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Gli inizi della monarchia

L'epoca monarchica da Saul a Salomone(X-Vl sec. a.C).
[ Bibbia Piemme ]

La nascita della monarchia: il re Saul .

Il principale stimolo esterno che ha portato alla nascita della monarchia in Israele è senza dubbio rappresentato dalla pressione esercitata dai Filistei. Solo da poco si è cominciato a conoscere più a fondo questo popolo, giunto all'inizio dell'età del ferro nell'area del Mediterraneo orientale, parte di quella ondata di "popoli del mare" di origine forse indoeuropea. I Filistei si stabilirono nella striscia costiera a sud dell'attuale Tel Aviv, comprendente le cinque città (la Pentapoli) di Ascalon, Gat, Ekron, Asdod e Gaza. L'influenza filistea si fece però sentire anche sulle montagne della Giudea e persino nella Galilea. La Bibbia ricorda la superiorità militare filistea: in 1 Sam 13,19ss. si annota come essi avessero il monopolio del ferro. I Filistei, popolo in espansione, entrarono ben presto in conflitto con le popolazioni locali, tra le quali gli Israeliti.

In 1 Sam 4 si introduce la nascita della monarchia con una sconfitta di portata catastrofica che gli Israeliti avrebbero subito da parte dei Filistei, nella battaglia di Afek. Dopo questa disfatta appare il primo re, Saul, un capo carismatico che il profeta Samuele sceglie come consacrato da Dio (1 Sam 10,1). L'autorità di Saul esce rafforzata da un paio di vittorie (1 Sam 11 e 14). Di lui sappiamo ben poco: il testo di 1 Sam 13,1 fa pensare a un regno brevissimo, forse neppure di due anni. Non si può ancora parlare di vera monarchia: mancano un governo, una capitale, un'amministrazione, un vero esercito. Il primo vero scontro con i Filitei, sui monti di Gelboe (circa il 1010 a.C.) vede la fine di Saul, anticipata in 1 Sam 15 e motivata teologicamente con un atto di disobbedienza da lui compiuto nei confronti di Samuele.

Davide (1010-970 a.C. ca.)

Davide è una delle figure centrali di tutto l'Antico Testamento, presentato come il personaggio intorno al quale nasce Israele come nazione e nel quale Israele esprimerà la sua speranza messianica (2 Sam 7,16; Mt 9,27; Rm 1,3). Le fonti extrabibliche e l'archeologia sorprendentemente non ci dicono nulla su di lui e anche in questo caso dipendiamo unicamente dal testo biblico. Parlano di Davide soprattutto due grandi cicli di narrazioni, la cosiddetta "storia dell'ascesa di Davide al trono" (1 Sam 16 2 Sam 4) e la "storia della successione al trono di Davide" (2 Sam 9 1 Re 2); in 2 Sam 7 abbiamo la ben nota promessa fatta da Dio a Davide attraverso il profeta Natan. Si tratta di veri e propri "romanzi storici" che incorporano tuttavia elementi provenienti verosimilmente da annali e archivi regali. E' evidente l'intento teologico del narratore, ancora più chiaro nella narrazione postesilica di 1 Cr 10 29.

La situazione storica dell'epoca vede un indebolimento dell'Egitto, a partire dal regno di Ramsete III (1206-1175 a.C.) mentre l'impero assiro è ancora lontano dal raggiungere la sua massima potenza: il conteto appare dunque favorevole alla nascita di un regno come quello di Davide, in mezzo alle due grandi potenze. Davide appare sulla scena prima come alleato, poi come nemico di Saul, quindi come vassallo dei Filistei (1 Sam 27) con l'appoggio dei quali riesce a crearsi una situazione di potere al sud, fino a diventare re di Giuda a Ebron. La morte di Saul e l'appoggio filisteo creano le condizioni politiche favorevoli che permettono a Davide di ascendere anche al trono di Israele, cioè delle tribù del nord: per la prima volta Giuda (il sud) e Israele (il nord) si trovano uniti, unione che tuttavia durerà ben poco. Verso l'anno 1000 una delle prime imprese di Davide è la conquista di Gerusalemme, una delle città-stato cananee, che Davide crea subito capitale del nuovo regno (2 Sam 5).

Il motivo è chiaro: Gerusalemme è una città neutrale, a metà strada tra il nord e il sud, forte anche di una favorevole posizione strategica. L'ascesa di Davide crea, com'è facile immaginare, un forte contrasto con i vecchi alleati, i Filistei, che vengono battuti nelle due campagne narrate in 2 Sam 5,17-21.23-25. Altre campagne militari condotte da Davide dentro e fuori i confini del suo piccolo regno ne consolidano la posizione e permettono al re di assumere posizioni di forza nei confronti degli stati vicini (Moabiti, Ammoniti, Edomiti, Aramei...).

Con l'espandersi del regno nasce anche una struttura amministrativa centralizzata: si vedano le liste di funzionari contenute in 2 Sam 8,15-18 e 20,23-26; per la prima volta un insieme di tribù si trova a essere uno stato. Da un punto di vista religioso si inizia con Davide quella centralizzazione del culto che culminerà poi nella costruzione del tempio; non bisogna tuttavia credere che esistesse uno jahvismo già puro, anzi, la tendenza al sincretismo con la religione cananaica è così forte che la lotta profetica a favore del culto di JHWH sarà viva ancora al tempo dell'esilio.

La succesione di Davide.

La "storia della successione" testimonia d'altra parte l'esistenza di conflitti e tensioni all'interno del regno (v. la ribellione del figlio Assalonne narrata in 2 Sam 13-20), tensioni non riducibili a semplici ribellioni locali, ma che fanno pensare all'esistenza di correnti antimonarchiche (cfr. 1 Sam 8) e alla presenza di un forte contrasto tra le tribù del nord e quelle del sud, contrasto che, alla morte di Salomone, si trasformerà in aperta rottura.

Caratteri della monarchia israelita

Se guardiamo al quadro generale della storia di Israele, la monarchia si presenta come un fenomeno secondario: essa è durata meno di un secolo, come monarchia unita (Saul-Davide-Salomone); il regno del Nord ha resistito circa due secoli (fino al 721 a.C.) e quello del Sud un altro secolo e mezzo, fino al 586 a.C. Un solo testo, nell'insieme delle leggi contenute nel Pentateuco, si riferisce al re: si tratta di Dt 17,14-20 che, significativamente, prescrive non i doveri dei sudditi nei confronti del re, ma quelli del re nei confronti dei suoi sudditi. Il potere dei re di Giuda e di Israele è poca cosa in confronto alle altre monarchie del tempo. Uno studio accurato dei testi biblici relativi alla monarchia ci rivela poi con chiarezza l'esistenza di forti tendenze polemiche, che possiamo senz'altro definire antimonarchiche.

Da un punto di vista esteriore i caratteri della monarchia israelita non differiscono molto da quelli delle altre monarchie mediorientali, delle quali Israele accoglie, almeno in parte, l'ideologia. La monarchia ha dunque un carattere sacrale; il re è scelto da Dio e ne è il consacrato, l'Unto (in ebraico il Messia). Testi come 2 Sam 7,14 e Sal 2,7 parlano del re come «figlio adottivo» di Dio, anche se mai si arriva a una deificazione della regalità come ad esempio avviene per i faraoni. Il re è il «servo» di Dio (Sal 18,1; 36,1 ecc.) di cui compie la volontà, il tramite tra Dio e popolo/garante del diritto e della giustizia (cfr. Sal 72 e 101).

Quando il movimento profetico criticherà con forza la monarchia, la critica non sarà mai rivolta all'istituzione in quanto tale, ma in quanto essa si è distaccata da questo ideale religioso. Così anche la storia della successione al trono di Davide, pur mettendo in luce i difetti e i peccati del re, non mette mai in questione l'esistenza stessa della monarchia. Come spiegare allora la presenza di testi antimonarchici come Gdc 8,22-23; 1 Sam 8,7; 10,17-19; 12,20 ecc.? Molti di questi testi, appartenenti alla cosiddetta "storia deuteronomista" sono stati composti o riletti dopo il crollo del regno del Nord; altri ancora dopo l'esilio babilonese, cioè dopo il crollo definitivo della monarchia, che, vista a posteriori, si è rivelata un fallimento.

Storicità

Una ricostruzione «a posteriori» 
[Ebraismo-a cura di G. Filoramo-Bari1999]

ll periodo monarchico e i due successivi corrispondono a reali momenti storici nella vicenda d'Israele, e trovano qualche conferma, per alcune delle vicende narrate dai libri sacri, in fonti diverse dalla Bibbia, che però non forniscono dati per l'età che va da Saul a Salomone. ...

Nei libri di Samuele la monarchia è addirittura presentata come istituzione estranea alla tradizione di Israele, e in un certo senso incompatibile con la corretta teocrazia yahwista rappresentata da Samuele, che è insieme figura «profetica» e l'ultimo dei capi carismatici eletti nel popolo per brevi periodi dal volere divino, detti Giudici. Essa è istituita da Samuele stesso, con il consenso di una divinità riluttante e minacciosa, solo perché il popolo insiste nel volere «un re come ne hanno gli altri popoli».

A questa impostazione antimonarchica sfuggono solo i Salmi e i libri sapienziali della Bibbia; ma non a caso le figure monarchiche «positive», che la tradizione lega a quelle parti del canone palestinese, sono Davide e Salomone, gli antichi re delle origini, fondatori di un Israele unito e potente, saggi e fedeli alla divinità anche se non privi di colpe secondo i racconti dei libri dei Re. Davide, in particolare, è figura positiva: legato alla divinità da un «patto» che ripete gli schemi dei patti patriarcali e mosaico, egli diviene in vari testi del canone il simbolo dell'unità e della potenza, e si appresta così a essere fulcro di un messianismo regale che sfocerà in alcuni filoni del messianismo giudaico e cristiano.

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