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Isacco e Giacobbe Abramo passò la benedizione ad Isacco che generò due gemelli : Esaù e Giacobbe. Esaù è il primogenito ma Giacobbe inganna Esaù e il vecchio Isacco e gli “ruba” la benedizione. Esaù è furioso e Giacobbe deve fuggire. Durante il viaggio ha una visione e un messaggio da Dio: la Palestina sarà sua. Quando ritorna da Esaù per sottometterlo ancora durante il viaggio ha una visione in cui lotta con uno spirito da cui riceve botte ma anche la benedizione divina e il cambio del nome in Israele. Gn13,20 Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a cose future. Giacobbe ebbe molte mogli e figli. Questi ricevono la sua benedizione più due nipoti, figli del figlio Giuseppe. 21 Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei figli di Giuseppe e si prostrò, appoggiandosi all'estremità del bastone. D’ora in poi la benedizione passerà dai 12 benedetti di Israele di generazione in generazione: le 12 tribù di israele. Il Sogno di Giacobbe
Isacco, figlio di Abramo sposò Rebecca ed ebbe 2 figli gemelli : Esaù e Giacobbe. Esaù era il primogenito erede della benedizione. Gen 27,1 Isacco era vecchio e gli occhi gli
si erano così indeboliti che non ci vedeva più. Chiamò
il figlio maggiore, Esaù, e gli disse: «Figlio mio». Gli
rispose: «Eccomi». 15 Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù, che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore, Giacobbe; 16 con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia del collo. 17 Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che aveva preparato. 18 Così egli venne dal padre e disse: «Padre mio». Rispose: «Eccomi; chi sei tu, figlio mio?». 19 Giacobbe rispose al padre: «Io sono Esaù, il tuo primogenito. Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia selvaggina, perché tu mi benedica». 20 Isacco disse al figlio: «Come hai fatto presto a trovarla, figlio mio!». Rispose: «Il Signore me l'ha fatta capitare davanti». 21 Ma Isacco gli disse: «Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no». 22 Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e disse: «La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le braccia di Esaù». 23
Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose
come le braccia di suo fratello Esaù, e perciò
lo benedisse. Gn28,10 Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. 11 Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. 12 Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. 13 Ecco il Signore gli stava davanti e disse: «Io sono il Signore, il Dio di Abramo tuo padre e il Dio di Isacco. La terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza. 14 La tua discendenza sarà come la polvere della terra e ti estenderai a occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzogiorno. E saranno benedette per te e per la tua discendenza tutte le nazioni della terra. 15 Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che t'ho detto». Giacobbe rimane a Carran per anni, prende mogli e forma una famiglia. Un giorno riparte per la Palestina per sottomettere il fratello Esaù, secondo la promessa divina. Durante il viaggio, una notte, fa una esperienza singolare. Gn32, 25 Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell'aurora. 26 Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all'articolazione del femore e l'articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. 27 Quegli disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l'aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». 28 Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». 29 Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». 30 Giacobbe allora gli chiese: «Dimmi il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. Muore GiacobbeGn 49,...Giacobbe, nipote di Abramo diede loro quest'ordine: "Io sto per essere riunito ai miei antenati: seppellitemi presso i miei padri nella caverna che è nel campo di Efron l'Hittita, 30 nella caverna che si trova nel campo di Macpela di fronte a Mamre, nel paese di Canaan, quella che Abramo acquistò con il campo di Efron l'Hittita come proprietà sepolcrale. 31 Là seppellirono Abramo e Sara sua moglie, là seppellirono Isacco e Rebecca sua moglie e là seppellii Lia. 32 La proprietà del campo e della caverna che si trova in esso proveniva dagli Hittiti". 33 Quando Giacobbe ebbe finito di dare questo ordine ai figli, ritrasse i piedi nel letto e spirò e fu riunito ai suoi antenati. Le 12 tribu' di Israele Gen 37,1 Giacobbe si stabilì nel
paese dove suo padre era stato forestiero, nel paese di Canaan.
2 Questa è la storia della
discendenza di Giacobbe. 3 Israele amava Giuseppe più di tutti i suoi figli, perché era il figlio avuto in vecchiaia, e gli aveva fatto una tunica dalle lunghe maniche. 4 I suoi fratelli, vedendo che il loro padre amava lui più di tutti i suoi figli, lo odiavano e non potevano parlargli amichevolmente. 5 Ora Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai fratelli, che lo odiarono ancor di più. 6 Disse dunque loro: «Ascoltate questo sogno che ho fatto. 7 Noi stavamo legando covoni in mezzo alla campagna, quand'ecco il mio covone si alzò e restò diritto e i vostri covoni vennero intorno e si prostrarono davanti al mio». 8 Gli dissero i suoi fratelli: «Vorrai forse regnare su di noi o ci vorrai dominare?». Lo odiarono ancora di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole. 12 I suoi fratelli andarono a pascolare il gregge del loro padre a Sichem. 13 Israele disse a Giuseppe: «Sai che i tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem? Vieni, ti voglio mandare da loro». Gli rispose: «Eccomi!». 14 Gli disse: «Va' a vedere come stanno i tuoi fratelli e come sta il bestiame, poi torna a riferirmi». Lo fece dunque partire dalla valle di Ebron ed egli arrivò a Sichem. 17Giuseppe andò in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. 18 Essi lo videro da lontano e, prima che giungesse vicino a loro, complottarono di farlo morire. 21 Ma Ruben sentì e volle salvarlo dalle loro mani, dicendo: «Non togliamogli la vita». 22 Poi disse loro: «Non versate il sangue, gettatelo in questa cisterna che è nel deserto, ma non colpitelo con la vostra mano»; egli intendeva salvarlo dalle loro mani e ricondurlo a suo padre. 23 Quando Giuseppe fu arrivato presso i suoi fratelli, essi lo spogliarono della sua tunica, quella tunica dalle lunghe maniche ch'egli indossava, 24 poi lo afferrarono e lo gettarono nella cisterna: era una cisterna vuota, senz'acqua. 25 Poi sedettero per prendere cibo. Quando ecco, alzando gli occhi, videro arrivare una carovana di Ismaeliti provenienti da Galaad, con i cammelli carichi di resina, di balsamo e di laudano, che andavano a portare in Egitto. 26 Allora Giuda disse ai fratelli: «Che guadagno c'è ad uccidere il nostro fratello e a nasconderne il sangue? 27 Su, vendiamolo agli Ismaeliti e la nostra mano non sia contro di lui, perché è nostro fratello e nostra carne». I suoi fratelli lo ascoltarono. 28 Passarono alcuni mercanti madianiti; essi tirarono su ed estrassero Giuseppe dalla cisterna e per venti sicli d'argento vendettero Giuseppe agli Ismaeliti. Così Giuseppe fu condotto in Egitto. Giuseppe in EgittoGen 39,1 Giuseppe era stato condotto in Egitto e Potifar, consigliere del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli Ismaeliti . Giuseppe si rifiuta di cedere alle offerte sessuali della moglie dell'egiziano e questa lo accusa di tentativo di stupro. Gen 39,20 Il padrone di Giuseppe lo prese e
lo mise nella prigione, dove erano detenuti i carcerati del re. Gen 41,1 Al termine di due anni, il faraone
sognò di trovarsi presso il Nilo. 2 Ed ecco salirono dal
Nilo sette vacche, belle di aspetto e grasse e si misero a pascolare
tra i giunchi. 3 Ed ecco, dopo quelle, sette altre vacche salirono
dal Nilo, brutte di aspetto e magre, e si fermarono accanto alle
prime vacche sulla riva del Nilo. 4 Ma le vacche brutte di aspetto
e magre divorarono le sette vacche belle di aspetto e grasse. E
il faraone si svegliò. 14 Allora il faraone convocò Giuseppe. Lo fecero uscire in fretta dal sotterraneo ed egli si rase, si cambiò gli abiti e si presentò al faraone. 15 Il faraone disse a Giuseppe: «Ho fatto un sogno e nessuno lo sa interpretare; ora io ho sentito dire di te che ti basta ascoltare un sogno per interpretarlo subito». 16 Giuseppe rispose al faraone: «Non io, ma Dio darà la risposta per la salute del faraone!» 39 Poi il faraone disse a Giuseppe: «Dal
momento che Dio ti ha manifestato tutto questo, nessuno è intelligente
e saggio come te. 40 Tu stesso sarai il mio maggiordomo
e ai tuoi ordini si schiererà tutto il mio popolo: solo
per il trono io sarò più grande di te». Gn45,16 Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: «Sono venuti i fratelli di Giuseppe!» e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri. 17 Allora il faraone disse a Giuseppe: «Di' ai tuoi fratelli: Fate questo: caricate le cavalcature, partite e andate nel paese di Canaan. 18 Poi prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me e io vi darò il meglio del paese d'Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra. 19 Quanto a te, da' loro questo comando: Fate questo: prendete con voi dal paese d'Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne, prendete vostro padre e venite. 20 Non abbiate rincrescimento per la vostra roba, perché il meglio di tutto il paese sarà vostro». Gn47,11 Giuseppe fece risiedere suo padre e i suoi fratelli e diede loro una proprietà nel paese d'Egitto, nella parte migliore del paese, nel territorio di Ramses, come aveva comandato il faraone. 12 Giuseppe diede il sostentamento al padre, ai fratelli e a tutta la famiglia di suo padre, fornendo pane secondo il numero dei bambini. Giacobbe-Israele "passa" la sua benedizione ai 12 figli ed ai figli di Giuseppe, Efraim e Manasse : Gn 49,8 Poi Israele vide i figli di
Giuseppe e disse: «Chi sono questi?». Giuseppe (-1650 a.C. circa) Giuseppe era il penultimo figlio di Giacobbe (=Israele) e di Rachele Gen 30:24, 35:24. Giacobbe lo amava più di tutti i suoi figli, e a causa della loro gelosia i suoi fratelli lo vendettero come schiavo quando aveva 17 anni Gen 37; Sal 105:17; At 7:9. Fu venduto in Egitto a Potifar, ufficiale del faraone, ma il Signore era con lui e trovò grazia agli occhi del suo padrone, diventando il suo maggiordomo. Fu accusato falsamente dalla moglie di Potifar e messo in prigione, ma anche qui il Signore era con lui e trovò grazia, e furono affidati alla sua sorveglianza tutti i detenuti Gen 39. Uscì dalla prigione quando aveva 30 anni perché riuscì ad interpretare un sogno del faraone, che gli diede potere su tutto il paese di Egitto in visto dei sette anni di carestia. In questo periodo, da sua moglie Asenat nacquero i suoi due figli, Manasse (1) e Efraim (1) Gen 41, che ricevettero la primogenitura Gen 49:8-20; 50:22-26; 1Cr 5:1-2; Eb 11:21. Fu riunito con la sua famiglia quando questa andò in Egitto per trovare grano Gen 42-48; At 7:13-14. Morì in Egitto all'età di 110 anni ma si fece seppellire in Canaan Gen 50:22-26; Es 1:6; 13:19; Gios 24:32; Eb 11:22. I suoi discendenti formarono la tribù di Giuseppe, ma spesso contava come due tribù, quelle di Manasse e di Efraim Gios 14:4; 16:4; Ez 47:13. L'Egitto e la schiavitù Eso 1,1 Questi sono i nomi dei figli d'Israele
entrati in Egitto con Giacobbe e arrivati ognuno con la sua famiglia:
2 Ruben, Simeone, Levi e Giuda, 3 Issacar, Zàbulon e Beniamino,
4 Dan e Nèftali, Gad e Aser. 5 Tutte le persone nate da Giacobbe
erano settanta, Giuseppe si trovava già in Egitto.
6 Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta
quella generazione.
7 I figli d'Israele prolificarono e crebbero, divennero
numerosi e molto potenti e il paese ne fu ripieno. A causa del peccato della vendita di Giuseppe come schiavo , il popolo di Giacobbe-Israele finisce schiavo in Egitto per 400 anni. Gli uomini che contrastano l’azione divina fino a rompere l’alleanza con Dio cadono in schiavitu’ dei nemici, sono morti, destinati all'estinzione, senza futuro. Diceva l’alleanza con Abramo: Gen 12,3 Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò = chi nel bene e nel male tocca i discendenti di Abramo (ebrei,
cristiani e musulmani) , tocca Dio! Mosè, su mandato di Dio a lui rivelatosi con il nome di JHWH, intima al Faraone di lasciare libero il popolo di Israele perché deve incontrare il suo Dio sul monte Sinai. Nonostante le parole di Mosè, segni e prodigi e poi punizioni, il Faraone non cede. Allora la Maledizione di Jhwh diventa operativa: il Faraone morirà. ©2009tefillim@alice.it Commenti dall'ebraismo Lech Lechà Il viaggio che l'Ebreo intraprende nel mondo, quando si mette in cammino per seguire la strada che D-O gli indica, gli permette di adempiere al suo compito fondamentale: preparare il mondo stesso alla Rivelazione Divina. Questo viaggio necessita di preparazione, consapevolezza e completa dedizione, fino al punto in cui i limiti vengono superati, per la forza dell'Infinito che D-O gli d à, quando egli si unisce a Lui, annullando la propria volontà davanti alla Sua.
Per servire HaShem [ = D-o ] in modo appropriato, uno deve staccarsi da tutte le prospettive terrene. Solo dopo essersi ‘volto dal male’, uno può ‘fare il bene’ e servire HaShem nel modo desiderato. Tuttavia, dal momento che ogni concetto nella Torà ha uno scopo ed un significato di per sè, e non solo una funzione di preparazione per un altro servizio, ne consegue che anche questo comando vada visto in questa luce. Secondo ciò, noi dobbiamo vedere il viaggio di Abramo come parte e, per l’esattezza, come principio e fondamento, del Servizio Divino di ogni Ebreo. Questo concetto può essere chiarito attraverso la spiegazione di altri punti problematici, che emergono da questo verso. 1. Apparentemente, poichè l’intenzione del comando di HaShem era che Abramo si dirigesse verso un’ altra terra, sarebbe sembrato più appropriato dire semplicemente: “Vai nella terra che ti mostrerò.” Perchè è necessario citare il luogo che Abramo doveva lasciare? Se anche poi fosse stato necessario, perchè usare un modo così elaborato e dettagliato: “dalla tua terra, dal luogo della tua nascita e dalla casa di tuo padre”? 2. Anche l’ordine delle proposizioni: “dalla tua terra, dal luogo della tua nascita e dalla casa di tuo padre”, è problematico, poichè sarebbe sembrato più adatto l’ordine secondo cui prima uno lascia la ‘casa di suo padre’, poi ‘il luogo dove è nato’ ed infine la propria ‘terra’. L’opposto quindi dell’ordine scelto dal verso. 3. Sarebbe sembrato giusto dare ad Abramo un’idea della natura della terra verso la quale doveva dirigersi, cosicchè avrebbe potuto prepararsi e prendere con sè ciò di cui avesse avuto bisogno lì. 4. In questo verso, a differenza di altri, non si dice che D-O stesso si rivelò ad Abramo. Il comando di HaShem viene riportato qui direttamente, senza nessuna nota introduttiva. I punti citati possono essere spiegati come segue: il comando che HaShem diede ad Abramo di lasciare Charàn dà inizio al servizio, che prepara al ‘Matàn Torà’, l’evento che formò l’identità degli Ebrei, come nazione scelta da D-O. Questo comando perciò, esprime i principi fondamentali, che caratterizzano il servizio del Popolo Ebraico. L’Ebreo vive in un mondo fisico, governato dalle forze della natura, che nascondono la luce Divina. Oltre ciò, egli è nato con determinate tendenze naturali ed è influenzato dall’ambiente che lo circonda. Nonostante ciò, egli ha la possibilità di uscire da queste limitazioni e, attraverso la Torà e le sue mizvòt, servire D-O, che trascende tutte queste limitazioni. Egli può rivelare il Divino nel mondo ed elevare il mondo ad un livello superiore a quello che avrebbe potuto raggiungere altrimenti. Anche se “il mondo fu creato in uno stato di completezza”, l’Ebreo ha la potenzialità di elevarlo ad un livello ancora più alto di perfezione. Il Midràsh spiega che, prima del ‘Matàn Torà’, vi era un decreto, che separava i mondi superiori da quelli inferiori. Il ‘Matàn Torà’ annullò questo decreto, dando la possibilità all’Ebreo di elevarsi verso i più alti mondi spirituali, pur vivendo in questo mondo materiale, e di rivelare il Divino in questo stesso mondo inferiore e materiale. La prima fase di un simile servizio è la disponibilità dell’Ebreo a lasciare “la tua terra, il luogo della tua nascita e la casa di tuo padre”. Questi tre termini riflettono tre influenze di natura generale, che influiscono sul carattere e sul comportamento della persona. “La tua terra” si riferisce alle inclinazioni fisiche e materiali di base con le quali ognuno nasce. “Il luogo della tua nascita” si riferisce a quei tratti e disposizioni, che si acquisiscono dal proprio ambiente, mentre “la casa di tuo padre” a quelle attitudini e disposizioni, che si radicano nella propria casa. Ad un altro livello, questi tre termini riflettono tre livelli all’interno del carattere stesso della persona: “La tua terra” si riferisce alla natura di base dell’uomo, ai suoi impulsi istintivi. “Il luogo della tua nascita” si riferisce alle emozioni che vengono suscitate dai suoi pensieri, e “la casa di tuo padre” al nostro potenziale intellettuale. L’Ebreo deve essere pronto a lasciare queste influenze e queste tendenze ed a procedere alla “terra che ti mostrerò”. Egli deve cioè abbandonarsi alla volontà di HaShem, che è al di sopra della sua capacità di percepire e di comprendere. Ciò esprime il servizio della capacità di sacrificarsi, trascendendo il proprio intelletto ed abbandonando la propria volontà e la totalità della propria personalità a D-O. Si arriva così ad unirsi con la volontà di HaShem al punto che “la volontà di D-O diventa la nostra stessa volontà”. Anche quando una persona dedica ogni aspetto del suo carattere al Servizio Divino, egli resta ancora un’entità individuale. Per unirsi a D-O egli deve ‘lasciare la sua terra’, le sue tendenze ed i suoi desideri, e andare ‘nella terra che ti mostrerò’. Questo servizio noi lo ritroviamo in Abramo. Egli ‘riconobbe il suo Creatore’ all’età di tre anni, e da allora si elevò sempre di più nel servizio del bene, elargendo atti di bontà verso gli altri, proclamando e divulgando la Divinità nel mondo. Ciò nonostante, all’età di settantacinque anni, D-O gli disse che questo servizio non era sufficiente e che egli doveva andare “via dalla tua terra, dal luogo della tua nascita e dalla casa di tuo padre, verso la terra che ti mostrerò”. Quanto detto ci aiuta a risolvere le difficoltà citate in precedenza. Dal momento che una persona deve lasciare il suo stato originale, è necessario descrivere in dettaglio questo stato, enumerando le tre influenze (in ordine crescente di difficoltà), che formano il suo carattere. Poichè il suo scopo è la capacità di sacrificarsi, di abbandonarsi a D-O al punto di non percepire più la propria volontà, di non essere più governato dal proprio intelletto, la sua destinazione è descritta solamente come ‘la terra che Io ti mostrerò’. Egli non sa nulla della propria destinazione, nè gli è necessaria questa conoscenza. Quanto detto ci permette anche di capire perchè questo comando abbia preceduto la rivelazione di D-O ad Abramo. Solo dopo che l’Ebreo si stacca dal suo stato originale, mettendosi in viaggio ‘verso la terra che ti mostrerò’, egli si unisce con la volontà di D-O, diventando un recipiente adatto a ricevere la rivelazione Divina. |
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