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Quaresima e Maria Secondo la profezia di Simeone Gesù sarebbe stato un segno di contraddizione nel popolo,avrebbe suscitato molti oppositori che l'avrebbero messo a morte e la parte finale della Quaresima di Gesù, la settimana santa, sarebbe stata l'ultima delle tante spade che avrebbero trafitto la vita di Maria. Lc 2,34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima». Maria custodisce questa profezia nel suo cuore e rimane fedele alla sua adesione al progetto di Dio : Lc 1,38 Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». Maria è il discepolo esemplare di Gesù, insieme a Giovanni : lo segue per amore , con amore , fino alla Pasqua. Maria segue Gesù nella sua Quaresima, fino ai piedi della croce. Gv 19, 25 Stavano presso la croce di Gesù sua
madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria
di Màgdala. «Maria
è l'icona vivente del Vangelo della sofferenza» La fiducia in Dio e nelle sue promesse, nel suo progetto, il Regno, porta inevaitabilemente la vita ad essere segno di contraddizione in questo mondo con tutte le sofferenze che ne possono derivare , ma questa passione va vissuta e interpretata come è relamente : uno spaziotempo di fede-speranza-amore , una vita-storia di salvezza, il parto doloroso del popolo di Dio che vivrà con Lui nell'eternità beata.La Quaresima di Gesù e in Lui la quaresima di Maria e dei suoi discepoli e dei cristiani è tempo di salvezza per tutti. Sono le doglie del parto di nuovi salvati. Maria è chiamata da alcuni teologi " corredentrice" per evidenziare la sua partecipazione fedele alla Quaresima redentrice di Gesù . Protesi alla gioia pasquale, sulle orme di Cristo
Signore, come suoi discepoli seguiamo l'austero cammino della santa Quaresima. Liturgia delle Ore-Tempo di Quaresima--Inni. La partecipazione
dei discepoli alla quaresima di Gesù è un
parto doloroso:
Gv 12, 23 «Padre glorifica il tuo nome» ... in noi. Catechismo Universale della Chiesa Cattolica: 1427 Gesù chiama alla conversione. Questo appello è una componente essenziale dell'annuncio del Regno: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo” ( Mc 1,15 ). 1428 Ora, l'appello di Cristo alla conversione continua a risuonare nella vita dei cristiani. Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che “comprende nel suo seno i peccatori” e che, “santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 8]. Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana. E' il dinamismo del “cuore contrito” ( Sal 51,19 ) attirato e mosso dalla grazia [Cf Gv 6,44; Gv 12,32 ] a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo [Cf 1Gv 4,10 ]. 1429 Lo testimonia la conversione di san Pietro dopo il triplice rinnegamento del suo Maestro. Lo sguardo d'infinita misericordia di Gesù provoca le lacrime del pentimento ( Lc 22,61 ) e, dopo la Risurrezione del Signore, la triplice confessione del suo amore per lui [Cf Gv 21,15-17 ]. IV. La penitenza interiore 1430 Come già nei profeti, l'appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori, “il sacco e la cenere”, i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece all'espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza [Cf Gl 2,12-13; Is 1,16-17; Mt 6,1-6; 1430 Mt 6,16-18 ]. 1431 La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato “ animi cruciatus [afflizione dello spirito]”, “compunctio cordis [contrizione del cuore]” [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1676-1678; 1705; Catechismo Romano, 2, 5, 4]. 1432 Il cuore dell'uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio dia all'uomo un cuore nuovo [Cf Ez 36,26-27 ]. La conversione è anzitutto un'opera della grazia di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: “Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo” ( Lam 5,21 ). Dio ci dona la forza di ricominciare. E' scoprendo la grandezza dell'amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dall'orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati [Cf Gv 19,37; 1432 Zc 12,10 ]. Teniamo fisso lo sguardo sul sangue di Cristo, e consideriamo quanto sia prezioso per Dio suo Padre; infatti, sparso per la nostra salvezza, offrì al mondo intero la grazia della conversione [San Clemente di Roma, Epistula ad Corinthios, 7, 4]. 1437 La lettura della Sacra Scrittura, la preghiera della Liturgia delle Ore e del Padre Nostro, ogni atto sincero di culto o di pietà ravviva in noi lo spirito di conversione e di penitenza e contribuisce al perdono dei nostri peccati. V. Le molteplici forme della penitenza nella vita cristiana 1434 La penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l'elemosina , [Cf Tb 12,8; Mt 6,1-18 ] che esprimono la conversione in rapporto a se stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri. Accanto alla purificazione radicale operata dal Battesimo o dal martirio, essi indicano, come mezzo per ottenere il perdono dei peccati, gli sforzi compiuti per riconciliarsi con il prossimo, le lacrime di penitenza, la preoccupazione per la salvezza del prossimo, [Cf Gc 5,20 ] l'intercessione dei santi e la pratica della carità che “copre una moltitudine di peccati” ( 1Pt 4,8 ). 1435 La conversione si realizza nella vita quotidiana attraverso gesti di riconciliazione, attraverso la sollecitudine per i poveri, l'esercizio e la difesa della giustizia e del diritto, [Cf Am 5,24; 1435 Is 1,17 ] attraverso la confessione delle colpe ai fratelli, la correzione fraterna, la revisione di vita, l'esame di coscienza, la direzione spirituale, l'accettazione delle sofferenze, la perseveranza nella persecuzione a causa della giustizia. Prendere la propria croce, ogni giorno, e seguire Gesù è la via più sicura della penitenza [Cf Lc 9,23 ]. 1436 Eucaristia e Penitenza. La conversione e la penitenza quotidiane trovano la loro sorgente e il loro alimento nell'Eucaristia, poiché in essa è reso presente il sacrificio di Cristo che ci ha riconciliati con Dio; per suo mezzo vengono nutriti e fortificati coloro che vivono della vita di Cristo; essa “è come l'antidoto con cui essere liberati dalle colpe di ogni giorno e preservati dai peccati mortali” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1638]. 1438 I tempi e i giorni di penitenza nel corso dell'anno liturgico (il tempo della quaresima, ogni venerdì in memoria della morte del Signore) sono momenti forti della pratica penitenziale della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum concilium, 109-110; Codice di Diritto Canonico, 1249-1253; Corpus Canonum Ecclesiarum Orientalium, 880-883]. Questi tempi sono particolarmente adatti per gli esercizi spirituali, le liturgie penitenziali, i pellegrinaggi in segno di penitenza, le privazioni volontarie come il digiuno e l'elemosina, la condivisione fraterna (opere caritative e missionarie). 1439 Il dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella parabola detta “del figlio prodigo” il cui centro è “il padre misericordioso” ( Lc 15,11-24 ): il fascino di una libertà illusoria, l'abbandono della casa paterna; la miseria estrema nella quale il figlio viene a trovarsi dopo aver dilapidato la sua fortuna; l'umiliazione profonda di vedersi costretto a pascolare i porci, e, peggio ancora, quella di desiderare di nutrirsi delle carrube che mangiavano i maiali; la riflessione sui beni perduti; il pentimento e la decisione di dichiararsi colpevole davanti a suo padre; il cammino del ritorno; l'accoglienza generosa da parte del padre; la gioia del padre: ecco alcuni tratti propri del processo di conversione. L'abito bello, l'anello e il banchetto di festa sono simboli della vita nuova, pura, dignitosa, piena di gioia che è la vita dell'uomo che ritorna a Dio e in seno alla sua famiglia, la Chiesa. Soltanto il cuore di Cristo, che conosce le profondità dell'amore di suo Padre, ha potuto rivelarci l'abisso della sua misericordia in una maniera così piena di semplicità e di bellezza. Gesu' si e'preparato alla sua Pasqua, al suo
esodo , la sua vita pubblica, con 40 giorni di digiuno e penitenza. 538 I Vangeli parlano di un tempo di solitudine di Gesù nel deserto, immediatamente dopo che ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni: “Sospinto” dallo Spirito nel deserto, Gesù vi rimane quaranta giorni digiunando; sta con le fiere e gli angeli lo servono [Cf Mc 1,12-13 ]. Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di mettere alla prova la sua disposizione filiale verso Dio. Gesù respinge tali assalti che ricapitolano le tentazioni di Adamo nel Paradiso e quelle d'Israele nel deserto, e il diavolo si allontana da lui “per ritornare al tempo fissato” ( Lc 4,13 ). 539 Gli evangelisti rilevano il senso salvifico di questo misterioso avvenimento. Gesù è il nuovo Adamo, rimasto fedele mentre il primo ha ceduto alla tentazione. Gesù compie perfettamente la vocazione d'Israele: contrariamente a coloro che in passato provocarono Dio durante i quaranta anni nel deserto, [Cf Sal 95,10 ] Cristo si rivela come il Servo di Dio obbediente in tutto alla divina volontà. Così Gesù è vincitore del diavolo: egli ha “legato l'uomo forte” per riprendergli il suo bottino [Cf Mc 3,27 ]. La vittoria di Gesù sul tentatore nel deserto anticipa la vittoria della passione, suprema obbedienza del suo amore filiale per il Padre. 540 La tentazione di Gesù manifesta quale sia la messianicità del Figlio di Dio, in opposizione a quella propostagli da Satana e che gli uomini [Cf Mt 16,21-23 ] desiderano attribuirgli. Per questo Cristo ha vinto il tentatore per noi: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato” ( Eb 4,15 ). La Chiesa ogni anno si unisce al Mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima . La conversione del cuore apre alla grazia del pentimento che è perdono di Dio. Il perdono riporta dentro l' allaeanza con Lui. Al Passaggio di Dio, a Pasqua i cristiani si attendono ancora la salvezza. 1451 Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è “il dolore dell'animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire” [Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1676]. La contrizione o pentimento perfetto che è giàperdono
divino 1452 Quando proviene dall'amore di Dio amato sopra ogni cosa, [ = è dono, grazia] la contrizione è detta “perfetta” (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale [Cf Concilio di Trento: Denz.-Schönm., E' l'esperienza cristiana ,analoga a quella della peccatrice dei vangeli, di piangere i propri peccati davanti a Gesù Lc 7, 37 Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 38 e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. 1453 La contrizione detta “imperfetta” (o “attrizione”) è, anch'essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un'evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l'azione della grazia, dall'assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schönm., 1677]. |
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