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La recita del rosario

1-atto penitenziale

  • VIENI A SALVARMI O DIO
  • VIENI PRESTO O SIGNORE IN MIO AIUTO
  • GLORIA AL PADRE AL FIGLIO …
2-Meditazione delMistero

I MISTERI DELLA GIOIA [LUNEDI - SABATO]

1 L'Annunciazione
2. La visita di Maria a Elisabetta
3. La nascita di Gesù
4. La presentazione al Tempio
5. Gesù dodicenne tra i dottori al Tempio

Gesù viene nel mondo per portare la salvezza dal male e dalla morte e dunque introdurre i salvati nella gioia perfetta, nella felicità eterna. Maria ,la prima ad accogliere Gesù in se stessa è la prima a godere di questa gioia.

Giov 15,9 Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.11 In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.

La promessa di Gesù è una promessa di grazia. Questa grazia ci viene portata da Maria.
L’obbedienza all’amore di Gesù e del Padre, allo Spirito,trasforma anche le nostre afflizioni in gioia perché apre un canale di comunicazione alla grazia salvifica divina. Siamo trasformati, anche nell’afflizione, fino alla perfezione:la grazia trasforma l’afflizione in gioia.

Giov 15,11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

La promessa di Gesù è la pienezza della sua gioia di uomo risorto che diventi piena in noi.
Facendo memoria delle gioie di Maria che accompagna Gesù nei misteri della sua vita noi ci disponiamo a ricevere,insieme con la trasformazione che i misteri operano in noi,la gioia sua,pegno della gioia eterna,manna che ci accompagna nel cammino della storia,fino alla pienezza della gioia del Paradiso

1-Nel primo misteri gaudioso si contempla l’annuncio dell’angelo a Maria.

508 Nella discendenza di Eva, Dio ha scelto la Vergine Maria perché fosse la Madre del suo Figlio. “Piena di grazia”, ella è “il frutto più eccelso della Redenzione” : fin dal primo istante del suo concepimento, è interamente preservata da ogni macchia del peccato originale ed è rimasta immune da ogni peccato personale durante tutta la sua vita.
 509 Maria è veramente “Madre di Dio”, perché è la Madre del Figlio eterno di Dio fatto uomo, Dio lui stesso.
 510 Maria è rimasta “Vergine nel concepimento del Figlio suo, Vergine nel parto, Vergine incinta, Vergine madre, Vergine perpetua” : [Sant'Agostino, Sermones, 186, 1: PL 38, 999] con tutto il suo essere, ella è “la serva del Signore” ( Lc 1,38 ).

 511 Maria Vergine “cooperò alla salvezza dell'uomo con libera fede e obbedienza” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56]. Ha detto il suo “fiat” “loco totius humanae naturae - in nome di tutta l'umanità” : [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, III, 30, 1] per la sua obbedienza, è diventata la nuova Eva, madre dei viventi.
Gesù viene nel mondo a santificare l’umanità per riportarla alla comunione col padre fonte di felicità.
Maria è la prima creatura santificata: rallegrati o Maria lo Spirito divino è sceso su di te e Dio ti ha riempita della pienezza della sua grazia: Gesù.
Colei che ha ricevuto la pienezza della grazia , questo è il nuovo nome di Maria, questo è il suo compito, la sua missione. Maria porta al mondo la pienezza della grazia divina, Gesù. Questo mistero ora avviene per noi.

I. Perché il Verbo si è fatto carne

 456 Con il Credo di Nicea-Costantinopoli confessiamo che il Verbo: “ Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”.

 457 Il Verbo si è fatto carne per salvarci riconciliandoci con Dio: è Dio “che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” ( 1Gv 4,10 ). “Il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo” ( 1Gv 4,14 ). “Egli è apparso per togliere i peccati” ( 1Gv 3,5 ):  La nostra natura, malata, richiedeva d'essere guarita; decaduta, d'essere risollevata; morta, di essere risuscitata. Avevamo perduto il possesso del bene; era necessario che ci fosse restituito. Immersi nelle tenebre, occorreva che ci fosse portata la luce; perduti, attendevamo un salvatore; prigionieri, un soccorritore; schiavi, un liberatore. Tutte queste ragioni erano prive d'importanza? Non erano tali da commuovere Dio sì da farlo discendere fino alla nostra natura umana per visitarla, poiché l'umanità si trovava in una condizione tanto miserabile ed infelice? [San Gregorio di Nissa, Oratio catechetica, 15: PG 45, 48B]

 458 Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l'amore di Dio: “In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui” ( 1Gv 4,9 ). “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” ( Gv 3,16 ).

 459 Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: “Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me. . . ” ( Mt 11,29 ). “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” ( Gv 14,6 ). E il Padre, sul monte della Trasfigurazione, comanda: “Ascoltatelo” ( Mc 9,7 ) [Cf Dt 6,4-5 ]. In realtà, egli è il modello delle Beatitudini e la norma della Legge nuova: “Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati” ( Gv 15,12 ). Questo amore implica l'effettiva offerta di se stessi alla sua sequela [Cf Mc 8,34 ].

 460 Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo “partecipi della natura divina” ( 2Pt 1,4 ): “Infatti, questo è il motivo per cui il Verbo si è fatto uomo, e il Figlio di Dio, Figlio dell'uomo: perché l'uomo, entrando in comunione con il Verbo e ricevendo così la filiazione divina, diventasse figlio di Dio” [Sant'Ireneo di Lione, Adversus haereses, 3, 19, 1]. “Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio” [Sant'Atanasio di Alessandria, De Incarnatione, 54, 3: PG 25, 192B]. “Unigenitus Dei Filius, suae divinitatis volens nos esse participes, naturam nostram assumpsit, ut homines deos faceret factus homo - L'Unigenito Figlio di Dio, volendo che noi fossimo partecipi della sua divinità, assunse la nostra natura, affinché, fatto uomo, facesse gli uomini dei” [San Tommaso d'Aquino, Opusculum 57 in festo Corporis Christi, 1].

II. L'Incarnazione

 461 Riprendendo l'espressione di san Giovanni (Il Verbo si fece carne”: Gv 1,14 ), la Chiesa chiama “Incarnazione” il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto una natura umana per realizzare in essa la nostra salvezza. La Chiesa canta il Mistero dell'Incarnazione in un inno riportato da san Paolo:  Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce ( Fil 2,5-8 ) [Cf Liturgia delle Ore, Cantico dei Vespri del sabato].

 462 Dello stesso Mistero parla la lettera agli Ebrei:  Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo. . . per fare la tua volontà ( Eb 10,5-7 ) [ Eb 10,5-7 cita il Sal 40,7-9 (LXX)].

 463 La fede nella reale Incarnazione del Figlio di Dio è il segno distintivo della fede cristiana: “Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio” ( 1Gv 4,2 ). E' la gioiosa convinzione della Chiesa fin dal suo inizio, allorché canta “il grande Mistero della pietà”: “Egli si manifestò nella carne” ( 1Tm 3,16 ).

III. Vero Dio e vero uomo

 464 L'evento unico e del tutto singolare dell'Incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. Egli si è fatto veramente uomo rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. La Chiesa nel corso dei primi secoli ha dovuto difendere e chiarire questa verità di fede contro eresie che la falsificavano.

 465 Le prime eresie più che la divinità di Cristo hanno negato la sua vera umanità (docetismo gnostico). Fin dall'epoca apostolica la fede cristiana ha insistito sulla vera Incarnazione del Figlio di Dio “venuto nella carne” [Cf 1Gv 4,2-3; 2Gv 1,7 ]. Ma nel terzo secolo, la Chiesa ha dovuto affermare contro Paolo di Samosata, in un Concilio riunito ad Antiochia, che Gesù Cristo è Figlio di Dio per natura e non per adozione. Il primo Concilio Ecumenico di Nicea nel 325 professò nel suo Credo che il Figlio di Dio è “generato, non creato, della stessa sostanza ["homousios"] del Padre”, e condannò Ario, il quale sosteneva che “il Figlio di Dio veniva dal nulla” [Concilio di Nicea I: Denz. -Schönm., 130] e che sarebbe “di un'altra sostanza o di un'altra essenza rispetto al Padre” [Concilio di Nicea I: Denz. -Schönm., 130].

 466 L'eresia nestoriana vedeva in Cristo una persona umana congiunta alla Persona divina del Figlio di Dio. In contrapposizione ad essa san Cirillo di Alessandria e il terzo Concilio Ecumenico riunito a Efeso nel 431 hanno confessato che “il Verbo, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un'anima razionale, si fece uomo” [Concilio di Efeso: ibid. , 250]. L'umanità di Cristo non ha altro soggetto che la Persona divina del Figlio di Dio, che l'ha assunta e fatta sua al momento del suo concepimento. Per questo il Concilio di Efeso ha proclamato nel 431 che Maria in tutta verità è divenuta Madre di Dio per il concepimento umano del Figlio di Dio nel suo seno; “Madre di Dio. . . non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne” [Concilio di Efeso: ibid., 250].

 467 I monofisiti affermavano che la natura umana come tale aveva cessato di esistere in Cristo, essendo stata assunta dalla Persona divina del Figlio di Dio. Opponendosi a questa eresia, il quarto Concilio Ecumenico, a Calcedonia, nel 451, ha confessato:  Seguendo i santi Padri, all'unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consostanziale al Padre per la divinità, e consostanziale a noi per l'umanità, “simile in tutto a noi, fuorché nel peccato” ( Eb 4,15 ), generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l'umanità.  Un solo e medesimo Cristo, Signore, Figlio unigenito, che noi dobbiamo riconoscere in due nature, senza confusione, senza mutamento, senza divisione, senza separazione. La differenza delle nature non è affatto negata dalla loro unione, ma piuttosto le proprietà di ciascuna sono salvaguardate e riunite in una sola persona e una sola ipostasi [Concilio di Calcedonia: Denz. -Schönm., 301-302].

 468 Dopo il Concilio di Calcedonia, alcuni fecero della natura umana di Cristo una sorta di soggetto personale. Contro costoro, il quinto Concilio Ecumenico, a Costantinopoli, nel 553, ha confessato riguardo a Cristo: vi è “una sola ipostasi [o Persona].. ., cioè il Signore nostro Gesù Cristo, Uno della Trinità ” [Concilio di Costantinopoli II: Denz. -Schönm., 424]. Tutto, quindi, nell'umanità di Cristo deve essere attribuito alla sua Persona divina come al suo soggetto proprio, [Cf già Concilio di Efeso: Denz. -Schönm., 255] non soltanto i miracoli ma anche le sofferenze [Cf Concilio di Costantinopoli II: Denz. -Schönm., 424] e così pure la morte: “Il Signore nostro Gesù Cristo, crocifisso nella sua carne, è vero Dio, Signore della gloria e Uno della Santa Trinità” [Cf Concilio di Costantinopoli II: Denz.- Schönm., 424].

 469 La Chiesa così confessa che Gesù è inscindibilmente vero Dio e vero uomo. Egli è veramente il Figlio di Dio che si è fatto uomo, nostro fratello, senza con ciò cessare d'essere Dio, nostro Signore:  “Id quod fuit remansit et quod non fuit assumpsit - Rimase quel che era e quel che non era assunse”, canta la Liturgia romana [Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle letture di Natale, cf San Leone Magno, Sermones, 21, 2-3: PL 54, 192A]. E la Liturgia di san Giovanni Crisostomo proclama e canta: “O Figlio Unigenito e Verbo di Dio, tu, che sei immortale, per la nostra salvezza ti sei degnato d'incarnarti nel seno della santa Madre di Dio e sempre Vergine Maria; tu, che senza mutamento sei diventato uomo e sei stato crocifisso, o Cristo Dio, tu, che con la tua morte hai sconfitto la morte, tu che sei Uno della santa Trinità, glorificato con il Padre e lo Spirito Santo, salvaci!” [Liturgia bizantina, Tropario “O Monoghenis”].

484 L'Annunciazione a Maria inaugura la “pienezza del tempo” ( Gal 4,4 ), cioè il compimento delle promesse e delle preparazioni. Maria è chiamata a concepire colui nel quale abiterà “corporalmente tutta la pienezza della divinità” ( Col 2,9 ). La risposta divina al suo “Come è possibile? Non conosco uomo” ( Lc 1,34 ) è data mediante la potenza dello Spirito: “Lo Spirito Santo scenderà su di te” ( Lc 1,35 ).

 485 La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio [Cf Gv 16,14-15 ]. Lo Spirito Santo, che è “Signore e dà la vita”, è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un'umanità tratta dalla sua.

 486 Il Figlio unigenito del Padre, essendo concepito come uomo nel seno della Vergine Maria, è “Cristo”, cioè unto dallo Spirito Santo, [Cf Mt 1,20; 486 Lc 1,35 ] sin dall'inizio della sua esistenza umana, anche se la sua manifestazione avviene progressivamente: ai pastori, [Cf Lc 2,8-20 ] ai magi, [ Cf Mt 2,1-12 ] a Giovanni Battista, [Cf Gv 1,31-34 ] ai discepoli [Cf Gv 2,11 ]. L'intera vita di Gesù Cristo manifesterà dunque “come Dio [lo] consacrò in Spirito Santo e potenza” ( At 10,38 ).

II. ... nato dalla Vergine Maria

 487 Ciò che la fede cattolica crede riguardo a Maria si fonda su ciò che essa crede riguardo a Cristo, ma quanto insegna su Maria illumina, a sua volta, la sua fede in Cristo.

La predestinazione di Maria

 488 “Dio ha mandato suo Figlio” ( Gal 4,4 ), ma per preparargli un corpo, [Cf Eb 10,5 ] ha voluto la libera collaborazione di una creatura. Per questo, Dio, da tutta l'eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d'Israele, una giovane ebrea di Nazaret in Galilea, “una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria” ( Lc 1,26-27 ): Volle il Padre delle misericordie che l'accettazione di colei che era predestinata a essere la Madre precedesse l'Incarnazione, perché così, come la donna aveva contribuito a dare la morte, la donna contribuisse a dare la vita [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56; cf 61].

 489 Nel corso dell'Antica Alleanza, la missione di Maria è stata preparata da quella di sante donne. All'inizio c'è Eva: malgrado la sua disobbedienza, ella riceve la promessa di una discendenza che sarà vittoriosa sul Maligno, [Cf Gen 3,15 ] e quella d'essere la madre di tutti i viventi [Cf Gen 3,20 ]. In forza di questa promessa, Sara concepisce un figlio nonostante la sua vecchiaia [Cf Gen 18,10-14; 489 Gen 21,1-2 ]. Contro ogni umana attesa, Dio sceglie ciò che era ritenuto impotente e debole [Cf 1Cor 1,27 ] per mostrare la sua fedeltà alla promessa: Anna, la madre di Samuele, [Cf 1Sam 1 ] Debora, Rut, Giuditta e Ester, e molte altre donne. Maria “primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da lui la salvezza. . . Con lei, la eccelsa figlia di Sion, dopo la lunga attesa della Promessa, si compiono i tempi e si instaura la nuova economia” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 55].

L'Immacolata Concezione

 490 Per esser la Madre del Salvatore, Maria “da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande carica” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 55]. L'angelo Gabriele, al momento dell'Annunciazione, la saluta come “piena di grazia” ( Lc 1,28 ). In realtà, per poter dare il libero assenso della sua fede all'annunzio della sua vocazione, era necessario che fosse tutta sorretta dalla grazia di Dio.

 491 Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata di grazia da Dio, [Cf Lc 1,28 ] era stata redenta fin dal suo concepimento. E' quanto afferma il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854:
 La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale [Pio IX, Bolla Ineffabilis Deus: Denz. -Schönm., 2803].

 492 Questi “splendori di una santità del tutto singolare” di cui Maria è “adornata fin dal primo istante della sua concezione” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56] le vengono interamente da Cristo: ella è “redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56]. Più di ogni altra persona creata, il Padre l'ha “benedetta con ogni benedizione spirituale, nei cieli, in Cristo” ( Ef 1,3 ). In lui l'ha scelta “prima della creazione del mondo, per essere” santa e immacolata “al suo cospetto nella carità” ( Ef 1,4 ).

 493 I Padri della Tradizione orientale chiamano la Madre di Dio “la Tutta Santa” (Panaghia”), la onorano come “immune da ogni macchia di peccato, dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa una nuova creatura” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56]. Maria, per la grazia di Dio, è rimasta pura da ogni peccato personale durante tutta la sua esistenza.

“Avvenga di me quello che hai detto... ”

 494 All'annunzio che avrebbe dato alla luce “il Figlio dell'Altissimo” senza conoscere uomo, per la potenza dello Spirito Santo, [Cf Lc 1,28-37 ] Maria ha risposto con “l'obbedienza della fede” ( Rm 1,5 ), certa che “nulla è impossibile a Dio”: “Io sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto” ( Lc 1,37-38 ). Così, dando il proprio assenso alla Parola di Dio, “Maria è diventata Madre di Gesù e, abbracciando con tutto l'animo e senza essere ritardata da nessun peccato la volontà divina di salvezza, si è offerta totalmente. . . alla persona e all'opera del Figlio suo, mettendosi al servizio del Mistero della Redenzione, sotto di lui e con lui, con la grazia di Dio onnipotente”: [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56]  Come dice sant'Ireneo, “obbedendo divenne causa della salvezza per sé e per tutto il genere umano”. Con lui, non pochi antichi Padri affermano: “Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l'obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l'ha sciolto con la sua fede”, e, fatto il paragone con Eva, chiama no Maria “la Madre dei viventi” e affermano spesso: “la morte per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 56].

La maternità divina di Maria

 495 Maria, chiamata nei Vangeli “la Madre di Gesù” ( Gv 2,1; Gv 19,25 ), [Cf Mt 13,55 ] prima della nascita del Figlio suo è acclamata, sotto la mozione dello Spirito, “la Madre del mio Signore” ( Lc 1,43 ). Infatti, colui che Maria ha concepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santissima Trinità. La Chiesa confessa che Maria è veramente Madre di Dio [Theotokos”] [Cf Concilio di Efeso: Denz. -Schönm., 251].

La verginità di Maria

 496 Fin dalle prime formulazioni della fede, [Cf Denz.- Schönm., 10-64] la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l'aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito “senza seme, per opera dello Spirito Santo” [Concilio Lateranense (649): Denz. -Schönm., 503]. Nel concepimento verginale i Padri ravvisano il segno che si tratta veramente del Figlio di Dio, il quale è venuto in una umanità come la nostra:  Così, sant'Ignazio di Antiochia (inizio II secolo): “Voi siete fermamente persuasi riguardo a nostro Signore che è veramente della stirpe di Davide secondo la carne, [Cf Rm 1,3 ] Figlio di Dio secondo la volontà e la potenza di Dio, [Cf Gv 1,13 ] veramente nato da una Vergine, . . . veramente è stato inchiodato [alla croce] per noi, nella sua carne, sotto Ponzio Pilato. . . Veramente ha sofferto, così come veramente è risorto” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Smyrnaeos, 1-2].

 497 I racconti evangelici [Cf Mt 1,18-25; 497 Lc 1,26-38 ] considerano la concezione verginale un'opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana: [Cf Lc 1,34 ] “Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”, dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa ( Mt 1,20 ). La Chiesa vede in ciò il compimento della promessa divina fatta per bocca del profeta Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio” [ Is 7,14, secondo la traduzione greca di Mt 1,23 ].

 498 Il silenzio del Vangelo secondo san Marco e delle Lettere del Nuovo Testamento sul concepimento verginale di Maria è stato talvolta causa di perplessità. Ci si è potuto anche chiedere se non si trattasse di leggende o di elaborazioni teologiche senza pretese di storicità. A ciò si deve rispondere: La fede nel concepimento verginale di Gesù ha incontrato vivace opposizione, sarcasmi o incomprensione da parte dei non-credenti, giudei e pagani: [Cf San Giustino, Dialogus cum Tryphone Judaeo, 99, 7; Origene, Contra Celsum, 1, 32. 69; e. a] essa non trovava motivo nella mitologia pagana né in qualche adattamento alle idee del tempo. Il senso di questo avvenimento è accessibile soltanto alla fede, la quale lo vede in quel “nesso che lega tra loro i vari misteri”, [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3016] nell'insieme dei Misteri di Cristo, dalla sua Incarnazione alla sua Pasqua. Sant'Ignazio di Antiochia già testimonia tale legame: “Il principe di questo mondo ha ignorato la verginità di Maria e il suo parto, come pure la morte del Signore: tre Misteri sublimi che si compirono nel silenzio di Dio” [Sant'Ignazio di Antiochia, Epistula ad Ephesios, 19, 1; cf 1Cor 2,8 ].

Maria “sempre Vergine”

 499 L'approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria [Cf Concilio di Costantinopoli II: Denz.-Schönm., 427] anche nel parto del Figlio di Dio fatto uomo [Cf San Leone Magno, Lettera Lectis dilectionis tuae: Denz.-Schönm., 291; 294; Pelagio I, Lettera Humani generis: ibid., 442; Concilio Lateranense (649): ibid., 503; Concilio di Toledo XVI: ibid., 571; Pio IV, Cost. Cum quorumdam hominum: ibid., 1880]. Infatti la nascita di Cristo “non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l'ha consacrata” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 57]. La Liturgia della Chiesa celebra Maria come la “Aeiparthenos”, “sempre Vergine” [Cf ibid., 52].

 500 A ciò si obietta talvolta che la Scrittura parla di fratelli e di sorelle di Gesù [Cf Mc 3,31-35; 500 Mc 6,3; 1Cor 9,5; Gal 1,19 ]. La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria: infatti Giacomo e Giuseppe, “fratelli di Gesù” ( Mt 13,55 ) sono i figli di una Maria discepola di Cristo, [Cf Mt 27,56 ] la quale è designata in modo significativo come “l'altra Maria” ( Mt 28,1 ). Si tratta di parenti prossimi di Gesù, secondo un'espressione non inusitata nell'Antico Testamento [Cf Gen 13,8; Gen 14,16; Gen 29,15; ecc...].

 501 Gesù è l'unico Figlio di Maria. Ma la maternità spirituale di Maria [Cf Gv 19,26-27; Ap 12,17 ] si estende a tutti gli uomini che egli è venuto a salvare: “Ella ha dato alla luce un Figlio, che Dio ha fatto “il primogenito di una moltitudine di fratelli” ( Rm 8,29 ), cioè dei fedeli, e alla cui nascita e formazione ella coopera con amore di madre” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 63].

La maternità verginale di Maria nel disegno di Dio

 502 Lo sguardo della fede può scoprire, in connessione con l'insieme della Rivelazione, le ragioni misteriose per le quali Dio, nel suo progetto salvifico, ha voluto che suo Figlio nascesse da una Vergine. Queste ragioni riguardano tanto la Persona e la missione redentrice di Cristo, quanto l'accettazione di tale missione da parte di Maria in favore di tutti gli uomini.

 503 La verginità di Maria manifesta l'iniziativa assoluta di Dio nell'Incarnazione. Gesù come Padre non ha che Dio [Cf Lc 2,48-49 ]. “La natura umana che egli ha assunto non l'ha mai separato dal Padre. . . Per natura Figlio del Padre secondo la divinità, per natura Figlio della Madre secondo l'umanità, ma propriamente Figlio di Dio nelle sue due nature” [Concilio del Friuli (796): Denz. -Schönm., 619].

 504 Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria perché egli è il nuovo Adamo [Cf 1Cor 15,45 ] che inaugura la nuova creazione: “Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo” ( 1Cor 15,47 ). L'umanità di Cristo, fin dal suo concepimento, è ricolma dello Spirito Santo perché Dio gli “dà lo Spirito senza misura” ( Gv 3,34 ). “Dalla pienezza” di lui, capo dell'umanità redenta, [Cf Col 1,18 ] “noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” ( Gv 1,16 ).

 505 Gesù, il nuovo Adamo, inaugura con il suo concepimento verginale la nuova nascita dei figli di adozione nello Spirito Santo per la fede. “Come è possibile?” ( Lc 1,34 ) [Cf Gv 3,9 ]. La partecipazione alla vita divina non proviene “da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio” ( Gv 1,13 ). L'accoglienza di questa vita è verginale perché è interamente donata all'uomo dallo Spirito. Il senso sponsale della vocazione umana in rapporto a Dio [Cf 2Cor 11,2 ] si compie perfettamente nella maternità verginale di Maria.

 506 Maria è vergine perché la sua verginità è il segno della sua fede “che non era alterata da nessun dubbio” e del suo totale abbandono alla volontà di Dio [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 63 e 1Cor 7,34-35 ]. Per la sua fede ella diviene la Madre del Salvatore: “Beatior est Maria percipiendo fidem Christi quam concipiendo carnem Christi-Maria è più felice di ricevere la fede di Cristo che di concepire la carne di Cristo” [Sant'Agostino, De sancta virginitate, 3: PL 40, 398].

 507 Maria è ad un tempo vergine e madre perché è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa: [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 63] “La Chiesa. . . per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è la vergine che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 64].

2-Nel secondo mistero gaudioso si contempla la visita di Maria ad Elisabetta.

Maria porta Gesù alla cugina Elisabetta e Gesù la riempie dello Spirito divino.Elisabetta insieme al bambino che porta in grembo esulta di gioia  e diventa la prima che riconosce il mistero della divinità di Gesù ed invoca Maria come portatrice di grazia, di benedizione divina.
Questo mistero ora avviene per noi.

717 “Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni” ( Gv 1,6 ). Giovanni è “pieno di Spirito Santo fin dal seno di sua madre” ( Lc 1,15; Lc 1,41 ) per opera dello stesso Cristo che la Vergine Maria aveva da poco concepito per opera dello Spirito Santo. La “visitazione” di Maria ad Elisabetta diventa così visita di Dio al suo popolo [Cf Lc 1,68 ].

2674 Dopo il consenso dato nella fede al momento dell'Annunciazione e mantenuto, senza esitazione, sotto la croce, la maternità di Maria si estende ora ai fratelli e alle sorelle del Figlio suo, “ancora pellegrini e posti in mezzo a pericoli e affanni” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 62]. Gesù, l'unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera; Maria, Madre sua e Madre nostra, è pura trasparenza di lui: ella “mostra la Via” [Hodoghitria”], ne è “il Segno”, secondo l'iconografia tradizionale in Oriente e in Occidente.

 2675 E' a partire da questa singolare cooperazione di Maria all'azione dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola sulla Persona di Cristo manifestata nei suoi misteri. Negli innumerevoli inni e antifone in cui questa preghiera si esprime, si alternano di solito due movimenti: l'uno “magnifica” il Signore per le “grandi cose” che ha fatto per la sua umile serva e, mediante lei, per tutti gli uomini; [Cf Lc 1,46-55 ] l'altro affida alla Madre di Gesù le suppliche e le lodi dei figli di Dio, dal momento che ora ella conosce l'umanità, che in lei è sposata dal Figlio di Dio.

 2676 Questo duplice movimento della preghiera a Maria ha trovato un'espressione privilegiata nella preghiera dell'Ave Maria: “Ave, Maria [rallegrati, Maria]”. Il saluto dell'angelo Gabriele apre la preghiera dell'Ave. E' Dio stesso che, tramite il suo angelo, saluta Maria. La nostra preghiera osa riprendere il saluto a Maria con lo sguardo che Dio ha rivolto alla sua umile serva, [ Cf Lc 1,48 ] e ci fa rallegrare della gioia che egli trova in lei [Cf Sof 3,17 b].

 “Piena di grazia, il Signore è con te”. Le due espressioni del saluto dell'angelo si chiariscono reciprocamente. Maria è piena di grazia perché il Signore è con lei. La grazia della quale è colmata è la presenza di colui che è la sorgente di ogni grazia. “Rallegrati. . . figlia di Gerusalemme. . . il Signore” è “in mezzo a te” ( Sof 3,14; Sof 3,17 a). Maria, nella quale il Signore stesso prende dimora, è la personificazione della figlia di Sion, dell'Arca dell'Alleanza, il luogo dove abita la Gloria del Signore: ella è la “dimora di Dio con gli uomini” ( Ap 21,3 ). “Piena di grazia”, Maria è interamente donata a colui che prende dimora in lei e che lei donerà al mondo.

 “Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù”. Dopo il saluto dell'angelo, facciamo nostro quello di Elisabetta. “Piena di Spirito Santo” ( Lc 1,41 ), Elisabetta è la prima della lunga schiera di generazioni che chiama Maria beata: [Cf Lc 1,48 ] “Beata colei che ha creduto. . . ” ( Lc 1,45 ); Maria è “benedetta fra le don ne”, perché ha creduto nell'adempimento della parola del Signore. Abramo, per la sua fede, è diventato una benedizione per “tutte le famiglie della terra” ( Gen 12,3 ). Per la sua fede, Maria è diventata la Madre dei credenti, grazie alla quale tutte le nazioni della terra ricevono colui che è la benedizione stessa di Dio: Gesù, il frutto benedetto del suo grembo.

 2677 “Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi. . . ”. Con Elisabetta ci meravigliamo: “A che debbo che la Madre del mio Signore venga a me?” ( Lc 1,43 ). Maria, poiché ci dona Gesù, suo figlio, è la Madre di Dio e la Madre nostra; possiamo confidarle tutte le nostre preoccupazioni e le nostre implorazioni: ella prega per noi come ha pregato per sé: “Avvenga di me quello che hai detto” ( Lc 1,38 ). Affidandoci alla sua preghiera, con lei ci abbandoniamo alla volontà di Dio: “Sia fatta la tua volontà”.

 2679 Maria è l'Orante perfetta, figura della Chiesa. Quando la preghiamo, con lei aderiamo al Disegno del Padre, che manda il Figlio suo per salvare tutti gli uomini. Come il discepolo amato, prendiamo con noi [Cf ibid] la Madre di Gesù, diventata la Madre di tutti i viventi. Possiamo pregare con lei e pregarla. La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria, alla quale è unita nella speranza [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 68-69]

3-Nel terzo mistero gaudioso si contempla la nascita di Gesù a Betlemme.

Il Mistero del Natale si compie in noi allorché Cristo “si forma” in noi [Cf Gal 4,19 ].
 Natale è il Mistero di questo “meraviglioso scambio”: O meraviglioso scambio!
Il Creatore ha preso un'anima e un corpo, è nato da una vergine; fatto uomo senza opera d'uomo, ci dona la sua divinità.

Il Mistero del Natale

 525 Gesù è nato nell'umiltà di una stalla, in una famiglia povera; [Cf Lc 2,6-7 ] semplici pastori sono i primi testimoni dell'avvenimento. In questa povertà si manifesta la gloria del cielo [Cf Lc 2,8-20 ]. La Chiesa non cessa di cantare la gloria di questa notte:
 La Vergine oggi dà alla luce l'Eterno
 e la terra offre una grotta all'Inaccessibile.
 Gli angeli e i pastori a lui inneggiano
 e i magi, guidati dalla stella,
 vengono ad adorarlo.
 Tu sei nato per noi
 Piccolo Bambino, Dio eterno!
 [Kontakion di Romano il Melode]

526 “Diventare come i bambini” in rapporto a Dio è la condizione per entrare nel Regno; [Cf Mt 18,3-4 ] per questo ci si deve abbassare, [Cf Mt 23,12 ] si deve diventare piccoli; anzi, bisogna “rinascere dall'alto” ( Gv 3,7 ), essere generati da Dio [Cf Gv 1,13 ] per “diventare figli di Dio” ( Gv 1,12 ). Il Mistero del Natale si compie in noi allorché Cristo “si forma” in noi [Cf Gal 4,19 ]. Natale è il Mistero di questo “meraviglioso scambio”: O meraviglioso scambio! Il Creatore ha preso un'anima e un corpo, è nato da una vergine; fatto uomo senza opera d'uomo, ci dona la sua divinità [Liturgia delle Ore, I, Antifona dei Vespri nell'Ottava di Natale].

4-Nel quarto mistero gaudioso si contempla la presentazione di Gesù al Tempio per la circoncisione

Gesù viene portato al Tempio da Maria  “per la loro purificazione”.L’evangelista Luca gioca sulle parole perché scopre un mistero:né Maria , né Gesù hanno bisogno di purificazione come voleva la legge mosaica, ma adempiendo a questa legge Gesù per la prima volta entra nel Tempio  e “per la loro purificazione=del popolo” egli viene circonciso,consacrato a Dio come maschio primogenito.
Gesù è il Messia, quello promesso per la salvezza definitiva del popolo.
La carne di Gesù subisce questa consacrazione e questo mistero continua ora per noi.

527 La Circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita, [Cf Lc 2,21 ] è segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo, nel popolo dell'Alleanza, della sua sottomissione alla Legge, [Cf Gal 4,4 ] della sua abilitazione al culto d'Israele al quale parteciperà durante tutta la vita. Questo segno è prefigurazione della “circoncisione di Cristo” che è il Battesimo [Cf Col 2,11-13 ].

529 La Presentazione di Gesù al Tempio [Cf Lc 2,22-39 ] lo mostra come il Primogenito che appartiene al Signore [Cf Es 13,12-13 ]. In Simeone e Anna è tutta l'attesa di Israele che viene all' Incontro con il suo Salvatore (la tradizione bizantina chiama così questo avvenimento). Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, “luce delle genti” e “gloria di Israele”, ma anche come “segno di contraddizione”. La spada di dolore predetta a Maria annunzia l'altra offerta, perfetta e unica, quella della croce, la quale darà la salvezza “preparata da Dio davanti a tutti i popoli”.

5-Nel quinto mistero gaudioso si contempla il ritrovamento di Gesù tra i dottori del Tempio

Gesù, dodicenne è  bar-mitzwa=figlio della Legge mosaica.
Gesù è tenuto a obbedire alla legge e puo’ anche commentarla.
Al Tempio per la prima volta, adempiendo ai diritti che la Legge gli dava, inzia la sua missione evangelizzatrice: «bisogna che io mi occupi delle cose del Padre=la santificazione del popolo ».
Questo mistero ora continua in noi…

531 Durante la maggior parte della sua vita, Gesù ha condiviso la condizione della stragrande maggioranza degli uomini: un'esistenza quotidiana senza apparente grandezza, vita di lavoro manuale, vita religiosa giudaica sottomessa alla Legge di Dio, [Cf Gal 4,4 ] vita nella comunità. Riguardo a tutto questo periodo ci è rivelato che Gesù era “sottomesso” ai suoi genitori e che “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” ( Lc 2,51-52 ).

532 Nella sottomissione di Gesù a sua madre e al suo padre legale si realizza l'osservanza perfetta del quarto comandamento. Tale sottomissione è l'immagine nel tempo della obbedienza filiale al suo Padre celeste. La quotidiana sottomissione di Gesù a Giuseppe e a Maria annunziava e anticipava la sottomissione del Giovedì Santo: “Non. . . la mia volontà. . . ” ( Lc 22,42 ). L'obbedienza di Cristo nel quotidiano della vita nascosta inaugurava già l'opera di restaurazione di ciò che la disobbedienza di Adamo aveva distrutto [Cf Rm 5,19 ].

533 La vita nascosta di Nazaret permette ad ogni uomo di essere in comunione con Gesù nelle vie più ordinarie della vita quotidiana: Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo. . . In primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile e indispensabile del lo spirito. . . Essa ci insegna il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi cos'è la famiglia, cos'è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile. . . Infine impariamo una lezione di lavoro. Oh! dimora di Nazaret, casa del “Figlio del falegname”! Qui soprattutto desideriamo comprendere e celebrare la legge, severa certo, ma redentrice della fatica umana. . . Infine vogliamo salutare gli operai di tutto il mon do e mostrar loro il grande modello, il loro divino fratello [Paolo VI, discorso del 5 gennaio 1964 a Nazaret, cf Liturgia delle Ore, I, Ufficio delle Letture della festa della Santa Famiglia].

 534 Il ritrovamento di Gesù nel Tempio [Cf Lc 2,41-52 ] è il solo avvenimento che rompe il silenzio dei Vangeli sugli anni nascosti di Gesù. Gesù vi lascia intravvedere il mistero della sua totale consacrazione a una missione che deriva dalla sua filiazione divina: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” ( Lc 2,49 ). Maria e Giuseppe “non compresero” queste parole, ma le accolsero nella fede, e Maria “serbava tutte queste cose nel suo cuore” ( Lc 2,51 ) nel corso degli anni in cui Gesù rimase nascosto nel silenzio di una vita ordinaria.

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