Piccolo Corso Biblico

VANGELI

anima«... L'idea dell'anima come qualcosa di distinto dal corpo e che sopravvive ad esso è propria (delle tradizioni popolari , universalmente) e di molte dottrine religiose antiche, da quella babilonese a quelle egiziane e iraniche; nell'antica religione greca dell'orfismo e in alcune religioni orientali, come il buddismo e l'induismo, si ritiene che l'anima possa ( trasmigrare) e reincarnarsi in individui o esseri diversi.
«... Nella letteratura rabbinica classica, per " anima" è possibile avere come riferimento nèfesh - נפש che è "l'uomo come essere respirante, cioè vivo e vitale". Il termine nefesh non si identifica nè con il soffio di vita che Dio ha soffiato in Adamo ( nishmat ) nè con il vento ( ruah ) , l'energia , l'ispirazione interiore inconscia che " muove" e guida l'essere umano vivente...»
« ...La parola latina anima ha la sua etimologia nel greco ánemos : "vento", "soffio" e nell'uomo vale "respiro". Dal significato originario , che mette in relazione la "vita" con la funzione biologica del respirare, anima è poi passata a indicare quel principio che è all'origine di pensieri, affetti, passioni dell'uomo, e della sua stessa coscienza morale.

[Enc. Trecccani / anima]



La traduzione in latino della Bibbia ebraica [ credits: gliscritti.it]La Vetus Latina « ...Vi furono numerose traduzioni dal greco al latino della Bibbia , traduzioni parziali e due complete: una in Africa, detta Afra; l'altra, usata in Occidente identificata come Itala di cui parla Agostino d'Ippona in De Doctrina Christiana, II, 15. Si tratta di traduzioni della LVXX e del NT in un latino ricco di espressioni popolari. Agostino preferì l'Itala il cui testo fu ricostruito a partire da testi patristici e pochi manoscritti completi ed edito dai monaci di Beuron a partire dal 1954 ed è noto come Vetus Latina. La Vulgata La Vulgata Editio è la Bibbia in latino a partire dalla versione ebraica TANAK e dal NT in greco realizzata alla fine del IV secolo da Sofronio Eusebio Girolamo . La traduzione fu commissionata dal Papa che voleva una traduzione "più comprensibile" per il popolo cristiano . S. Girolamo tradusse dall'ebraico solo i libri dell'Antico Testamento che erano inclusi nel canone ebraico e del Nuovo Testamento effettuò soltanto la revisione dei Vangeli. I rimanenti libri dell'Antico Testamento ( Baruch , Ecclesiastico , Sapienza , Maccabei ) e del Nuovo Testamento ( Lettere di S. Paolo, Atti , Lettere Cattoliche , Apocalisse ) inclusi nella Vulgata riportano semplicemente l'antica vetus latina, mentre il Salterio ne costituisce una revisione. S. Girolamo iniziò i lavori a Roma nel 383 per invito di papa Damaso e li terminò a Betlemme verso il 405-406. Questa versione, condotta direttamente sul testo ebraico, incontrò difficoltà ad affermarsi nella Chiesa latina e non si impose fino al VIII sec., ma da quel momento esercitò un enorme influsso linguistico e teologico su tutto il Medioevo. La Vulgata fu il primo libro stampato da Gutenberg a Magonza nel 1452-1455. Lutero attaccò la Vulgata e propose la sua versione della Bibbia in tedesco (1522-1534), ma il Concilio di Trento, con un decreto del 1546, la dichiarò come versione ufficiale della Chiesa Cattolica e chiese alla Santa Sede di approntarne un'edizione “emendatissima”, opera che si concluse, dopo molte peripezie, sotto Clemente VIII, con la cosiddetta Vulgata Sisto-clementina .

Venne ufficalmente proclamata " Traduzione canonica della Bibbia per l'intera Chiesa cattolica" durante il Concilio di Trento (1545-1563) . Il testo della Vulgata è alla base delle più antiche versioni cattoliche in volgare : l' inglese (1609),l' italiana (Martini, 1776), la francese (Crampon, 1885). Venne poi revisionata per il Concilio Vaticano II (1962-1965) con il nome di Nova Vulgata " e Paolo VI dopo il Concilio tolse praticamente alla vecchia Vulgata il prestigio di testo ufficiale della Chiesa cattolica.

Il suo valore risiede, comunque, tuttora nell'essere la traduzione affermatasi nella Tradizione cattolica e, per questo, di garantire quella comprensione del “sensus plenior”, del “senso più pieno” delle Scritture, rivelatosi in Cristo e manifestato appieno dallo Spirito Santo nella fede della Chiesa.
" tradurre" significa " tradire"
Esemplare la traduzione di Gen 3, 15 che ...
- nel Testo Masoretico ( ebraico) suona “Io porrò inimicizia tra te (il serpente) e la stirpe degli uomini” ,
- nella LXX greca è “Io porrò inimicizia tra te e lui (il Messia)” ,
- mentre la Vulgata latina, che traduce al femminile “ipsa conteret”, legge “Io porrò inimicizia tra te e lei (Maria)” ... »

E' sempre necessario comprendere i testi biblici "nell'ambiente culturale" in cui sono stati redatti e questo " lavoro faticoso" oggi viene fatto dai biblisti   a favore di tutti . Una corretta esegesi biblica richiede poi una interpretazione per la corretta COMPRENSIONE della Parola nel proprio contesto culturale e religioso e questo è un compito del Magistero.

Mt 13, 19 Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 1 Corinzi 2, 14 ... l'uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio: esse sono follia per lui e non è capace di intenderle, perché di esse si può giudicare per mezzo dello Spirito.
La traduzione in latino - l''ebraico nishmat che in greco è pnoè , in latino diventa spiraculum : spiraglio , apertura , ( riferito ad una) folata di ventilazione ;
- nefesh
, in greco psykè , viene tradotto con " anima ", a volte con vita
- ruah
 , in greco pneuma è reso generalmente con " spiritus "
- 'hay - hayyah
diventato in greco bios, o anima o Zoè --> diventa in latino vita   e in italiano vita
L' ebraico 'hay  nella TANAK , in greco diventa bios , anima o Zoè a seconda dei contesti. In latino e poi in italiano i tre termini greci vengono tutti e tre tradotti con con vita , cancellando ogni differenza tra : vita, vita, e VITA ! I testi del del Nuovo Testamento giunti a noi sono scritti in greco ma i redattori sono tutti ebrei  che ben conoscevano la TANAK e la LVXX ( i Vangeli sono redatti  seguendo le regole che erano state stabilite per gli scribi, i rabbini ) e pensavano con una "mente giudaico-cristiana" del I°- II°sec.
I filosofi greci e latini Seneca , Cicerone ( I -II sec)
L'uomo, nonostante il Fato preordini la sua vita, può liberamente agire pre-vedendo il proprio destino, magari ricorrendo alla divinazione e alla mantica ( negromanzia) , e quindi adeguando, per evitare i mali previsti, i suoi comportamenti a quanto gli riserva il destino. Il corso inesorabile e causale degli avvenimenti stabilito dal Fato (εἰμαρμένη) potrà essere modificato dall'intervento provvidenziale (πρόνοια) degli dèi. Destino e provvidenza, quindi, nella visione stoica corrono su due binari paralleli poiché ambedue sono immanenti alla realtà umana. Questa filosofia giungerà nel mondo latino-romano ed era diffusa ai tempi di Gesù

Paolo nei suoi scritti dimostra di conoscere la filosofia stoica : sosterrà la concezione della sovrana libertà dell'uomo nei confronti del Fato , ritenendo necessario il libero agire morale dell'uomo nonostante che il mondo sia stato regolato ab aeterno da Dio e ci sia un intervento nella storia della Provvidenza divina. Il pensiero di Agostino attraverserà tutto il Medioevo nei dibattiti sulla prescienza di Dio e sulla libertà dell'uomo.

Plotino ( III sec)
Lui ed i suoi discepoli concepiscono il pneuma come un attributo del corpo astrale umano, di natura intermedia, chiamato ochema e detto appunto corpo pneumatico .
Gli Gnostici
( II-IV sec.)
L''uomo è composto di pneuma, psyké, e sòma(corpo ).
La "parte superiore" della psykè è il pneuma che risiede nel mondo spirituale : «non è disceso nella materia » quindi è privo di contatto col corpo carnale.


La teologia del NT nei primi secoli cristiani In uno dei documenti cristiani più antichi si legge :
« La carne, anche se non ha ricevuto alcuna ingiuria, si accanisce con odio e fa’ la guerra all’anima, perché questa non le permette di godere dei piaceri sensuali; allo stesso modo anche il mondo odia i cristiani pur non avendo ricevuto nessuna ingiuria, per il solo motivo che questi sono contrari ai piaceri. L’anima ama la carne, che però la odia, e le membra; e così pure i cristiani amano chi li odia.

L’anima è rinchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono detenuti nel mondo come in una prigione, ma  sono loro a sostenere il mondo . L’anima immortale risiede in un corpo mortale; anche i cristiani sono come dei pellegrini ( immortali) che viaggiano tra cose corruttibili, ma attendono l’incorruttibilità celeste ( definitiva)    . L’anima, maltrattata nelle bevande e nei cibi, diventa migliore; anche i cristiani, sottoposti ai supplizi , aumentano di numero ogni giorno più.   Dio li ha posti in un luogo tanto elevato, che non è loro permesso di abbandonarlo .

(   Lettera a Diogneto (Cap. 5-6; Funk 1, 317-321)
« ... Sulla base del testo di Paolo che indicava il composto umano come " corpo anima e spirito" : 1 Tessalonicesi 5, 23 Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo nacque la questione della doppia anima, di cui una connessa con il corpo ( l'anima ) e l'altra puramente spirituale e perciò del tutto separata dal corpo ( lo spirito).
Può esistere nell'uomo qualcosa di separato dal corpo ? La questione fu a lungo dibattuta.Nei Concili di Costantinopoli dell'869-870 e dell'879-880 venne affermata l'unicità dell'anima umana, escludendo come anatema la presenza di una parte superiore intellettiva ( spirito) priva di unione diretta con quella carnale
I Concilii : L'uomo è unità di corpo e anima e la morte è la loro separazione. « ... Tra i padri della Chiesa prevaleva una concezione tripartita dell'essere umano ( corpo, anima e spirito ) Secondo Ireneo di Lione ( II-III sec.) , «vi sono tre principi dell'uomo intero: il corpo, l'anima e lo spirito. Quello che salva e che forma è lo spirito. L'altro, che è unito e formato, è il corpo. Poi un intermediario tra i due è l'anima. Questa talora segue lo spirito ed è elevata da lui. Talora anche condiscende al corpo e si abbassa alle voglie terrestri». Questa filosofia fu poi abbandonata. Il pensiero cristiano nel mondo latino [Enc.Treccani] " Fra gli autori ecclesiastici che hanno affrontato l'argomento, che si presenta quasi sempre connesso al tema della resurrezione, sono da annoverare Agostino di Ippona (III-IV sec.) , Tommaso d'Aquino ( XIII sec.) e Bonaventura da Bagnoregio ( XIII sec.) .

Mentre Agostino immaginava l'anima come una specie di nocchiero del corpo, postulando un certo dualismo, Tommaso d'Aquino insiste sull'unità inscindibile dell'uomo.

La concezione spiritualista dell'anima a partire dalla filosofia di Platone era un concetto diffuso nella cultura cristiana latina e con esso quello della immortalità dell'anima.

Origene , scrittore cristiano latino, riconduce l'etimologia della parola anima (anima) al termine greco psycron che significa "freddo", uno dei quattro elementi costitutivi del corpo umano che secondo la fisiologia antica in caso di squilibri avrebbe potuto generare le malattie psicosomatiche.
«anima è una specie di intermediario nel corpo » « ... Nella tradizione cristiana si viene elaborando grazie soprattutto ad Agostino di Ippona, ( IV secolo) una concezione spiritualista dell'anima come sostanza, che utilizza prevalentemente alcune dottrine platoniche [ la scuola greca a lui contemporanea] .
Per Agostino d'Ippona, che risente dell'influsso neoplatonico,
- lo spirito umano consiste nell'attività della mente con cui la anima può conoscere le verità intellegibili .
- l' anima nell'uomo possiede una facoltà superiore, spirituale, in cui si fa sentire la presenza di Dio,
- ed una facoltà inferiore, rivolta agli enti materiali.

Permane in Agostino l'esigenza di una visione unitaria delle tre parti dell'uomo, in cui l'anima funga da intermediaria tra spirito e corpo, ora elevandosi alla luce intuitiva della sapienza (ratio superior), ora rivolgendosi alle attività mondane ad un livello logico-scientifico (ratio inferior).
«La psikè non è tutto l'uomo ma la sua parte migliore; e neanche il corpo è tutto l'uomo intero, ma la sua parte inferiore.»

(Agostino, La città di Dio, XIII, 24, 2)
Torna Aristotele Nel Basso Medioevo, a partire dal XII secolo si riscoprì Aristotele, grazie alle traduzioni e ai commenti dei filosofi islamici, come Averroé ( considerato dai musulmani il più influente filosofo musulmano del Medioevo e nel mondo occidentale come Il commentatore e padre del razionalismo) . Averroè affermò che i testi sacri dovevano essere interpretati allegoricamente qualora ciò contraddicessero le conclusioni raggiunte dalla ragione e dalla filosofia. In quei tempi i filosofi sviluppavano le loro tesi avendo come autoritates   i grandi filosofi greci mentre i teologi  avevano come autoritas la sola Rivelazione biblica.

La tesi di Averroè poneva di fatto la questione se la ragione (telogica e filosofica ) poteva considerare di risolvere le contraddizioni tra le loro tesi e la rivelazione attraverso l'accoglienza delle autoritates della filosofia.
Oltre alla dirompente scoperta di Aristotele, iniziò a circolare anche qualche ulteriore dialogo platonico e le opere dei filosofi islamici ed ebrei. Nel XIII sec. la Tradizione ebraica identifcava l'anima attraverso la filosofia neoaristotelica portata in europa da Averroè. L'averroita Saadia Gaon sosteneva che l'anima è quella parte dell'uomo che è costituita di desideri fisici, emozioni e pensiero. Maimonide ( 1135-1204 d. C.) , nella Guida dei Perplessi   intende l'anima come l'intelletto sviluppato, privo di sostanza.
Nella cultura ebraica mistica ed esoterica del XII-XIV secolo , si ritrova una antropologia diversa da quella biblica
Nefesh : sono le "funzioni animali" come istinti e funzioni vitali. Si trova in tutti gli uomini, ed entra nel corpo fisico al momento della nascita. È all'origine della natura fisica e psicologica.

Ruach, lo spirito umano , sono le virtù morali , la capacità di distinguere il bene dal male.

Neshamah è il Sé più elevato. Essa distingue l'uomo da tutte le altre forme di vita. Ha a che fare con l'intelletto, e permette all'uomo di godere e beneficiare della vita definitiva. Questa parte è comune ad ebrei e non ebrei al momento della nascita ma è la parte che permette la consapevolezza dell'esistenza e presenza di Dio
In questo clima si sviluppa la filosofia scolastica   Nei monasteri dell’Alto Medioevo, luoghi di trasmissione e produzione della cultura scritta, si studiavano le opere di padri della Chiesa (tra i quali spicca Agostino, per l’immensa influenza che esercitò su tutta la filosofia medievale); le opere dei primissimi autori medievali, come Gregorio Magno; l’Organon di Aristotele, tradotto in latino da Boezio; alcuni commenti ad Aristotele, come le Isagoghe di Porfirio; il Timeo di Platone; alcuni commenti di filosofi neoplatonici; alcune opere o frammenti di Cicerone e di Seneca. Se la Parola divina contenuta nelle Scritture è la verità rivelata da Dio, che ruolo devono e possono avere la ragione, la logica e il sapere filosofico, fondato sulle autonome capacità umane di riflessione e ragionamento? È possibile, o addirittura doveroso, discutere, interpretare, dimostrare logicamente le verità rivelate? Il termine “scolastica” indica la filosofia medievale dei secoli dal IX al XIV.
Il rapporto tra fede e ragione, tra rivelazione e filosofia, è il tema fondamentale della filosofia scolastica .
L 'incontro tra filosofia ( ragione) e fede (rivelazione) Fino al X secolo gli unici detentori della cultura scritta erano i chierici, in particolare i monaci. La religione dominava la vita quotidiana, economica, sociale, culturale e politica .

Dall’XI secolo, con la nascita di un nuovo ceto di “borghesi” l’alfabetizzazione e lo studio iniziarono a diffondersi anche tra i laici, in particolare attraverso l’istituzione di scuole cittadine. Nel XIII secolo poi furono fondate le università. I filosofi di quel periodo erano cristiani.
A differenza della filosofia antica, che non aveva un fondamento religioso, né una verità a cui fare riferimento, né dei testi sacri da interpretare , la verità per i filosofi del Medioevo era quella del Dio cristiano.

Compito della filosofia era quello di interpretare le sacre scritture. Le sacre scritture erano le fonti principali ed essenziali della filosofia medievale, le eminentissima auctoritas.
Tuttavia c’erano altri testi, altre auctoritates a cui fare riferimento. Nel Medioevo non si conosceva il greco, ma solo il latino. Inoltre, la maggior parte dei testi della filosofia antica, greca ed ellenistica, era andata perduta. Anche dei filosofi neoplatonici, che hanno tanto influenzato la filosofia medievale, non restava quasi nulla.Tommaso d'Aquino e l'anima immortale I filosofi greci avevano messo a tema la psikè indipendentemente dalla Bibbia ebraica e dalla Scrittura cristiana. Nella filosofia scolastica, psikè era diventata l'anima e veniva messa a tema tenendo conto del campo semantico che essa aveva assunto nel mondo greco per fonderlo con quello che anima aveva assunto nella teologia latina.
Dionigi ( o Pseudo Dionigi?) «Il rapporto tra Dio e la creazione, nella tradizione orientale era espresso con una teologia simbolica tesa a sottolineare l’aspetto della partecipazione delle creature al Creatore mentre in Occidente si preferiva parlare di analogia , il che permetteva di stabilire una somiglianza indiretta tra Dio e il creato.

Dionigi l’Areopagita ( Atti degli Apostoli   17,22 - assieme a Gregorio di Nissa, Giovanni Damasceno e Gregorio Palamas , dal primo cristianesimo in oriente fino alla cultura slava ortodossa) esprime l' impotenza delle parole ad esprimere i divini misteri ricorrendo all’apofatismo  dei simboli come le icone e della liturgia cristiana orientale

Per tutto il Medioevo l’autore del Corpus dionisiano è stato ritenuto discepolo di S. Paolo, per cui godette di grande prestigio. Nella diffusione della teologia negativa dello Pseudo-Dionigi ebbe un ruolo rilevante il  filosofo e rabbino spagnolo Maimonide. I filosofi  Scolastici   poi, pur accettando la teologia negativa di Maimonide, ne rifiutano l’apofatismo assoluto.

Dionigi trae la sua dottrina dall’autorità della Sacra Scrittura, che deriva a sua volta, dallo Spirito Santo per mezzo del quale apostoli e profeti hanno parlato ed agito. Tommaso gli fa eco, quando rileva che «solo a Dio spetta di conoscere ciò che è in se stesso». " Nessuno può parlare di Dio senza errore, se non nella misura in cui LUI lo rivela, e la Rivelazione è contenuta nella Sacra Scrittura. Si può   pensare qualcosa della divinità soprasostanziale per ispirazione divina e se ne può parlare dal momento che ciò che di essa ci è manifesto è contenuto nei libri sacri. Per parlare di cose divine – afferma Dionigi – si devono utilizzare simboli appropriati , che ci conducono a conoscere Dio come Principio e Causa. Dionigi è decisivo per Tommaso ( è il più citato): Tommaso acquisisce da lui elementi neoplatonici che cerca di armonizzare con il suo aristotelismo»[ cf.:  L’ermeneutica biblico-patristica di Tommaso d’Aquino nel commento al del De Divinis Nominibus dello Pseudo-Dionigi Areopagita
Dice la scrittura ... che DIO ha creato tutto, tutte le cose Dice Tommaso Se le cose "sono"  in quanto DIO le ha create, DIO è Principio e Causa per cui in esse sussiste  un " atto di essere" di origine divina. Aristotele definiva gli enti  come materia+ forma   e Tommaso armonizza questa filosofia con la Scrittura introducendo il concetto di Creazione Divina : ogni cosa o ente " è" in quanto è materia+forma+atto di essere   Le sostanze spirituali , sono prive di materia , immateriali, : sono forma+atto di essere. Dice la scrittura 2 Cor 4, 16]: «Se anche il nostro uomo esteriore si va disfacendo,l‘uomo interiore si rinnova di giorno in giorno».
Dice Tommaso"...secondo Dionigi [De cael. hier. 11, 2], si ritrovano tre cose nelle sostanze spirituali, cioè «l‘essenza, le facoltà e le attività » Per indagare sulla natura dell‘anima ( che è sostanza spirituale, immateriale) bisogna partire dal presupposto che l‘anima è il primo principio della vita nei viventi che ci circondano: infatti chiamiamo animati gli esseri viventi, e inanimati quelli che sono privi di vita... 'anima è la vita di ogni vivente . La vita poi si manifesta specialmente nella duplice attività della conoscenza e del movimento Rimane dunque dimostrato che ... l‘anima umana, la quale viene chiamata "mente" o "intelletto" , è qualcosa di incorporeo , immateriale, e sussistente .. talora viene chiamato uomo ciò che è principale in lui, e cioè: a volte, con ragione, la parte intellettiva, che viene denominata uomo interiore; a volte invece, secondo l‘opinione di chi è immerso nelle realtà sensibili, la parte sensitiva insieme con il corpo. E questa viene chiamata uomo esteriore. Ciò che è dentro l‘uomo è l‘anima. Quindi l‘anima è l‘uomo interiore. L‘anima umana è una sostanza. Ma non è una sostanza universale. Quindi l'anima è una sostanza particolare . Dunque   l'anima è è individuale e personale, è un‘ ipostasi o persona, e persona "umana" Quindi l‘anima non è altro che l‘uomo, poiché la persona umana è l‘uomo.

(Summa Teologica Articolo 4 In 3 Sent., d. 5, q. 3, a. 2; d. 22, q. 1, a. 1; C. G., II, c. 57; De Unit. Int.; De ente et ess., c. 2; In 7 Metaph., lect. 9)

Dice   la scrittura [Qo 3, 19], «c‘è un solo soffio vitale per tutti. Non esiste superiorità dell‘uomo rispetto alle bestie»Quindi, conclude, «la sorte degli uomini e quella delle bestie è la stessa» . Essendo dunque l‘anima degli animali corruttibile, lo sarà anche quella dell‘uomo. Non esiste cosa alcuna senza una propria attività. Ma l‘attività dell‘anima, che è l‘intellezione mediante il fantasma, non può verificarsi senza il corpo: infatti l‘anima non intende nulla senza il fantasma, e questo, d‘altra parte, suppone il corpo, come insegna Aristotele [De anima 1, 1]. Quindi, ( secondo Aristotele ) distrutto il corpo, l‘anima non può continuare a esistere. Tommaso continua e dice : In contrario dice Dionigi De div. nom. 4] afferma che le anime umane hanno dalla bontà divina di essere «dotate di intelligenza» e di possedere «una sostanziale vita inesauribile». Quindi :
Non è  possibile che l‘anima intellettiva sia corruttibileDice la scrittura: Luca 1, 35 35Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio.

Dio è Spirito che ha liberamente unito l'intelligibile al sensibile in Gesù, il quale ha un Corpo (sensibile) che è la divinità stessa.
Dice Dionigi: A differenza dei neoplatonici che affermavano la molteplicità dei principi primi, distinti e diversi dal Primo Principio, Dionigi afferma l’unicità di Dio, quale Principio Primo che è Causa Universale di tutte le cose. Pur distinguendo l’essere-per sé o la sapienza- per sé dall’essere per partecipazione e la sapienza per partecipazione, identifica realmente l’essere per sé o la sapienza per sé con Dio stesso. Tommaso viene a contatto con le opere di Dionigi prima a Parigi poi a Colonia, grazie al suo maestro Alberto Magno. Conosce il trattato dei Nomi Divini nella traduzione di Giovanni Saraceno.   " Nel Corpus Dyonisianum viene analizzata da Dionigi la dimensione dello Spirito, che risulta collegato al corpo per il tramite dell'anima. In accordo con il platonismo, l'anima è il punto di unione fra l'intelligibile e il principio materiale, il sensibileL'intelligibile sono le idee-essenze che danno forma al corpo e al carattere di ogni persona, e sono parte di Dio che è tutte le idee. Se l'anima è creata in loro analogia , e le idee di cui è fatta sono una copia diversa dall'originale che è Dio, tuttavia l'anima è un PONTE fra la materialità del corpo e l'originale delle idee ( che danno forma al corpo e al carattere di ogni persona e che sono parte di DIO) . L'anima crea un LEGAME fra gerarchie celesti ( idee.) e gerarchie terrene, tra le realtà dell'Io e le realtà di Dio

Attraverso la mediazione dell'anima tra Dio e il mondo, nasce una comunità di anime, che sono quindi unite sia nell'intelligibile che nel sensibile. L'anima unisce ognuno a Dio, mentre Dio unisce tutte le anime con LUI nello Spirito . È perciò più di una comunità di pensieri e intenti come può essere una scuola filosofica : è un'unione anche sensibile che crea un Corpo solo. Dice la scrittura : Sap 2,1 Dicono fra loro sragionando: "La nostra vita è breve e triste; non c'è rimedio quando l'uomo muore, e non si conosce nessuno che liberi dal regno dei morti. 2Siamo nati per caso e dopo saremo come se non fossimo stati: è un fumo il soffio delle nostre narici, il pensiero è una scintilla nel palpito del nostro cuore, 3 spenta la quale, il corpo diventerà cenere e lo spirito svanirà come aria sottile.
Sap 2,21 Hanno pensato così, ma si sono sbagliati; la loro malizia li ha accecati. 22Non conoscono i misteriosi segreti di Dio, non sperano ricompensa per la rettitudine né credono a un premio per una vita irreprensibile.
23Sì, Dio ha creato l'uomo per l'incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura ( divina che è incorruttibile) 24Ma per l'invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo ( DIO non ha creato la morte) e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.
... l‘anima dei bruti (gli animali) è prodotta da una potenza corporea, mentre l‘anima umana viene da Dio . Per questo nella Scrittura è detto:Gen 1, 24] «La terra produca esseri viventi», mentre per l‘uomo si dice che Dio «soffiò nelle sue narici un alito di vita» [ib. 2, 7] . Quindi altrove [Qo 12, 7] si conclude :«Ritorni la polvere alla terra, com‘era prima, e lo spirito torni a Dio, che l‘ha dato». Parimenti, il processo vitale è simile quanto al corpo, al quale si riferiscono quei testi: «C‘è un soffio vitale per tutti» [Qo 3, 19], «è un fumo il soffio delle nostre narici» [Sap 2, 2] , etc. però il processo non è uguale quanto all‘anima: poiché l‘uomo ha l‘intelligenza, e non invece gli animali.
È quindi falsa l‘affermazione: «Non esiste superiorità dell‘uomo riguardo alle bestie» . Dice Dionigi: Mentre Dio è «Colui che ha capacità di "essere gli altri restando Sé stesso"», la singola anima ha invece il libero arbitrio di rifiutare l'unione con l'intelligibile e staccarsi da Dio: perciò
lo Spirito non è un'essenza tipicamente dell'uomo, bensì una delle dimensioni cui l'uomo può "partecipare". Perciò è necessario affermare che l‘anima umana, cioè il principio intellettivo, è ( spirituale e) incorruttibile E una riprova di questa verità può vedersi nel fatto che ogni essere desidera naturalmente di esistere nel modo ad esso conveniente. Ma negli esseri dotati di conoscenza il desiderio segue la conoscenza. Ora, mentre i sensi conoscono l‘essere soltanto nelle circostanze particolari di luogo e di tempo,l‘intelletto percepisce l‘essere su un piano assoluto e rispetto a ogni tempo. Per cui ogni essere dotato di intelletto desidera naturalmente di esistere sempre. Ma un desiderio naturale non può essere vano ( viene da DIO) . Quindi ogni sostanza intellettuale (come l' anima che è desiderio di immortalità) è incorruttibile. Dopo una lunga serie progressiva di sforzi, la filosofia scolastica nel sec. XIII riuscì nel grande compito di armonizzare pienamente la dottrina aristotelica con la credenza cristiana nella individualità e immortalità dell'anima umana. Nel IV libro del De Trinitate Tommaso afferma che .. --l'anima è tutta in tutto il corpo e tutta in qualsiasi parte di esso : interamente contenuta in ogni singola parte del corpo umano è dunque ubiquitaria e non collocabile in un singolo organo (cuore oppure cervello, ecc.), né dal corpo separabile (se non con la morte). S. Tommaso, accettando la dottrina aristotelica dell'anima come forma del corpo, afferma in modo pieno ed esplicito alcune tesi, che nelle parole di Aristotele erano contenute in modo oscuro ( secondo taluni interpreti o non erano affatto contenute secondo altri ).
-- l'anima dell'uomo, a differenza di quella dei bruti ( animali) , è principio subsistens, e cioè capace di esistere senza il corpo come è attestato dalle operazioni intellettive le quali si compiono "senza organo corporeo" in altri termini, -- l'anima è principio spirituale, intendendosi designare col termine spirito una sostanza capace di pensare e di volere .. l'anima è veramente forma, atto del corpo (actus corporis: De An., l. I, lect. XIV, n. 276) in ciascun individuo, e costituisce col corpo, appunto, una "sostanza individua" .. tale unione intima col corpo è ordinata per il meglio dell'anima ( propter melius: Summa theol., I; q. LXXXIX, a. 1) perché questa, essendo infima tra le sostanze intellettuali, non può conoscere nulla di ben distinto se non mediante astrazione dai fantasmi.Nel XIII sec, Tommaso D'aquino riprende la metafisica aritotelica e nella Summa Teologica  ( argomento 75)  costruisce la teologia cattolica sulla immortalità dell'anima che sarà poi Tradizione Cattolica. "L'anima umana è una sostanza intellettuale ( anima intellettiva) incorruttibile poichè creata da DIO per ogni individuo a immagine della SUA natura che è incorruttibile e ciò fa di ogni essere umano una persona. L'anima è la vita dell'uomo infatti compie le funzioni della vita sensitiva e vegetativa. l'anima umana è creata da DIO per ogni uomo ma - diversamente da quella animale- essa è intelligente , spirituale , quindi immortale. " Il Concilio di Vienne - Dal 16 ottobre 1311 al 6 maggio 1312. 3 sessioni. Papa Clemente V (1305-1314). DECRETI (Sull'anima forma del corpo) « Aderendo fermamente al fondamento della fede cattolica, oltre il quale, al dire dell'Apostolo, nessuno può collocarne altro (13), confessiamo apertamente con la santa madre Chiesa che l'unigenito Figlio di Dio, eternamente sussistente col Padre in tutto ciò in cui il Padre è Dio, ha assunto nel tempo, nel seno verginale (di Maria) le parti della nostra natura unite insieme per elevarle all'unità della sua ipostasi e della sua persona, per cui Egli, essendo in sé vero Dio, è divenuto vero uomo: l'umano corpo, cioè, passibile, e l'anima intellettiva, ossia razionale , che informa veramente il corpo per sé ed essenzialmente.
...
Inoltre, sempre con l'approvazione del santo concilio, ritroviamo come erronea e contraria alla verità della fede cattolica, ogni dottrina o tesi che asserisce temerariamente, o revoca in dubbio, che la sostanza dell'anima razionale o intellettiva non sia veramente e per sé la forma del corpo umano; e definiamo - perché sia nota a tutti la verità della pura fede e sia sbarrata la via ad ogni errore - che chiunque, in seguito, oserà asserire, difendere, o ritenere pertinacemente che l'anima razionale, cioè intellettiva, non sia la forma del corpo umano per sé ed essenzialmente, debba ritenersi come eretico. »
Il Concilio Lateranense Quinto (1513) Concilio, Sessione 8a, 19 dic. 1513Bolla Apostolici regiminis.

« Con questa bolla viene respinta la dottrina, imbevuta di averroismo , ( e cioè) che non si possa dimostrare l’immortalità dell’anima umana con la ragione, ma debba essere creduta. Questa dottrina era sostenuta soprattutto da Pietro Pomponazzi nel trattato (terminato nel sett. 1516) De immortalitate animae. »

Dottrina sull’anima umana, contro i neo-aristotelici.


" Ora, ... il seminatore di zizzania, l’antico nemico del genere umano [cf. Mt 13,25], ha osato seminare e moltiplicare nel campo del Signore alcuni errori estremamente perniciosi, che i fedeli hanno sempre respinto, soprattutto sulla natura dell’anima razionale, secondo cui essa sarebbe mortale o unica in tutti gli uomini.

Poiché alcuni, che si dedicano alla filosofia con leggerezza, sostengono che questa proposizione è vera, almeno secondo la filosofia, desiderando prendere gli opportuni provvedimenti contro questo flagello, con il consenso di questo santo concilio, condanniamo e riproviamo tutti quelli che affermano che l’anima intellettiva è mortale o che è unica in tutti gli uomini, o quelli che avanzano dei dubbi a questo proposito: essa infatti, non solo è veramente, per sé ed essenzialmente, la forma del corpo umano, come si legge in un canone del nostro predecessore papa Clemente V, di felice memoria, pubblicato nel concilio generale di Vienne [DS 902], ma è anche immortale, e, data la moltitudine dei corpi nei quali è infusa individualmente, essa può essere, deve essere ed è moltiplicata ».
La Bolla afferma che non bisogna credere per fede in Aristotele ( ipse dixit ) che l'anima umana sia immortale in quanto la ragione non può dimostrarlo (come sosteneva Averroè) ma al contrario, la ragione - come dimostra San Tommaso D'Aquino - può dimostrare che l'anima umana è creata da DIO per ogni essere umano individualmente e che è immortale e questa evidenza razionale è assunta nella dottrina della chiesa cattolica in quanto inconfutabile : «... Poiché il vero ( della ragione) non può contraddire il vero ( della rivelazione... e viceversa ) , definiamo falsa ogni asserzione contraria alla verità della fede illuminata dall’alto [cf. DS 3017] e proibiamo rigorosamente di insegnare una diversa dottrina. Stabiliamo che tutti i seguaci di tali errori sono da evitarsi e da punirsi come seminatori di dannosissime eresie, come odiosi e abominevoli eretici e infedeli e gente che cerca di scalzare la fede cattolica.» La Chiesa cattolica non ha definito infallibilmente il momento esatto in cui l'anima entra nel corpo. Mentre la dignità della vita umana viene enfatizzata fin dal concepimento, i tempi dell’“infusione dell’anima” sono oggetto di discussione teologica in corso.

L'anima verrebbe infusa nel momento stesso del concepimento, ma sarebbe un'anima, per dirla con Aristotele, "in potenza" e non ancora "in atto" poiché il corpo( la struttura cerebrale) non è ancora pienamente formato. La potenzialità dell'anima dunque è già tutta lì, nel concepito.
La Bolla non dice direttamente tutto sull'anima immortale in un'unica e chiara affermazione. Tuttavia, fa due cose fondamentali:

1- Condanna l'idea di un'anima mortale.
Il decreto condanna specificamente l'idea che l'anima umana sia mortale. Questa era una risposta ad alcuni filosofi dell'epoca che sostenevano la mortalità dell'anima basandosi su interpretazioni di Aristotele.

2- Afferma la natura individuale e immortale dell'anima
Il decreto afferma che l'anima è "immediatamente creata da Dio e infusa nel corpo" e che è "immortale". Ciò sottolinea che ogni essere umano ha un'anima unica creata direttamente da Dio e che dura oltre la morte fisica. Sebbene non entri nei dettagli specifici sulla natura dell'anima o sul momento esatto della sua "infusione", costituisce una dichiarazione fondamentale nella dottrina cattolica per quanto segue : ogni persona ha un'anima distinta e immortale che viene direttamente da Dio e non è semplicemente un prodotto di processi fisici ( non viene ereditata dai genitori). anima  nell' italiano biblico (e nelle lingue correnti) L'accezione più comune di anima per l'uomo contemporaneo è " ciò che è nell'uomo .. e non è corporeo" In Enciclopedia Treccani :"La significazione fondamentale di anima è quella di "causa intrinseca, per virtù della quale un essere vive"

Leggendo i testi biblici non si può applicare - evidentemente- il significato che la parola anima ha assunto nelle diverse culture contemporanee ma bisogna pensarla sempre con una "mente biblica ", giudaico-cristiana, del I° secolo .

Questa " mente biblica " va formata con lo studio, non c'è altra via e per questo tutte le chiese cristiane nel 20° sec. hanno fondato o moltiplicato gli Istituti Biblici dove si formano i " biblisti " , i ricercatori che forniscono alle comunità cristiane gli strumenti  per far emergere dai testi biblici ciò che gli autori volevano comunicare.Il magistero delle diverse chiese poi ( i vescovi) hanno il compito di interpretare per ogni epoca , cultura e lingua i testi biblici con gli strumenti che i ricercatori, i biblisti  forniscono loro.

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