterno ritorno. Non c'è un inizio,una creazione, non ci sarà una
fine : il tempo è una ruota che gira : Panta Rei , Tutto
passa e tutto ritorna .
La prospettiva semitica, che s'incontra
anche nella trama degli eventi biblici, è una prospettiva lineare:
il tempo si va costruendo di punto in punto[di momento
in momento, di istante in istante ]: c'è stato un inizio ,
c'è il presente, ci sarà una fine.
** " Tutte le nostre tradizioni e filosofie, figlie di queste due prospettive,
(per noi occidentali soprattutto di quella greca, ma con l'aiuto del cristianesimo
abbiamo recuperato anche la prospettiva semitica), marcano l'importanza
soprattutto del passato e del futuro. Il presente è un passaggio
che esiste perché
abbiamo un passato.
Nelle concezioni moderne il tempo è una cosa, che noi possiamo guadagnare
o perdere ("faccio questo per guadagnare tempo, se faccio quest'altro perdo
tempo").
II tempo è una cosa che ci sembra cosi incalzante da spaventarci
e da farci temere di esserne gestiti.
Il linguaggio rivela quello che noi pensiamo
e l'orologio è il simbolo di questa relazione.
Quando diciamo che il tempo è lineare, dobbiamo ricordare che
secondo la mentalità biblica non è lineare come noi oggi
pensiamo la linearità, cioè:"è lineare perché
c'è un fatto, è successo qualcosa e poi un altro fatto". Nel mondo biblico il tempo è lineare,
ma non sono il passato e il futuro che riempiono la storia di una persona: non è la
successione degli eventi, nel mondo biblico e
nella cultura greca tutto questo è stato
sintetizzato con una parola molto bella, kairòs,
il momento ( l'istante ) .
Il kairòs è il
momento, ed è il presente .
E' il presente, perché il kairòs tu non
lo puoi anticipare,
non lo puoi neanche vivere solo ricordandolo come
passato. Nella vita quotidiana, noi occidentali normalmente non siamo abituati a vivere il kairòs: non "entra",
è una cosa difficilissima per noi credere che il tempo che conta
di più sia il presente.
Noi non sappiamo niente del prossimo anno,
nel '97 non sapevamo niente del '98. Abbiamo questo atteggiamento perché ci consideriamo
eterni.
Qo3, 11 egli ha messo la nozione dell'eternità
nel loro cuore,
Questo pensarci eterni, come persone, come istituzioni, come comunità
e come chiese ci porta a pensare che già sappiamo quello
che dovrà accadere, e quindi lo dobbiamo preparare.
A
livello biblico potremmo dire che facendo così non possiamo riconoscere
il kairòs,
come, a livello quotidiano, non riconosciamo
il presente , noi non sappiamo riconoscere
il kairos come "il momento".
Non come "un momento" che viene dopo un altro ,
ma "il momento", di una opportunità,
il momento
opportuno per qualcosa di significativo. Era il rimprovero di Gesù ai discepoli e alla
gente che l'ascoltava :
Lc12,54 Diceva
ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente,
subito dite: Viene la pioggia, e così accade. 55 E quando soffia
lo scirocco, dite: Ci sarà caldo, e così accade. 56 Ipocriti!
Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo
tempo [ =questo kairòs, questo momento opportuno ] non
sapete giudicarlo?
Qoèlet ci da un'altra
luce: recuperare la dimensione di un tempo "non nostro" e
che non ci appartiene.
Un tempo che non è vuoto ,a nostra disposizione, ma che è dono che viene
da "fuori del tempo".
Una opportunità che qualcun'altro, fuori del tempo, ci dona. Ogni istante è un kairos, un momento
opportuno per incontrare l'aldilà del tempo ,
l'eternità .
** Quello che celebriamo nei giorni natalizi, ad
esempio , il Verbo fatto carne, è un kairòs,
cioè
un incontro molto forte con la realtà . E questo
ha un significato, un valore grandissimo.
Credo che questa sintesi del kairòs, o dei kairòi (i
momenti) , cioè
dei differenti momenti, dei differenti incontri tra il sogno dì
Dio e la nostra accoglienza umana, ci potrebbe già aiutare a
capire un po' di più la mentalità di Qoèlet.
Noi non sappiamo riconoscere il kairos come "il momento" opportuno
per qualcosa di significativo.
Nel
libro del Qoèlet questo è chiarissimo.
La questione del tempo attraversa tutto il libro, però il capitolo
che più
ripete, come un ritornello, questo termine "tempo" è
il capitolo terzo.
( Antonietta Potente
–Sapienza quotidiana -Roma 2001 )
Dice Qoelet ( detto anche Ecclesiaste)
Qo 3,10 Ho considerato l'occupazione che Dio
ha dato agli uomini, perché si
occupino in essa.
11 Egli ha fatto bella ogni cosa a suo tempo, ma egli ha messo la nozione
dell'eternità nel
loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l'opera compiuta
da Dio dal principio alla fine.
Dio ha dato una occupazione all'uomo, l'uomo " lavora"
per Dio ,ma Dio non gli ha dato la visione complessiva di cosa l'uomo
stia facendo. L'uomo non "sa" , prima
del tempo, prima del kairos, prima del tempo opportuno, cosa
deve fare. L'uomo deve fare ogni cosa " a
suo tempo", nel tempo opportuno,
nel Kairos, altrimenti per quanto si dia da fare non combina
nulla, insegue
il vento.
Qo 3,9 Che vantaggio ha chi si
dà da fare con fatica?
L'uomo deve considerare il tempo come una sequenza
di kairoi, di momenti opportuni per fare le cose opportune
per quel momento, secondo il progetto divino. E questo senza avere
chiara la visione complessiva del progetto divino, senza " possedere " il
progetto e il tempo , ma vedendolo come un dono di Dio per fare le cose
giuste al momento giusto e realizzare il piano divino.
Qo 3, 1 Per ogni cosa c'è il suo momento,
il suo tempo
per ogni faccenda sotto il cielo.
2 C'è un tempo per nascere e
un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3 Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4 Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5 Un tempo per gettare sassi e un tempo per
raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi
dagli abbracci.
6 Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
7 Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
8 Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace. |
ebraico traslitterato: Ecclesiaste 3,1-10
Ec 3,1 lakôl zæmân wæ‘êth
lækâl-xêpets thaxath
hashshâmâyim:
s
2 ‘êth lâledeth wæ‘êth lâmuwth ‘êth lâta‘ath wæ‘êth la‘äqôwr
nâtuw‘a:
3 ‘êth lahärôwg wæ‘êth
liræpôw’ ‘êth lipærôwts
wæ‘êth libænôwth:
4 ‘êth libækôwth wæ‘êth lišæxôwq ‘êth sæpôwd
wæ‘êth ræqôwd:
5 ‘êth læhashæliyk ’äbâniym
wæ‘êth kænôws ’äbâniym ‘êth
laxäbôwq wæ‘êth liræxôq
mêxabêq:
6 ‘êth læbaqqêsh wæ‘êth læ’abêd ‘êth lishæmôwr
wæ‘êth læhashæliyk:
7 ‘êth liqærôw‘a wæ‘êth lithæpôwr ‘êth laxäshôwth wæ‘êth
lædabêr:
8 ‘êth le’ëhôb wæ‘êth lišænô’ ‘êth milæxâmâh
wæ‘êth shâlôwm: s
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** In questi otto versetti (perché il vs.9 è la
conclusione) voi trovate 28 volte il termine tempo,
nella tradizione ebraica sì usano due termini per indicare
il tempo,
- un tempo più cronologico, che marca qualcosa, zemàn
- e un tempo opportuno, cioè un tempo
vero, 'eth.
In greco tempo si traduce in due modi:
- alcune volte kronos, tempo cronologico,
- altre volte kairòs. il momento opportuno .
Qoèlet vuole educarci a riconoscere 'eth,
il tempo vero,
cioè il kairòs, il tempo
opportuno.
E il tempo opportuno noi
non lo possiamo possedere,
forse non lo possiamo neanche immaginare.
Che vantaggio ha chi si da
da fare con fatica? …se non “lo
fa” nel tempo opportuno?
Il Qoèlet insiste molto su questo:
Ec 1,14 Ho visto tutte le cose che si fanno
sotto il sole ed ecco tutto è vanità e
un inseguire il vento.
Qual è il tempo opportuno?
Se noi consideriamo il tempo come una quantità,
continueremo a essere agitati per il tempo. E sempre più agitati,
perché oltretutto gli strumenti che abbiamo oggi ci fanno credere
di poter superare il tempo: io posso comunicare in questo momento con
una persona che sta in un altro continente e sempre più in tempo
breve; e questo mi fa credere ancora una volta che ho vinto il tempo,
che devo guadagnare il tempo.
Ec 1,2 Vanità delle vanità, dice
Qoèlet,
vanità delle vanità, tutto è vanità.
Questo -credere di aver vinto il tempo, di guadagnare
tempo- dice il Qoèlet,
è spazzatura, è vanità, rende
le cose vuote, è
come se volessimo prendere il vento: non rimane niente nelle mani,
le cose sono vuote, quello che facciamo è vuoto.
Per il sapiente biblico non è importante conoscere
la data degli eventi
ma la qualità degli eventi .
Noi invece continuiamo a costruire tutta la nostra vita intorno alle
date e alle ore.
Prepariamo le cose da fare in sequenza di tempo.
Qoèlet ci mette di fronte
aldilà-del-tempo .
Non c'è nessuna novità se
le cose sono solo cose che riempiono gli spazi e il tempo, se solo quantificano
il tempo perché ci servono, magari per accumulare di più, per
essere più
sicuri affrontando il futuro; sono vanità, cioè non c'è
niente di nuovo, perché queste cose sono sempre cose.
Qual
è il significato, allora, il valore del
tempo?
Qoèlet si riferisce a un atteggiamento etico
che noi manifestiamo nell'incontro o nel non incontro
con le cose, con le persone.
Per gli uomini che si succedono
nella storia ,
le cose, il cielo il mare, la terra (tutto) sono sempre le stesse
ma l’incontro con esse non è sempre lo
stesso.
Il
significato, il valore del tempo è l'incontro.
L' incontro significativo con
le cose,con le persone con Dio ,
mentre facciamo
qualcosa.
Devi imparare a incontrare e non solo a ragionare
sugli incontri o a calcolare gli incontri,
dice Qoèlet.
Solo così puoi cogliere il senso, il
valore del tempo.
Qoèlet
quando dice: "Tutto è uguale",
vuole aprire una nuova prospettiva: "Tu fallo diverso",
Le
cose sono sempre uguali ma il tempo è kairos ,
opportunità che nasce dall' incontro con esse
e l' incontro può rendere le cose diverse, nuove.
Cos'è per noi la novità? Sono
dei cambiamenti che tagliano con il passato. DÌ
altri popoli che hanno altri ritmi diciamo: "Sono
arretrati, non hanno ancora tagliato col passato", per
loro vale quello che dice Qoèlet: è sempre la stessa
cosa, continuano a usare da secoli gli stessi metodi. Noi diciamo
che non vogliono andare avanti, ma non è cosi. Loro insistono
sulla capacità
di usare le stesse cose. Questo è importantissimo: la
novità non sono "
cose nuove "
ma l’opportunità offerta dal nostro
incontro con esse.
Il nostro tempo è piatto, piatto di profeti, non perché
non abbiamo delle novità, ma perché non sappiamo più
incontrare e incontrarci, gustare il modo giusto
, opportuno, dell’incontro con le persone e le cose.
Il
tempo, l’incontro, non va previsto,
calcolato, premeditato,
ma scoperto nel suo valore attraverso la
gratuità
della relazione. Tutto è sempre uguale sotto il sole,
non siamo né i primi né gli ultimi :
Da Qoelet ci viene
chiesto di essere veri, relazionali, gratuiti, nuovi.
Qual è il tempo opportuno,
il kairos per gli abbracci e quello per i non-abbracci
il kairos per demolire e quello per costruire..
...etc
?
E' quello in cui facciamo incontro e relazione, con le cose, con gli
altri, con Dio
Il Tempo è l' opportunità di
fare incontro e relazione,
questo è il tempo opportuno , il tempo che ha senso,
significato , valore.L' incontro nel tempo, la relazione è kairos,
opportunità di fare nuove le cose,
cioè
creare,
costruire.
(** Antonietta Potente
–Sapienza quotidiana -Roma 2001 )
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